[IT] Quando i siti di free hosting fanno oooh…ehm, sclerano ;-)

Giugno 26, 2008

Il captcha di Rapidshare al sapore di gatto:

Non so quanto sia funzionale questa originale forma di captcha che si sono inventati i ragazzi del superlativo Rapidshare, ma di sicuro a volte hai bisogno di un master in Enigmistica per decifrare lettere e gatti ;-) Infatti, per far partire il download devi digitare nell’apposito campo in basso le quattro lettere/cifre che nel captcha nascondono un gatto. Geniale, niente da dire ;-) Ma non esattamente comodo!

Ho parlato di Rapidshare e di come usarlo per scaricare tanta musica (non libera) nei seguenti posts.

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[EN/IT] Rapidshare Blogs Roundup - 16/06/2008

Giugno 16, 2008

[Italiano]
Se non sapete cosa sia un Rapidshare Blog, leggete il mio articolo in proposito. Ricordo che non si tratta di materiale sotto licenze libere tipo Creative Commons, ma di materiale per lo più coperto da Diritto D’Autore, il cui download è perseguibile ai sensi di legge, quindi siete avvertiti :)

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[IT] Come migliorerei Twitter…

Maggio 19, 2008

Come saprete se avete letto questo post, sono un utilizzatore occasionale di Twitter, e come per ogni altra cosa (non strettamente informatica), solo usandola creativamente, attivamente, interattivamente e non subendola passivamente, se ne possono vedere i limiti, ammesso che ve ne siano.

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[IT] Riflessioni in compresse deglutibili: La blogosfera d’Autore

Marzo 29, 2008

Quando scoppiò la diatriba tra giornalisti e bloggers sull’autorevolezza dei blogs come fonte d’informazione, una delle tesi sostenute dalla prima categoria era quella secondo cui non esiste una blogosfera d’autore. In altri termini, i bloggers non sono autorevoli come alcuni giornalisti della vecchia guardia, che danno una particolare impronta ai propri articoli etc. Da piccolo, sentivo spesso gli “adulti” parlare di quanto amassero gli articoli di un determinato giornalista piuttosto che di un altro (erano i tempi di Indro Montanelli e soci…), ma da quando sono diventato adulto non ho pienamente capito ciò a cui si riferissero. Sarà perchè da allora è cambiato parecchio il modo in cui ci si “nutre” di informazione o sarà perchè dei miei interessi non ne parlano certamente sui giornali o sui periodici (che, ad ogni modo, persevero nell’acquistare), o comunque quando capita, si tratta sempre di un surrogato approssimativo e goliardico dell’argomento, ovvero di un tentativo goffo da parte di un non-addetto ai lavori di produrre qualcosa che possa soddisfare un’ampia platea di non-addetti ai lavori. Questo provoca, inevitabilmente, un risultato poco credibile, superficiale e ricco di imprecisioni, almeno agli occhi di un appassionato. Provate ad immaginare un trafiletto sulle netlabels scritto, che so, da un giornalista di “Leggo” o “Metro” o “Gente“, e avrete un’idea abbastanza tangibile della superficialità a cui mi riferisco. Tenendo presente ciò, l’assenza di una blogosfera d’Autore è una gran cazzata. Se ci riferiamo allo stile di scrittura e alla grammatica, ok, ci può stare che un blog sia scritto in maniera più amatoriale di un “pezzo” di un famoso giornalista, così come è plausibile che un articolo di attualità o di approfondimento di qualità sia più realistico trovarlo a pagina 4 di un quotidiano piuttosto che nella tag cloud di un blog. Ma a livello di contenuti, non ci sta paragone. Tolta l’informazione intesa come cronaca-attualità-spettacolo-sport, sui giornali c’è davvero poco o niente rispetto a quanto offre Internet, dove qualsiasi nicchia ha il suo flusso costante di notizie e novità. In più, spesso è Internet la fonte principale da cui attingono i pennivendoli, per cui come è possiile che l’articolo sia “d’Autore” se non lo è la fonte da cui è tratto? Semmai è l’opposto, in quanto è raro trovare un articolo che abbia un valore aggiunto rispetto al post o ai posts o ai forums da cui trae “ispirazione”. Nella blogosfera spesso scrivono persone direttamente interessate dall’argomento (es. il blog di uno sviluppatore che parla del suo software o il blog di un hacker che ti spiega come sproteggere un dispositivo), quindi vi sono poche altre persone che potrebbero fornire uguale completezza. Non si tratta di gente che legge, riassume e riscrive per denaro. In molti blogs (sia chiaro, non mi riferisco a quelli che si limitano ad embeddare filmati di Youtube con quattro cazzate scritte sotto o ai blogs personali), la completezza e la coerenza contenutistiche sono sempre garantite, perché è proprio nell’interesse di chi scrive farlo, che non riceve nessun compenso per il suo lavoro, ma che scrive prima di tutto per il piacere personale di mettere a disposizione quello che sa agli altri. Potrebbe anche farne a meno e passare il suo tempo libero facendo altro, ma invece lo fa, perché ne sente il bisogno. Un giornalista non-freelance, invece, lo stipendio lo prende uguale, a prescindere dalla qualità di ciò che scrive.

