[IT] Best Netlabels Picks #1: Panet (minimal techno), Microlabel (minimal techno), Tribetoolz (techno, techdub)

Luglio 8, 2008

In questa nuova fiammante serie di posts vi consiglierò le migliori releases di quelle netlabels che hanno un catalogo talmente piccolo o di qualità per lo più pessima (=bassissima percentuale di album decenti) da non avere diritto ad essere recensite ne “Le mie releases preferite in pillole“.

Questo primo post della serie è dedicato esclusivamente a musica da club!

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[IT] Netlabel for Dummies #6: DownThemAll ti scarica tutte le releases con un click!

Giugno 28, 2008

DownThemAll è una meravigliosa, stupefacente, indispensabile estensione per Mozilla Firefox che ti permette con un click di mettere in download tutti i file con una determinata estensione (rar, zip, mp3, ogg e via dicendo) linkati nella pagina che state visitando.

Per installare DownThemAll, partite da questa pagina e quando richiesto riavviate Firefox.
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[IT] Ekleipsi (Milano): dietro le quinte di una netlabel

Giugno 13, 2008

Sottopongo alla vostra attenzione un’interessante intervista ad Az, il deus ex-machina della netlabel milanese Ekleipsi, che ha curato anche la breve introduzione che precede il “domande & risposte”. Riporto il testo originale per intero, perché leggere un paragrafetto che faccia il punto della situazione non fa mai male (specie ai nuovi arrivati), anche se, se seguite questo blog, dovreste ormai sapere cos’è una netlabel :). In più, questo “backstage” rappresenta un’ottima integrazione al mio articolo in tre parti dal titolo “Come aprire una netlabel” (vedi: grafica pulita di sito e newsletter, releases pubblicate con regolarità, multidisciplinarità, copertine fatte a modo e non spasticamente…), che vi invito caldamente a leggere, e fornisce degli spunti molto molto interessanti.

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[IT] Le mie releases preferite in pillole #13: Embryo Recordings (space rock, industrial)

Giugno 1, 2008

La Embryo Recordings [1] ha in catalogo 23 releases che spaziano dall’apocalittico space-rock degli A Beautiful Machine (l’unica ragione per cui ho deciso di recensire questa netlabel :D ) al noise/industrial. La Embryo è ferma da parecchio tempo ormai e molte delle releases in mio possesso sembra non siano più disponibili sul sito (leggi come recuperarle qui); comunque sia, io spero che in futuro ripubblichi qualcosa di nuovo, perché è stata una delle prime netlabels a cui mi sono “affezionato” anni fa, ed è tuttora l’unica, correggetemi se sbaglio, ad avere della musica space-rock in catalogo (per giunta ottima!). Ma via di recensioni in pillole!

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[IT] Netlabels for Dummies #5: Come recuperare le releases scomparse dai cataloghi delle rispettive netlabels

Maggio 30, 2008

Spesso molte netlabels cancellano dai loro siti i links ai files di alcune releases e, così facendo, impediscono ai nuovi fan di poter avere il catalogo completo. Per fortuna, viene in nostro aiuto Internet Archive, una sterminata biblioteca di materiale audio/video/testuale distribuito con licenze libere come la Creative Commons e gratuitamente accessibile, che ha un’intera sezione dedicata proprio alle nostre amate Netlabels.

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[IT] Le mie releases preferite in pillole #12: Zeste (electronic)

Maggio 15, 2008

La Zeste [1] ha in catalogo 16 releases che coprono molti generi musicali differenti. Nel complesso non è niente di che, ma c’è qualche cosuccia da segnalare.

[ZST005] AA.VV. - OTONOM Krew Vol I

Si parte con una compilation di musica gabber. Questo genere è difficile da trovare nel mondo delle netlabels, per cui mi sembra doveroso segnalarlo. Il pezzo più simpatico è “Marioworld”, una revisitazione in chiave rave della colonna sonora di Super Mario World :) Voto: 3/5.

