[IT] Riflessioni in compresse deglutibili: La blogosfera d’Autore

29/03/2008

Quando scoppiò la diatriba tra giornalisti e bloggers sull’autorevolezza dei blogs come fonte d’informazione, una delle tesi sostenute dalla prima categoria era quella secondo cui non esiste una blogosfera d’autore. In altri termini, i bloggers non sono autorevoli come alcuni giornalisti della vecchia guardia, che danno una particolare impronta ai propri articoli etc. Da piccolo, sentivo spesso gli “adulti” parlare di quanto amassero gli articoli di un determinato giornalista piuttosto che di un altro (erano i tempi di Indro Montanelli e soci…), ma da quando sono diventato adulto non ho pienamente capito ciò a cui si riferissero. Sarà perchè da allora è cambiato parecchio il modo in cui ci si “nutre” di informazione o sarà perchè dei miei interessi non ne parlano certamente sui giornali o sui periodici (che, ad ogni modo, persevero nell’acquistare), o comunque quando capita, si tratta sempre di un surrogato approssimativo e goliardico dell’argomento, ovvero di un tentativo goffo da parte di un non-addetto ai lavori di produrre qualcosa che possa soddisfare un’ampia platea di non-addetti ai lavori. Questo provoca, inevitabilmente, un risultato poco credibile, superficiale e ricco di imprecisioni, almeno agli occhi di un appassionato. Provate ad immaginare un trafiletto sulle netlabels scritto, che so, da un giornalista di “Leggo” o “Metro” o “Gente“, e avrete un’idea abbastanza tangibile della superficialità a cui mi riferisco. Tenendo presente ciò, l’assenza di una blogosfera d’Autore è una gran cazzata. Se ci riferiamo allo stile di scrittura e alla grammatica, ok, ci può stare che un blog sia scritto in maniera più amatoriale di un “pezzo” di un famoso giornalista, così come è plausibile che un articolo di attualità o di approfondimento di qualità sia più realistico trovarlo a pagina 4 di un quotidiano piuttosto che nella tag cloud di un blog. Ma a livello di contenuti, non ci sta paragone. Tolta l’informazione intesa come cronaca-attualità-spettacolo-sport, sui giornali c’è davvero poco o niente rispetto a quanto offre Internet, dove qualsiasi nicchia ha il suo flusso costante di notizie e novità. In più, spesso è Internet la fonte principale da cui attingono i pennivendoli, per cui come è possiile che l’articolo sia “d’Autore” se non lo è la fonte da cui è tratto? Semmai è l’opposto, in quanto è raro trovare un articolo che abbia un valore aggiunto rispetto al post o ai posts o ai forums da cui trae “ispirazione”. Nella blogosfera spesso scrivono persone direttamente interessate dall’argomento (es. il blog di uno sviluppatore che parla del suo software o il blog di un hacker che ti spiega come sproteggere un dispositivo), quindi vi sono poche altre persone che potrebbero fornire uguale completezza. Non si tratta di gente che legge, riassume e riscrive per denaro. In molti blogs (sia chiaro, non mi riferisco a quelli che si limitano ad embeddare filmati di Youtube con quattro cazzate scritte sotto o ai blogs personali), la completezza e la coerenza contenutistiche sono sempre garantite, perché è proprio nell’interesse di chi scrive farlo, che non riceve nessun compenso per il suo lavoro, ma che scrive prima di tutto per il piacere personale di mettere a disposizione quello che sa agli altri. Potrebbe anche farne a meno e passare il suo tempo libero facendo altro, ma invece lo fa, perché ne sente il bisogno. Un giornalista non-freelance, invece, lo stipendio lo prende uguale, a prescindere dalla qualità di ciò che scrive.