E poi, per ritornare al discorso dell’autorevolezza e dell’impronta specifica che alcuni giornalisti danno ai propri scritti.. beh, io la ritrovo anche in alcuni blogs che seguo, che mi piacciono anche per quello. Prendiamo Thinnerism, il blog sulle netlabels a cura della Thinner: ha uno stile e delle idee affini alle mie, nonchè mi fornisce degli ottimi spunti di riflessione, mi dà quello che vorrei mi fosse offerto con una ricchezza di dettagli che solo chi ha davvero esperienza e cognizione di causa può dare. Per cui lo seguo e lo ritengo autorevole. Ma potrei anche citare il blog di Joel on Software, o Stacktrace, o Coding Horror, o per certi versi anche il sovraesposto blog di Beppe Grillo. Queste, insieme ad altre, nei loro campi d’interesse sono tutte risorse autorevoli, perché competenti, dettagliate e con una direzione concettuale ben marcata. Da un buon articolo deve trasparire ciò che pensa l’Autore, perché se è competente ci sarà un motivo per cui la pensa così, quindi già nell’andare a ricercare suddette ragioni usando altre fonti, ci si arricchisce. Un buon articolo non è un blah blah blah senza arte nè parte, che non capisci come la pensa chi scrive perché l’articolo si conclude con un periodo del tipo: “…è un fenomeno dannoso, ma in fondo è anche positivo che ci sia.”. O è dannoso o è positivo. E’ un’esemplificazione estrema, ma penso che voi tutti possiate verificarne l’autenticità da soli. La blogosfera di qualità esiste, ma non la trovate comodamente dal vostro edicolante: dovete cercarvela nelle maglie della Rete.

[eldino]


[IT] Come scaricare gratuitamente e facilmente della buona musica libera da Myspace #2

Marzo 11, 2008

Dal momento che il vecchio metodo non funziona più [1], ho deciso di pubblicare un nuovo tutorial funzionante al 100%.

1. Collegatevi a File2HD.com [2]:

file2hd-1-logo.png

2. Copiate e incollate l’url del myspace dell’artista che vi interessa nell’apposito campo, spuntate le opzioni “I have read and agree to the Terms of Service” e “Audio“, e cliccate su “Get Files“:

file2hd-2-checkboxes.png

3. In basso vi appariranno i links agli mp3 presenti sul myspace, cliccate con il tasto destro su uno a vostra scelta della lista -> “Salva Destinazione con nome”:

file2hd-3-result.png

4. Vi apparirà la finestra di download del browser (nel mio caso Firefox) e inizierà lo scaricamento del file;

file2hd-4-downloadbox.png

5. Fine :) Ricordatevi che bisogna premere “Get Files” prima di iniziare ogni nuovo download, per un problema di autenticazione/sessione del sito di MySpace.

Facile no? Per scaricare gli altri brani, basta ripetere i passi 3-4-5.

Links:
[1] Metodo #1
[2] File2HD.com: http://www.file2hd.com/

[eldino]


[EN] How-to download many good free mp3s from MySpace in a simple way #2

Marzo 11, 2008

Since the old method I described before [1] doesn’t work more, I decided to write another 100%-working tutorial.