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[ZST007] Motenai & My Name Is Nobody - That Sign Was Made for You and Me
Se amate la musica in stile Aerotone, questo album fa per voi :) Elettronica minimale e cantato sognante :) Bello perché naif :) Voto: 5/5

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[ZST015] Arithmatou - Ambivalent
Questa release è la più bella dell’intero catalogo (almeno finora). Si tratta di musica idm/ambient di notevole fattura: vi sono degli alti e bassi qualitativi spaventosi, ma le traccie “Mega Rodriguez“, “Exactement Sous-Globe”, “Soundtram V8732″ e “Hybrid Digeridoo” meritano un ascolto. Il pezzo migliore in assoluto del disco è “Structure D’atoll“: un triste violino che suona su dei loop di batteria elettronica particolarmente grezzi e cattivi. Stupenda! Voto: 4/5 (album), 5/5 (”Structure D’atoll“).

Scarica (ZIP)

Links:
[1] Zeste: http://www.zeste.net


[EN] “How to start a netlabel”: my post is now available in English :-)

Maggio 12, 2008

Thanks to David, author of Envisioning Toad blog, who took care of translating the most important points of my post titled “Come aprire una netlabel“, we have english traslation of it now :-) Well, the original version (in italian) is a lot more verbose than the english one and it contains examples etc, but David’s traslation is good enough to be shared :

So, if you don’t use to check all the comments that flow in the dark (bottom) side of this blog, this sum up is for you :-

Part 1:
Italian: http://eldino.wordpress.com/2008/04/06/it-come-aprire-una-netlabel-parte-13/
English: http://blog.barefootmelt.com/?p=3

Part 2:

Italian: http://eldino.wordpress.com/2008/04/07/it-come-aprire-una-netlabel-parte-23/
English: http://blog.barefootmelt.com/?p=5

Part 3:
Italian: http://eldino.wordpress.com/2008/04/08/it-come-aprire-una-netlabel-parte-33/
English: http://blog.barefootmelt.com/?p=7

Thank you David for your work ;-)

[eldino]


[EN/IT] Kahvi v3 coming out 16th May! / Kahvi v3 arriva il 16 Maggio!

Maggio 11, 2008

English:

[...] Kahvi v3 will include an entirely new design and layout and is aimed at listening to the music, leaving comments and interactivity. Kahvi.org has undergone an entire re-write and v3 will now include an database driven engine! Check out the new site on Friday the 16th of May. -4T

Yes, you read well :) The unstoppable 4T, the deus ex-machina of the great ambient netlabel Kahvi (I reviewed all its best releases in this post) has announced a total redesign of the site, that in the era of Web 2.0 looks really oldskool and a bit confusing to me hehe :) So, after Thinner, another great netlabels goes for the redesigning way and i’m happy for this decision, because it means their admins are still spending their free time into their projects, after years since debut. Good job, dudes :)

Source:
http://www.traxernews.net/

Italiano:

[...] Kahvi versione 3.0 includerà un design e un layout totalmente nuovi, che contribuiranno all’ascolto della musica favorendo la pubblicazione di commenti e l’interattività. Kavhi.org ha subito una completa riscrittura e la versione 3.0 avrà persino un database! Collegatevi al nostro nuovo sito nella giornata di Venerdì 16 Maggio. -4T

Sì, avete letto bene :) 4T, il creatore dell’ottima netlabel ambient Kahvi (di cui ho recensito le migliori releases nel seguente post-fiume) ha annunciato un totale redesign del sito, che nell’era del Web 2.0 mi sembra parecchio oldskool e leggermente confusionario hehe :) Così, dopo la Thinner, un’altra grande netlabel intraprende la via del redesign e ciò mi rende felice, perché significa che i loro creatori non hanno perso l’originario entusiasmo per le loro creature, ma continuano ad investirci sopra tempo ed energie :) E in una scena netaudio in cui, per ogni 10 netlabels che nascono, ne muore 1 a causa della perdita di entusiasmo da parte dei “genitori”, beh.. questa notizia è un bella notizia :) Siete grandi, ragazzi :)

Fonte:
http://www.traxernews.net/

[eldino]


[IT] Riflessioni in compresse deglutibili: La scena netlabel e gli approfondimenti

Maggio 9, 2008

Ciò che da sempre mi chiedo, senza ottenere risposta, è come mai su 1000+ blogs o portali nel mondo che parlano di musica libera e di netlabels, siano davvero in pochi quelli che dedicano saltuariamente dei post all’approfondimento. L’unico che si dedica solo a questo, che io sappia, è Thinnerism, curato dalla crew della Thinner e scritto dai “pro” per i “pro”. La maggior parte degli altri blogs pubblica, anche con fastidioso ardore (= 20 nuovi post al giorno), segnalazioni di nuove releases con copertina in bella vista e copia&incolla della descrizione dal sito. Ci vuole anche questo, per carità, in fondo si parla di musica non di letteratura o di metodologie agricole innovative per terreni aridi. Però, non capisco perché ci sia -solo- questo.

