[IT] Recensione: Emtec C150B 1GB (Penna USB)

Luglio 27, 2007

Ho deciso di inaugurare la categoria “Recensioni” sul mio blog perché:
- quando compro un prodotto che mi soddisfa, sento la necessità impellente di parlarne con tutti, evidenziandone pregi e difetti;
- prima di acquistare qualsiasi gadget tecnologico, anche quelli di pochi euro, spulcio qualsiasi sito, blog o forum in cui se ne parli; basare i propri acquisti solo sulla lettura delle specifiche tecniche credo sia un atteggiamento sbagliato;
- mi sento figo e virile come quelli di Tom’s Hardware, che fanno benchmarks su benchmarks e sciolinano grafici e tabelline sulle prestazioni di qualsiasi cosa.

emtec1gb-sdraiata.jpg

Nome prodotto: Emtec C150B 1GB
Categoria: Penne USB
Interfaccia: USB 1.1/2.0
Compatibilità: Windows, Linux, Mac
Dove comprarlo: Centro commerciale
Prezzo: 9,90 €

Pro:
- 5 anni di garanzia;
- ottimo rapporto qualità/prezzo;
- piccolissima (consiglio di attaccarci un laccetto o un pupazzetto se non volete rischiare che cada dalla tasca senza accorgervene);
- quando connessa al computer, non ostacola la connessione di altri dispositivi alle eventuali porte USB adiacenti (molte altre pennette hanno questo fastidioso “bug” di progettazione);
- il tappo necessita di un po’ di forza per essere rimosso (è un pregio, perché non si rischia di perderlo);
- le plastiche sono molto solide e resistenti, e danno l’idea di un prodotto di ottima qualità costruttiva (quindi è esente dal quell’aria “cheap” di molti altri prodotti analoghi);
- il prodotto è di colore blu trasparente, che permette di vedere i chip all’interno, e presenta una lucina rossa che si illumina solo durante le operazioni di lettura/scrittura;
- il produttore (http://www.emtec-international.com) dichiara fino a 10 MB/s in lettura e fino a 2.5-4 MB/s in scrittura; facendo un benchmark con l’ottimo freeware HDtune (http://www.hdtune.com/) ho potuto verificare che il mio modello in realtà ottiene i seguenti valori (non fatevi impressionare dai picchi, che sembrano essere la normalità quando si analizzano le prestazioni delle penne usb da 1GB o più):

emtec1gb-hdtune.jpg

La pennetta è formattata in FAT32 ed il test è stato eseguito quando vi erano 353MB liberi sui 979 MB totali disponibili. Come si può facilmente verificare facendo una ricerca sul Web, i valori ottenuti sono in media, se non migliori di quelli di altri dispositivi analoghi. Uso questa Emtec da ormai 2 mesi su Mac/Windows/Linux e posso garantirvi che è davvero veloce nelle operazioni di scrittura/lettura; in più viene riconosciuta in un lampo e non necessita di driver.

Contro:
- la Emtec non fornisce nella confezione un laccetto da attaccare alla pennetta (io personalmente non ne sento la mancanza, però mi pareva giusto segnalarlo).

Voto finale: 10/10.

[eldino]

(* Il porta-laccetto della pennetta in mio possesso è molto più appiattito ed elegante di quello raffigurato nella foto. *)


[IT] Firefly Media Server: come si comporta con una grande collezione musicale?

Luglio 16, 2007

firefly-main.jpg

Obiettivi e requisiti:
L’obiettivo di questo test è stabilire come si comporta Firefly Media Server con una grande collezione musicale. Dò per scontato che sappiate scaricare la giusta immagine .dmg dal sito di Firefly, che sappiate montarla e installare il suo contenuto.

Hardware usato per il test:
- iBook G4 1,33, 512MB RAM, su cui girano Mac OS X 10.4.9, iTunes 7.2 e Firefly Media Server svn-1489;
- Hard disk esterno (box: Macpower Pleiades USB2.0 + Firewire 400, disco rigido: Seagate 500GB 7200RPM) connesso via Firewire (per prestazioni migliori);
- un router Lynksys WRT54GL.

Com’è andata:
Secondo il log di Firefly (= “firefly.log“, situato nella cartella: “/Users/<YourUserName>/Library/Application Support/Firefly/”), Firefly ha impiegato 939 secondi (circa 15 minuti) a scansionare la mia intera collezione (più di 45000 canzoni), come vedete:

2007-07-15 19:45:32 (a000ed88): Starting mp3 scan
[..]
2007-07-15 20:01:11 (a000ed88): Serving 45595 songs.  Startup complete in 939 seconds

Per raggiungere un risultato così soddisfacente, vi suggerisco di personalizzare il vostro firefly.conf, che è un file di configurazione chiaro e semplice da comprendere se avete una minima conoscenza dell’inglese. Su Mac, lo potete trovare nella stessa cartella del file firefly.log di cui sopra.
Le modifiche che ho apportato sono:

- “rescan_interval = 0″ (il valore predefinito era “300″), per limitare l’uso della cpu; non aggiungo nuovi mp3 di frequente, quindi non ho bisogno di continue scansioni.

- “process_m3u = 0″ (il valore predefinito era “1″); ho tonnellate di vecchie playlist .m3u che si riferiscono a vecchi percorsi windows (del tipo: “c:\music\mysong.mp3″), che non hanno davvero senso di esistere in un ambiente *Nix, quindi non c’è bisogno di processarli.

- “scan_type = 0″ (il valore predefinito era “2″); sembra che la modalità “Painfully aggressive” (letteralmente: “Penosamente aggressiva”) rallenti la procedura di scansione delle canzoni ed accresca esponenzialmente lo stress sull’hard disk, quindi ho optato per una più salutare procedura “Normal” (cioè “Normale”).

