[IT] Il Bene Culturale e il Software Libero: una lettura originale di “Italia S.p.A.” di Salvatore Settis

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Il Bene Culturale e il Software Libero

Problematiche (Reali) e Soluzioni (Possibili) legate alla fruizione del Bene Culturale nell’Era Digitale.

Esaminando con attenzione l’opera di Settis (S. Settis, Italia S.p.A, Einaudi 2002) [http://tecalibri.altervista.org/S/SETTIS-S_italia.htm], si nota come oltre al discorso principale tenuto dall’Autore vi siano molti altri spunti di riflessione di notevole rilievo, se associati ad altro materiale di approfondimento. Settis descrive il Bene Culturale italiano come un qualcosa che non può essere separato dal suo contesto originario, e ne sottolinea il carattere frammentario dovuto all’enorme quantità di opere presenti sul nostro territorio nazionale, che al contrario dei grandi musei americani, “centralizzati” (in quanto presenti solo nelle grandi città) e “centralizzanti” (in quanto intenti a creare grandi collezioni accumulando opere da ogni parte del Mondo, ma in genere senza nessun filo logico che le leghi tra di loro o al contesto americano), presenta un ovvio problema di “fruizione” per il cittadino medio, che di solito non dispone dei mezzi o del tempo per poter girare l’Italia in lungo e largo alla ricerca di musei da visitare o di opere da ammirare. E di solito finisce che lo stesso cittadino medio fruisca solo delle opere più rinomate o di quelle situate nei centri artistici più facilmente raggiungibili, ignorando l’esistenza di tante altre piccole e medie realtà culturali e artistiche disseminate lungo tutto il territorio italiano. Senza nulla togliere al Colosseo di Roma, agli Uffizi di Firenze o al Duomo di Milano, si può tranquillamente evidenziare come vi siano Beni Culturali di pari importanza e valore, che per i motivi di cui sopra non vengono “fruiti” nè dai cittadini e nè, perchè no?, dai turisti, o almeno dalla maggior parte di essi. La “fruizione” del Bene Culturale italiano è quindi un problema ostico, ma credo si possa risolvere, o almeno aggirare, tramite la tecnologia. A tal proposito, mi sembra opportuno citare ancora l’opera di Settis, in particolare il capitolo IX, dal titolo “L’Illusione dei Beni Digitali“. A pag. 69, in particolare, l’Autore, a proposito del World Wide Web applicato ai musei, scrive: “In altri termini, il problema è se il <<museo virtuale>> debba riprodurre, il più possibile da vicino, quello reale, o se al contrario debba creare una dimensione interamente nuova, eppure strettamente interagente con il <<museo reale>>“, evidenziando una differenziazione di scopi che in realtà non sussiste. Vediamo perchè. Il cosiddetto “museo virtuale” non potrà mai sostituire quello reale, per ragioni se non altro emotive (un conto è guardare una statua dal vivo, un conto è navigare nella sua riproduzione 3D, per quanto accurata essa possa essere!), ma potrà esserne un ottimo complemento, fornendone informazioni, immagini, riproduzioni e qualsivoglia altro materiale. Per “museo virtuale” non intendo solo un sito internet o la diffusione, a pagamento o gratuitamente, di cd-rom illustrativi su quell’opera o quel museo, ma la creazione di un’infrastruttura informatica modulare e scalabile, che si adatti alle disponibilità economiche e/o di calcolo del luogo dove l’opera o il museo sono situati, e che fornisca potenza, stabilità e semplicità d’uso ai curatori, e informazioni e contenuti soddisfacenti all’utente, cittadino o turista che sia. Un’infrastruttura di questo tipo può essere creata solo utilizando Software Libero, adattato e modificato per l’occasione. Con il termine “Software Libero” si intende un tipo di software che può essere copiato, modificato e distribuito da chiunque e legalmente, in quanto insieme ai binari, vengono distribuiti anche i codici sorgenti. Non essendo sviluppato da un’unica azienda, ma da milioni di programmatori volontari in tutto il mondo, il Software Libero, e in particolare il Sistema Operativo che ne è l’emblema, Gnu/Linux, hanno raggiunto in pochi anni una stabilità e una potenza senza pari, tant’è vero che il 70% dei servizi di cui usufruiamo quando navighiamo in Internet o quando usiamo anche solo la posta elettronica, non sarebbero possibili senza alcuni programmi liberi quali Apache (http://www.apache.org), sendmail (http://www.sendmail.org), PHP (http://www.php.net), MySQL (http://www.mysql.com) e tanti altri ancora. Inoltre, molte nazioni in via di sviluppo in tutto il mondo hanno già adottato con successo soluzioni libere all’interno delle proprie publiche amministrazioni, India e Brasile tra queste.
Oltre al notevole risparmio sui costi di licenza, usando Software Libero si avrebbero anche almeno altri due, incredibili vantaggi: il primo vantaggio sarebbe quello di non dipendere da Software Chiuso e Proprietario, poco sicuro e molto vulnerabile, sviluppato da poche e potenti corporation, per giunta straniere; il secondo sarebbe quello di avere a disposizione un Software stabile, potente, modulare, adattabile ad ogni particolare esigenza e ad ogni disponibilità economica, fornito di tutti gli strumenti di uso comune, spesso nettamente migliori delle costose alternative “Proprietarie” e soprattutto funzionante in maniera egregia anche su macchine non proprio nuovissime, al contrario di molti programmi Proprietari, che ad ogni aggiornamento necessitano di nuove e costose risorse computazionali per poter funzionare, molte volte senza dare in cambio un prodotto adeguato alla spesa sostenuta. Tramite l’uso del Software Libero, per esempio, anche uno sperduto paesino sulle montagne, fuori da ogni percorso turistico attuale, potrebbe valorizzare il proprio museo comunale, creando e soprattutto gestendo un sito web ricco di contenuti praticamente a costo zero e riutilizzando, nell’eventualità ci fossero, anche computer di svariati anni fa, che nel caso del Software Propretario non si sarebbero potuti utilizzare, ma che tramite un sistema operativo Gnu/Linux e pochi altri strumenti, potrebbero ancora svolgere il loro compito in modo egregio.
Questo paesino ipotetico potrebbe quindi ottenere una vetrina di notevole importanza sul World Wide Web senza spendere una centesimo o quasi, potrebbe creare un richiamo forte per i turisti o per gli studiosi che altrimenti non sarebbero probabilmente mai venuti a conoscenza della bellezza delle opere presenti in quel territorio e, come se non bastasse, potrebbe immettere sulla Rete una notevole quantità di informazioni difficilmente ottenibili in altro modo. La creazione dell’infrastruttura informatica di cui sopra non si ferma, naturalmente, alla creazione di un sito web, ma può essere utilizzata anche per gestirlo in maniera autonoma, meglio ancora se assumendo e formando personale “locale”, o per la creazione di contenuti distribuibili in altre forme, o per la creazione di un efficiente database per la catalogazione e per tutte le altre esigenze che variano da zona a zona. Ciò che per Settis sembra un’utopia, quindi, cioè l’accrescimento della “ricchezza delle informazioni e la molteplicità delle loro interconnessioni” (pag.74), è in realtà fattibile, a patto che ci si liberi dal giogo delle “tecnologie [che] costringono a canalizzare le informazioni in certi modi, impoverendole secondo le ricette precostituite dei software già in commercio” (pag.72) e si inizi ad usare gli strumenti informatici giusti, e magari perchè no?, a modificarli per le nostre esigenze e per quelle dei nostri Beni Culturali, in totale libertà.