E’ come comprare la rivista “Mucchio Selvaggio” in edicola e trovarci 100 pagine di recensioni di dischi, alternate solo da pubblicità pseudo-fashion. Sarebbe una bella rottura di palle un magazine così, non trovate? Cioè le recensioni ci stanno tutte, ci vogliono, ma non esclusivamente quelle! Diamo spazio anche a dossier, interviste, articoli un attimo più di spessore. Si parla sempre di musica, ma in un’ottica un tantino più stimolante, più votata all’arricchimento.

Ecco, ciò che nei magazine di musica non-libera è una realtà assodata, nella blogosfera sulla musica libera è rara come un politico italiano con lo stipendio da operaio. Dal canto mio, su questo blog cercherò di approfondire il più possibile e di indirizzare i neofiti verso l’apprendimento dei principi e degli ideali che stanno alla base della scena netlabel, principi nella cui rivoluzionarietà io stesso credo fermamente.

Le recensioni, spesso in pillole perché ognuno di noi ha un gusto diverso, continueranno, ovviamente, perché ho ancora tanta roba da proporvi, ma non ci sarà un’inutile sovrabbondanza di offerta come sul resto dei blogs analoghi al mio. Ambisco alla qualità, non alla quantità.

[eldino]


[IT] Netlabels for Dummies #4: La scena netlabel come tassello mancante nel processo di separazione tra musica e supporto fisico?

Maggio 1, 2008

I pochi che hanno avuto occasione di seguire dall’inizio il mio talk a Firenze lo scorso Ottobre, forse ricorderanno che iniziai la mia panoramica sulla scena netlabel con una veloce introduzione dello scenario della fruizione musicale in chiave cronologica, ovvero come avveniva in passato, come avviene attualmente e come, credo, avverrà in futuro.

Putroppo, per questioni di tempo e di priorità di pubblicazione, prima d’ora non ero riuscito a trovare il tempo necessario per trattare per sommi capi l’argomento, che secondo me presenta numerosi e interessanti spunti di riflessione per chi, tra di voi, si sta da poco interessando alla scena netlabel.

Prima di iniziare, premetto che questo post non è esattamente definibile come “esaustivo” e non di avvicina neanche lontanamente all’articolato discorso che tenni oralmente in quel di Firenze. Ma penso che gli input necessari per inquadrare le netlabels in una certa ottica ci siano tutti :)

Iniziamo. Se come me, siete nati nell’epoca dei vinili e delle cassette, e se i vostri primi ascolti presupponevano il sorbirsi di un continuo fruscio o di un caratteristico “clack” alla fine della riproduzione di uno dei due lati del nastro (col conseguente sbattimento di interrompere ciò che si stava facendo per rigirare la musicassetta), sapete quanto me che fino all’avvento dell’mp3 (come concetto più che come formato audio), la musica era legata al supporto con cui veniva distribuita sul mercato (vinile, musicassetta, cd) o su cui veniva amatorialmente registrata e/o copiata (musicassetta, cd). E quando parlo di passato, cari lettori più giovani, non mi riferisco all’Età del Ferro, ma a poco prima del boom dell’Età dell’ADSL e dell’Età di Youtube, quando cioè si navigava (spendendo molti €€€/ora) a 28.8 o 56 kbit/s e quando il “peer2peer” era dato dalla concatenazione delle stringhe: “Napster” (o “WinMX” poco dopo) + “ore di attesa prima di iniziare il download” + “20-30 minuti circa per scaricare una canzone di 4 MB” + “se salta la corrente o la connessione devo ricominciare il download daccapo”.

