[IT] “il blog di eldino” compie 1 anno :)

Giugno 19, 2008

E’ passato già un anno dal primo, infantile, post di questo blog…uff!… ma sembra ieri :)

Se finora mi avete seguito, continuate a farlo! In testa mi ronzano tantissime cose che devo assolutamente condividere con voi (mi riferisco soprattutto agli appassionati di netlabels e musica 2.0…) e man mano, nel corso dei prossimi mesi, cercherò di esporle nella forma più professionale ed esaustiva possibile.

Dopo un anno di posts non sono scemate in me nè la voglia di scrivere nè la voglia di condividere conoscenza, anzi, semmai è avvenuto l’esatto contrario!

E’ ferma in me la convizione che le netlabels e la musica libera debbano aumentare la loro audience in Italia, così come sia necessaria una rivoluzione del mercato discografico tradizionale. Ma prima di far ciò, bisogna diffondere la conoscenza, che è l’unica arma che abbiamo contro il disinteresse dell’uomo della strada verso la Cultura, anche quando gratuita o a basso prezzo. Da parte mia, vi prometto articoli chiari e completi, e segnalazioni musicali di indubbio valore.

Tanta, troppa musica gratuita e legale, principalmente per questioni di tempo, non ha ancora trovato il giusto spazio su queste pagine, ma deve poterlo fare in tempi brevi, e in questo senso è indirizzato il mio profondo impegno.

Molte netlabels, bands, artisti, djs, remixers etc che distribuiscono i loro lavori con metodologie moderne e innovative, devono ottenere la giusta visibilità e devono arrivare al cuore (e alle cuffie) di chi è ancora capace di emozionarsi con una bella canzone.

Il resto lo lasciamo agli altri blogs e ai vetusti magazines di settore :-) Continuate a seguirmi :-)


[IT] Organizziamo un P2P.Day (Giornata Di Scambio Di Contenuti Digitali)?

Maggio 27, 2008

L’idea è semplice: organizzare un P2P.Day, ovvero una Giornata di Scambio di Contenuti Digitali. Come funziona? E’ presto detto. Si cerca un locale abbastanza grande, con degli spaziosi tavoli e delle ciabatte ben distribuite, e si invita la gente ad intervenire dotati di almeno 1 portatile, 1 hard disk esterno e un tot minimo di materiale digitale da condividere (tutte queste informazioni vengono chiaramente riportate sul flyer). In più si chiede agli interessati di pagare una piccola quota di partecipazione che andrà a coprire i costi dell’affitto del locale e della stampa dei flyer. Al costo di una birra media alla spina, ti porti a casa abbondanti quantità di cultura… non mi sembra un cattivo affare :-)

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[IT] Alessio Bertallot djset @ SGL Carbon, Ascoli Piceno - 01/05/2008: resoconto della serata.

Maggio 2, 2008

Nella mia piccola e sonnolente città di provincia non succede mai niente che sia degno di nota. I pochi, pochissimi eventi e concerti che per caso vengono svolti qua sono o di scarso interesse o avvengono in periodi d’esami o si pagano troppo o sono indirizzati ad un pubblico over 40. Ma ogni regola non è tale se non vi è un’eccezione, e suddetta eccezione è avvenuta stanotte.

Alessio Bertallot
è la mente e l’anima dietro il programma B-Side che va in onda da anni su Radio Deejay e che io seguo dal 1998, registrandone ogni puntata dal 2004 in formato mp3 (ho un computer+scheda audio esterna preposto esclusivamente allo scopo, e l’icona a forma della sua faccia nell’header di questo blog corrisponde ad un piccolo programmino per Mac che mi sono scritto per scaricarmi automaticamente la playlist della serata dal suo sito senza aprire il browser e ripetere all’infinito le stesse identiche sequenze di click). La tracklist di B-Side è composta da musica che non si sente solitamente altrove, almeno a livello di mass media nazionali; per quanto riguarda l’elettronica (ma non è l’unico macro-genere trattato!), vaga dai classici del trip-hop alle moderne tendenze della club-culture (grime, dubstep etc), senza tralasciare la drum & bass e il breakbeat, che alimentano l’ambito “momento ignorante” (cit.). Come dire, c’è n’è un po’ per tutti i gusti :)

La Provincia, insieme a svariati enti ed associazioni, promuove ogni anno una manifestazione dal titolo Saggi Paesaggi, nome che racchiude una serie di eventi di vario tipo e distribuiti in svariate locations. Tra gli eventi dell’edizione di quest’anno, stranamente, è stato inserito un djset di Alessio Bertallot. La cosa strana non è la sua presenza, perché venne anche l’anno scorso per un djset a Porto D’Ascoli (un po’ fuori mano per me per cui non andai), ma è il fatto che lo facciano suonare ad Ascoli che mi sorprende :) Io, nonostante non vada matto per i djsets (yawn!) e nonostante non sia un tipo danzereccio, non potevo mancare, anche perché quando mi sarebbe ricapitato di vederlo dal vivo a costo zero e non all’interno di una claustrofobica discoteca? Mai! E poi, divoro settimanalmente quantità spasmodiche di musica nuova di ogni genere, se seguite questo blog lo sapete, per cui una bella selezione “alla B-Side” non potevo perdermela di certo :)

Il djset doveva iniziare alle 22, ma tra un check ed un altro è iniziato poco prima della 23 ed è terminato verso le 2.30. L’evento si è tenuto in uno dei capannoni della SGL Carbon (una famosa industria situata nel cuore di Ascoli Piceno); suddetto capannone, per l’occasione, è stato addobbato a festa, un po’ sullo stile dei compleanni di 18 anni (sedie ai lati, bancone con le bibite, una consolle, un po’ di luci), e piantonato qua e là da addetti alla security.

Il dj Bertallot era accompagnato da dj Fiore e la sua attrezzatura (da quanto ho potuto vedere) consisteva in: due cdeejay Pioneer, due giradischi, un microfono wireless e un Macbook Pro con la mela posteriore coperta da una antiestetica ed enorme X di nastro isolante nero.