La mia situazione:

Attualmente uso Firefly per “streammare” la musica dal mio hard disk esterno al mio portatile, usando un router e la mia scheda Airport (ovviamente, entrambi appartengono alla stessa WLAN).
Ciò potrebbe sembrarvi stupido, ma sembra essere l’unico modo che ho per ascoltare la musica salvata sul mio disco esterno con iTunes senza saturare le risorse del mio iBook. Tutta la musica che ho sul mio hard disk esterno è catalogata all’interno di una libreria iTunes (che chiamo appunto “esterna”), che comprende classifiche, playlist smart etc, ma che con il mio hardware attuale mi viene quasi impossibile caricare con iTunes ed avere contemporaneamente altre applicazioni aperte e funzionanti.
Questo perchè iTunes non è progettato per gestire librerie di queste dimensioni, quindi necessita di quantità scandalose di RAM (circa 400Mb!) solo per caricare questa grande libreria esterna. Quindi, se la carico in iTunes, ho così poca RAM libera che è una pena lavorare anche con il solo TextEdit.
Quindi, uso Firefly come DAAP server e iTunes come client (ovviamente caricando la mia libreria “locale”, molto più leggera visto che contiene i pochi files e alcuni podcasts presenti sul mio disco locale), e tutto funziona alla grande! Firefly necessita di poche risorse ed iTunes non ha nessun problema a caricare delle grandi librerie condivise.

Vantaggi:
- Puoi avviare o fermare il server con un click dalla barra dei menù;

firefly-menubar.jpg

- Firefly richiede poche risorse, come si vede dall’immagine seguente (Nome processo, CPU in %, RAM reale, RAM virtuale):

firefly-cpu-normal.jpg

- Puoi caricare due librerie musicali allo stesso momento (nel mio caso, quella “locale” tramite iTunes e quella “esterna” tramite condivisione DAAP);
- Puoi condividere la tua musica con gli amici che casualmente vengono a trovarti a casa con i loro pc portatili;
- Firefly è un amore nel mostrare le copertine =)

Svantaggi:
- iTunes, almeno sul mio computer, necessita di 1-2 minuti per caricare l’intera libreria condivisa;
- Le canzoni condivise iniziano 3 secondi dopo che doppio-clicchi su di loro;
- Non puoi mettere le classifiche;
- Non puoi usare “Visualizza Album” e “Visualizza in CoverFlow” (l’unica visualizzazione possibile è quella standard, come elenco);
- iTunes non salva i contatori, la data dell’ultimo ascolto etc;
- Non puoi leggere i testi;
- Non puoi cambiare i tags;
- Tu o i tuoi amici non potete copiarvi le canzoni condivise in locale (= non potete scaricarle), almeno se usate iTunes come client;
- Firefly si appropria periodicamente del 50-60% della CPU per alcuni minuti (non so ancora perché);

firefly-cpu-overload.jpg

Suggerimento:
Se Firefly inizia ad appropriarsi di un folle quantitativo di memoria reale e virtuale, fino a bloccare totalmente il tuo computer (a me è successo sia su Mac che su Windows, e ho impiegato del tempo a capire il perché), forse hai qualche file audio che non piace a Firefly (leggi: “corrotto” o qualcosa di simile), devi:

1. spostare tutti i tuoi files musicali dalla tua cartella “Musica” (quella che setti nelle preferenze di Firefly);
2. aggiungerne alcuni e avviare Firefly, controllando constantemente il file firefly.log e il tuo monitor di sistema;
3. quando nel log appare una linea del tipo:

2007-07-15 19:05:34 (a000ed88): Serving 10595 songs.  Startup complete in 43 seconds

stoppa Firefly, sposta altre poche canzoni nella cartella “Musica” e riavvia Firefly;
4. ripeti il punto #3 fino a che Firefly non inizia a consumare sempre più RAM, quindi killa il processo: gli ultimi files aggiunti sono quelli che non gradisce =)

Non ho ancora trovato una soluzione a questo problema o un modo per aggirarlo, nè ho identificato gli mp3 esatti sgraditi a Firefly (ho identificato solo una manciata di cartelle), ma quando scoprirò tutte queste cose, condividerò tutte le notizie qui =) E’ tutto per adesso. Ulteriori test e impressioni d’uso arriveranno presto.

Links:
“Firefly Media Server perr Linux e Windows”: http://www.fireflymediaserver.org/
“Firefly Media Server per Mac”: http://www.rokulabs.com/firefly

[eldino]


[EN] Firefly Media Server: How does it act with a big music collection?

Luglio 16, 2007

firefly-main.jpg
Purpose and requirements:
The purpose of this test is to estabilish how Firefly Media Server works with a big music collection. I assume you know how download the right .dmg image from Firefly website, how mount it and how install the preference panel inside it.

Hardware used to run the test:
- iBook G4 1,33, 512MB RAM running Mac OS X 10.4.9, iTunes 7.2 and Firefly Media Server svn-1489;
- External Hard disk (enclosure: Macpower Pleiades USB2.0 + Firewire 400, hard drive: Seagate 500GB 7200RPM) plugged via Firewire (that is faster than USB);
- Lynksys WRT54GL router.

How’s gone:
According to Firefly log (= “firefly.log“, placed in: “/Users/<YourUserName>/Library/Application Support/Firefly/”), Firefly took 939 seconds (ca 15 minutes) to scan my entire collection (45000+ tracks), as you see:

2007-07-15 19:45:32 (a000ed88): Starting mp3 scan
[..]
2007-07-15 20:01:11 (a000ed88): Serving 45595 songs.  Startup complete in 939 seconds

To accomplish a so nice result, I suggest you to customize your firefly.conf file, that is very clear and easy to understand if you have some minimum english skills. On Mac, you can find it in the same folder of the firefly.log file.
The modifies I did are:

- “rescan_interval = 0″ (the default value was “300″), to limit cpu usage; I don’t add new mp3s frequently, so I don’t need rescans.

- “process_m3u = 0″ (the default value was “1″); I have tons of old m3u files that point to old windows paths (like “c:\music\mysong.mp3″), that really have no sense on an *Nix enviroment, so there is no need to precess them.

- “scan_type = 0″ (the default value was “2″); it seems that the “Painfully aggressive” mode really slows down the scanning procedure and exponentially increase the stress on the hard disk , so I went for a safer “Normal” mode.