Con l’avvento delle connessioni a banda larga e il proliferare della musica “pirata” nei networks di scambio e nei nostri hard disks, si è raggiunta una fase ibrida, ovvero di convivenza tra la musica distribuita su supporto fisico e quella scaricata sottoforma di bits. Sono nati dei nuovi dispositivi appositamente concepiti per ascoltare questi bits e l’iPod della Apple ha definitivamente preso il posto che fino a poco tempo prima apparteneva al Walkman della Sony nell’immaginario collettivo. Personalmente possiedo entrambi e devo dire che preferisco il primo, se non altro pesa di meno e contiene una quantità notevolmente più grande di brani, talmente grande da essere impensabile fino a solo pochi anni fa. Il Walkman, comunque, mantiene il suo fascino retrò :) Ma non divaghiamo.

Dopo alcuni anni in cui scaricare mp3 da internet faceva rima con “illegale”, sono comparsi i primi negozi di musica online, come l’iTunes Store ed eMusic (per citare quelli di maggior successo), che introducevano per primi il download legale di musica da Internet, previo pagamento e previo condimento dei files con salse al DRM (Digital Rights Management). Alcuni consumatori hanno accolto benevolmente la novità, daltronde è un qualcosa di molto comodo poter avere a portata di click tutti gli album desiderati, ma nonostante il loro crescente successo di pubblico, rappresentano tuttora una nicchia: non di mercato, ma di pensiero. Tuttora pagare 10€ (il costo di un album sull’iTunes Store) per un qualcosa di “intangibile” è per i più un acquisto impensabile. Si è, volenti o nolenti, ancora legati all’oggetto-cd, pur se magari lo si converte in mp3 10 minuti dopo averlo acquistato. Penso sia un fatto di mentalità principalmente… e di abitudine, ma a prescindere dalla causa, questo inconscio legame col passato ha spinto lo sviluppo del sistema musica-fruizione verso un vicolo cieco, verso un limbo. Ed è proprio per uscire da questa situazione di stallo che, ritengo, possa essere determinante l’apporto della scena netlabel e, in generale, della musica libera.

Entrambe sono delle realtà figlie della Rete, dell’intangibilità per antonomasia. Sia una netlabel release che un album scaricato da Jamendo non hanno, il più delle volte, una forma fisica, un’esistenza al di là di quegli mp3s che vediamo sparpagliati nelle nostre cartelline digitali, o se la hanno, esiste come conseguenza della diffusione della sua forma digitale (pensiamo, ad esempio, a quanti gruppi arrivano a stampare un vinile con 1-2 traccie dopo essersi fatti conoscere distribuendo gratuitamente la propria musica in mp3). Ciò significa che, il familiarizzare a costo zero con la musica libera potrebbe aiutarci a digerire meglio l’intangibilità della musica del prossimo futuro, potrebbe aiutarci nel compiere il salto dal supporto fisico al formato digitale, potrebbe rappresentare, alla fine della fiera, il tassello mancante del titolo di questo post.

Ma cosa ci riserva il futuro? Io ho azzardato un’ipotesi, che vedete sintetizzata nell’immagine in basso. Penso che dopo questo periodo di transizione, quando ormai la musica sarà solo digitale, si avrà o si cercherà di avere la delocalizzazione del nostro archivio musicale: dalle nostre tasche all’etere. La nostra musica, infatti, non sarà più sulla memoria del nostro iPod ma sarà su un enorme disco rigido a casa nostra, a cui noi, Homo Sapiens Always Connected, accederemo a banda larga usando le reti wireless presenti ovunque intorno a noi. In sostanza si parla di streaming, ma con un’accezione più personale e personalizzata.

E’ soltanto una visione, ma forse non tanto irreale: capita solo a me di vedere gente che usa Youtube come il jukebox delle proprie giornate?

[eldino]


[IT] La chiusura della netlabel tedesca 1bit Wonder e qualche ulteriore appunto della serie “Come aprire una netlabel”

Aprile 28, 2008

Innanzitutto, se ancora non avete letto il mio corposo articolo in 3 parti sull’argomento “Come aprire una netlabel“, potete rimediare cliccando qui.

Se non conoscete o non avete mai ascoltato il catalogo della 1bit Wonder, magari perché siete relativamente nuovi nella scena netlabel, questa è una buona occasione per scaricarlo tutto, fintanto che è ancora online.