E poi, per ritornare al discorso dell’autorevolezza e dell’impronta specifica che alcuni giornalisti danno ai propri scritti.. beh, io la ritrovo anche in alcuni blogs che seguo, che mi piacciono anche per quello. Prendiamo Thinnerism, il blog sulle netlabels a cura della Thinner: ha uno stile e delle idee affini alle mie, nonchè mi fornisce degli ottimi spunti di riflessione, mi dà quello che vorrei mi fosse offerto con una ricchezza di dettagli che solo chi ha davvero esperienza e cognizione di causa può dare. Per cui lo seguo e lo ritengo autorevole. Ma potrei anche citare il blog di Joel on Software, o Stacktrace, o Coding Horror, o per certi versi anche il sovraesposto blog di Beppe Grillo. Queste, insieme ad altre, nei loro campi d’interesse sono tutte risorse autorevoli, perché competenti, dettagliate e con una direzione concettuale ben marcata. Da un buon articolo deve trasparire ciò che pensa l’Autore, perché se è competente ci sarà un motivo per cui la pensa così, quindi già nell’andare a ricercare suddette ragioni usando altre fonti, ci si arricchisce. Un buon articolo non è un blah blah blah senza arte nè parte, che non capisci come la pensa chi scrive perché l’articolo si conclude con un periodo del tipo: “…è un fenomeno dannoso, ma in fondo è anche positivo che ci sia.”. O è dannoso o è positivo. E’ un’esemplificazione estrema, ma penso che voi tutti possiate verificarne l’autenticità da soli. La blogosfera di qualità esiste, ma non la trovate comodamente dal vostro edicolante: dovete cercarvela nelle maglie della Rete.

[eldino]


[IT] Le mie releases preferite in pillole #11: Kahvi Collective (ambient, idm)

25/03/2008

kahvi_logo.png

La Kahvi Collective [1] è un’altra colonna portante della scena netaudio e al momento ha in catologo 240 releases. Come nel recensire tutte le netlabels di qualità, anche in questo caso mi sono trovato a dover per forza di cose escludere molte releases da questa recensione, perché altrimenti scrivevo la seconda Bibbia.. e sinceramente, una basta e avanza :-P La Kahvi produce musica ambient, ambient organica, darkwave, downtempo, idm e industrial di qualità eccelsa e vi fornisce davvero tante ore di ottima musica gratuitamente e legalmente. Di seguito, elencherò e linkerò il meglio (a mio gusto) ma vi consiglio di scaricarne tutto il catalogo perché merita alquanto!

[kahvi019] Aaron Goldbody vs. Luke the Wizard – Z Veseljem Exported EP
Ambient-IDM con venature atmosferiche. Molto molto carino, anche se sono solo 2 traccie. Voto: 4/5.

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kahvi019a_lukethewizard-whitesparklinglady.mp3
kahvi019b_lukethewizard-lazycrates.mp3

[kahvi030] Die [Tnsc] – Strangest Thing
Techno industrial molto curata. Voto: 4/5.

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kahvi030_die_strangest_thing.mp3

[kahvi035] Mindflower – Cornerstation
Una miscela di trip-hop, ambient e industrial, con linee di synth prese direttamente dall’acid techno. Negli effetti di distorsione che applicano ai beat ricordano i Tang Kai. Voto: 5/5.

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kahvi035a_mindflower-calm.mp3
kahvi035b_mindflower-breakntwomen.mp3
kahvi035c_mindflower-bang.mp3
kahvi035d_mindflower-dropdown.mp3

[kahvi040] Blamstrain – Goodbye p10 hello a16
Due traccie: la prima ambient, la seconda techno-trance atmosferica. Bello. Voto: 5/5.

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kahvi040a-blamstrain-hello_a16.mp3
kahvi040b-blamstrain-goodbye_p10.mp3

[kahvi064] Die – Chamleep EP
Se amate Aphex Twin, troverete nella traccia “Crahtymelam” molti rimandi al genietto inglese. IDM veloce e sghemba nei beat, ma dolce nelle linee melodiche. La seconda e ultima canzone dell’EP è meno ritmica e più noise. Voto: 4/5

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kahvi064a_die-beetheeve.ogg
kahvi064b_die-crahtymelam.ogg

[kahvi068] Sense – Korma
Una release monotraccia ma molto interessante. Ambient-IDM onirica ed elegante. Voto: 5/5.

