[IT] Informatica al vetriolo: L’evoluzione dei contenuti dal Web 0.0 al Web 2.0.

E’ ormai comune utilizzare il termine “Web 2.0” per indicare la rivoluzione che la recente nascita ed planetaria ascesa di siti come Youtube (per i video), Digg (per le notizie), Flickr (per le foto) e altri hanno apportato alla navigazione giornaliera di tutti noi.
Prima, ai tempi del “Web 1.0”, non ci sognavamo mica di caricare (“uploading”) i nostri video più stupidi, magari girati durante un picnic con gli amici tanto per provare la nostra nuova fotovideocamera da 3mpixel su un server americano e renderli disponibili al mondo. Ma ora sembra la norma, quasi una necessità impellente.
Non che ci sia qualcosa di male, per carità. Semplicemente nell’era del Web 1.0 non lo facevamo e se non fosse arrivato il 2.0, probabilmente ancora non lo faremmo, perché saremmo ancora “asociali”.
Sì cari miei, secondo gli analisti del web eravamo “asociali”, perché solo il Web 2.0 è “sociale”, in quanto fatto da “network sociali” dove tutti socializzano con tutti, dove tutti commentano tutti, dove tutti guardano tutti, dove tutti condividono tutto. Insomma, un Grande Fratello pluri-direzionale. Il Web 1.0 era “asociale”, è un dato di fatto, lo sanno tutti, perché.. tu non lo sapevi? Lo so anch’io, ma non ne sono convinto. Forse perché ricambiare (con commenti, email, recensioni, traduzioni..) chi ci dona un contenuto gratis mi è sempre sembrato un atto dovuto, roba da netetiquette spicciola insomma, sin dai tempi dei modem 28.8. Sì, proprio quelli con velocità di download pari alla metà di quella del chippettino GPRS del tuo Motorola da 39 euro. Ma non divaghiamo.
L’argomento con cui, tramite questo post, vorrei sprecare una manciata di byte in Unicode è il seguente: l’evoluzione dei contenuti dal Web 1.0 al Web 2.0. Analizziamo i contenuti video. Ai tempi dei Web 1.0, quando ci serviva un filmato ci rivolgevamo al fidato eMule: stringa di ricerca adeguata, categoria “Video” e passava la paura. Ma se in questo preciso instante state pensando che in realtà nel passaggio dal Web 1.0 al Web 2.0 sia cambiato solo il mezzo per l’ottenimento dei bramati filmati (prima eMule e i DivX, ora Youtube e i flv), beh sappiate che vi state sbagliando. Niente di personale, ovviamente.
Non è cambiato il mezzo, anche perché eMule esiste ancora, affianca Youtube nei download quotidiani ed è anche abbastanza pimpante.
Ciò che è cambiato non è il mezzo usato per procacciarsi i contenuti ma il tipo di contenuti che sembrano interessanti ai nostri occhi. Ai tempi del Web 1.0 non ci sognavamo mica di usare eMule per scaricare il video della festa di quattro stronzi diciottenni di Canberra (Australia) in cui il più sano finisce ad imitare Optimus Prime contro Megatron, interpretando entrambi i personaggi contemporaneamente. Invece, adesso lo faremmo. E magari, se la nostra conoscenza informatica và qualche miglio più lontano di Start->Programmi->Giochi->Solitario, probabilmente convertiremmo il suddetto filmato in 3gp, per poi copiarlo via Bluetooth sul nostro bel cellulare e riderci sopra con i nostri amici quando finiamo gli argomenti di discussione.
Ai tempi del Web 1.0, i contenuti erano esclusivamente roba “ingiustamente” (secondo le major, poverine) disponibile sul web gratuitamente, per chi non voleva o non poteva comprarseli nel negozio sotto casa, dove comunque c’erano eh, sappiate che c’erano, anche quel disco giapponese uscito 20 anni fa, rarissimoooo!, c’era, ..e che dire di quegli album venduti come “nice price” ma che in realtà erano più “price” che “nice”? Tralasciamo.
Dicevo: ai tempi del Web 1.0 si scaricava solo roba che aveva un corrispettivo su supporto fisico (dvd, cd, vhs, dat, super8, vinile, compensato..), e quindi una distribuzione commerciale, un po’ perché l’avevamo sentita/vista/letta da qualche altra parte e ci era piaciuta, un po’ perché provare a cercare su eMule un video di una festa di quattro stronzi diciottenni di Canberra (Australia) in cui il più etc etc.. non ci avrebbe dato molti risultati.