Il pubblico presente in sala non era certamente numeroso nè tantomeno omogeneo. I giovani erano pochi e i 30-35enni abbondavano. Alessio ha iniziato il set con della musica elettronica tranquilla, un misto di synth acidi e beat hip-hop. La gente era un po’ spaesata e lontana dalla consolle, l’atmosfera era fredda e piatta, e si percepiva tangibilmente il distacco tra pubblico e dj. Pezzi di questa fase da segnalare: un remix di Dizzee Rascal.

Dopo una ventina di minuti, la serata ha virato verso il funk (su richiestra del pubblico), ma nonostante il groove trascinante dei pezzi, la situazione non si è smossa parecchio, anche se alcuni gruppetti di persone si sono avvicinati al palco e hanno iniziato a muoversi a tempo di musica.

Dopo il funk, è stato il turno della “cassa in quattro” (cit.): house e techno potenti l’hanno fatta da padroni e i subwoofer hanno resistito con fatica all’urto devastante di cassa e basso distanti solo pochi Hz in frequenza. Davvero dei pezzi potenti, delle locomotive sonore. Pezzi di questa fase da segnalare: un remix dei Chemical Brothers.

Infine, è arrivata l’Apocalisse: drum & bass e breakbeat a palla! Quando il ritmo ha toccato i 170BPM, i pochi che c’erano sono impazziti e hanno iniziato a darci dentro :) Forse perchè dalle nostre parti più della dance commerciale e della tribal house tamarra non si trova, e allora la drum & bass chissà cosa è sembrata.. o forse per qualche altro motivo, ma fatto stà che il pubblico ha gradito parecchio :) Pezzi di questa fase da segnalare: un remix di “Smack My Bitch Up” dei Prodigy (un evergreen insomma :D).

Il tutto si è concluso con il timbro acquatico di Burial mentre gli addetti del service smontavano casse e ammenicoli vari. Tutti parlano di ’sto Burial, persino B-Side lo suona, ma io tuttora non ci trovo davvero niente di interessante. Ha fatto due album, che tranne 2 pezzi, sono di una noia abissale (è una mia opinione eh! non linciatemi :D).

Alessio mi è sembrato un ragazzo molto a modo e dal fare gentile e disponibile, assolutamente non snob come molti altri nel suo campo, e forse per questo suo aspetto caratteriale mi è apparso un po’ dispiaciuto dalla risposta del pubblico locale, abbastanza tiepida. Penso che su 60-70 persone intervenute, solo 3-4 avessero una vaga idea di chi c’era alla consolle, mentre tutti gli altri sembravano essere venuti soltanto per le parole “festa” e “partecipazione gratuita” presenti sui volantini e sui manifesti, sui quali, tra l’altro, vi era soltanto scritto un laconico “22.00 FESTA con Dj Alessio Bertallot“, come se fosse un dj-ucolo di quartiere o da feste di compleanno. Segnalare a grandi lettere la sua appartenza al rooster di Radio Deejay sarebbe stato più invitante per la massa.

Ad ogni modo, io sono andato perchè lo conoscevo e perciò ho seguito il tutto con molta attenzione, col piglio dell’ascoltatore, e mi è piaciuto :)

[eldino]


[IT] Netlabels for Dummies #4: La scena netlabel come tassello mancante nel processo di separazione tra musica e supporto fisico?

Maggio 1, 2008

I pochi che hanno avuto occasione di seguire dall’inizio il mio talk a Firenze lo scorso Ottobre, forse ricorderanno che iniziai la mia panoramica sulla scena netlabel con una veloce introduzione dello scenario della fruizione musicale in chiave cronologica, ovvero come avveniva in passato, come avviene attualmente e come, credo, avverrà in futuro.

Putroppo, per questioni di tempo e di priorità di pubblicazione, prima d’ora non ero riuscito a trovare il tempo necessario per trattare per sommi capi l’argomento, che secondo me presenta numerosi e interessanti spunti di riflessione per chi, tra di voi, si sta da poco interessando alla scena netlabel.

Prima di iniziare, premetto che questo post non è esattamente definibile come “esaustivo” e non di avvicina neanche lontanamente all’articolato discorso che tenni oralmente in quel di Firenze. Ma penso che gli input necessari per inquadrare le netlabels in una certa ottica ci siano tutti :)

Iniziamo. Se come me, siete nati nell’epoca dei vinili e delle cassette, e se i vostri primi ascolti presupponevano il sorbirsi di un continuo fruscio o di un caratteristico “clack” alla fine della riproduzione di uno dei due lati del nastro (col conseguente sbattimento di interrompere ciò che si stava facendo per rigirare la musicassetta), sapete quanto me che fino all’avvento dell’mp3 (come concetto più che come formato audio), la musica era legata al supporto con cui veniva distribuita sul mercato (vinile, musicassetta, cd) o su cui veniva amatorialmente registrata e/o copiata (musicassetta, cd). E quando parlo di passato, cari lettori più giovani, non mi riferisco all’Età del Ferro, ma a poco prima del boom dell’Età dell’ADSL e dell’Età di Youtube, quando cioè si navigava (spendendo molti €€€/ora) a 28.8 o 56 kbit/s e quando il “peer2peer” era dato dalla concatenazione delle stringhe: “Napster” (o “WinMX” poco dopo) + “ore di attesa prima di iniziare il download” + “20-30 minuti circa per scaricare una canzone di 4 MB” + “se salta la corrente o la connessione devo ricominciare il download daccapo”.

Con l’avvento delle connessioni a banda larga e il proliferare della musica “pirata” nei networks di scambio e nei nostri hard disks, si è raggiunta una fase ibrida, ovvero di convivenza tra la musica distribuita su supporto fisico e quella scaricata sottoforma di bits. Sono nati dei nuovi dispositivi appositamente concepiti per ascoltare questi bits e l’iPod della Apple ha definitivamente preso il posto che fino a poco tempo prima apparteneva al Walkman della Sony nell’immaginario collettivo. Personalmente possiedo entrambi e devo dire che preferisco il primo, se non altro pesa di meno e contiene una quantità notevolmente più grande di brani, talmente grande da essere impensabile fino a solo pochi anni fa. Il Walkman, comunque, mantiene il suo fascino retrò :) Ma non divaghiamo.