My situation:
I actually use Firefly to stream the music from my external hard disk to my laptop, using a router and my Airport card (of course, they belong to the same WLAN).
This could sounds dumb to you, but it seems to be the only method I have to listen to that music using iTunes without saturate my iBook resources. All the music I have on my external drive is catalogued inside an “external” iTunes LIbrary (with ratings, smart playlists and more), but with my actual hardware is nearly impossible for me to load that library with iTunes and keep other apps open and responsive.
That’s because iTunes is not designed to handle such great libraries, so it takes a scandalous amount of RAM (ca 400Mb!) just to load that “external” library. So, if I load that library, I have so little free RAM that also working with TextEdit is a pain.
So I use Firefly as DAAP server and iTunes (loading my “local” library, made up of few songs and podcasts stored on my local hard drive) as DAAP client, and things work good! Firefly takes really few resources and iTunes has no problem to read big shared libraries.

Pros:
- You can start or stop the server with one click from the menubar;

firefly-menubar.jpg

- Low resources needed (Process name, CPU %, real RAM, virtual RAM);
firefly-cpu-normal.jpg

- You can load two libraries at the same time (in my case, the “local” one via iTunes and the “external” one via DAAP sharing);
- You can share your music with your friends that randomly come to you house with their laptops;
- Firefly streams covers gorgeusly =)

Contros:
- iTunes, at least on my machine, takes 1-2 minutes to load the whole shared library;
- Shared songs start 3 seconds after you double click on them;
- You can’t set ratings;
- You can’t use “Album view” and “CoverFlow view” on the shared library (just the standard “List view” is available);
- iTunes will not save play counts, last played etc;
- You can’t read lyrics;
- You can’t change tags;
- You or your friends can’t copy to the local drive the shared songs (at least if they use iTunes as client);
- Firefly periodically use 50-60% of the CPU for some minutes (I don’t know why yet);

firefly-cpu-overload.jpg

Tip:
If Firefly starts taking an insanely big amount of real and virtual memory, until it totally freeze your computer (this happened to me both on my Mac and on my PC and I needed some time to figure out why), maybe you have some music files it doesn’t like (read “corrupted” or something like that), you have to:
1. move away all your music files from your “music folder” (the one you set inside Firefly preferences);
2. add few of them and start Firefly, while you constantly check your firefly.log file and your system monitor;
3. when a line like the following appears in the log

2007-07-15 19:05:34 (a000ed88): Serving 10595 songs.  Startup complete in 43 seconds

stop Firefly, add few other songs to your music folder and restart Firefly;
4. repeat point #3 until Firefly doesn’t start increasing its RAM needs, then kill the process: the last music files you added are the ones which Firefly dislikes =)

I haven’t found yet a workaround to this, neither I have identified the exact mp3/mp3s disliked by Firefly (I have a bunch of folders) but when I will find it, I will share all the infos here =) That’s all for now. More testings and usage impressions will come soon.

Links:
“Firefly Media Server for Linux and Windows”: http://www.fireflymediaserver.org/
“Firefly Media Server for Mac”: http://www.rokulabs.com/firefly

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[IT] Il Bene Culturale e il Software Libero: una lettura originale di “Italia S.p.A.” di Salvatore Settis

Luglio 13, 2007

italiaspacover.jpg

Il Bene Culturale e il Software Libero

Problematiche (Reali) e Soluzioni (Possibili) legate alla fruizione del Bene Culturale nell’Era Digitale.