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kahvi068_sense-korma.ogg

[kahvi079] Berestez – Plokcity EP
Musica downtempo stile Buddha Bar. Voto: 4/5.

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kahvi079a_berestez-vendox.ogg
kahvi079b_berestez-plokcity.ogg
kahvi079c_berestez-shoda_twist.ogg
kahvi079d_berestez-unclone.ogg
kahvi079e_berestez-korimba.ogg

[kahvi081] VV.AA. – Assembly EP
La prima traccia della compilation, “50mikrog” di Bad_loop (che conosco), è semplicemente fantastica. Ambient-IDM dal beat secco e deciso (uno dei migliori beats che ho ascoltato nell’ultimo periodo!). Voto: 5/5 (brano citato).

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kahvi081a_4t_thieves-chernobyl_underground.ogg
kahvi081b_bad_loop-50mikrog_(192mg).ogg
kahvi081c_crud-plenty_of_fresh_air_and_exercise.ogg
kahvi081d_jean_nine-libeck_gardens.ogg
kahvi081e_phrulex-amoeba.ogg
kahvi081f_pinza-irrelevance.ogg

[kahvi090] Unicode – For Me
Ottima ambient con una forte dose di glitches. Voto: 4,5/5.

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kahvi090a_unicode-osen.ogg
kahvi090b_unicode-amber.ogg
kahvi090c_unicode-und_r.ogg
kahvi090d_unicode-n.con.ogg
kahvi090e_unicode-sms_trg.ogg
kahvi090f_unicode-arch.ogg
kahvi090g_unicode-silence.ogg
kahvi090h_unicode-v_angel.ogg
kahvi090i_unicode-alpha.ogg
kahvi090j_unicode-dx.ogg

[kahvi093] S Muller – Lazy Days
Per la terza e ultima traccia dell’EP, Sascha Mueller ha dato il meglio di sè. Techdub deep e con percussioni world music. Consigliata. Voto: 5/5 (traccia citata).

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kahvi093a_s_mller-outside.ogg
kahvi093b_s_mller-starshine.ogg
kahvi093c_s_mller-sun_and_moon.ogg

[kahvi095] Sunburn – Christina`s Dysfunction EP
A cavallo tra l’industrial e la darkwave… Voto: 5/5.

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kahvi095a_sunburn-christina.ogg
kahvi095b_sunburn-dysfunction.ogg

[kahvi097] Randomajestiq – Antisocial EP
Bella musica elettronica, forse il migliore EP di Randomajestiq, che solitamente azzecca la melodia ma non i beat. In questo caso ha raggiunto un ottimo compromesso qualitativo rispetto ad altri suoi lavori. Voto: 4/5.

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kahvi097a_randomajestiq-chill_on_monday.ogg
kahvi097b_randomajestiq-cln_one.ogg
kahvi097c_randomajestiq-danu.ogg
kahvi097d_randomajestiq-krug_piramid.ogg
kahvi097e_randomajestiq-palevo.ogg
kahvi097f_randomajestiq-come_if_ok.ogg
kahvi097g_randomajestiq-fl_bk.ogg
kahvi097h_randomajestiq-user_friendly.ogg

[kahvi099] Aaron Jasinski – Nauvoo Futures
“Betterme” è un pezzo space-industrial pauroso, in tutti sensi :) Voto: 5/5 (brano citato).

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kahvi099a_jasinski-triple_e.ogg
kahvi099b_jasinski-betterme.ogg
kahvi099c_jasinski-cosmotic.ogg
kahvi099d_jasinski-cavityhead.ogg
kahvi099e_jasinski-feellikeatincup.ogg
kahvi099f_jasinski-publicscout.ogg

[kahvi133] Vizion – I Am Cinder
Ambient/Chillout con influenze world e space. Lui è davvero un fenomeno del genere. Voto: 5/5.