Dopo alcuni anni in cui scaricare mp3 da internet faceva rima con “illegale”, sono comparsi i primi negozi di musica online, come l’iTunes Store ed eMusic (per citare quelli di maggior successo), che introducevano per primi il download legale di musica da Internet, previo pagamento e previo condimento dei files con salse al DRM (Digital Rights Management). Alcuni consumatori hanno accolto benevolmente la novità, daltronde è un qualcosa di molto comodo poter avere a portata di click tutti gli album desiderati, ma nonostante il loro crescente successo di pubblico, rappresentano tuttora una nicchia: non di mercato, ma di pensiero. Tuttora pagare 10€ (il costo di un album sull’iTunes Store) per un qualcosa di “intangibile” è per i più un acquisto impensabile. Si è, volenti o nolenti, ancora legati all’oggetto-cd, pur se magari lo si converte in mp3 10 minuti dopo averlo acquistato. Penso sia un fatto di mentalità principalmente… e di abitudine, ma a prescindere dalla causa, questo inconscio legame col passato ha spinto lo sviluppo del sistema musica-fruizione verso un vicolo cieco, verso un limbo. Ed è proprio per uscire da questa situazione di stallo che, ritengo, possa essere determinante l’apporto della scena netlabel e, in generale, della musica libera.

Entrambe sono delle realtà figlie della Rete, dell’intangibilità per antonomasia. Sia una netlabel release che un album scaricato da Jamendo non hanno, il più delle volte, una forma fisica, un’esistenza al di là di quegli mp3s che vediamo sparpagliati nelle nostre cartelline digitali, o se la hanno, esiste come conseguenza della diffusione della sua forma digitale (pensiamo, ad esempio, a quanti gruppi arrivano a stampare un vinile con 1-2 traccie dopo essersi fatti conoscere distribuendo gratuitamente la propria musica in mp3). Ciò significa che, il familiarizzare a costo zero con la musica libera potrebbe aiutarci a digerire meglio l’intangibilità della musica del prossimo futuro, potrebbe aiutarci nel compiere il salto dal supporto fisico al formato digitale, potrebbe rappresentare, alla fine della fiera, il tassello mancante del titolo di questo post.

Ma cosa ci riserva il futuro? Io ho azzardato un’ipotesi, che vedete sintetizzata nell’immagine in basso. Penso che dopo questo periodo di transizione, quando ormai la musica sarà solo digitale, si avrà o si cercherà di avere la delocalizzazione del nostro archivio musicale: dalle nostre tasche all’etere. La nostra musica, infatti, non sarà più sulla memoria del nostro iPod ma sarà su un enorme disco rigido a casa nostra, a cui noi, Homo Sapiens Always Connected, accederemo a banda larga usando le reti wireless presenti ovunque intorno a noi. In sostanza si parla di streaming, ma con un’accezione più personale e personalizzata.

E’ soltanto una visione, ma forse non tanto irreale: capita solo a me di vedere gente che usa Youtube come il jukebox delle proprie giornate?

[eldino]


[IT] Riflessioni in Compresse Deglutibili: Comprare musica un tot al Gigabyte

Aprile 22, 2008

Una delle innumerevoli idee che mi frullano in testa è la seguente: vedere un giorno in vendita nei negozi la musica su hard disk esterni/memory card, un tot al Gigabyte. Pensate come sarebbe comodo, ad esempio, comprare un bel disco rigido esterno da 250 GB con tutta la musica Blues dagli anni 50 ad oggi, già bella digitalizzata, taggata, con testi e copertine, pronta per essere copiata sul vostro iPod con un semplice click. Quanto sarebbe comodo e poco ingombrante acquistare una soluzione di questo tipo piuttosto che sbattersi per recuperare che so.. 2000000 cd/vinili/musicassette? Il supporto, in questo caso, fungerebbe esclusivamente da supporto, mentre il valore dell’intera soluzione sarebbe rappresentato dal lavoro di recupero e digitalizzazione svolto per offrire tutto quel ben di Dio in maniera semplice, pratica, funzionale e quindi bella :)

Penso che il fatto di trovarsi a portata di mano tutto quel materiale in un singolo click possa davvero incrementare l’esperienza-musica, perché la doterebbe di quel senso di coerenza e completezza filologica, che nonostanze l’immensità del pianeta eDonkey, è tuttora difficile da raggiungere. Penso che sia impossibile anche per il downloader più accanito ed esperto ritrovare TUTTO il materiale blues o jazz o <inserisci genere musicale qui>, mentre se offerto a monte, ovvero da chi si occupa da sempre di distribuire la musica (= etichette discografiche), beh… un po’ più semplice lo è :)

La musica è un patrimonio culturale immenso e non penso di essere il solo in questo pianeta a sbavare solo all’idea che con 200-300-400 euro possa acquistare TUTTO il genere Blues o il genere Jazz, o il genere <inserisci genere musicale qui>. Sarebbe davvero la soluzione definitiva. A chi invece non sente la necessità di inquadrare la musica in chiave filologica e cronologica, si potrebbero proporre delle memory card (es. SD, Memory Stick etc), su cui salvare i singoli album in formato digitale: si potrebbe così ridurre sensibilmente l’ingombro della musica in casa e nei negozi (=notevole risparmio in costi di trasporto/gestione) e creare con investimento quasi-nullo (Made in China insegna…) appositi lettori hardware da integrare nel proprio impianto stereo “tradizionale”.

Spero che qualcuno con leggermente più potere industriale di me metta in atto questa idea. Sarebbe fantastico. Nell’attesa, mi accontento di spingervi a riflettere sulla vetustità dei supporti musicali attuali… :)

[eldino]


[IT] L’intervista radiofonica a Igort e l’idea (vetusta? antica? obsoleta?) della musica come supporto-feticcio

Aprile 20, 2008

Nelle ultime vacanze di Natale, per un periodo di 20-25 giorni, mi è capitato di non avere con me i dischi rigidi esterni su cui sono solito “stoccare” la mia musica. Per cui, per poter vincere il silenzio che mi rendeva impossibile concentrarmi nello studio, sono stato costretto a riprendere dei vecchi album su cd, i cui jewel case presentavano uno spesso strato di polvere, ma non interamente a causa di una mia mancanza igienica. E sì vero che era da quando li avevo acquistati che nè li riprendevo in mano nè li spolveravo, perché li avevo gioiosamente convertiti (per praticità e per ascoltarli sull’iPod) nel comodo formato mp3, ma è altrettanto vero che è ormai da tempo che, incosciamente, ho “accantonato mentalmente” l’idea che in realtà la musica abbia anche una “forma fisica” (daltronde gestisco un blog sulle netlabels… ;-P).