Esaminando con attenzione l’opera di Settis (S. Settis, Italia S.p.A, Einaudi 2002) [http://tecalibri.altervista.org/S/SETTIS-S_italia.htm], si nota come oltre al discorso principale tenuto dall’Autore vi siano molti altri spunti di riflessione di notevole rilievo, se associati ad altro materiale di approfondimento. Settis descrive il Bene Culturale italiano come un qualcosa che non può essere separato dal suo contesto originario, e ne sottolinea il carattere frammentario dovuto all’enorme quantità di opere presenti sul nostro territorio nazionale, che al contrario dei grandi musei americani, “centralizzati” (in quanto presenti solo nelle grandi città) e “centralizzanti” (in quanto intenti a creare grandi collezioni accumulando opere da ogni parte del Mondo, ma in genere senza nessun filo logico che le leghi tra di loro o al contesto americano), presenta un ovvio problema di “fruizione” per il cittadino medio, che di solito non dispone dei mezzi o del tempo per poter girare l’Italia in lungo e largo alla ricerca di musei da visitare o di opere da ammirare. E di solito finisce che lo stesso cittadino medio fruisca solo delle opere più rinomate o di quelle situate nei centri artistici più facilmente raggiungibili, ignorando l’esistenza di tante altre piccole e medie realtà culturali e artistiche disseminate lungo tutto il territorio italiano. Senza nulla togliere al Colosseo di Roma, agli Uffizi di Firenze o al Duomo di Milano, si può tranquillamente evidenziare come vi siano Beni Culturali di pari importanza e valore, che per i motivi di cui sopra non vengono “fruiti” nè dai cittadini e nè, perchè no?, dai turisti, o almeno dalla maggior parte di essi. La “fruizione” del Bene Culturale italiano è quindi un problema ostico, ma credo si possa risolvere, o almeno aggirare, tramite la tecnologia. A tal proposito, mi sembra opportuno citare ancora l’opera di Settis, in particolare il capitolo IX, dal titolo “L’Illusione dei Beni Digitali“. A pag. 69, in particolare, l’Autore, a proposito del World Wide Web applicato ai musei, scrive: “In altri termini, il problema è se il <<museo virtuale>> debba riprodurre, il più possibile da vicino, quello reale, o se al contrario debba creare una dimensione interamente nuova, eppure strettamente interagente con il <<museo reale>>“, evidenziando una differenziazione di scopi che in realtà non sussiste. Vediamo perchè. Il cosiddetto “museo virtuale” non potrà mai sostituire quello reale, per ragioni se non altro emotive (un conto è guardare una statua dal vivo, un conto è navigare nella sua riproduzione 3D, per quanto accurata essa possa essere!), ma potrà esserne un ottimo complemento, fornendone informazioni, immagini, riproduzioni e qualsivoglia altro materiale. Per “museo virtuale” non intendo solo un sito internet o la diffusione, a pagamento o gratuitamente, di cd-rom illustrativi su quell’opera o quel museo, ma la creazione di un’infrastruttura informatica modulare e scalabile, che si adatti alle disponibilità economiche e/o di calcolo del luogo dove l’opera o il museo sono situati, e che fornisca potenza, stabilità e semplicità d’uso ai curatori, e informazioni e contenuti soddisfacenti all’utente, cittadino o turista che sia. Un’infrastruttura di questo tipo può essere creata solo utilizando Software Libero, adattato e modificato per l’occasione. Con il termine “Software Libero” si intende un tipo di software che può essere copiato, modificato e distribuito da chiunque e legalmente, in quanto insieme ai binari, vengono distribuiti anche i codici sorgenti. Non essendo sviluppato da un’unica azienda, ma da milioni di programmatori volontari in tutto il mondo, il Software Libero, e in particolare il Sistema Operativo che ne è l’emblema, Gnu/Linux, hanno raggiunto in pochi anni una stabilità e una potenza senza pari, tant’è vero che il 70% dei servizi di cui usufruiamo quando navighiamo in Internet o quando usiamo anche solo la posta elettronica, non sarebbero possibili senza alcuni programmi liberi quali Apache (http://www.apache.org), sendmail (http://www.sendmail.org), PHP (http://www.php.net), MySQL (http://www.mysql.com) e tanti altri ancora. Inoltre, molte nazioni in via di sviluppo in tutto il mondo hanno già adottato con successo soluzioni libere all’interno delle proprie publiche amministrazioni, India e Brasile tra queste.
Oltre al notevole risparmio sui costi di licenza, usando Software Libero si avrebbero anche almeno altri due, incredibili vantaggi: il primo vantaggio sarebbe quello di non dipendere da Software Chiuso e Proprietario, poco sicuro e molto vulnerabile, sviluppato da poche e potenti corporation, per giunta straniere; il secondo sarebbe quello di avere a disposizione un Software stabile, potente, modulare, adattabile ad ogni particolare esigenza e ad ogni disponibilità economica, fornito di tutti gli strumenti di uso comune, spesso nettamente migliori delle costose alternative “Proprietarie” e soprattutto funzionante in maniera egregia anche su macchine non proprio nuovissime, al contrario di molti programmi Proprietari, che ad ogni aggiornamento necessitano di nuove e costose risorse computazionali per poter funzionare, molte volte senza dare in cambio un prodotto adeguato alla spesa sostenuta. Tramite l’uso del Software Libero, per esempio, anche uno sperduto paesino sulle montagne, fuori da ogni percorso turistico attuale, potrebbe valorizzare il proprio museo comunale, creando e soprattutto gestendo un sito web ricco di contenuti praticamente a costo zero e riutilizzando, nell’eventualità ci fossero, anche computer di svariati anni fa, che nel caso del Software Propretario non si sarebbero potuti utilizzare, ma che tramite un sistema operativo Gnu/Linux e pochi altri strumenti, potrebbero ancora svolgere il loro compito in modo egregio.
Questo paesino ipotetico potrebbe quindi ottenere una vetrina di notevole importanza sul World Wide Web senza spendere una centesimo o quasi, potrebbe creare un richiamo forte per i turisti o per gli studiosi che altrimenti non sarebbero probabilmente mai venuti a conoscenza della bellezza delle opere presenti in quel territorio e, come se non bastasse, potrebbe immettere sulla Rete una notevole quantità di informazioni difficilmente ottenibili in altro modo. La creazione dell’infrastruttura informatica di cui sopra non si ferma, naturalmente, alla creazione di un sito web, ma può essere utilizzata anche per gestirlo in maniera autonoma, meglio ancora se assumendo e formando personale “locale”, o per la creazione di contenuti distribuibili in altre forme, o per la creazione di un efficiente database per la catalogazione e per tutte le altre esigenze che variano da zona a zona. Ciò che per Settis sembra un’utopia, quindi, cioè l’accrescimento della “ricchezza delle informazioni e la molteplicità delle loro interconnessioni” (pag.74), è in realtà fattibile, a patto che ci si liberi dal giogo delle “tecnologie [che] costringono a canalizzare le informazioni in certi modi, impoverendole secondo le ricette precostituite dei software già in commercio” (pag.72) e si inizi ad usare gli strumenti informatici giusti, e magari perchè no?, a modificarli per le nostre esigenze e per quelle dei nostri Beni Culturali, in totale libertà.

Bibliografia:
– S.Settis, Italia S.p.A., Einaudi, 2002

Approfondimenti:
– R. Stallman, Software Libero Pensiero Libero, Stampa Alternativa, 2003
– M. Carboni, Open Source: Open Your Mind, articolo tratto dalla rivista “Open Source” n°1 (Settembre 2003), Systems Comunicazioni Srl
– A. Beccaria, Un divario colmabile con la libertà, articolo tratto dalla rivista “Open Source” n°1 (Settembre 2003), Systems Comunicazioni Srl
– N. Milletti, Quel “rottame” di PC, articolo tratto dalla rivista “Open Source” n°2 (Ottobre 2003), Systems Comunicazioni Srl
– Non si butta via niente, articolo tratto dalla rivista “Linux Pro” n°1 (Aprile 2003), Future Media Italy
– A. Papini - A. Sponzilli, Lettera aperta al Ministro Urbani, dall’indirizzo internet:
http://www.freego.it/articles.php?show=38
– Intervista al Senatore Fiorello Cortiana, dall’indirizzo internet:
http://linux.kuht.it/risorse/interviste/cortiana.php