I contenuti del Web 1.0 erano costituiti da roba che ci era stata proposta tramite i canali tradizionali (tv, radio, giornali), che ci era piaciuta e che volevamo ri-ottenere in maniera più pratica e veloce, per poterne fruire di nuovo per un numero n di volte, con n appartenente all’insieme dei numeri naturali.
E in ciò vedo qualcosa di bello e vi spiego perché.
Nel Web 0.0, cioè quando il Web non esisteva, eravamo utenti passivi, perchè, volendo o nolendo, consumavamo solo i contenuti che venivano scelti da altri per noi (dove “altri” = registi, sceneggiatori, scrittori, giornalisti, conduttori di talk show, direttori artistici, esperti di marketing etc..), mentre con l’avvento del Web 1.0 siamo diventati utenti attivi e interattivi, perché abbiamo preso consapevolezza di ciò che ci piace e ci siamo informati su come reperirla sul Web, bollando il resto dei contenuti come “non interessante” (o “merda”, nel caso di alcuni contenuti televisivi italiani). Notate il profondo cambiamento che vedo io in tutto ciò? L’evoluzione?
Anche a livello tecnico intendo. Se prima, ai tempi del Web 0.0, per vedere un film ci bastava premere “On” su un telecomando, successivamente, ai tempi del Web 1.0, per fare la stessa operazione abbiamo imparato ad accendere un pc (operazione assolutamente non elementare per tutti!), configurare un modem/router, scaricare e installare determinato software (“peer-to-peer”… shhhh!), impararlo, cercare ciò che ci serve, eliminare i fake, scaricare il software per fruirne (chi ha detto “codecs”?) etc etc.. Non male come “evoluzione” no?
Sdong! Non abbiamo fatto in tempo ad assestarci e ad abituarci al Web 1.0 che un’altra rivoluzione si è innescata. Quella del Web 2.0.
Nell’era del Web 2.0 siamo ancora utenti attivi ed interattivi, ma siamo anche creatori di contenuti. Caricando un nostro video su Youtube, noi creiamo un contenuto che sarà fruito da altri utenti attivi ed interattivi come noi, che a loro volta, essendo creatori, creeranno qualche altro contenuto di cui fruiremo noi e via dicendo. Questo virale meccanismo ha portato nel giro di poco tempo alla riduzione dei contenuti creati ad hoc da “terze parti”, probabilmente per camparci o guadagnarci qualche soldino di troppo (leggi “Hollywood”) di cui noi fruiamo giornalmente, a favore di contenuti “homemade” (per chi ha fatto le “scuole basse”, significa “fatti in casa”), creati da altri utenti assolutamente per gioco, per passione e per voglia di condividere.
Questa rivoluzione ci ha reso quindi creativi, motivati e consci che ciò che piace a noi, potrebbe piacere anche ad altri, e perciò perché non condividerlo?
Come si vede dalla seguente, approssimativa, tabella, da quando è subentrato il Web 2.0, sono subentrati nella nostra vita

webduepuntozero_tabella.jpg

Che vita sarebbe senza Youtube?
Dopo questo lungo preambolo, quello che io mi auguro di cuore è che il Web 2.0 continui la sua corsa e abbia sempre più presa anche su chi di Web non si è mai interessato o su chi non sa che si chiama Web 2.0 ma ha iniziato a farne uso. Ma soprattutto mi auguro che aumenti sia la domanda che l’offerta di contenuti homemade di qualità, e che la gente comune si interessi sempre di più a tale materiale, sia procurandosi quello che è già gratuitamente e LEGALMENTE disponibile online, sia producendo e distribuendo il proprio. Se ciò diventasse la norma, credo che la cultura media e la conoscenza globale di sicuro aumenterebbero esponenzialmente, ma soprattutto i produttori commerciali di contenuti (case discografiche e cinematografiche, stazioni televisive…) sarebbero per forza di cose costretti finalmente a concentrarsi sulla qualità del loro prodotto, caratteristica che nei film e negli album attuali spesso langue, per la felicità generale di tutti. In conclusione, benvenuto Web 2.0 !!! 🙂

[eldino]

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