Il mio iter acquisto->ascolto è semplice e costante nel tempo: compro il cd, lo scarto, lo inserisco nel lettore cd, lo rippo in mp3/320kb, scarico la copertina dal web, la embeddo nei file audio rippati, embeddo eventuali testi, estraggo il cd, lo ripongo nella custodia ed espongo quest’ultima ad anni di accumulo di polvere; nel mentre, io mi godo la sua essenza, ovvero la Musica, sui dispositivi che di fatto hanno sostituito l’impianto stereo nella vita di tutti noi: il computer e il lettore mp3.

Per ingannare l’attesa mentre il mio fido iTunes svolge il suo onorevole lavoro di ripping, sfoglio il booklet e me ne lascio incuriosire, o almeno ci provo, visto che spesso i booklets dei cd sono del vuoto ben impaginato, pieni soltanto di quelle foto mosse e antiestetiche, che se fossimo noi a farle con la nostra digitale compatta, 10 a 1 che non durerebbero più di 2 minuti sulla nostra memory card, mentre fatte da fotografi strapagati o aventi come soggetto il Damon Albarn di turno che si fa un bel cannone di notte davanti ad un peepshow olandese, il tutto condito da una dominante cromatica verdastro-violacea.. beh quello è figo e merita di arricchire l’esperienza-cd. …..Ma fatemi il piacere!

E poi che dire dei testi delle canzoni? Inserire i testi delle canzoni in un booklet non ha più l’utilità che aveva ai tempi dei vinili e di Sorrisi e Canzoni, quando non esisteva Internet e quando la musica si ascoltava a casa, davanti ad un bel giradischi della Technics e con il packaging del disco in mano. Allora avere i testi delle canzoni out-of-the-box era indispensabile, ora non più, perché siamo in un’Era in cui la gente i testi li trova comodamente su Internet, li copia e li incolla negli mp3 tramite il simpatico menù di iTunes (tasto destro sulla canzone->Informazioni->Testi) e se li legge ancor più simpaticamente sullo schermino dell’iPod mentre ascolta/canticchia la relativa canzone, ovunque si trovi. Oddio, qualcuno potrebbe anche riscrivere i testi stampati nel booklet con Word e incollarli nelle canzoni, l’ho fatto pure io a volte, ma ragazzi… parliamo di comodità o di lavoro? Fatelo un po’ per 15 traccie senza avere un master in Dattilografia Applicata o una forte passione per suddetta materia :)

Tolte le foto, tolti i testi…cosa resta del booklet? I crediti! Beh su quelli niente da dire, è divertente leggere le varie participazioni al disco, i membri della band e il rispettivo/i strumento/i, i ringraziamenti e gli eventuali messaggi aggiuntivi (ricordo con piacere una colorita nota anti-Blair inserita nello stupendo doppio cd “Second Hand Sounds” di Matthew Herbert), ma in centimetri-quadrati quanta superficie occupano all’interno del booklet? Il 3%? Quante volte li leggeremo nella vostra vita? 1? 2? Sono informazioni che arricchiscono e completano l’esperienza musicale? Per quanto le gradisca, non penso.

Sembra pensarla all’opposto di me il fumettista/cantante Igort, ospite d’onore nella 17sima puntata dell’ottimo programma radiofonico On Repeat a cura di Andrea Tramonte (potete scaricare la puntata in questione a partire da questa pagina o cliccando qui (parte prima) e qui (parte seconda)).

Tra i tanti argomenti di cui conduttore e ospite disquisiscono, vi è l’onnipresente questione del download illegale di musica da Internet e il fatto che le vendite dei dischi calino sempre più a picco a causa del p2p. Niente di nuovo, la solita zuppa riscaldata e con poco sodio che ci propinano da anni i media di settore. E per certi versi, anche senza un minimo di variazioni sul tema, perché gli artisti fanno sempre le stesse dichiarazioni, idem i giornalisti. L’unico che ha dichiarato qualcosa di più sensato e meno antidiluviano è stato Manu Chao, su uno dei primi numeri di XL, magazine del Gruppo Editoriale L’Espresso. Il re del Patchanka, tra le tante dichiarazioni giuste, afferma di essere contento se la gente scarica la sua musica, anzi ci invita tutti a farlo, perché in questo modo la sua arte si diffonde a macchia d’olio e di conseguenza sempre più gente andrà ai suoi concerti, che, alla fine della fiera, sono la reale fonte di guadagno dei musicisti. Solo che Manu Chau è l’unico con abbastanza palle da dirlo schiettamente.

Comunque sia, ritorniamo ad Igort (che, per inciso, apprezzo molto come fumettista e deus ex machina dell’editore Coconino Press). Beh Igort in quell’intervista sostiene, in soldoni, che il packaging di un disco aggiunge un notevole plus-valore alla musica e di conseguenza, chi si appropria illegalmente (leggi: peer-2-peer) della musica, non ne fruisce e quindi, in fin dei conti, vive un’esperienza musicale dimezzata. Se due foto sballate e 4 testi in croce sono un valore aggiunto, beh… grazie per l’esperienza musicale mutilata e tenga il resto a mò di mancia.

Se avessi ascoltato questa intervista 10 anni fa, sarei stato totalmente daccordo, perché anche io, musicofilo fin da piccolino, quando compravo un disco ne fruivo come se fosse un feticcio. Ma putroppo i tempi sono cambiati e il cd non è più un feticcio, non per la massa (che determina il successo economico di un prodotto), ma è appunto un supporto di memorizzazione, per giunta obsoleto vista l’irrisoria quantità di musica che può contenere, confezionato in serie (i jewel case in cui viene distribuita la maggior parte dei cd musicali in commercio è perfettamente uguale a quelli che puoi comprare vuoti per pochi centesimi in qualsiasi discount) e in quantità industriali. Non ci sta nessun valore aggiuntivo e integrativo nel packaging, a meno che noi non consideriamo “valore” le strategie di marketing, lo stipendio inutile dato a fotografi e impaginatori (pagati per aggiungere “arte” ad altra “arte”), e l’ottimizzazione dei costi di trasporto.

