[IT] LIRC: ecco perchè il software commerciale per Linux può avere successo

Gli sviluppatori di alcuni programmi commerciali quali Nero (http://www.trackback.it/articolo/nero-3-su-linux-non-sara-open-source-ma-fa-il-suo-dovere-egregiamente/1043/) o il database di Sybase (http://oknotizie.alice.it/go.php?us=29a15811f88951f8) hanno recentemente annunciato una versione per Linux, rispettivamente Nero 3 (24,99 $) e ASE Express Edition for Linux (gratuito ma limitato), entrambi (previdibilmente)
closed-source. Ma non è di codice sorgente che voglio parlare.
Nell’articolo, evidentemente critico, a cura di Doxaliber, dal titolo “Sybase realizza un database gratuito per Linux” (http://oknotizie.alice.it/go.php?us=29a15811f88951f8), si legge:

“A cosa serve quindi un database commerciale per Linux se si dispone di software come PostgreSQL e Mysql? Allo stesso modo a cosa serve un programma commerciale di masterizzazione come Nero quando da tempo esistono validissime (e forse migliori) alternative come ad esempio K3b? La risposta è semplice: a niente.”

Queste sono affermazioni con cui mi trovo in profondo disaccordo e vi spiego il perchè. Sicuramente k3b è un’ottima, se non migliore, alternativa a Nero, ma non perchè è open-source, gratuito o quant’altro, ma esclusivamente perchè i suoi sviluppatori hanno dato pari importanza sia alle funzioni che all’usabilità.

L’usabilità è un fattore chiave per il successo di Linux in campo desktop, ma ancora molti sembrano non averlo capito.
Ciò, a mio parere, dipende dal fatto che non vi è concorrenza tra i produttori di software libero. Sia nel mondo Windows che nel mondo Mac è la forte concorrenza tra le software house che favorisce il progresso del software. Dal momento che devono convincere più gente possibile ad acquistare i propri prodotti e a continuare a farlo nel tempo, le software house tendono a migliorare, oltre che le funzioni, l’usabilità del prodotto. Per usabilità, se non l’aveste capito, intendo la semplicità con cui anche l’utente “più distratto”, riesca a raggiungere l’obiettivo che si è prefissato installando ed eseguendo sul suo computer quel determinato programma (es. impaginare un documento, ritoccare un’immagine, convertire un dvd in divx etc…). Un software che funziona male o che produce un output di qualità non eccelsa, ma che è semplice da usare, venderà sicuramente molto di più rispetto ad un software che fa la stessa cosa, magari meglio, ma ha un’usabilità penosa. L’utente paga (giustamente!) per avere un prodotto che faccia quello che desidera nel minor tempo possibile e con il minimo sforzo da parte sua.
Per Linux, al contrario di ciò che affermano alcuni suoi detrattori mal informati, vi è una quantità enorme di software per ogni esigenza. E’ oltremodo affascinante quanto software open-source ci sia in giro. Il problema, però, è che la maggior parte di esso non considera affatto l’usabilità o non fa sufficienti sforzi in tal senso.
Prendiamo LIRC (http://www.lirc.org). In due parole, LIRC è un software capace di far funzionare qualsiasi telecomando ad infrarossi (i telecomandi supportati sono centinaia!) con il vostro pc, ovviamente se dotato di opportuno ricevitore. Se avete mai provato a farlo funzionare, saprete che non è cosa per tutti, nonostante il manuale e i numerosi tutorial in giro sulla Rete. Ma daltronde, l’altra faccia della medaglia del software libero è appunto questa: “Se ti piace il nostro prodotto, usalo, è gratuito e sempre lo sarà, e tu sarai sempre un utente libero. Se non ti piace, perchè magari non riesci a farlo funzionare, sei altrettanto libero… di andartene affanculo!”.

E spesso gli utenti normali scelgono la seconda strada e comprano un kit telecomando + ricevitore wireless + software proprietario a 35€, e in un paio di minuti sono già lì che controllano le proprie applicazioni (spesso solo quelle per piattaforma Windows, ma che importa) carinamente sdraiati sul divano. Magari il kit appena descritto non sarà il massimo, non avrà tutti i tasti e le funzioni ad essi associabili del grosso telecomando che usiamo per il televisore, ci occupa una porta USB invece che permetterci di sfruttare la porta IRDA del nostro notebook, e dulcis in fundo ci è costato ben 35€, ma che importa, funziona, è semplice da usare e va bene così.