1. Point your browser to File2HD.com [2]:

file2hd-1-logo.png

2. Copy and paste your myspace url in the field, check the “I have read and agree to the Terms of Service” and “Audio” checkboxes, and click on “Get Files“:

file2hd-2-checkboxes.png

3. At the bottom of the page, it will appear a list with all the links to the mp3s hosted on that myspace; just right-click->”save as” on them to start downloading:

file2hd-3-result.png

4. You will see the download progress in the download window of your browser (in my case, Firefox);

file2hd-4-downloadbox.png

5. End :) Remember that you have to click on “Get Files” before starting every new download, because of a authenthication/session problem with MySpace site.

It’s easy, isn’t? Follow the steps #3-4-5 to download the remaining songs.

Links:
[1] Method #1

[2] File2HD.com: http://www.file2hd.com/

[eldino]


[EN/IT] Rapidshare Blogs Roundup - 16/02/2008

Febbraio 16, 2008

rapidshare_blog.png

[Italiano]
Se non sapete cosa sia un Rapidshare Blog, leggete il mio articolo in proposito al seguente url: [1]. Ricordo che non si tratta di materiale sotto licenze libere tipo Creative Commons, ma di materiale per lo più coperto da Diritto D’Autore, il cui download è perseguibile ai sensi di legge, quindi siete avvertiti :)

[Italiano/English]

1. Indie Hit List - http://indiehitlist.blogspot.com/
Indie Rock, Indie Pop etc - Host(s): Rapidshare, Zshare, Sharebee, Sendspace..

2. Trip-Hop X - http://triphopx.wordpress.com/
Trip-Hop - Host(s): Rapidshare

3. Kapritska - http://kapritska.blogspot.com/
Post-Rock, Electronic - Host(s): Mediafire, Rapidshare, Sendspace

4. En:Mixed - http://www.enmixed.com/
Electronic, Dubstep, Grime, Club, Vinyls - Host(s): Rapidshare, Depositfiles, Zshare..

5. Umanuvem - http://umanuvem.blogspot.com/
Electronic, Experimental, Noise, Legal Demos & EPs - Host(s): Zshare, Last.fm, Archive.org..

Links:

[1] Cos’è un Rapidshare Blog?


(** Nota legale: Quanto scritto in questo articolo ha esclusivamente valore educativo e divulgativo. L’Autore non si assume nessuna responsabilità sull’utilizzo che il lettore potrebbe fare di suddette informazioni. **)


[IT] Perché la musica libera dovrebbe preferire l’mp3 ad altri formati audio

Gennaio 14, 2008

Mi è capitato di recente di catalogare l’opera omnia di alcune netlabels (tra cui Smell The Stench [1] e 20kbps Recs [2]) che alternano releases in formato mp3 a releases in altri formati audio, come l’Ogg Vorbis, il WAV, il WMA (Windows Media Audio) etc, scelta che mi ha costretto a dover tediare uno dei miei processori a lunghe ore di “transcoding” (codifica di un formato in un altro), prima di poter fruire in modo perfetto di suddetti brani con i miei amati iTunes e iPod (che si relazionano bene solo con mp3 e aac). Questo fenomeno, sicuramente dovuto alla libertà lasciata ai singoli artisti di scegliere da soli il formato audio (e relativo software) con cui codificare i propri EP e LP demo da inviare alla netlabel, mi ha spinto a scrivere due righe in merito, indirizzate a chi è in procinto di aprire una netlabel o a chi vorrebbe distribuire la propria musica in questo macrouniverso.

Il mondo delle netlabels, come mi è capitato più volte di accennare in questo blog e di ribadire a Firenze [3] o in radio [4], è una realtà di nicchia, frutto dell’impegno no-profit e hobbystico di una stretta cerchia di musicofili (spesso anche musicisti), che nonostante la natura amatoriale del tutto, riesce spesso a proporre un prodotto di altissima qualità, sia per quanto riguarda la musica in senso stretto che per quanto concerne ciò che le gravita attorno (sito web, packaging, eventi etc). Se pensiamo a netlabels come la sempre-citata Thinner [5], ci rendiamo conto che una realtà del genere può offrire ad un artista una vetrina importantissima in un mondo in cui gli accessi a banda larga aumentano esponenzialmente e in cui un siti come Jamendo o come gli mp3 blogs alimentano quotidianamente l’interesse della gente comune verso l’ex-utopia della buona musica legalmente gratuita.
La sempre maggiore facilità di approvviggionarsi di “contenuti” nell’era del Web 2.0 è evidente, e se diamo fiducia al vecchio ma sempre attuale adagio che recita: “La fame vien mangiando“, possiamo ipotizzare con irrisori margini d’errore, che questa “fame”, questo bisogno di contenuti sarà destinato a decuplicare nei prossimi anni.