La 1bit Wonder è una netlabel che ha iniziato la sua attività di condivisione e distribuzione di buona musica libera nel recente 2005, contraddistinguendosi subito per una buona cura dei dettagli della propria musica e di ciò che gli gravita intorno. Non ha un genere musicale predefinito, ma sguazza allegramente in più sottogeneri dell’elettronica (ambient, IDM, downtempo..), pur sforzandosi di mantenere una linea qualitativa medio-alta. Tra gli artisti più talentuosi del suo catalogo, cito volentieri: Latex Distortion ([1bit_001] Dis is to late EP, [1bit_018] Shitprickpop), Nicorola ([1bit_003] Bitstick EP) e Endlos ([1bit_021] Das musste ja so kommen…, [1bit_028] Kein Grund zufrieden…).

Nonostante il notevole apprezzamento da parte dei netlabers tedeschi (sia fans che organi di informazione), la 1bit Wonder ha deciso di chiudere i battenti, dandoci un ultimo saluto con la pubblicazione della release #32, uscita a fine marzo 2008. Non sono riuscito a sapere molto di più di quanto non reciti l’annuncio in homepage, che riporto di seguito:

_1bit #032 by Latex Distortion and Gary West will be our last release. Too many other projects have been consuming our time lately, so instead of doing things half-heartedly we decided to quit when it’s best. Thanks for three wonderful years full of love and great music! Our site will remain active for a while and may still serve you as an archive.

Traduzione: _1bit #032 a cura di Latex Distortion e Gary West sarà la nostra ultima release. Troppi altri progetti hanno richiesto il nostro tempo di recente, perciò, invece di fare le cose a metà, abbiamo deciso di smettere fin quando siamo in vetta. Grazie per questi meravigliosi tre anni pieni di amore e grande musica. Il nostro sito rimarrà online per qualche tempo e potrebbe esservi utile come archivio.

Non si sono sbilanciati moltissimo :)

Per fortuna, a riprova del profondo consenso che questa netlabel ha saputo crearsi nel tempo presso i cuori dei suoi fans, è intervenuto il blog Thinnerism, con un post-intervista estremamente interessante, che vale la pena leggere a prescindere dalla notizia in sè.

Thinnerism è la migliore risorsa neo-giornalistica sul netlabels & musica 2.0 in chiave “pro”, e non lo nascondo, anche la mia favorita. Non pubblicava un post nuovo da quasi 6 mesi, ama farsi desiderare :) Avevo già parlato di questo sublime blog, in toni anche troppo estatici, qui (in inglese).

Per chi non mastica la lingua di Benny Hill, posso sinteticamente dire che Thinnerism gestisce una serie di posts dal titolo “Netlabel who care” (tradotto: Netlabel che contano), che vista la prematura scoparsa dell’interessata, si è trasformata per l’occasione in “Netlabel who care(d)” (tradotto: Netlabel che contavano). Se dopo sei mesi di silenzio, i tipi di Thinnerism si sono scomodati per parlare della 1bit Wonder, un motivo ci sarà :)

Per l’occasione hanno addirittura tirato fuori dal cappello un’interessantissima intervista a Steffen Bennemann e Mirko Schmidt (Dj Mirsch), i due fautori del progetto, che oltre a darci qualche notizia in più sulla loro creatura, forniscono degli spunti di elevata caratura sulla scena netlabel in generale e confermano in toto ciò che ho scritto in merito a “Come aprire una netlabel“. Ho deciso, per cui, di riportarne alcuni estratti, da usare a mo’ di “appendice d’Autore” delle mie parole.

The main reason for doing our own Netlabel was that we had quite a lot of good music around. Through my activities as a DJ I got to know a lot of people who make music - and as I felt that other people should hear this stuff, I was ready to start a new platform for it. Mirsch was one of these producers with many good tracks on his hard drive that never got released. When I told him what I was planning to start, he was on fire immediately.

Traduzione: “La principale ragione che ci spinse ad aprire una netlabel fu il fatto di avere un sacco di musica a disposizione. Tramite la mia attività di DJ avevo conosciuto molti musicisti e volendo far ascoltare la loro musica ad altra gente, decisi di inaugurare una nuova piattaforma appositamente per questo scopo. Mirsch era uno di questi produttori con tante buone traccie sul suo hard disk che non erano mai state pubblicate. Quando gli spiegai cosa avevo intenzione di fare, si esaltò immediatamente.

