[IT] La prolificità musicale nella scena netlabel: un fenomeno che ne intacca la qualità?

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La scena netlabel [1], essendo dedita principalmente alla pubblicazione e alla promozione di musica elettronica, è legata a doppio-filo allo sviluppo e all’evoluzione dei cosiddetti “software musicali“, ovvero quegli applicativi per computer finalizzati alla produzione di musica. Questa tipologia di software è in giro da parecchi anni, ma è solo grazie all’aumento esponenziale delle risorse di calcolo individuali, e al conseguente calo dei prezzi, che ha subito un vero e proprio boom, sia per quanto riguarda la qualità audio ottenibile, e sia per quanto riguarda la loro diffusione di massa.

La possibilità di poter disporre di un elevato numero di traccie audio/midi, l’infinita scelta di sintetizzatori/campionatori/drum machines/effetti virtuali, la facilità nel reperire campioni audio pre-confezionati o nel registrarne di propri, e la diffusione di siti e comunità sull’argomento, ha fatto nascere in molti non-musicisti la voglia sopita di suonare, o meglio: di produrre brani.
Sono stato nella scena dei produttori di elettronica “homemade” e “one-man project” [2] per anni e posso garantirvi che quando produci musica in uno studio “virtuale”, ovvero totalmente basato sul software, non è raro completare un brano dopo sole 4-5 ore di lavoro, tempistica impensabile per una band in senso “classico” (voce, basso, chitarra e batteria). E non è altresì raro dilettarsi nella produzione di brani che non appartengono al tuo genere preferito, magari subito dopo aver messo le tue mani su un nuovo “giocattolo virtuale” (un sequencer, un effetto, un synth etc) appena uscito.

Ricordo, ad esempio, che pur essendo io un produttore di IDM oscura e ricercata, specialmente nei ritmi (complessi e potenti) e nelle parti melodiche (sognanti, ipnotiche e dalla timbrica originale), quando misi le mani sul synth FM7 [3], mi persi per giorni nel comporre suites ambient di 20 minuti, vista la bontà di alcuni suoi presets (modificati da me ad-hoc). Inoltre, spesso producevo brani jazzy, acid techno, future samba, trip-hop e quant’altro solo perché avevo voglia di ascoltare qualcosa del genere che mi piacesse, ma che non trovavo nè sulla Rete nè sui dischi, e che quindi ero costretto a crearmi da solo. Ma questo cosa centra? Centra! Perché è proprio la giocosità e la voglia di sperimentare intrinseca nel vero musicista elettronico che lo porta ad essere prolifico e a prodigarsi nei generi musicali più disparati. Qualsiasi fenomeno (l’uscita di un nuovo plugin VST o di un nuovo sequencer software, l’acquisto di un registratore minidisk, la scoperta di un rumore nella vita quotidiana che suonerebbe bene come “rullante” a 135bpm etc) può inspirare il produttore elettronico e spingerlo a capofitto nel tunnel della prolificità artistica.

Questo capita sia agli artisti “homemade”, bravi o meno bravi che siano, sia agli artisti “sotto contratto”, solo che nel secondo caso, essendoci interessi economici di mezzo, si tende a filtrare molto la merda (anche se non abbastanza a mio dire), mentre nel primo caso no, perché il loro lavoro viene distribuito gratis (netlabels, siti personali degli artisti, myspaces, jamendo etc), senza nessun filtro qualitativo tra l’hard disk dell’artista e gli hard disks degli ascoltatori (eccetto in alcune netlabels di indubbia qualità che non mi stancherò mai di citare, come Thinner, iDeology, Camomille, Aerotone, Sunday In Spring etc), e quindi se ti piace è bene, altrimenti ti arrangi. Un po’ come con Linux insomma! Un discorso comprensibilissimo (ma non giustificabile!) dal punto di vista dei gestori di netlabels, che spesso puntano a rimpolpare nel minor tempo possibile i cataloghi delle loro neonate “creature” per renderli numericamente uguali o superiori a quelli delle netlabels veterane, il tutto però a scapito della qualità (non potrebbe essere altrimenti). La Thinner e la Camomille, ad esempio, sono presenti sulla scena da tanti anni, eppure hanno raggiunto la 100sima release solo da poco, mentre una netlabel come la Clinical Archives [4], che è una “pischella”, si sta avvicinando velocemente a questo traguardo: coma mai? Beh pubblicando 10 releases al mese, anche il sito del mio dentista può raggiungere velocemente la 100sima release ;-P

La prolificità musicale degli artisti che decidono di condividere gratuitamente il loro lavoro diventa, quindi, un’arma a doppio taglio nella scena netlabel: se da una parte, permette loro di essere presenti, con lo stesso moniker o con moniker diversi, nei cataloghi di più netlabels, aumentando esponenzialmente l’audience a cui si rivolgono e la possibilità di farsi conoscere, dall’altro alimentano questo perverso gioco di “rimpolpamento veloce” e di “fastfoodificazione” di un fenomeno, quello delle netlabels, che nasce, concettualmente, dal rigetto dell’appiattimento creativo della musica “tradizionalmente intesa” [5], che ha portato, come saprete, alla comune convinzione che un album composto da sole 2 traccie carine e da 10 merde sia una cosa “normale”. Ma se pensiamo a molti dischi degli anni ’70-’90, che erano belli “tutti”, dalla prima all’ultima traccia, beh.. tanto normale non è. E sia chiaro: non mi riferisco ai “Best Of”… ;-P