Tra questi contenuti, e mi riferisco a quelli user-generated (generati dagli utenti), un ruolo di primissimo piano è ricoperto dalla musica e dalla sua forma digitale più nota e conosciuta, a cui si è indissolubimente legata sin dai dei tempi di Napster: l’mp3. Se noi inquadriamo le netlabels in questo ambito e vogliamo inserirle con successo in questo processo, togliendo loro di dosso un po’ di quella polvere data da anni di militanza negli angoli più sconosciuti della Rete, o in altre parole, se vogliamo farne conoscere la qualità al grande pubblico, dobbiamo inevitabilmente facilitarne il rapporto con l’utente medio.
Questo proposito può realizzarsi seguento una miriade di sentieri diversi e paralleli, ma nessuno di questi può avere inizio da un punto che non sia la standardizzazione del formato audio con cui viene codificato il prodotto-principe delle netlabels, ovvero la musica [6].

Per l’artista, distribuire una release in mp3 piuttosto che in Ogg Vorbis o in Wma o in altri formati rappresenta l’unico modo sicuro al 100% (e non al 98% o 96%) che chiunque inciampi in quei brani sia capace di ascoltarli ed eventualmente di apprezzarli e consigliarli agli amici, e ciò gli garantisce che l’esperienza del pubblico con il suo prodotto non sia frustante (perché legata al reperimento dei codec appositi, ad una relativa perdita di tempo, alla probabile rinuncia del proprio player audio preferito per l’ascolto sul pc, al dover smanettare per poter riprodurre quella musica sul proprio lettore mp3 portatile etc) ma fluida e semplice, essendo l’mp3 supportato da: TUTTI i player audio software, TUTTI i sistemi operativi principali senza l’uso di codec aggiuntivi [7], TUTTI i lettori mp3 portatili, TUTTI gli impianti audio da auto o da casa, TUTTI i cellulari di fascia medio-alta etc.

Per il gestore della netlabels, oltre alle sicurezze sopracitate, distribuendo tutte le releases in formato mp3 (e non solo alcune o nessuna) si crea una piattaforma musicale coerente e organica, pronta a competere testa-a-testa (sia dal punto di vista della professionalità che dal punto di vista della penetrazione nei computer della gente meno alfabetizzata informaticamente) con le realtà commerciali che generano introiti con la vendita in massa di “prodotti musicali digitali” [8], come iTunes Store o Amazon.

L’mp3 è quindi la strada migliore da seguire per massimizzare le possibilità di successo di una netlabel, in senso chiaramente non economico ma culturale. A livello filosofico-concettuale, sarebbe preferibile usare l’Ogg Vorbis per distribuire musica libera, in quanto, al contrario dell’mp3 [9], è un formato aperto e libero da royalties e brevetti, e quindi più affine alle licenze Creative Commons che hanno reso possibile la diffusione su larga scala della musica libera. L’Ogg Vorbis l’ho usato parecchio in passato, cioè quando mi occupavo di audio professionale e composizione di musica elettronica, per distribuire sul Web alcune mie produzioni, perché ti permette di ottenere, a parità di bitrate (128kbps, 192kbps etc) files di qualità audio molto migliore e di dimensioni abbastanza minori rispetto all’mp3. Per fare un esempio al volo, un brano di 4 minuti, codificato a 128kbps, in mp3 occupa 4 mb, mentre in Ogg Vorbis occupa 3.7 mb circa. Putroppo però, nonostante esista da parecchi anni e nonostante i suddetti pregi, fa ancora fatica a decollare e a diventare uno standard da implementare agli occhi di produttori hardware e software, indi per cui chi lo sceglie solitamente lo fa perché sa cosa sta facendo e quindi detiene le conoscenze informatiche necessarie per ovviare ai suoi limiti (non tecnici eh!). Stesso identico discorso vale per il confronto tra WAV e FLAC nel campo dei formati lossless (senza perdita di qualità rispetto al cd-audio) [10].