Se le canzoni di un gruppo sono arte, lo sono per la loro essenza musicale, non per ciò che le circonda, perché altrimenti sarebbe come dichiarare che una qualsiasi statua di Antonio Canova è meno arte se priva del packaging adatto a renderla economicamente fruibile. Il packaging è solo una conseguenza dell’esistenza del supporto cd, un supporto che prima era “finale”, ma che ora è diventato inevitabilmente “intermedio”, in quanto non è più l’ultimo anello della catena artista->ascoltatore, ma al limite ne è il penultimo (ora: cd->mp3>ascolto, prima: cd->ascolto). Il packaging è stato ideato per rendere “bello” (= più facilmente vendibile) un qualcosa che ai nostri occhi si presenta come un grigiastro disco plasticoso con un buco in mezzo e questo continuo ostinarsi nel dargli un valore non può far altro che accellerare la spinta del cd verso una nicchia di soli appassionati/feticisti, ovvero quello che è successo al vinile. Chi compra i vinili? I feticisti e i dj, ma quando le due figure non coincidono, sono solo i secondi ad avere una reale utilità dal comprarli. Dare tutto questo valore a ciò che circonda un “qualcosa” significa inevitabilmente ammettere che quel “qualcosa” non ha poi tutta questa qualità o ne ha perso una parte per strada…

Ad ogni modo e al di là dei miei soliti commenti acidamente critici e modernisti, potete generare una vostra personale opinione in merito ascoltando suddetta puntata. Oltre all’intervista, troverete alcuni buoni pezzi rock nascosti qua e là tra le parole :)

Buon podcasting :)

[eldino]


[IT] La migliore guida per sbloccare La Fonera (modello 2100, firmware 0.7.1 rev1)

Aprile 18, 2008

Questo minuscolo router chiamato La Fonera (modello 2100, firmware 0.7.1 rev1) è giaciuto nuovo e imballato in casa mia per mesi, fino a quando ho trovato il tempo e la pazienza per “sbloccarlo”, ovvero per rimuovere il limitante firmware proprietario della Fon, la ditta che lo distribuisce come “ariete” della propria strategia globale (ovvero la creazione di un network wifi mondiale appoggiandosi sui singoli utenti che decidono di condivere con gli altri la propria connessione adsl) e sostituirlo con l’ottimo dd-wrt, firmware opensource che funziona su un elevato numero di routers.

Eticamente, rimuovere il firmware da un prodotto che viene venduto a basso costo appunto per incentivare l’uso per cui la ditta produttrice lo ha concepito (= condividere la propria conessione) e su cui ha investito del denaro, è sbagliato, ma dal momento che:
- a me è stato regalato;
- non ho la connessione adsl a casa (= non potrei comunque usarlo col firmware Fon perché anche per visualizzare l’interfaccia web delle impostazioni serve una connessione internet attiva);
ho deciso di “pimparci sopra” dd-wrt, in modo da poter fare degli esperimenti casalinghi con il wireless (es. accedere agli mp3 stoccati sul mio NAS senza cavetti ethernet volanti..).

Ci sono una marea di informazioni in Rete su come fare per raggiungere suddetto obiettivo, ma essendo abbastanza confusionarie, non recenti e/o non adatte a tutte le versioni del router (alcuni hanno la porta ssh aperta, altri chiusa etc), ho deciso di segnalare la guida che ho utilizzato io per la mia Fonera modello 2100 con firmware 0.7.1 rev1. Non so per gli altri modelli/firmware ma per questa funziona da Dio :)

La guida, lo premetto, è in inglese, ma penso sia abbastanza comprensibile. Se trovate che non lo sia, è il momento di imparare un po’ di inglese con uno dei pratici corsi in edicola :)
La guida la trovate al seguente link: FON Router Hacking Guide by Useless Hacks.

Esiste anche un metodo italiano, linkato e consigliato da più fonti (blogs, forums..) e disponibile qui, che IN TEORIA dovrebbe semplificare e velocizzare moltissimo la procedura di unlocking ma che sulla mia Fonera non va, anche dopo aver aperto la porta SSH con la guida linkata sopra.

Quindi, dal momento che in parte bisogna comunque usare la guida di Useless Hack, penso che a quel punto valga la pena usarla fino in fondo, come ho fatto io (nello screenshot sottostante, la porta SSH della mia Fonera appena aperta :-P).

La guida è davvero ben fatta, con tutti i link precisi ai files che servono, e con spiegazioni ben formattate e ricche di screenshots. Quello che vi consiglio è di seguirla alla lettera e di rispettare soprattutto le pause suggerite dall’Autore: alcune procedure, infatti, richiedono un po’ di tempo per essere portate a termine, per cui trovatevi un diversivo per l’attesa. Non fatevi prendere dall’impazienza come è successo a me, che ho dovuto rifare la procedura daccapo per ben tre volte, raggiungendo il mio obiettivo al sorgere del sole dopo un’intera nottata passata davanti allo schermo.

Se l’Autore dice di aspettare qualche minuto, voi aspettatene 10-15, perché spesso è proprio questo “relativismo temporale” che vi frega. Per il resto, abbiate cura di salvarvi la guida sul pc prima di iniziare, perché se avete un solo computer, non avrete internet durante gli steps.

La procedura di unlocking di un router è qualcosa che consiglio a tutti gli appassionati di computer, perché si apprendono tantissime cose su come funzionano questi “aggeggi”, che sono dei veri e propri elaboratori in miniatura basati su Linux. In più, dd-wrt permette di fare davvero tante cose con le limitate risorse hardware della Fonera, ma mi riservo di parlarne (eventualmente!) in seguito, perché finora gli ho dato solo uno sguardo curioso e nulla di più.

La Fonera ha il vantaggio delle dimensioni estremamente contenute (immaginatevi un pacchetto di sigarette da 20 con un antenna), un chip wifi della Atheros spaventosamente potente e un design davvero ben studiato (per me il fattore estetico di una periferica conta molto, perché significa che qualcuno è stato pagato appositamente per farlo = cura del prodotto da parte del produttore). Di contro, però, non integra un modem DSL (per cui dovrete procurarvene uno Ethernet a parte, quelli solo USB non vanno bene!) e ha solo una porta Ethernet, invece che 4 come tutti i router entry-level in commercio.