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[kahvi145] Mikael Fyrek – I can finally see what darkness looks like
[kahvi175] Mikael Fyrek – St. Mare Abelle
[kahvi221] Mikael Fyrek – In Riots of Color They Spin

La parte maschile dei Tang Kai, uno dei più bravi musicisti della scena netlabel mondiale. Ambient e trip-hop insieme per farvi viaggiare. Due album must have, soprattutto il secondo!! Voto: 5/5.

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[kahvi158] The Alpha Conspiracy – Aura EP
The Alpha Conspiracy è un tizio che ha iniziato dalle netlabels per poi pubblicare con molto successo su supporti fisici. Si tratta di musica elettronica molto accessibile, quasi pop, però bella. La prima traccia, “Close”, cantata penso da lui stesso, è una potenziale hit! Anche “Defend Yourself” è un gran bel pezzo. Voto: 5/5.

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[kahvi162] Url – Berdz Trak EP
Ambient-Downtempo. Voto: 4/5.

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[kahvi163] Migloje – Linear Emotions
Space ambient di fattura pregiata. L’album è bello tutto ma le mie traccie preferite sono: “Gighaa”, “H2oap” e “Thifth”. Voto: 4,5/5.

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[kahvi164] VV.AA – Planet 54
Una compilation di musica IDM che ha come tema l’universo, almeno a giudicare dalla copertina e dai suoni hehe! Voto: 4/5.

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[kahvi172] Acrilic Colors – The Garden
Un incrocio tra musica classicheggiante e musica ambient, di indubbio gusto. Voto: 4/5.

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[kahvi180] Alexey V – Serbia
Ambient music dalle influenze world ed eteree. L’intero album merita ma “Wisdom”, “Zombie Nation” e “Hundred Miles” sono la summa della summa, orgasmiche direi. Voto: 5/5

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[kahvi188] Affective Disorder – St. Dizier at Night
Ambient, ambient, ambient!!! E di quella tagliata fine :) Voto: 5/5

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[kahvi189] Alkor – Descibe Your Nature EP
Space ambient. Voto: 5/5.

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[kahvi206] Atmogat – Insecure Filter
Ambient-IDM. Voto 4,5/5.

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[kahvi230] Coax – Twilight Snow
Dolci composizioni di musica classica. Voto: 4/5.

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Potete visualizzare la valutazione dettagliata di tutte le prime 237 releases cliccando qui: kahvi_releases_nicely_rated_for_you_by_eldino.jpg

Potete scaricare direttamente tutti gli 8+ GB di roba via FTP da Scene.org:
ftp://ftp.scene.org/pub/music/groups/kahvicollective/

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[KR16] Xurba – Music from a Clear Channel
Questa è una release commerciale su cui ho potuto mettere le mie grinfie (thx 4T :D). In generale, ha il tipico suono ambient della Kahvi, quindi se vi piace il suo stile, troverete pane per i vostri denti :) Le traccie che più ho gradito sono “Xurba in the Fourth Underworld”, “Infojen” e “D-Gen-06180339887″. Voto: 4/5.

Acquista da Beatport

Vorrei aggiungere altre due parole. Sarà una mia impressione, ma in base alla mia oltre-quinquennale esperienza nel mondo delle netlabels, mi pare che molti artisti che per le altre netlabels pubblicano merda, per la Kahvi indossano il frac e il cilndro e danno il meglio di sè.. ;-P Sarà che la Kahvi è gestita da qualche femminuccia e non vogliono sfigurare? :) Comunque, scherzi a parte, scaricatene tutto il catalogo perché merita uno spazio sui vostri hard disk affianco a Thinner, Camomille, Aerotone e tutte le altre che cito ossessivamente appena mi capiti l’occasione ;-P Chi mi ascolta/vede/legge lo sa bene :)

Links:
[1] Kahvi Collective: http://www.kahvi.org/


[IT] Informatica al vetriolo: Notizie su iTunes+Safari = pageviews/clicks = guadagni

25/03/2008

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In questi giorni, in Rete, si parlotta vivacemente sul fatto che installando iTunes ci si “becchi” anche Safari, il browser della Apple recentemente rilasciato anche in versione Windows. Il tre portali più importanti che parlano di informatica in Italia ci stanno andando a nozze con questa notizia, almeno a giudicare dall’elevato numero di vivaci commenti presenti sotto gli articoli sull’argomento in questione. Tutti questi baldi internauti carichi d’odio sono lì a scannarsi pur non capendo un emerito cazzo o poco più, un po’ come si fa col calcio al bar nel weekend o quando gioca la Nazionale.