La soluzione ideale, che accontenta cioè sia la massa che i nerds filosofici (o fanboys della cultura open source, quelli che cioè sacrificano la praticità e l’usabilità di un qualcosa di informatico a favore di una convinzione spesso modaiola, entusiastica e/o passeggera), è quella adottata da netlabels come la superlativa Ideology [11] o da Jamendo, che lasciano gli utenti liberi di scegliere il proprio formato; nei due casi citati, la scelta è tra mp3 o ogg vorbis, ma in altre realtà è possibile trovare anche il formato FLAC, per chi vuole la massima qualità audio possibile, a discapito però del tempo necessario per il download (un brano di 4 minuti codificato in formato FLAC occupa circa 27 mb!).

Per concludere, al momento l’mp3, non solo è il modo migliore (perché standard, semplice etc) per far conoscere a tutti la musica libera e la musica di netlabel, ma è anche il modo che permette risultati più “professionali” (mi riferisco all’estrema facilità e varietà di metodi software per rinominare/taggare in batch gli mp3, e per embeddare al loro interno testi e copertine): se lo ritenete opportuno, affiancatelo ad altri formati, ma fate sì che l’mp3 sia una presenza fissa e non un’eventualità.

Links/Approfondimenti:
[1] Smell The Stench: http://www.smellthestench.net/
[2] 20kbps Recs: http://20kbps.sofapause.ch/
[3] Il mio workshop a Firenze: http://eldino.wordpress.com/?s=Firenze
[4] I miei interventi in radio: http://eldino.wordpress.com/?s=Puzzle
[5] Thinner: http://www.thinner.cc
[6] Alcune netlabels sono presenti anche nel campo dei videoclip, della fotografia e delle animazioni in Flash, ma rappresentano una nicchia nella nicchia.
[7] Ehm.. tra i sistemi operativi principali, ci sarebbe anche Linux, ma lo omettiamo temporaneamente da questa definizione perché nelle sue distribuzioni più “amatoriali” (come concetto, non come numero di utenti: si veda Ubuntu), dipende da repository vari, alchemici meccanismi e download addizionali anche per riprodurre un dvd o un semplice mp3, formato non supportato out-of-the-box. Ma comunque sia, l’utente Linux è per forza di cose o un nerd o un assiduo frequentatore di forums sull’argomento (eh eh eh) o ha una copia di Windows XP sullo stesso pc, il che lo rende comunque capace di ascoltare gli mp3.
[8] Con il termine “prodotto musicale digitale” non mi riferisco solo al brano in formato mp3, ma anche alla copertina digitale, al booklet in pdf, ai testi etc che spesso, quando paghi per scaricarlo, lo accompagnano.
[9] Per ogni mp3 che codificate e distribuite in Rete, per Legge dovreste pagare (teoricamente) un tot di centesimi all’Instituto che detiene i vari diritti sugli algoritmi psico-acustici alla sua base. In pratica, invece, non si fa, ma pare che nessuno si lamenti visto il suo planetario successo (e relativi milioni di dollari che suddetto instituto riceve dai produttori software/hardware per l’uso delle sue tecnologie).
[10] Per la differenza tra formati “lossy” (mp3, ogg, wma etc) e “lossless” (flac, wav, monkey audio etc) vi rimando qui (in inglese): http://www.bobulous.org.uk/misc/audioFormats.html
[11] Ideology: http://www.ideology.de

[eldino]


[IT] eldino su Twitter: il vostro esperto di musica libera è sempre online!

Gennaio 9, 2008

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Twitter [1] è questo giocoso servizio in pieno stile Web 2.0 che ti permette di inviare al Mondo intero dei messaggini di massimo 140 caratteri (poco meno di un sms), in cui solitamente si scrive ciò che stai facendo in quel momento, un po’ come il messaggio personale di MSN Messenger in chiave globale. Gli altri utenti di Twitter possono abbonarsi al tuo “twitting” diventando “followers” e leggere in tempo reale ciò che scrivi direttamente dal loro account sul sito. Se invece preferisci utilizzare il tuo client RSS, puoi abbonarti al feed Atom, anch’esso disponibile e molto comodo. Per come la vedo io, il servizio di per sè è qualcosa di perfettamente inutile e dispendioso in termini di tempo da dedicargli, almeno se lo si usa tramite il suo sito, così come lo sono molti altri servizi del Web 2.0. Però, questo forte fattore di giocosità e socialità, insieme alla possibilità di comunicare col mondo intero in un istante, lo rendono uno strumento che offre molti spunti creativi, ed essendo disponibili le API del sito, implementarne il motore in qualcosa di più complesso è un gioco da ragazzi per chi ha un minimo di competenze informatiche.