(* Questo mio breve saggio risale al 2003 ed è stato inizialmente scritto come complemento ad un esame universitario. Avrebbe dovuto dar vita ad una serie di applicazioni pratiche che poi, per mancanza di mezzi tecnici ma soprattutto umani, non sono mai state realizzate. Magari adesso, nell’era del Web 2.0 e di Youtube potrà sembrare un testo puramente teorico-bibliografico e/o semplicistico, a tratti ingenuo, ma daltronde era solo una sorta di “introduzione” a qualcosa di più grande che avevo proposto ma che poi non è stato possibile mettere in opera. Ad ogni modo, era da anni che desideravo condividerlo sul Web e metterlo a disposizione di tutti, magari per aprire un dibattito sulle applicazioni dell’Informatica all’Arte in quanto oggetto da restaurare e fruire, e finalmente ci sono riuscito. Ah probabilmente i link segnalati non sono più online, così come le notizie citate nel testo non sono esattamente “fresche”, ma per quanto riguarda gli articoli cartacei citati, se riuscite a recuperarli, leggeteli con attenzione, perché credo che siano tuttora molto attuali. *)

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[IT] LIRC: ecco perchè il software commerciale per Linux può avere successo

Luglio 9, 2007

Gli sviluppatori di alcuni programmi commerciali quali Nero (http://www.trackback.it/articolo/nero-3-su-linux-non-sara-open-source-ma-fa-il-suo-dovere-egregiamente/1043/) o il database di Sybase (http://oknotizie.alice.it/go.php?us=29a15811f88951f8) hanno recentemente annunciato una versione per Linux, rispettivamente Nero 3 (24,99 $) e ASE Express Edition for Linux (gratuito ma limitato), entrambi (previdibilmente)
closed-source. Ma non è di codice sorgente che voglio parlare.
Nell’articolo, evidentemente critico, a cura di Doxaliber, dal titolo “Sybase realizza un database gratuito per Linux” (http://oknotizie.alice.it/go.php?us=29a15811f88951f8), si legge:

“A cosa serve quindi un database commerciale per Linux se si dispone di software come PostgreSQL e Mysql? Allo stesso modo a cosa serve un programma commerciale di masterizzazione come Nero quando da tempo esistono validissime (e forse migliori) alternative come ad esempio K3b? La risposta è semplice: a niente.”

Queste sono affermazioni con cui mi trovo in profondo disaccordo e vi spiego il perchè. Sicuramente k3b è un’ottima, se non migliore, alternativa a Nero, ma non perchè è open-source, gratuito o quant’altro, ma esclusivamente perchè i suoi sviluppatori hanno dato pari importanza sia alle funzioni che all’usabilità.

L’usabilità è un fattore chiave per il successo di Linux in campo desktop, ma ancora molti sembrano non averlo capito.
Ciò, a mio parere, dipende dal fatto che non vi è concorrenza tra i produttori di software libero. Sia nel mondo Windows che nel mondo Mac è la forte concorrenza tra le software house che favorisce il progresso del software. Dal momento che devono convincere più gente possibile ad acquistare i propri prodotti e a continuare a farlo nel tempo, le software house tendono a migliorare, oltre che le funzioni, l’usabilità del prodotto. Per usabilità, se non l’aveste capito, intendo la semplicità con cui anche l’utente “più distratto”, riesca a raggiungere l’obiettivo che si è prefissato installando ed eseguendo sul suo computer quel determinato programma (es. impaginare un documento, ritoccare un’immagine, convertire un dvd in divx etc…). Un software che funziona male o che produce un output di qualità non eccelsa, ma che è semplice da usare, venderà sicuramente molto di più rispetto ad un software che fa la stessa cosa, magari meglio, ma ha un’usabilità penosa. L’utente paga (giustamente!) per avere un prodotto che faccia quello che desidera nel minor tempo possibile e con il minimo sforzo da parte sua.
Per Linux, al contrario di ciò che affermano alcuni suoi detrattori mal informati, vi è una quantità enorme di software per ogni esigenza. E’ oltremodo affascinante quanto software open-source ci sia in giro. Il problema, però, è che la maggior parte di esso non considera affatto l’usabilità o non fa sufficienti sforzi in tal senso.
Prendiamo LIRC (http://www.lirc.org). In due parole, LIRC è un software capace di far funzionare qualsiasi telecomando ad infrarossi (i telecomandi supportati sono centinaia!) con il vostro pc, ovviamente se dotato di opportuno ricevitore. Se avete mai provato a farlo funzionare, saprete che non è cosa per tutti, nonostante il manuale e i numerosi tutorial in giro sulla Rete. Ma daltronde, l’altra faccia della medaglia del software libero è appunto questa: “Se ti piace il nostro prodotto, usalo, è gratuito e sempre lo sarà, e tu sarai sempre un utente libero. Se non ti piace, perchè magari non riesci a farlo funzionare, sei altrettanto libero… di andartene affanculo!”.

E spesso gli utenti normali scelgono la seconda strada e comprano un kit telecomando + ricevitore wireless + software proprietario a 35€, e in un paio di minuti sono già lì che controllano le proprie applicazioni (spesso solo quelle per piattaforma Windows, ma che importa) carinamente sdraiati sul divano. Magari il kit appena descritto non sarà il massimo, non avrà tutti i tasti e le funzioni ad essi associabili del grosso telecomando che usiamo per il televisore, ci occupa una porta USB invece che permetterci di sfruttare la porta IRDA del nostro notebook, e dulcis in fundo ci è costato ben 35€, ma che importa, funziona, è semplice da usare e va bene così.