E se ricordate le primissime righe della parte1/3 del mio articolo, non troverete che conferme nelle parole di Steffen :)

Since their first release in February 2005, 1bit Wonder was among the most active Netlabels putting forth a continuous flux on average of 10 releases a year provided by musicians from the Leipzig area such as Kiorda Däkin, Frank Molder, Sven Tasnadi or Kultobjekt. Recruiting their own artists served as a vital factor for a labels integrity.

Traduzione: “Fin dalla prima release, pubblicata nel febbraio 2005, 1bit Wonder è stata una delle più attive netlabels, fornendo fino ad un massimo di 10 releases all’anno, releases a cura di musicisti dell’area di Leipzig (nota: città tedesca) come Kiorda Däkin, Frank Molder, Sven Tasnadi o Kultobjekt. Il recrutare da sè i propri artisti è stato un fattore vitale per l’integrità dell’etichetta.

Puro Vangelo :) Dare un senso di ristrettezza geografica ad una parte del catalogo può trasformare una netlabel in una nuova forma di mecenatismo locale, proiettato però sul mercato globale. Avendo a dispozione una netlabel, si può ambire a puntare i riflettori (musicalmente parlando) sulla propria realtà e sulle band che ne animano l’underground, e che magari altrimenti non otterrebbero neanche un decimo della visibilità datagli dal forte interesse che gravita intorno al netaudio.

In sostanza, Steffen sintetizza uno dei tanti dettagli sul mondo delle netlabels che ai più sfuggono, essendo troppo impegnati a pubblicare giornalmente nuovo letame zippato in preda ad un entusiasmo mistico e cieco.

Steffen [...] also works as a resident DJ in the local “Distillery”, a nightclub which enjoys nationwide fame and makes it the ideal playground to test the new and upcoming 1bit Wonder releases and to make contact with new musical talent

Traduzione: “Steffen lavora come dj resident al Distillery, una discoteca locale (nota: di Leipzig), che rappresenta l’ambiente ideale in cui testare le nuove releases e in cui entrare in contatto con nuovi talenti musicali

Vero. In Germania, come più volte ho detto in radio, è da anni ormai che si usa mixare, senza particolari problemi, dischi commerciali, vinili e releases di netlabels. Anzi, vi dirò di più: vista l’alta qualità di certo materiale, specialmente in ambito techno e minimal techno, sono spesso le netlabels ad indicare la “direzione” ai dj/produttori commerciali, e non il contrario! Affascinante!

I guess the Netlabel scene has proven itself as fertile growing ground for good music and young talents, especially in electronic styles. A lot of the younger now-established artists - some of our own artists being among those - have made their first public steps with Netlabel releases.

Traduzione: “Penso che la scena netlabel abbia dimostrato di essere un terreno fertile per la buona musica e giovani talenti, specialmente per quanto riguarda l’elettronica. Molti artisti che adesso sono sotto contratto - inclusi alcuni dei nostri artisti - hanno compiuto i loro primi passi in pubblico con le releases!

E per finire, un punto su cui mi sento di dissentire parzialmente:

The Netlabel scene has seen quite some development over the last decade - but with its lacking barriers for production and publication it will probably never achieve working mechanisms for quality self selection. These lacking barriers are bliss and fate for the scene at the same time - it ensures constant new input, but seen as a whole, we have a permanent input overflow within the system. That’s why the scene will never reach the general public, it will always remain marginal.

Traduzione: “La scena netlabel si è notevolmente sviluppata nell’ultima decade ma con la sua mancanza di barriere riguardo la produzione e la pubblicazione dei contenuti, probabilmente non otterrà mai dei meccanismi efficienti di auto-selezione qualitativa. Queste barriere mancanti sono positive e negative allo stesso tempo: assicurano l’arrivo costante di nuovo materiale, ma visto in generale, abbiamo un overflow permanete all’interno del sistema. Ecco perché la scena non raggiungerà mai il grande pubblico, ma rimarrà sempre marginale.”

Sulla prima parte di ques’ultimo estratto, niente da aggiungere, è ciò che sostengo fermamente io fin dall’inizio di questo blog: la maggior parte delle netlabels (fortunatamente non tutte!) non hanno criteri di selezione ferrei del materiale da pubblicare, non lo filtrano, per cui la qualità dei loro cataloghi è tristemente altalenante. E’ vero che l’assenza di suddette barriere o meccanismi che dir si voglia favoriscono un costante afflusso di demotapes, ma è altrettanto vero che l’80% di questi sono ignobili, il che equivale a dire che se non esistessero, non cambierebbe nulla, anzi sarebbe meglio (meno confusione etc).