Noi italiani siamo un popolo di coglioni e allenatori, e putroppo non è un luogo comune. Quello che molti connazionali non hanno capito è che la notizia iTunes+Safari è tutta una manovra da parte di suddetti portali per guadagnare un sacco di soldi alla faccia loro. Il gioco è semplice e potete verificarlo da voi leggendo per 1-2 settimane di seguito i titoli degli articoli che pubblicano: basta inserire nel titolo dell’articolo le parole “Apple“, “iTunes“, “iPhone“, “eeePC“, anche quando non centrano un cazzo (alcuni giornalisti di suddetti portali vengono più volte e giustamente insultati a morte dagli utenti appunto perché mettono dei titoli agli antipodi dell’articolo..) per generare una sequela di commenti = page views/clicks = guadagni. E tutti lì a scannarsi, ad insultarsi a vicenda, a ri-visitare la pagina dieci volte al giorno per vedere se qualcuno li ha risposti etc, il tutto in un circolo vizioso che crea vantaggio solo a chi? Ma ai gestori dei portali, ovvio!

E poi, per ritornare al caso iTunes-Safari, che notizia è? Cioè non mi pare che sia mai apparso un articolo sul fatto che, ad esempio, il noto programmino freeware CrapCleaner (utilissimo per ripulire Windows dalla merda) cerchi di rifilarti la Yahoo Toolbar in fase di installazione. E come CrapCleaner ce ne stanno almeno 10000 di programmi che svolgono tale pratica. Eppure nessuno si lamenta, nonostante CrapCleaner e programmi analoghi siano molto comuni nel mondo Windows.
Invece, se lo fa la Apple, fa notizia, perché suddetta ditta tende ad attirare, non si sa perché, l’odio di tutti quelli che non hanno mai provato un loro prodotto o che al massimo lo hanno visto esposto al Mediaworld, e si sentono in dovere di esprimere un parere negativo. Lo dico sempre che se il principio “prova prima di aprire bocca” fosse legge, il mondo avrebbe le carceri stracolme. E poi, anche nella remota eventualità che suddetta gente abbia provato un prodotto Apple e non gli sia piaciuto, perché stare lì a ribadirlo sotto ogni santa notizia contenente la parola “Apple”? Cioè, se ti si rompe un mouse della Logitech, mica fai così. Cambi marca e amen. Quindi, ritengo che la Apple, così come l’eterna lotta Linux-Windows sia solo un pretesto per sfogarsi e sputare veleno gratuitamente, come le discussioni calcistiche daltronde.

Su molti commenti ho letto robe che a distanza di ore non so se riderci o preoccuparmi per la salute mentale chi le ha scritte. Ma andiamo con ordine, perché l’ignoranza esiste per essere fugata.

Primo punto: l’ambizione monopolistica di Apple.
A chi innanzitutto pensa che il caso iTunes+Safari abbia una ragione monopolistica, posso dire che non siete assolutamente forzati ad installare Safari, come invece vogliono farci credere i sopracitati portali. Quando il programmino Apple Update vi segnala la presenza di Safari e ve ne consiglia il download, se non siete interessati, basta togliere il segno di spunta e passa la paura. Nessuno vi forza a fare niente. Molti hanno paragonato questo “consiglio” all’incorporazione di Internet Explorer nei sistemi operativi della Microsoft. Non centra niente. In quel caso si ha una politica monopolistica perché:
- non puoi eradicare Internet Explorer dal sistema senza complesse procedure di hacking (quindi non è esattamente come togliere un segno di spunta…);
- la Microsoft ha ricevuto numerosi richiami e multe dall’Unione Europea in merito a questa sua politica, eppure non mi pare che sia cambiato qualcosa con il recente arrivo sul mercato del luccicante Windows Vista.