Ecco perchè il software commerciale può funzionare su Linux. Perchè spesso chi lo produce sa cosa cercano i clienti e glielo offre in cambio di denaro. Sicuramente LIRC a livello tecnico sarà molto ben fatto rispetto al driverino proprietario in dotazione col telecomando del kit di cui sopra, ma non offre la stessa usabilità e la stessa semplicità d’uso, e quindi l’utente gli sfugge, cercando altri lidi in cui approdare. Usando LIRC potresti ottenere il tuo scopo senza spendere un centesimo, riutilizzando l’hardware in tuo possesso, ma la procedura di configurazione, per così dire, “ostica” taglia fuori l’80% degli utenti possibili. Se LIRC fosse dotato di un semplice wizard di configurazione in 4 passi (della serie: “Avanti -> Avanti -> Avanti -> Fine”), molti più utenti lo utilizzerebbero. Ma putroppo non è così, e quindi, se domani, venisse immesso sul mercato, un software (closed-source) come LIRC ma maggiormente usabile, sicuramente venderebbe parecchie copie.
In conclusione, penso che la libertà, il free software e l’open-source siano belle teorie, ma non si campa solo di aria. Fin quando i programmatori non cominceranno a vedere le cose sotto l’ottica dell’utente comune, Linux resterà una realtà di nicchia. E’ vero, sarebbe un peccato, visto la qualità di alcuni progetti open-source (GNOME, Eclipse, OpenOffice.org…) ma daltronde quante persone sono disposte a rinunciare al proprio, semplice, videoregistratore da 100€ per un’altro videoregistratore, gratuito, ma che preveda prima di ogni “Play” ore di letture preliminari di manuali ed un “grezzo” configure-make-make install??

Webbografia:
“Nero 3 su Linux - Non sarà OpenSource ma fa il suo dovere egregiamente” (http://www.trackback.it/articolo/nero-3-su-linux-non-sara-open-source-ma-fa-il-suo-dovere-egregiamente/1043/)
“Sybase realizza un database gratuito per Linux (http://oknotizie.alice.it/go.php?us=29a15811f88951f8)”
“There Is No Grand Theory of Usability” (http://www.osnews.com/story.php/18134/There-Is-No-Grand-Theory-of-Usability/)

[eldino]


[IT] Automatizzare il download del pdf giornaliero di “Affari Italiani” (Mac OS X / Linux)

Luglio 5, 2007

1. Introduzione
Al giorno d’oggi un collegamento ad Internet ci offre la possibilità di tenerci informati gratuitamente su qualsiasi argomento.
Possiamo ottenere le notizie che ci interessano in molti modi, tra cui:
* manualmente, visitando con il nostro browser preferito siti quali Google News (http://news.google.it), La Repubblica (http://www.repubblica.it/), Digg (http://www.digg.com), Punto Informatico (http://www.punto-informatico.it/), Macitynet (http://www.macitynet.it/macity/) e innumerevoli altri;
* automaticamente, tramite Feed RSS (http://it.wikipedia.org/wiki/RSS): basta iscriversi ai feed dei siti/blog di interesse e dopo ogni tot di tempo il nostro client RSS preferito scaricherà le ultime notizie disponibili, senza nessuno sforzo da parte nostra.

Oltre alle notizie del tipo “testo+immagine”, possiamo accedere gratuitamente ad una serie di altri contenuti informativi di tipo multimediale (audio, video…), ad esempio iscrivendoci ai Podcasts (http://it.wikipedia.org/wiki/Podcast), Vidcasts (=video podcasts) visitando quotidianamente Youtube (http://www.youtube.com) o Google Video (http://video.google.it/), consultando i forum etc..
Da molti siti è possibile scaricare o salvare i contenuti (in maniera più o meno semplice) sul nostro computer, per poi fruirne quando più ci aggrada, ed eventualmente anche su un dispositivo differente: ad esempio, un video in formato MP4 può essere trasferito su un iPod Video o su una Sony PSP o su uno smartphone e fruito ovunque, in libertà.

2. Affari Italiani e software richiesto (per Mac OS X)
Il sito Libero.it (http://www.libero.it) pubblica ogni giorno, dal lunedì al venerdì e dopo le 17, un piccolo magazine di 2 pagine in formato PDF con tutte le principali news del giorno più qualche gossip.

ai_2007_07_04.jpg

Per scaricarlo ogni giorno, teoricamente dovrei:
* Aprire una nuova scheda nel mio browser;
* Selezionare il link dai miei preferiti;
* Aspettare il caricamento della pagina;
* Salvare il pdf odierno nella cartella giusta;
* Chiudere la scheda;

..senza considerare che ogni giorno dovrei ricordarmi di fare tutto ciò!Troppa fatica =) I computer sono fatti per agevolarci il lavoro e allora ho pensato di automatizzare tutto il procedimento tramite script, in modo da riuscire a salvare il pdf odierno di “Affari Italiani” in 2 semplici click (realmente due, non così per dire).
Per raggiungere il mio obiettivo ho utilizzato:
* un editor di testo, in particolare l’ottimo Smultron (http://smultron.sourceforge.net) per Mac OS X;
* un po’ di sano scripting in Bash (http://it.wikipedia.org/wiki/Bash);
* Automator (http://it.wikipedia.org/wiki/Automator), per l’interfaccia grafica;
* Photoshop, per completare l’opera, dotando il workflow finale di un icona personalizzata, che potete vedere in tutto il suo splendore nel mio Dock, raffigurato nell’immagine che fa da header a questo blog.

3. Lo script in Bash
Come dicevo, “Affari Italiani” esce per 5 giorni alla settimana (dal lunedì al venerdì), dopo le 17. Il link ad ogni numero è dato dal seguente schema sintattico:

http://newsletter.libero.it/cinqueallecinque/AI_AAAA_MM_GG.pdf

dove “AAAA” è l’anno, “MM” è il mese e “GG” è il giorno.
Ad esempio, il link al numero di oggi è: http://newsletter.libero.it/cinqueallecinque/AI_2007_07_05.pdf.
Partendo da queste osservazioni, ho scritto il seguente script in Bash, che:
* ottiene la data di oggi;
* se oggi è Sabato o Domenica, appare sullo schermo il seguente messaggio “Oggi Affari Italiani non viene publicato!” e lo script termina;
* se oggi è un giorno compreso tra lunedì e venerdì, appare sullo schermo il link richiesto per il download e lo script termina.
Lo script è:

#!/bin/sh
# eldino’s getToday’sAffariItalianPdf v.1.0

# main stuff
baseLink=”http://newsletter.libero.it/cinqueallecinque/AI_”
extension=”.pdf”

#core
clear
set `date`
today=`echo $1`
sunday=`echo “Sun”`
saturday=`echo “Sat”`

if test $today == $sunday || test $today == $saturday
then
echo “Oggi Affari Italiani non viene publicato!”
else
set `date “+20%y_%m_%d”`
echo $baseLink$1$extension
fi

4. Il flusso di lavoro in Automator
Questo script l’ho poi integrato in un flusso di lavoro fatto con Apple Automator, che, come vedete dallo screenshot:
1. fa apparire una finestrella che chiede se si voglia proseguire o annullare, tanto per avere il tempo di assicurarci che vi sia la connessione Internet attiva, che non sia stato un click accidentale etc..;
2. ottiene il link in base alla data odierna;
3. segue il link ottenuto e scarica il pdf in una cartella scelta dall’utente (nel mio caso, “/Users/eldino/Documents/Scripts/eldino_affaritaliani/pdfs”);
4. mostra una notifica di avvenuto scaricamento tramite Growl (http://www.growl.info).

ai_workflow.jpg

Semplice, non trovate? =)
Dopo aver configurato il flusso di lavoro in questo modo o in modo analogo, salvatelo prima come .workflow (per eventuali modifiche future) e poi come .app.

ai_registra-come-app.jpg

Se tutto è andato a buon fine, adesso vi basterà cliccare sul .app ottenuto per scaricare nella cartella da voi scelta l’ultimo numero di “Affari Italiani” =)
Nel mio caso:

ai_procedura.jpg

Ovviamente, io lo script l’ho messo nel mio Dock, perchè così, vedendolo, mi ricordo di cliccarci sopra =)

5. L’icona
L’icona che ho fatto io è la seguente (in formato PNG, 200px x 200px):

ai_icona.png

Su Mac, per trasformarla in icona, vi consiglio l’utile applicazione freeware “img2icns.app” (http://www.macupdate.com/info.php/id/18369) o qualcosa di analogo.

6. Utilizzare lo script su Linux
Non ho ancora avuto modo di adattare il mio script a Linux, perchè il mio portatile con Mandriva non ha accesso ad Internet. Ad ogni modo, non credo sia difficile riadattarlo =) Credo basti usare il comodo comando “wget”, modificando il mio script Bash nel modo seguente:

if test $today == $sunday || test $today == $saturday
then
echo “Oggi Affari Italiani non viene publicato!”
else
set `date “+20%y_%m_%d”`
wget $baseLink$1$extension CARTELLA-DI-DESTINAZIONE
fi

Se lo riadattate con successo per Linux, fatemi sapere =)
Se la vostra Linux-box è sempre connessa ad Internet, potreste associare lo script al crontab ed farlo eseguirlo automaticamente ogni giorno alle 17.15.
Enjoy.

[eldino]


[EN/IT] DAAP Party Diagram / Diagramma per un DAAP Party

Luglio 5, 2007

daap-party-diagram.jpg


[IT] Come abilitare WPA2 sul portatile Toshiba Satellite M30 (fine 2003) (Windows / Mandriva Linux)

Luglio 4, 2007

toshiba_m30.png

[Windows XP SP2]
Prendo per assodato che tu possegga un portatile Toshiba Satellite M30 su cui gira Windows XP con Service Pack 2.
Per abilitare il supporto alla WPA2, che non funziona immediatamente se il tuo sistema non hai istallato tutte la patch che Microsoft caca ogni mese, devi:

1. aggiornare il driver del chipset wifi (che è un Intel Pro Wireless 2100): al momento, l’ultimo disponibile si chiama:

Intel(R)PROWireless21_125836.zip

ed è simpaticamente disponibile sul sito della Intel.

2. applicare la seguente patch al tuo sistema:

WindowsXP-KB893357-v2-x86-ITA.exe;

questa patch può essere scaricata dal sito dei download di Microsoft, ma soltato dopo aver superato il Genuine Check. (Trucchetto: Se non apprezzi particolarmente il Genuine Chech, o non riesci a farlo funzionare nonostante il tuo sistema sia originale, basta fare una ricerchina su Google mettendo come chiave il nome intero della patch eh eh eh :D)

[Mandriva Linux 2007.1]
Prendo per assodato che tu possegga un portatile Toshiba Satellite M30 su cui gira Mandriva Linux 2007.1 Free Edition (DVD).
Per abilitare la WPA2, devi installare il driver chiamato “ipw2100″, che è disponibile sul sito di Sourceforge in formato tar.gz per i compilatore-dipendenti oppure in formato rpm tramite RPMfind.net per il resto di noi =).
Questo driver non è incluso nel dvd di Mandriva 2007.1 Free ma è solo per chi acquista le versioni commerciali. Al momento, l’ultima versione dell’rpm del driver si chiama

ipw2100-firmware-1.3-2mdv2007.0.noarch.rpm.

E’ tutto. Adesso sarete in grado di connettervi ed usare la vostra simpatica WLAN protetta con la WPA2, sia con Windows XP SP2 che con Mandriva Linux =) Non siete contenti? =)

[eldino]


[EN] How-to enable WPA2 on Toshiba Satellite M30 (end of 2003) laptop (Windows / Mandriva Linux)

Luglio 4, 2007

toshiba_m30.png

[Windows XP SP2]
I assume you have a Toshiba Satellite M30 laptop running Windows XP Service Pack 2. To enable the WPA2 support, that doesn’t work out-of-the-box if you have not installed all the update patches that Microsoft farts out every month, you have to:

1. update the wifi chipset (that is a Intel Pro Wireless 2100) driver to the latest one: at the moment, the latest is named:

Intel(R)PROWireless21_125836.zip

and it’s nicely available from Intel website.

2. apply the following patch to your system:

WindowsXP-KB893357-v2-x86-ITA.exe

(ITA because I’m italian.. yours could be EN or whatever else); this patch can be downloaded from Microsoft download site after you Genuine-checked your system. (TIP: if you don’t like so much Genuine Check thing, or if you can’t make it working on you -original- system, just Google for that patch filename eh eh eh :D).