La prolificità musicale è un fenomeno che alla fonte presenta un alto tasso di genuinità e spontaneità creativa, e che permette ad un artista, che so, di musica techdub, di poter dedicarsi, quando è inspirato, anche alla musica ambient o allo space-rock, perché gli va e perché gli strumenti musicali che “suona” (o fa suonare?), ovvero quelli virtuali, semplicemente glielo permettono. Quindi, se siete ancora nuovi della scena “netaudio”, non sprecate energia nel sorprendervi (negativamente) di questo fenomeno, perché non è questo l’artefice della bassa qualità di molte produzioni gratuitamente scaricabili; semmai, impiegate la suddetta energia nell’evitare e nel boicottare quel marasma di netlabels il cui obiettivo sembra solo essere quello di intasare il loro account su Internet Archive [6], valorizzando e supportando economicamente, invece e se possibile, tutte quelle realtà che al contrario pongono come primo obiettivo la pubblicazione di ottima musica libera: magari non avranno molto materiale in catalogo (si pensi alle poche releases delle superlative Aerotone e A Quiet Bump), però siete sicuri che scaricando qualcosa da loro non troverete merda, ma ottimo cibo per le vostre orecchie, cibo che ormai anche nei più forniti negozi di dischi faticate a trovare, o almeno così capita a me.

La prolificità musicale, inoltre, è un fattore che, quando inizi a riempire metà di un capiente hard disk esterno di sola musica di netlabels [7], dà organicità e coerenza ad un fenomeno che sulla Rete sembra voglia restare frammentanto e granulare (poche netlabels collaborano tra loro, poche uniscono le loro forze per riuscire a promuovere eventi che individualmente sarebbe impossibile fare, nessuna collabora con i pochi siti di informazione in merito fornendo materiale in anteprima da recensire etc), e ciò accade perché ritrovare lo stesso artista (esempio: Sascha Mueller [8]) in quasi ogni netlabel ti restituisce una sensazione di “piacevole familiarità“, molto simile a quella che si prova quando si entra in un luogo nuovo ma accogliente come i luoghi che frequentiamo di solito.

Questa familiarità ti suggerisce che un legame tra tutte queste micro-etichette, tra tutti questi “microcosmi risuonanti” esiste, ed è dato proprio dai loro artisti, talentuosi o meno che siano, che fanno sì che almeno offline, nelle corpose librerie di iTunes che intasano le vostre periferiche locali di archiviazione, la scena netlabel sia un unico, ciclico macrouniverso….

…e fatemi passare l’atmosfera da fantascienza apocalittica che ho dato all’ultimo paragrafetto :-)

In soldoni, ben venga la prolificità, ma si tenga presente che non tutto deve per forza essere pubblicato e condiviso, se si ha a cuore la qualità e la fidelizzazione del pubblico; l’audience delle netlabels è sì dotato di connessione a banda larga always-on, ma non è obbligato a sprecare il proprio tempo e la propria banda per scaricare roba di qualità infima :-)

Links:
[1] Cos’è una netlabel?
[2] Band costituite da un solo musicista tuttofare.
[3] Native Instruments FM7: http://www.noise.it/Negozio/dettaglio.aspx?id=1776
[4] Clinical Archives: le migliori releases secondo eldino
[5] Legata, cioè, ad un supporto fisico, a logiche di mercato, a etichette discografiche, a canali distributivi etc.
[6] Internet Archive (http://www.archive.org) fornisce a qualunque netlabel che ne faccia richiesta infinito spazio web e infinita banda per le proprie releases.
[7] Come nel mio caso ;-P. Si veda: eldino’s Netlabel Music Meter.
[8] Sascha Mueller: http://www.sonicwalker.com/artists/sascha-muller/

[eldino]

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3 risposte a [IT] La prolificità musicale nella scena netlabel: un fenomeno che ne intacca la qualità?

  1. otzi85 scrive:

    Hai perfettamente ragione!
    Il problema da te sollevato ritorna sempre nella sempre più grande (ahimè) categoria della logica di mercato e della visibilità. Purtroppo si sta assistendo in questi ultimi anni ad un impoverimento generale della cultura in favore dell’utilitarismo.
    Bisogna fare utile (e con utile intendo non solo la moneta, ma anche tutti gli aspetti legati alla visibilità di una certa cosa)! Questo è lo scopo principale. Spremere finché si può qualsiasi cosa che cominci ad avere un pò di visibilità tralasciando gli aspetti fondamentali e caratteristici. L’artista DEVE produrre costantemente, chissenefrega se produce schifo, basta che produce. Ci penserà poi l’etichetta a vendere.
    Purtroppo questo è un aspetto della vita moderna attuale dettato dal consumismo che sta intaccando tutto. Basti pensare alle università italiane! Adesso uno dei parametri fondamentali per giudicare se un’università va bene o male è andare a guardare con che frequenza gli studenti riescono a laurearsi senza andare a vedere le effettive conoscenze maturate alla fine del corso di laurea. Così si produce un’enorme massa di incompetenti, ma si produce.
    Complimenti ancora ad Eldino che è riuscito a cogliere un aspetto cruciale per la sopravvivenza della qualità ed ad esprimerlo in maniera perfetta.

  2. [...] [1] La prolificità musicale nella scena netlabel: un fenomeno che ne intacca la qualità? [2] Eniac’s Homepage: http://www.laminifanzine.it/eniac/ [3] Chews-Z netlabel: [...]

  3. rob scrive:

    Finalizzare un pezzo in 4-5 ore mi pare una bestemmia. Chi lo fa non può ovviamente puntare ad un prodotto di qualità. Io per fare un pezzo ci metto anche 2-3 mesi, ma non perchè non lo si possa fare in meno tempo, piuttosto perchè le cose vanno riascoltate nel tempo, solo così ci si accorge delle imperfezioni.
    se molta gente finalizza i pezzi in 4-5 ore inevitabilmente ciò va a discapito della qualità.

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