Il fattore forma lo rende il router ideale per l’uso on-the-road o per organizzare un lan party wireless on-the-fly quando tutti i partecipanti hanno un laptop wireless ma nessuno ha uno switch di rete e abbastanza cavetti Ethernet per tutti (capita!). La Fonera è anche un ottimo range extender se integrato in una wlan pre-esistente. Mi vengono in mente almeno altri 6-7 utilizzi del suddetto routerino ma non voglio tediarvi oltre :)

Il mio consiglio, casomai non ne possediate uno ma siate interessati ad apprendere e sperimentare le godurie dell’informatica, è quello di procurarvene uno su eBay o nelle fiere, li trovate a vagonate per una decina di euro o poco più, e di smanettarci pesantemente. Visto il prezzo, anche se lo brikkate, non è un problema :)

Happy Fon-ning!

[eldino]


[IT] Every day is a free music day!

Aprile 16, 2008

Mi svesto per un attimo dalla mia usuale veste di seriosa professionalità e mi lascio andare ad una piccola considerazione che mi è venuta in mente mentre camminavo verso casa con l’iPod nelle orecchie (ascoltando il catalogo della netlabel Zeste, per i curiosi ;-P).

Con frequenza e costanza, mi capita che alcuni miei amici o amiche mi richiedano compilations di musica di un determinato genere, del tipo: “Mi fai un cd-mp3 di musica drum&bass che me lo ascolto in macchina?“. Niente di strano, penso capiti a tutti quelli che ascoltano e posseggono tanta musica. Ciò che mi ha fatto riflettere e a cui sinceramente non avevo mai fatto caso, è che su questi cd masterizzo solo mp3 di musica libera, pur non ascoltando solo quella.

Sull’ultima compilation drum&bass che ho fatto, ad esempio, invece di spiattellarci tutta la discografia di Pendulum, ho messo tutte o quasi le traccie con Classifica = “5/5 Stelle” e Genere = “Drum & Bass” o “Breakbeat” presenti nella mia playlist “Musica Libera” di iTunes. O ancora: sull’ultimo cd dub/techdub che ho fatto per un’amica danzereccia, ho masterizzato il meglio (a mio gusto) di 4-5 netlabels del settore.

Al di là del fatto che in tutti questi anni non c’avevo mai fatto caso (il che prova come incosciamente o quasi ritenga la musica libera esattamente di qualità pari, se non migliore, della musica commerciale), ma ciò che mi ha ulteriormente colpito è che i destinatari di suddette compilation hanno gradito e continuano a gradire alquanto, ascoltando e riascoltando le mie selezioni, commentandomi i brani più belli, richiedendomi altre compilations o facendomi periodicamente domande del tipo: “Ma i Tang Kai hanno fatto un nuovo album o ancora niente?“.

Pur non essendo questi/e miei amici/che particolarmente musicofili/e nè curiosi/e, apprezzano senza sforzo la musica libera che gli propongo in sostituzione della musica commerciale. E’ un po’ come installare ad uno zio vetusto una copia di OpenOffice invece che Microsoft Office come da lui richiesto e vederlo capace di usarlo senza intoppi.

E’ davvero una soddisfazione :)

Il prossimo step che intraprenderò (presumibilmente quest’estate, se le mie limitatissime risorse finanziarie me lo permetteranno ;-P) è quello di comprare e montare un’autoradio entry-level con porta USB nella mia stupenda Fiat 600 (altro che Smart fighette di plastica!!), collegarci una pendrive da 2 GB ripiena di musica libera e fare ascoltare un po’ di pezzi in giro. Ovviamente la compro principalmente per il mio personale sollazzo, ma ammetto di essere alquanto curioso di vedere le reazioni della gente che mi capiterà di ospitare sugli altri sedili per dei brevi o lunghi tratti… :-)

La morale del post è: adotta anche tu la musica libera nella tua quotidianità :)

[eldino]


[IT] Riflessioni in compresse deglutibili: La blogosfera d’Autore

Marzo 29, 2008

Quando scoppiò la diatriba tra giornalisti e bloggers sull’autorevolezza dei blogs come fonte d’informazione, una delle tesi sostenute dalla prima categoria era quella secondo cui non esiste una blogosfera d’autore. In altri termini, i bloggers non sono autorevoli come alcuni giornalisti della vecchia guardia, che danno una particolare impronta ai propri articoli etc. Da piccolo, sentivo spesso gli “adulti” parlare di quanto amassero gli articoli di un determinato giornalista piuttosto che di un altro (erano i tempi di Indro Montanelli e soci…), ma da quando sono diventato adulto non ho pienamente capito ciò a cui si riferissero. Sarà perchè da allora è cambiato parecchio il modo in cui ci si “nutre” di informazione o sarà perchè dei miei interessi non ne parlano certamente sui giornali o sui periodici (che, ad ogni modo, persevero nell’acquistare), o comunque quando capita, si tratta sempre di un surrogato approssimativo e goliardico dell’argomento, ovvero di un tentativo goffo da parte di un non-addetto ai lavori di produrre qualcosa che possa soddisfare un’ampia platea di non-addetti ai lavori. Questo provoca, inevitabilmente, un risultato poco credibile, superficiale e ricco di imprecisioni, almeno agli occhi di un appassionato. Provate ad immaginare un trafiletto sulle netlabels scritto, che so, da un giornalista di “Leggo” o “Metro” o “Gente“, e avrete un’idea abbastanza tangibile della superficialità a cui mi riferisco. Tenendo presente ciò, l’assenza di una blogosfera d’Autore è una gran cazzata. Se ci riferiamo allo stile di scrittura e alla grammatica, ok, ci può stare che un blog sia scritto in maniera più amatoriale di un “pezzo” di un famoso giornalista, così come è plausibile che un articolo di attualità o di approfondimento di qualità sia più realistico trovarlo a pagina 4 di un quotidiano piuttosto che nella tag cloud di un blog. Ma a livello di contenuti, non ci sta paragone. Tolta l’informazione intesa come cronaca-attualità-spettacolo-sport, sui giornali c’è davvero poco o niente rispetto a quanto offre Internet, dove qualsiasi nicchia ha il suo flusso costante di notizie e novità. In più, spesso è Internet la fonte principale da cui attingono i pennivendoli, per cui come è possiile che l’articolo sia “d’Autore” se non lo è la fonte da cui è tratto? Semmai è l’opposto, in quanto è raro trovare un articolo che abbia un valore aggiunto rispetto al post o ai posts o ai forums da cui trae “ispirazione”. Nella blogosfera spesso scrivono persone direttamente interessate dall’argomento (es. il blog di uno sviluppatore che parla del suo software o il blog di un hacker che ti spiega come sproteggere un dispositivo), quindi vi sono poche altre persone che potrebbero fornire uguale completezza. Non si tratta di gente che legge, riassume e riscrive per denaro. In molti blogs (sia chiaro, non mi riferisco a quelli che si limitano ad embeddare filmati di Youtube con quattro cazzate scritte sotto o ai blogs personali), la completezza e la coerenza contenutistiche sono sempre garantite, perché è proprio nell’interesse di chi scrive farlo, che non riceve nessun compenso per il suo lavoro, ma che scrive prima di tutto per il piacere personale di mettere a disposizione quello che sa agli altri. Potrebbe anche farne a meno e passare il suo tempo libero facendo altro, ma invece lo fa, perché ne sente il bisogno. Un giornalista non-freelance, invece, lo stipendio lo prende uguale, a prescindere dalla qualità di ciò che scrive.