[Mandriva Linux 2007.1]
I assume you have a Toshiba Satellite M30 laptop running Mandriva Linux 2007.1 Free Edition (DVD). To enable the WPA2 support you have to install the driver called “ipw2100, that is available through Sourceforge in tar.gz for you mad compiler-men or in the nice rpm format through RPMfind.net. This driver is not included inside Mandriva free dvd but it’s only for Powerpack versions customers.  At the moment, the latest rpm of the driver is called:

ipw2100-firmware-1.3-2mdv2007.0.noarch.rpm.

That’s all. Now yo’d be able to connect and use your nice WPA2-protected WLAN both with Windows XP SP2 and Mandriva Linux =)
Are you happy, aren’t you? =)

[eldino]


[EN] My Ideal iTunes-based Music Server

Luglio 4, 2007

As you see from the following image, actually I own:
- an iBook G4 1,33 512MB, that I use to do everything (scripting, music,  graphics, text etc..);
- a FW400+USB2 external enclosure made by MacPower (http://www.macpower.com.tw/) with a 500Gb Seagate hard disk inside, that I use only to store music.

my-actual-itunes-server.jpg

The problem of my actual setup is that, since iTunes has not been designed to handle music libraries bigger than 40-50GB, it slows down a lot my iBook when it manages my 270+ GB library, and so, while I listen to music, I can’t work agreeably with Photoshop and similar software. That’s why I think that it could be nice to use the CPU and RAM resources of a Mac Mini for iTunes instead of the resources of my iBook. The Mac Mini could easily acts as iTunes server and manage my big and fast-growing music library.

In detail, I’d like to add to my actual setup the following things (see image):
- one Mac MIni (Intel), also second-hand, on which i’d do a fresh install of Mac OS X Tiger, and that i’d plug to the external hard disk via Firewire and to the iBook via LAN cable; from the iBook I could remote-control the copy of iTunes who runs on the Mac Mini through VNC (http://en.wikipedia.org/wiki/Virtual_Network_Computing) or through another remote desktop solution, without slowing down my laptop, since iTunes effectively use the Mac Mini power to do the job; obviously, the Mac Mini is connected to my 2.1 audio system by Logitech;
- eventually, I could add more external hard disks just daisy-chaining (http://en.wikipedia.org/wiki/Firewire) them and expand in this way the whole storage capacity of my system

my-ideal-itunes-server.jpg

I’d go for the Mac Mini because:
- it’s small and it needs few space on the desk;
- it’s beautiful (and tender ;-p);
- it doesn’t consume so much energy;
- it has everything I need by default (iTunes, Firewire etc.. );
- it’s Apple!

Obviously, I’d use it without monitor and exclusively remotely. Cool ah?
And when I don’t use it, I can put it in “stop” mode (and conseguentially also the connected disks go in stop) and wake it up when I need music!
I hope that Apple will upgrade the Mac Minis soon, they are still stuck with Core Duo cpu. I want the faster cpu available, because I’d like to use it for some years without problems.

[eldino]


[IT] Il mio serverino musicale (basato su iTunes) ideale

Luglio 4, 2007

Come si vede dall’immagine seguente, attualmente possiedo:
- un iBook G4 1,33 512MB, che uso per fare tutto (scriptare, ascoltare musica, fare grafica, scrivere etc..);
- un box esterno FW400+USB2 della MacPower (http://www.macpower.com.tw/) che contiene un hard disk Seagate da 500GB, dedicato esclusivamente alla musica.

my-actual-itunes-server.jpg

Il problema dell’attuale setup è che, non essendo iTunes un programma concepito per gestire librerie musicali più grandi di 40-50GB, nel gestire la mia “bestia” da 270+ GB chiaramente rallenta abbastanza il mio povero iBook e quindi, mentre ascolto la musica, non posso lavorare agevolmente con Photoshop ed altri programmi analoghi. Quindi ho pensato che sarebbe interessante se potessi sgravare il processore e la RAM del mio iBook da tale compito ed usare un Mac Mini esclusivamente come iTunes server, ovvero settarlo in modo che gestisca esclusivamente la mia enorme libreria.

In dettaglio, al mio setup attuale mi piacerebbe aggiungere (vedi immagine):
- un Mac Mini Intel, anche di seconda mano, su cui installarei esclusivamente Mac OS X Tiger ed iTunes, che collegherei all’hard disk esterno via FireWire e all’iBook via cavo LAN; dall’iBook potrei controllare l’iTunes che gira sul Mac Mini tramite VNC (http://it.wikipedia.org/wiki/Virtual_Network_Computing) o tramite una soluzione di remote desktop analoga, senza nessun rallentamento per il portatile, in quanto iTunes utilizza le risorse di calcolo del Mac Mini; ovviamente il Mac Mini è collegato al mio sistema audio 2.1 della Logitech;
- eventualmente, potrei aggiungerei altri hard disk Firewire in daisy-chain (http://it.wikipedia.org/wiki/Firewire), in modo da sfruttare la seconda porta Firewire dei box Macpower Pleiades ed espandere la capacità di storage complessiva.

my-ideal-itunes-server.jpg

Ho scelto il Mac Mini perchè:
- è piccolo e occupa poco spazio sulla scrivania;
- è bello (e tenero ;-p);
- consuma poco;
- ha tutto ciò che serve già di default (iTunes, porta Firewire etc.. );
- è Apple!

Ovviamente lo userei senza monitor ma esclusivamente in remoto. Figata ah? E poi potrei mandarlo in stop quando non mi serve (con conseguente stop degli hard disks esterni a lui connessi) e svegliarlo quando mi serve!
Spero, però, che la Apple aggiorni presto i processori dei Mac Mini, perchè sono rimasti ai Core Duo :-( Se dovessi comprare un Mac Mini lo comprerei più potente possibile, perchè man mano che la libreria di iTunes cresce, cresce anche il potere computazionale richiesto, quindi in prospettiva, più potente è il processore e più sarà longevo il Mac Mini.

[eldino]