L’idea che è venuta a me è quella di utilizzarlo per creare un sistema globale di suggerimenti musicali, chiaramento orientato esclusivamente alla promozione di musica libera (prima netlabels, in futuro Jamendo). Come concetto, attinge a piene mani dal “now playing”, ovvero quel forte desiderio, sentito da moltissimi utenti, di mostrare agli altri il brano che si sta ascoltando al momento. Il “now playing” è una realtà radicata ormai da anni nei network di chat come MSN e IRC, e in tempi recenti alcuni hanno anche creato dei Javascript o soluzioni analoghe per implementarlo nei propri blogs o siti personali, ma per la mia piccola esperienza nel campo, li ritengo abbastanza macchinosi da far funzionare se non si ha un proprio dominio e un computer connesso 24/7 a casa.

Non avendo io tali fortune, ho deciso di scrivere uno script in Bash (adoro la shell Unix, si nota?) che, una volta avviato, ogni 4 minuti (questo valore può essere modificato, ma ho preferito tenermi alto per non spammare più del dovuto :-P) si interfaccia con una playlist in XML precedentemente esportata da iTunes, ne sceglie una canzone a caso, ne ricava artista/nome album/titolo brano/genere/classifica, correda il tutto con l’orario corrente la data corrente e posta sul mio account Twitter [2]. Il processo continua a lavorare in background fin quando non lo si stoppa o fin quando si è connessi ad Internet, ed ha un minimo impatto sulle risorse di sistema.

Perché ho ideato e realizzato tutto ciò? Ma è semplice! Per dare a voi utenti del mio blog un metodo semplice e rapido di avere sempre o quasi un “esperto virtuale di netlabel music” che vi dia qualche dritta su cosa ascoltare e/o scaricare o che vi suggerisca qualche netlabel che non conoscete. Collegandovi in qualsiasi momento al mio account Twitter (dal link a fine post o dal link permanente a destra), potrete vedere gli ultimi brani che ho postato, e cercando il loro release code [3] su Google, potrete procedere all’ascolto o al download degli stessi. Comodo no? Chiaramente, questo nuovo servizio non sostituisce le periodiche recensioni delle migliori netlabels e delle migliori releases che posto sul mio blog, ma ne funge da complemento :) Per una visione più completa del fenomeno “musica libera”, farete riferimento al blog, mentre per un consiglio al volo potrete rivolgervi al mio account Twitter :)

“eldino su twitter” è una sorta di Last.fm della musica libera a gestione familiare :-) o, più tecnicamente, rappresenta il microblogging di stampo Web 2.0 che abbraccia la netlabel music passando per la linea di comando :-) (w0w!)

Il mio account Twitter è attivo da un po’, ma ho deciso di pubblicare un post a riguardo solo dopo un periodo di test e debugging dello script. Se non volete/potete essere sempre connessi al sito twitter.com/eldino, potete abbonarvici usando un comune client RSS, cliccando sull’iconcina apposita direttamente da quella pagina web o inserendo manualmente il seguente link [4] nel vostro client o usando GTalk o un client per Twitter (ve ne sono molteplici per tutte i principali sistemi operativi).

Happy Twitting e.. fatevi consigliare :-)

Links:
[1] Twitter: http://www.twitter.com
[2] eldino su Twitter: http://www.twitter.com/eldino
[3] Release code: http://eldino.wordpress.com/…cose-una-release/
[4] https://twitter.com/statuses/user_timeline/11087602.atom