Secondo punto: iTunes+Quicktime = iTunes+Safari
Altri utenti, invece, si sono lamentati del fatto che la Apple faccia lo stesso anche con l’accoppiata iTunes+Quicktime. Ripassiamo un po’ di storia: Quicktime è il framework che su Mac OS, il sistema operativo Apple, si occupa della riproduzione di contenuti multimediali (video, musica) ed è stato da sempre sviluppato anche per Windows, per permettere agli utenti di tale piattaforma di fruire dei filmati in formato MOV, un codec video dalla Apple.
Successivamente la Apple ha introdotto iTunes per Mac, che come qualsiasi altro programma multimediale di suddetta piattaforma, si basa su Quicktime per svolgere il proprio compito. Quando dopo qualche anno, la Apple ha deciso di effetuare il “porting” di iTunes su Windows e ovviamente ha dovuto legarlo strettamente a Quicktime, proprio perché è quest’ultimo ad occuparsi della riproduzione dei files. Indi per cui, se su Windows non installate Quicktime, iTunes non funziona.
E’ un po’ come pretendere di far funzionare i programmi scritti in linguaggio .NET senza installare prima le decine di mb del .NET Framework. Concludendo, Quicktime, al contrario di Safari, è un componente indispensabile per far funzionare iTunes. Se non vi piace, potete cambiare allegramente player multimediale, siete liberissimi, ma almeno informatevi prima di aprire bocca e creare flames.

Terzo punto: gli “utonti”
Gli “utonti” o “niubbi” sono quelli utilizzatori di computer non molto ferrati in merito o comunque che non passano la loro vita davanti ad un monitor. In senzo lato, il termine indica la maggior parte degli utenti, in contrapposizione ai “pro”, quelli che si cibano ci pane e computer. In molti commenti, si legge che la Apple punta appunto sul nutrito numero di “utonti” in circolazione e sulla popolarità di iTunes per far diffondere a macchia d’olio Safari, che essendo uscito da poco, è ancora poco utilizzato su piattaforma Windows. Secondo tale teoria cospirazionistica, degna di X-Files, l’atteggiamento di Apple è deprorevole, e che se l’avrebbe fatto Microsoft sarebbe scoppiato il finimondo… e via discorrendo. Innanzitutto, come spiegato e dimostrato nel primo punto, la Apple non vi obbliga ad installare iTunes, me ve ne consiglia l’installazione. Il fatto che molta gente non sia molto ferrata in fatto di informatica, non è un capo d’accusa sensato, perché se lasciate la vostra porta di casa aperta di notte e vi entrano i ladri in casa, siete voi i coglioni e la colpa è vostra non dei ladri. Allo stesso modo funziona nel mondo dei pc. Se non siete ferrati in materia o meglio, se non sapete leggete il contenuto delle finestre prima di installare dei programmi (perché di leggere si tratta!), è colpa vostra se installate programmi non voluti, non di chi ve ne propone l’installazione.

In conclusione, cari i miei “novelli allenatori”, se volete proprio incazzarvi, fatelo nei confronti del pessimo giornalismo o meglio, di questo evidente sensazionalismo che, ogni giorno di più, logora la qualità dell’informazione di settore in Italia.

[eldino]


[IT] Riflessioni in compresse deglutibili: La metafora della realtà

23/03/2008

E’ comodo pensare al virtuale come una metafora del reale, o almeno lo è per me, che immagino il mio desktop come la mia scrivania o le mie cartelle come dei portadocumenti in alluminio dell’Ikea. Partendo dallo stesso concetto, associerò le mie riflessioni sul mondo delle netlabels o sul mondo del Web o su quant’altro mi capiti di divorare intellettualmente, a delle compresse deglutibili, quelle che mandi giù con mezzo bicchiere d’acqua. Niente di rivoluzionario come associazione in sè, eccezion fatta, forse, per l’uso dell’aggettivo “deglutibile”, alquanto “calzante” come metafora di qualcosa che scende giù in un attimo, che va dritta al sodo.