E poi, per ritornare al discorso dell’autorevolezza e dell’impronta specifica che alcuni giornalisti danno ai propri scritti.. beh, io la ritrovo anche in alcuni blogs che seguo, che mi piacciono anche per quello. Prendiamo Thinnerism, il blog sulle netlabels a cura della Thinner: ha uno stile e delle idee affini alle mie, nonchè mi fornisce degli ottimi spunti di riflessione, mi dà quello che vorrei mi fosse offerto con una ricchezza di dettagli che solo chi ha davvero esperienza e cognizione di causa può dare. Per cui lo seguo e lo ritengo autorevole. Ma potrei anche citare il blog di Joel on Software, o Stacktrace, o Coding Horror, o per certi versi anche il sovraesposto blog di Beppe Grillo. Queste, insieme ad altre, nei loro campi d’interesse sono tutte risorse autorevoli, perché competenti, dettagliate e con una direzione concettuale ben marcata. Da un buon articolo deve trasparire ciò che pensa l’Autore, perché se è competente ci sarà un motivo per cui la pensa così, quindi già nell’andare a ricercare suddette ragioni usando altre fonti, ci si arricchisce. Un buon articolo non è un blah blah blah senza arte nè parte, che non capisci come la pensa chi scrive perché l’articolo si conclude con un periodo del tipo: “…è un fenomeno dannoso, ma in fondo è anche positivo che ci sia.”. O è dannoso o è positivo. E’ un’esemplificazione estrema, ma penso che voi tutti possiate verificarne l’autenticità da soli. La blogosfera di qualità esiste, ma non la trovate comodamente dal vostro edicolante: dovete cercarvela nelle maglie della Rete.

[eldino]


[IT] Informatica al vetriolo: Notizie su iTunes+Safari = pageviews/clicks = guadagni

Marzo 25, 2008

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In questi giorni, in Rete, si parlotta vivacemente sul fatto che installando iTunes ci si “becchi” anche Safari, il browser della Apple recentemente rilasciato anche in versione Windows. Il tre portali più importanti che parlano di informatica in Italia ci stanno andando a nozze con questa notizia, almeno a giudicare dall’elevato numero di vivaci commenti presenti sotto gli articoli sull’argomento in questione. Tutti questi baldi internauti carichi d’odio sono lì a scannarsi pur non capendo un emerito cazzo o poco più, un po’ come si fa col calcio al bar nel weekend o quando gioca la Nazionale.

Noi italiani siamo un popolo di coglioni e allenatori, e putroppo non è un luogo comune. Quello che molti connazionali non hanno capito è che la notizia iTunes+Safari è tutta una manovra da parte di suddetti portali per guadagnare un sacco di soldi alla faccia loro. Il gioco è semplice e potete verificarlo da voi leggendo per 1-2 settimane di seguito i titoli degli articoli che pubblicano: basta inserire nel titolo dell’articolo le parole “Apple“, “iTunes“, “iPhone“, “eeePC“, anche quando non centrano un cazzo (alcuni giornalisti di suddetti portali vengono più volte e giustamente insultati a morte dagli utenti appunto perché mettono dei titoli agli antipodi dell’articolo..) per generare una sequela di commenti = page views/clicks = guadagni. E tutti lì a scannarsi, ad insultarsi a vicenda, a ri-visitare la pagina dieci volte al giorno per vedere se qualcuno li ha risposti etc, il tutto in un circolo vizioso che crea vantaggio solo a chi? Ma ai gestori dei portali, ovvio!

E poi, per ritornare al caso iTunes-Safari, che notizia è? Cioè non mi pare che sia mai apparso un articolo sul fatto che, ad esempio, il noto programmino freeware CrapCleaner (utilissimo per ripulire Windows dalla merda) cerchi di rifilarti la Yahoo Toolbar in fase di installazione. E come CrapCleaner ce ne stanno almeno 10000 di programmi che svolgono tale pratica. Eppure nessuno si lamenta, nonostante CrapCleaner e programmi analoghi siano molto comuni nel mondo Windows.
Invece, se lo fa la Apple, fa notizia, perché suddetta ditta tende ad attirare, non si sa perché, l’odio di tutti quelli che non hanno mai provato un loro prodotto o che al massimo lo hanno visto esposto al Mediaworld, e si sentono in dovere di esprimere un parere negativo. Lo dico sempre che se il principio “prova prima di aprire bocca” fosse legge, il mondo avrebbe le carceri stracolme. E poi, anche nella remota eventualità che suddetta gente abbia provato un prodotto Apple e non gli sia piaciuto, perché stare lì a ribadirlo sotto ogni santa notizia contenente la parola “Apple”? Cioè, se ti si rompe un mouse della Logitech, mica fai così. Cambi marca e amen. Quindi, ritengo che la Apple, così come l’eterna lotta Linux-Windows sia solo un pretesto per sfogarsi e sputare veleno gratuitamente, come le discussioni calcistiche daltronde.