Bibliografia:
– S.Settis, Italia S.p.A., Einaudi, 2002

Approfondimenti:
– R. Stallman, Software Libero Pensiero Libero, Stampa Alternativa, 2003
– M. Carboni, Open Source: Open Your Mind, articolo tratto dalla rivista “Open Source” n°1 (Settembre 2003), Systems Comunicazioni Srl
– A. Beccaria, Un divario colmabile con la libertà, articolo tratto dalla rivista “Open Source” n°1 (Settembre 2003), Systems Comunicazioni Srl
– N. Milletti, Quel “rottame” di PC, articolo tratto dalla rivista “Open Source” n°2 (Ottobre 2003), Systems Comunicazioni Srl
– Non si butta via niente, articolo tratto dalla rivista “Linux Pro” n°1 (Aprile 2003), Future Media Italy
– A. Papini – A. Sponzilli, Lettera aperta al Ministro Urbani, dall’indirizzo internet:
http://www.freego.it/articles.php?show=38
– Intervista al Senatore Fiorello Cortiana, dall’indirizzo internet:
http://linux.kuht.it/risorse/interviste/cortiana.php

(* Questo mio breve saggio risale al 2003 ed è stato inizialmente scritto come complemento ad un esame universitario. Avrebbe dovuto dar vita ad una serie di applicazioni pratiche che poi, per mancanza di mezzi tecnici ma soprattutto umani, non sono mai state realizzate. Magari adesso, nell’era del Web 2.0 e di Youtube potrà sembrare un testo puramente teorico-bibliografico e/o semplicistico, a tratti ingenuo, ma daltronde era solo una sorta di “introduzione” a qualcosa di più grande che avevo proposto ma che poi non è stato possibile mettere in opera. Ad ogni modo, era da anni che desideravo condividerlo sul Web e metterlo a disposizione di tutti, magari per aprire un dibattito sulle applicazioni dell’Informatica all’Arte in quanto oggetto da restaurare e fruire, e finalmente ci sono riuscito. Ah probabilmente i link segnalati non sono più online, così come le notizie citate nel testo non sono esattamente “fresche”, ma per quanto riguarda gli articoli cartacei citati, se riuscite a recuperarli, leggeteli con attenzione, perché credo che siano tuttora molto attuali. *)

[eldino]

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One Response to [IT] Il Bene Culturale e il Software Libero: una lettura originale di “Italia S.p.A.” di Salvatore Settis

  1. serendippo ha detto:

    ciao, sono capitato x caso sul tuo blog e ho letto il post sul libro di Settis (che non conosco se non x sentito dire). IMHO dovresti però anche dare un’occhiata a F. Antinucci, “Musei virtuali” (Laterza 2007, trovi una scheda sul catalogo online a questo URL http://www.laterza.it/scheda_libro.asp?isbn=9788842082866 — NB: il prezzo di 15 euro è giustificato dal fatto che contiene un Dvd allegato)
    Buona lettura!

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