[eldino]


[IT] Le comunità musicali online e le netlabels donation-based come modello di business

21/03/2008

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Audiofoolz è una delle innumerevoli comunità online di musicisti che utilizzano la Rete come luogo di incontro, scambio e distribuzione delle proprie produzioni. Queste comunità esistono fin dagli albori della tracker music: a volte si sono evolute dando vita a delle netlabels, altre volte sono rimaste fedeli alla loro forma originaria.
Fatto sta che tuttora rappresentano una realtà online musicale molto “intima” e solitamente restia ad accettare degli “esterni”, se non dopo anni di frequentazione. A livello musicale, però, spesso nascondono delle chicche che dovrebbero venire alla luce e raggiungere i nostri hard disk senza complicate procedure di registrazione, di login, di pubblicazione di x posts sul forum prima di poter accedere alla sezione download etc.

Fatto sta che Audiofoolz è l’ennesima “music community” a rinunciare alla sua identità online (basata principalmente su un forum), per tentare la strada delle netlabels. Di per sè tale decisione non rappresenta certo una news eclatante, ma lo è invece il post di Pilchard in merito, o quanto meno leggendolo ho trovato due o tre spunti molto interessanti che ritenevo sensato riportare su queste pagine.

Scrive Pilchard (ideatore di Audiofoolz):

Times change and peoples needs change at the same time. It seems not many people really want or need sites like Audiofoolz any more. [..] In order to do this I propose a new business model, as follows: [..] Audiofoolz will become a Netlabel whose aim is to deliver high quality music content from new and upcoming artists, without DRM, at a fair price to the end user and with all monies coming direct from the customer to the artist. [..] Once accepted, artists will be able to submit albums and EPs [..] All releases will be fully scrutinised to ensure high quality before public release. [..] Once released, all releases will be downloadable for free but with a donate option. The customer shall pay whatever he/she feels to be right for the release. 100% of donations from the release page will go to the artist. The site will cover its own costs by ad serving technologies and an option to donate at the site landing page.

(Traduzione: “I tempi sono cambiati e la gente ha bisogno di cambiamenti. Sembra che ormai non molte persone abbiano più bisogno di siti come Audiofoolz. [..] Quindi, propongo un nuovo modello di business, come il seguente: [..] Audiofoolz diventerà una Netlabel con l’obiettivo di distribuire musica di alta qualità ad opera di artisti emergenti, senza Digital Right Management, ad un prezzo equo per l’utente finale; tutti i ricavi andranno agli Autori delle opere. [..] Una volta accettati, gli artisti saranno in grado di inviare gli albums e gli EPs [..] Tutte le releases saranno analizzate in dettaglio per assicurare  la massima qualità al pubblico [..] Una volta pubblicate, tutte le releases saranno scaricabili gratis, ma sarà possibile donare dei soldi. Il consumatore pagherà la cifra che ritiene opportuno. Il 100% delle donazioni andrà agli artisti. Il sito coprirà le sue spese tramite la pubblicità e tramite le donazioni ad esso indirizzate.“)

Come dire, il modello delle donazioni di stampo open-source fa proseliti anche nella nostra nicchia musicale. Sono abbastanza perplesso sulla possibilità che questa scelta possa funzionare con costanza tale da permettere al progetto di sopravvivere nel tempo, visto che l’internauta attuale è abbastanza pigro e raramente è disposto a pagare per avere qualcosa che, grazie alla Rete, in modi leciti o meno leciti, è possibile ottenere gratis. Nel mondo delle netlabels, inoltre, c’è tanto di quel materiale di qualità che è già difficile per un progetto commerciale pensare di poter fare di meglio, figurarsi per un ulteriore realtà gratuita ma donation-based. Spingere l’internauta ad aprire un account Paypal, metterci dentro 20-30 euro e donarli ai 3-4 artisti che gli sono maggiormente piaciuti significherebbe che questi ultimi abbiano prodotto qualcosa di qualitativamente molto superiore a ciò che da anni offre la scena netlabel, il che mi sembra obiettivamente difficile visto lo straripante talento di alcuni artisti. In più, la pigrizia indotta dalla cultura del peer-2-peer è talmente radicata in noi da portare a padadossi come quello successo mesi fa ai Radiohead: nonostante, infatti, fosse possibile scaricare il loro album “In Rainbow” dal loro sito anche donando 0 sterline, la gente ha preferito scaricarlo più comodamente tramite un simpatico torrent apparso su The Pirate Bay, semplicemente perché la procedura era più semplice (non c’era bisogno di fare un account, attendere l’email di conferma etc).