Su molti commenti ho letto robe che a distanza di ore non so se riderci o preoccuparmi per la salute mentale chi le ha scritte. Ma andiamo con ordine, perché l’ignoranza esiste per essere fugata.

Primo punto: l’ambizione monopolistica di Apple.
A chi innanzitutto pensa che il caso iTunes+Safari abbia una ragione monopolistica, posso dire che non siete assolutamente forzati ad installare Safari, come invece vogliono farci credere i sopracitati portali. Quando il programmino Apple Update vi segnala la presenza di Safari e ve ne consiglia il download, se non siete interessati, basta togliere il segno di spunta e passa la paura. Nessuno vi forza a fare niente. Molti hanno paragonato questo “consiglio” all’incorporazione di Internet Explorer nei sistemi operativi della Microsoft. Non centra niente. In quel caso si ha una politica monopolistica perché:
- non puoi eradicare Internet Explorer dal sistema senza complesse procedure di hacking (quindi non è esattamente come togliere un segno di spunta…);
- la Microsoft ha ricevuto numerosi richiami e multe dall’Unione Europea in merito a questa sua politica, eppure non mi pare che sia cambiato qualcosa con il recente arrivo sul mercato del luccicante Windows Vista.

Secondo punto: iTunes+Quicktime = iTunes+Safari
Altri utenti, invece, si sono lamentati del fatto che la Apple faccia lo stesso anche con l’accoppiata iTunes+Quicktime. Ripassiamo un po’ di storia: Quicktime è il framework che su Mac OS, il sistema operativo Apple, si occupa della riproduzione di contenuti multimediali (video, musica) ed è stato da sempre sviluppato anche per Windows, per permettere agli utenti di tale piattaforma di fruire dei filmati in formato MOV, un codec video dalla Apple.
Successivamente la Apple ha introdotto iTunes per Mac, che come qualsiasi altro programma multimediale di suddetta piattaforma, si basa su Quicktime per svolgere il proprio compito. Quando dopo qualche anno, la Apple ha deciso di effetuare il “porting” di iTunes su Windows e ovviamente ha dovuto legarlo strettamente a Quicktime, proprio perché è quest’ultimo ad occuparsi della riproduzione dei files. Indi per cui, se su Windows non installate Quicktime, iTunes non funziona.
E’ un po’ come pretendere di far funzionare i programmi scritti in linguaggio .NET senza installare prima le decine di mb del .NET Framework. Concludendo, Quicktime, al contrario di Safari, è un componente indispensabile per far funzionare iTunes. Se non vi piace, potete cambiare allegramente player multimediale, siete liberissimi, ma almeno informatevi prima di aprire bocca e creare flames.

Terzo punto: gli “utonti”
Gli “utonti” o “niubbi” sono quelli utilizzatori di computer non molto ferrati in merito o comunque che non passano la loro vita davanti ad un monitor. In senzo lato, il termine indica la maggior parte degli utenti, in contrapposizione ai “pro”, quelli che si cibano ci pane e computer. In molti commenti, si legge che la Apple punta appunto sul nutrito numero di “utonti” in circolazione e sulla popolarità di iTunes per far diffondere a macchia d’olio Safari, che essendo uscito da poco, è ancora poco utilizzato su piattaforma Windows. Secondo tale teoria cospirazionistica, degna di X-Files, l’atteggiamento di Apple è deprorevole, e che se l’avrebbe fatto Microsoft sarebbe scoppiato il finimondo… e via discorrendo. Innanzitutto, come spiegato e dimostrato nel primo punto, la Apple non vi obbliga ad installare iTunes, me ve ne consiglia l’installazione. Il fatto che molta gente non sia molto ferrata in fatto di informatica, non è un capo d’accusa sensato, perché se lasciate la vostra porta di casa aperta di notte e vi entrano i ladri in casa, siete voi i coglioni e la colpa è vostra non dei ladri. Allo stesso modo funziona nel mondo dei pc. Se non siete ferrati in materia o meglio, se non sapete leggete il contenuto delle finestre prima di installare dei programmi (perché di leggere si tratta!), è colpa vostra se installate programmi non voluti, non di chi ve ne propone l’installazione.

In conclusione, cari i miei “novelli allenatori”, se volete proprio incazzarvi, fatelo nei confronti del pessimo giornalismo o meglio, di questo evidente sensazionalismo che, ogni giorno di più, logora la qualità dell’informazione di settore in Italia.

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[IT] Riflessioni in compresse deglutibili: La metafora della realtà

Marzo 23, 2008

E’ comodo pensare al virtuale come una metafora del reale, o almeno lo è per me, che immagino il mio desktop come la mia scrivania o le mie cartelle come dei portadocumenti in alluminio dell’Ikea. Partendo dallo stesso concetto, associerò le mie riflessioni sul mondo delle netlabels o sul mondo del Web o su quant’altro mi capiti di divorare intellettualmente, a delle compresse deglutibili, quelle che mandi giù con mezzo bicchiere d’acqua. Niente di rivoluzionario come associazione in sè, eccezion fatta, forse, per l’uso dell’aggettivo “deglutibile”, alquanto “calzante” come metafora di qualcosa che scende giù in un attimo, che va dritta al sodo.

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[IT/EN] Age of Empires II The Conquerors & Windows Vista

Marzo 20, 2008

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[Italiano]
Ho recentemente verificato che “Age of Empires II” con relativa espansione “The Conquerors” funziona tranquillamente con Windows Vista. A titolo informativo, il videogioco è stato installato con successo su un notebook Acer Extensa 5620, che ha le seguenti specifiche:

Processore: Intel® Core 2 Duo 1.5 GHz
Scheda Grafica: Intel® GMA X3100 Chipset
RAM: 1024 MB
Hard Disk: 80 GB
Schermo: 15.4″
OS: Windows Vista Basic

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[English]
I recently verified that Age of Empires II and its expansion called “The Conquerors” run flawlessly under Windows Vista! The install has been done on an Acer Extensa 5620 notebook, with the following specs:

CPU: Intel® Core 2 Duo 1.5 GHz
GFX Card: Intel® GMA X3100 Chipset
RAM: 1024 MB
Hard Disk: 80 GB
Display: 15.4″
OS: Windows Vista Basic

[eldino]