Sulla seconda parte mi permetto di essere in disaccordo. La scena netlabel può diventare visibile almeno quanto lo sono le etichette indipendenti, perché ne ha le caratteristiche salienti e in più porta con sè una ventata di novità artistiche e stilistiche che non possono che far bene al mercato. Il problema, semmai, risiede nell’anti-cultura musicale e dell’anti-educazione culturale dei più, che è dura da sconfiggere nonostante chiunque di noi abbia il mondo a portata di browser, specialmente in Italia. In questo, una corretta ed esauriente informazione può aiutare (sono qui apposta), ma anche una buona dose di passaparola non sarebbe male :)

In più, abbiamo bisogno di più eventi che parlino di netlabels, più spazi che ne facciano udire la qualità, più persone mosse dalla mia stessa passione che si adoperino allo scopo, come anni fa fecero i primi linuxiani (con i Linux Day etc e i risultati si vedono).

Insomma, diamoci da fare :)

Approfondimenti:
Articolo originale su Thinnerism (in inglese).

[eldino]


[IT] Every day is a free music day!

Aprile 16, 2008

Mi svesto per un attimo dalla mia usuale veste di seriosa professionalità e mi lascio andare ad una piccola considerazione che mi è venuta in mente mentre camminavo verso casa con l’iPod nelle orecchie (ascoltando il catalogo della netlabel Zeste, per i curiosi ;-P).

Con frequenza e costanza, mi capita che alcuni miei amici o amiche mi richiedano compilations di musica di un determinato genere, del tipo: “Mi fai un cd-mp3 di musica drum&bass che me lo ascolto in macchina?“. Niente di strano, penso capiti a tutti quelli che ascoltano e posseggono tanta musica. Ciò che mi ha fatto riflettere e a cui sinceramente non avevo mai fatto caso, è che su questi cd masterizzo solo mp3 di musica libera, pur non ascoltando solo quella.

Sull’ultima compilation drum&bass che ho fatto, ad esempio, invece di spiattellarci tutta la discografia di Pendulum, ho messo tutte o quasi le traccie con Classifica = “5/5 Stelle” e Genere = “Drum & Bass” o “Breakbeat” presenti nella mia playlist “Musica Libera” di iTunes. O ancora: sull’ultimo cd dub/techdub che ho fatto per un’amica danzereccia, ho masterizzato il meglio (a mio gusto) di 4-5 netlabels del settore.

Al di là del fatto che in tutti questi anni non c’avevo mai fatto caso (il che prova come incosciamente o quasi ritenga la musica libera esattamente di qualità pari, se non migliore, della musica commerciale), ma ciò che mi ha ulteriormente colpito è che i destinatari di suddette compilation hanno gradito e continuano a gradire alquanto, ascoltando e riascoltando le mie selezioni, commentandomi i brani più belli, richiedendomi altre compilations o facendomi periodicamente domande del tipo: “Ma i Tang Kai hanno fatto un nuovo album o ancora niente?“.

Pur non essendo questi/e miei amici/che particolarmente musicofili/e nè curiosi/e, apprezzano senza sforzo la musica libera che gli propongo in sostituzione della musica commerciale. E’ un po’ come installare ad uno zio vetusto una copia di OpenOffice invece che Microsoft Office come da lui richiesto e vederlo capace di usarlo senza intoppi.

E’ davvero una soddisfazione :)

Il prossimo step che intraprenderò (presumibilmente quest’estate, se le mie limitatissime risorse finanziarie me lo permetteranno ;-P) è quello di comprare e montare un’autoradio entry-level con porta USB nella mia stupenda Fiat 600 (altro che Smart fighette di plastica!!), collegarci una pendrive da 2 GB ripiena di musica libera e fare ascoltare un po’ di pezzi in giro. Ovviamente la compro principalmente per il mio personale sollazzo, ma ammetto di essere alquanto curioso di vedere le reazioni della gente che mi capiterà di ospitare sugli altri sedili per dei brevi o lunghi tratti… :-)

La morale del post è: adotta anche tu la musica libera nella tua quotidianità :)

[eldino]