A mio modesto parere, questo vuol dire che ormai si devono cominciare a cercare i guadagni “intorno al contenuto” e non “grazie al contenuto”, musicale o culturale che esso sia. Proporre un contenuto musicale  di qualità gratuitamente, non significa fare beneficenza, ma significa creare una base d’utenza che è già in confidenza con il tuo prodotto e quindi è molto ben predisposta verso dei servizi/contenuti accessori che lo riguardino, come concerti, bonus tracks e quant’altro. Ed è proprio in questa direzione che si deve cercare il guadagno, pensare di fare soldi vendendo la musica è come pensare di vendere il ghiaccio tritato in strada quando ormai chiunque di noi ha il congelatore in casa.

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Il modello donation-based deve essere proposto, alcuni temerari ne faranno uso, ma non puo’ essere un modello di business, perché non è concepito per le masse. E’ e resterà soltanto uno dei tanti elementi cliccabili di una pagina web.

Se volete approfondire, vi segnalo un post che scrissi in passato sull’argomento: “Netlabels & Denaro: Quattro approcci differenti“.

Fonti:
Pilchard’s blog: http://blog.pilchard.org/2008/03/audiofoolz-netlabel-business-model.html

[eldino]


[IT/EN] Age of Empires II The Conquerors & Windows Vista

20/03/2008

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[Italiano]
Ho recentemente verificato che “Age of Empires II” con relativa espansione “The Conquerors” funziona tranquillamente con Windows Vista. A titolo informativo, il videogioco è stato installato con successo su un notebook Acer Extensa 5620, che ha le seguenti specifiche:

Processore: Intel® Core 2 Duo 1.5 GHz
Scheda Grafica: Intel® GMA X3100 Chipset
RAM: 1024 MB
Hard Disk: 80 GB
Schermo: 15.4″
OS: Windows Vista Basic

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[English]
I recently verified that Age of Empires II and its expansion called “The Conquerors” run flawlessly under Windows Vista! The install has been done on an Acer Extensa 5620 notebook, with the following specs:

CPU: Intel® Core 2 Duo 1.5 GHz
GFX Card: Intel® GMA X3100 Chipset
RAM: 1024 MB
Hard Disk: 80 GB
Display: 15.4″
OS: Windows Vista Basic

[eldino]


[IT] 850 Netlabels per meee, posson bastareee…

15/03/2008

850netlabels.jpg

Riporto, con un sentimento misto tra profonda paura e candido stupore, una piccola statistica postata da Simon C sul forum di Archive.org (insieme a Scene.org, il più grande “deposito online” di netlabel music) e poi riportata da embe su Netlabelism.

Secondo l’autore del post, vi sarebbero 850 netlabels in tutto (!!!), con un margine di crescita di 25 nuove netlabels al mese (!!), che uploadano dai 5 ai 10 “items” (singoli, EPs o albums) al giorno (!!!).

Già di per sè, questi numeri sono impressionanti, se poi ci aggiungiamo che sui server di Archive.org non sono hostate tutte le netlabels, perché alcune preferiscono il server FTP di Scene.org o preferiscono utilizzare il proprio spazio web….. a 1000 ci arriviamo? :) Ed io che ero rimasto a circa 600 netlabels… Tsk.

Fonti:
Post originale: http://www.archive.org/iathreads/post-view.php?id=182940
Netlabelism: http://www.netlabelism.net/node/273

[eldino]


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