Ecco perchè il software commerciale può funzionare su Linux. Perchè spesso chi lo produce sa cosa cercano i clienti e glielo offre in cambio di denaro. Sicuramente LIRC a livello tecnico sarà molto ben fatto rispetto al driverino proprietario in dotazione col telecomando del kit di cui sopra, ma non offre la stessa usabilità e la stessa semplicità d’uso, e quindi l’utente gli sfugge, cercando altri lidi in cui approdare. Usando LIRC potresti ottenere il tuo scopo senza spendere un centesimo, riutilizzando l’hardware in tuo possesso, ma la procedura di configurazione, per così dire, “ostica” taglia fuori l’80% degli utenti possibili. Se LIRC fosse dotato di un semplice wizard di configurazione in 4 passi (della serie: “Avanti -> Avanti -> Avanti -> Fine”), molti più utenti lo utilizzerebbero. Ma putroppo non è così, e quindi, se domani, venisse immesso sul mercato, un software (closed-source) come LIRC ma maggiormente usabile, sicuramente venderebbe parecchie copie.
In conclusione, penso che la libertà, il free software e l’open-source siano belle teorie, ma non si campa solo di aria. Fin quando i programmatori non cominceranno a vedere le cose sotto l’ottica dell’utente comune, Linux resterà una realtà di nicchia. E’ vero, sarebbe un peccato, visto la qualità di alcuni progetti open-source (GNOME, Eclipse, OpenOffice.org…) ma daltronde quante persone sono disposte a rinunciare al proprio, semplice, videoregistratore da 100€ per un’altro videoregistratore, gratuito, ma che preveda prima di ogni “Play” ore di letture preliminari di manuali ed un “grezzo” configure-make-make install??

Webbografia:
“Nero 3 su Linux – Non sarà OpenSource ma fa il suo dovere egregiamente” (http://www.trackback.it/articolo/nero-3-su-linux-non-sara-open-source-ma-fa-il-suo-dovere-egregiamente/1043/)
“Sybase realizza un database gratuito per Linux (http://oknotizie.alice.it/go.php?us=29a15811f88951f8)”
“There Is No Grand Theory of Usability” (http://www.osnews.com/story.php/18134/There-Is-No-Grand-Theory-of-Usability/)

[eldino]

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5 Responses to [IT] LIRC: ecco perchè il software commerciale per Linux può avere successo

  1. Il D@nSeLm ha detto:

    Secondo me sbagli analisi.
    Il software proprietario potrà essere una spinta per tutti quei win-users curiosi (ma pigri) che vogliono provare una distribuzione Linux, perché si troverebbero i loro programmi preferiti.
    Poi il fatto che si accorgano dell’esistenza di programmi open e migliori di quelli che trova su winzozz quello è un’altro discorso ( e che varia da persona a persona).
    Per quanto riguardo il fatto dell’usabilità di alcuni programmi e del valore aggiunto che dà hai ragione (anche se è una cosa del tutto ovvia) e poi il bello del mondo open e che chiunque sappia “scriptare” può fare un’interfaccia grafica e usabile….

  2. rammit ha detto:

    @eldino: l’ho letto con molto interesse! Sono d’accordo con te, da questo punto di vista linux è dominato da geeks e i veri e propri designer sono molto pochi… non per altro persine le interfacce grafiche sono veramente funzionali solo quando sono copiate da un altro sistema operativo dal nome felino (IMHO ovviamente). Non che io sia un supporter sfegatato dell’eye-candy a tutti i costi, ma vorrei che i programmi non fossero sempre creati da persone che ritengono qualsiasi cosa esuli da una linea di testo un lusso perverso da sibariti…

  3. Doxaliber ha detto:

    Ciao, scusa per il ritardo con cui ho risposto al tuo “invito” ma purtroppo in questo periodo ho davvero pochissimo tempo! 🙂
    In ogni caso, se rileggi ciò che ho scritto, io intendevo dire che il software commerciale ha senso solamente quando non esistono “valide” alternative open-source.
    Probabilmente un utente Linux poco smanettone, potendo scegliere tra un software commerciale “facile” ed un software gratuito “difficile” sceglierebbe il software commerciale “facile” (magari in versione pirata aggiungo io), ma questa regola probabilmente si applicherebbe soltanto ai “novizi” di Linux.
    Gli utenti linux tuttavia, ancora oggi, scelgono di usare il pinguino anche e soprattutto per ragioni di “libertà”, in questo contesto vorrei sottolineare la parola “scelta” in quanto ancora oggi la “scelta” libera e consapevole del sistema operativo è una prerogativa riservata a “pochi” fortunati, gli altri di solito usano quello che si ritrovano pre-installato nel PC.
    Secondo me questa seconda tipologia di utenti, non novizi ma nemmeno espertissimi, sceglierebbero cmq di usare un software libero più difficile da configurare piuttosto che un software commerciale più facile.
    Nello specifico però, parlando ad esempio di k3b, l’interfaccia e le funzionalità non hanno niente da invidiare a Nero, per cui a che pro scegliere di insallare un programma commerciale?
    Non concordo nemmeno con la tua idea secondo cui i software commerciali sono sempre più usabili, facili da usare ed accattivanti rispetto a quelli open source, ma il discorso si farebbe lungo, per cui concludo qui il mio intervento.. 😉

    Alla prossima.