[IT] Un’ulteriore definizione di Web 2.0

Dicembre 30, 2007

Di seguito riporto una breve definizione che ho scritto per un Corso sul Web 2.0 a cui ho partecipato a metà dicembre 2007. In queste righe, fortemente entusiastiche ma ovviamente riduttive considerata la vastità del fenomeno, mi concentro principalmente sui suoi aspetti contenutistici e utilitaristici, visti sotto l’ottica di chi usa tali servizi quotidianamente e con notevole soddisfazione dagli albori. Ho deciso di riportare questa definizione anche qui, perché ne parlo spesso su questo blog di questo fantomatico Web 2.0, e capisco che per molti potrebbe essere difficile cogliere le sfumature di alcuni post senza avere una solida base teorica in merito o senza avere il tempo per farsela da sè. Questa definizione, mi pare stucchevole ribadirlo, non ambisce a colmare tutte le vostre lacune sull’argomento, ma forse potrebbe incuriosirvi (ad esempio, cliccando sui numerosi links in fondo al post) e rappresentare un’ottimo trampolino di lancio. Buona lettura, quindi :-)

Il Web 2.0 [1] mette al centro dell’evoluzione tecnologica e dei suoi benefici l’utente, finalmente inteso non solo come cliente/fruitore ma anche e soprattutto come creatore di contenuti. Pensiamo a quanta gente produce foto (su Flickr [2]) o video (su Youtube [3]) dalla qualità impressionante, e non mi riferisco alla tecnica fotografica o cinematografica, che magari può risentire di problemi di budget, ma all’impatto devastante e virale che ottengono sull’audience della Rete. Molti contenuti video distribuiti gratuitamente su Youtube, come ad esempio le parodie di Mega64 [4], creano un vero e proprio nugulo di fan appassionati e scalpitanti, che altro non aspettano che un nuovo episodio della serie, esattamente come farebbero per una fiction televisiva ma con l’unica, sostanziale differenza che quel prodotto è gratis, è creato in modo spontaneo da una persona come noi senza nessun ufficio marketing/commerciale dietro ed è spesso originale e creativo. Questi creatori, dopo il successo nel Web 2.0, vengono spesso ingaggiati dai grandi networks, il tutto a favore di una meritocrazia creativa da non sottovalutare. Se prima in tv ci andavi raramente per i tuoi meriti artistici (quanti progetti interessanti non hanno avuto la giusta importanza per la scarsa popolarità?), adesso invece sono i tuoi meriti a farti conoscere, che ti vengono dati dall’amore e dai commenti del tuo pubblico, anch’esso fatto di utenti. Ecco dov’è la straordinaria novità del pensare 2.0. Se sai creare, divertire, far pensare, il pubblico di Youtube o siti analoghi ti premierà.
Grazie a questo approccio sociale e meritocratico, i contenuti (foto, video, notizie, musica, conoscenza) mettono sullo stesso piano le conoscenze e l’esperienza delle persone normali dotate di connessione internet con quelle dei cosiddetti “esperti”, e vanno a creare un tipo di informazione specialistica (pensiamo a molti blog su WordPress ad esempio) di indubbio valore. Ora ci sono blogs e wiki che parlano solo di come hackerare uno specifico tipo di router (ad esempio, il WRT54G della Linksys) e forniscono una quantità preziosissima di informazioni che se non fosse appunto per l’approccio “user-generated” non esisterebbe. PC Magazine o riviste analoghe sprecherebbero 20 pagine di un loro numero per parlare sono di un router specifico? E anche se fosse, quella quantità di informazioni sarebbe sempre disponibile per tutti? Non penso. Invece sul Web 2.0 questa marea di informazione c’è, è online e sempre disponibile, e spesso anche aggiornata negli anni. Sia lode al Web 2.0, quindi, per i blog, per le foto, i video, i podcasts e svariati altri servizi come SkreeMr [5], G2P [6], Youtube, Slideshare [7], Scribd [8], File2HD [9], Kissyoutube [10], mp3Salad [11], Digg [12], elbows [13].. tanto per citare quelli che uso io giornalmente.

Links:
[1] Web 2.0: http://www…./web-20-una-definizione-in-10-punti-534.html
[2] Flickr: http://www.flickr.com
[3] YouTube: http://www.youtube.com
[4] Mega64: http://www.mega64.com
[5] SkreeMr: http://www.skreemr.com/
[6] G2P: http://www.g2p.org/
[7] Slideshare: http://www.slideshare.net
[8] Scribd: http://www.scribd.com
[9] File2HD: http://www.file2hd.com/
[10] Kissyoutube: http://www.kissyoutube.com
[11] mp3Salad: http://www.mp3salad.com/
[12] Digg: http:/www./digg.com/
[13] elbows: http://elbo.ws/

[eldino]