  4. Robyz ha detto:

    Non sono d’accordo completamente sulla tesi, secondo la quale è il mercato che pompa le innovazioni mentre inevitabilmente l’open source non fa altrettanto; credo tu abbia ragione nell’affermare che purtroppo molto sw libero non ha a cuore l’usabilità o meno pessimisticamente, non disponendo di grandi risorse, tende a definire l’usabilità come qualcosa che risulta usabile ad una stretta fascia di utenti (programmatori e amici di programmatori) dando per scontati concetti che invece per gli utenti di basso profilo non lo sono. Tuttavia non credo che l’unica leva per accontentare l’utente medio debba essere un prodotto commerciale, è semplicemente uno stadio evolutivo che deve arrivare (e per certi versi sta arrivando), esattamente come è arrivato nel mondo dell’informatica 20 anni fa, come arrivò, diciamo nel 95, nel mondo windows e sta arrivando oggi su Linux con distro estremamente usabili come Ubuntu o LinuxOS, peraltro molto accattivanti anche nell’aspetto oltre che nell’immediatezza.
    Vorrei invece spostare la bilancia verso un aspetto che ormai pare diventato marginale visti i progressi tecnologici e di conseguenza il minor costo per disporre di grandi riserve di risorse dal proprio personal computer: efficienza di codice!
    Qua il commerciale cade tristemente, di fatto sarebbe naturale pensare che se io, software house, voglio mantenere la mia fetta di mercato, debbo darmi da fare per produrre un buon codice e fare programmi che sfruttano appieno le risorse, nella realtà questo non avviene più, nella realtà la SH conta sul fatto che in termini di potenza percepita, mi basta concentrarmi un po’ sulla risposta immediata dell’interfaccia (magari aggiungendo qualche progress bar) e sul caricamento veloce durante l’avvio, poi se per processare un’immagine ci vogliono 10 volte il tempo oppure se appena muovi una virgola in modo non previsto ti si pianta la macchina, chissenefrega. Di fatto la leva economica è la principale ragione per la quale i software commerciali sono inefficienti e pensati a breve termine, non c’è tempo per il testing, ne per ottimizzare il codice e nella totale normalità qualcuno può permettersi di uscire con un sistema operativo che piega la schiena di un computer che non è più recente di due o tre anni, che come al solito è zeppo di errori e vulnerabilità, che non ha più di metà delle innovazioni promesse (di fatto c’è un po’ di restyling, qualche scopiazzatura a sistemi operativi che sono così da qualche anno) con un prezzo mai visto prima.
    Sono stato utente win dalla prima 3.0 (e prima ancora DOS dalla 2), mi tocca ancora lavorare sui server win 200X, sono felice mac user da un anno e linux user da 6 mesi, ieri ho avviato windows dopo 3 mesi che uso solo Ubuntu e OSX e non ne ho mai sentito la mancanza, dal basso del mio Inspiron 6000 vecchio di due anni dove Ubuntu gira come una scheggia e fa cascare mascelle di amici e conoscenti quando vedono come dovrebbe essere una vera interfaccia moderna.

  5. eldino ha detto:

    Ciao Robyz, innanzitutto grazie per il lungo intervento, con cui sono abbastanza daccordo! La mia tesi non voleva essere una critica fine a sè stessa, ma una critica costruttiva mista a delusione. Prendi il caso di LIRC: ti permette di riutilizzare qualsiasi telecomando di casa per controllare il pc, una roba utilissima, ma è impossibile da configurare ed usare. Questo cosa significa? Significa che la sua carenza di usabilità penalizza sia l’ottimizzazione del codice che l’idea di base del progetto, perchè taglia fuori moltissimi utenti e li spinge a comprarsi una soluzione proprietaria da 39 euro compatibile solo con windows ma che dopo 3 click funziona alla grande. Se i creatori di LIRC facessero un semplice wizard grafico in 3 steps, sai quanta gente potrebbe usarlo e apprezzarlo? Ecco perchè penso che l’usabilità debba essere un obiettivo prioritario per gli sviluppatori di software libero a parità dell’efficienza del codice di cui tu parli e su cui sono pienamente daccordo. Se il codice restasse così efficiente e snello, ma aumentasse la semplicità d’uso, penso che Linux sarebbe molto + diffuso e apprezzato, e sempre + gente comune (non smanettoni) ne parlerebbe bene consigliandolo ad altri utenti etc. Se si ha del software usabile, che gira solo su Linux, la gente è più motivata ad installare il sistema operativo. Ma se lo si deve installare solo per usare dei cloni mal fatti dei programmi per Windows e per Mac, tanto vale usare gli originali.. o no? Alla prossima!

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