[IT] Kikapu netlabel: The End! :'(

30/01/2008

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Oggi ho appreso per caso che la netlabel newyorkese Kikapu [1] ha interrotto le pubblicazioni da pochissimi giorni (per l’esattezza il 22 Gennaio 2008). Dopo sette anni di attività e 109 releases alle spalle, ha chiuso i battenti una delle netlabel più significative della scena netaudio mondiale, tra le prime che io stesso ho scaricato e ascoltato quando ancora eravamo in 3 in Italia ad ascoltare musica libera (4-5 anni fa). Mikronesia, l’autore della 109esima nonchè ultima release, scrive le seguenti parole sul suo sito [2]:

“Tuesday, January 22, 2008
I’m pleased to announce a new Mikronesia album has been released today. vxvii is out now on Kikapu. Sadly this will be the last release ever on the formidable net label. They’re shutting their doors after seven years of great music.”

(traduzione: “Sono felice di annunciare che il mio nuovo album è uscito oggi. vxvii è ora disponibile sul sito di Kikapu. Sfortunatamente, questa sarà l’ultima release di una formidabile netlabel. Hanno chiuso i battenti dopo sette anni di grande musica.”)

Se non la conoscete, correte sul sito e scaricatene l’intero catalogo, almeno quello è ancora disponibile online. Se vi piace la musica ambient più ricercata o più minimale, gradirete sicuramente molti degli artisti che negli anni hanno reso grande la Kikapu.

Kikapu, non ti dimenticheremo. So long.

Your fan,
eldino

Links:
[1] Kikapu: http://www.kikapu.com/label/index.html
[2] Mikronesia: http://www.mikronesia.com/

[eldino]


[IT] eldino vi imbocca #4: Talco – “Combat Circus” (italian ska, balkan)

29/01/2008

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Per quanto non sia un amante dello ska, genere che trovo spesso monotono e non adatto ad un ascolto al di fuori di un party alcolico, non sono potuto non rimanere affascinato dall’ultimo album dei Talco [1], una band ska di Marghera che pubblica i propri lavori su Jamendo [2] sotto licenza Creative Commons. “Combat Circus“, l’album oggetto di questa recensione, è il loro secondo lavoro: in breve, si tratta di musica ska dal groove molto potente e dalle influenze balcaniche (chi ha detto Gogol Bordello?). I testi sono molto curati e calzano a pennello con la musica, veloce e trascinante, e devo dire che ti entrano profondamente in testa. Il cantato è totalmente in italiano e ciò non può che farmi piacere. Quando mi imbatto in un progetto così ben curato e inspirato, per di più cantato nella mia lingua, non posso far altro che sbavare come un poppante davanti alla bancarella dei dolci 🙂 Insomma, ascoltateli, non vi deluderanno 🙂 Personalmente, ancora non mi sono stancato di ascoltarlo in loop pur avendolo scaricato parecchi mesi fa!
Voto: 5/5 (meritatissimo!!)

Scarica l’album completo (50MB, ZIP)

Links:
[1] Talco’s blog: http://www.talcopatchanka.blogspot.com/
[2] Talco su Jamendo: http://www.jamendo.com/en/artist/talco


[IT/EN] Jamendo goes HTTP!!

27/01/2008

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[Italiano]
Ho appena notato, con sommo piacere, che tra le novità introdotte dalla nuova veste grafica di Jamendo [1] vi è la possibilità di scaricare gli album via HTTP, ovvero direttamente dai loro server, invece che affidarsi ad un client Peer-to-Peer come eMule o BitTorrent! Figata assurda! Le opzioni P2P restano sempre valide, per accontentare un po’ tutti! Dio benedica Jamendo!

[English]
The new version of Jamendo [1] makes finally possible the download of the albums via HTTP protocol instead of just via P2P clients like BitTorrent and eMule!! That’s a great upgrade! The HTTP download is the default download option, but the P2P ones rest available, for who likes them! God save Jamendo!

Links:
[1] Jamendo: http://www.jamendo.com/en/

[eldino]


[IT] Le mie releases preferite in pillole #8: Clinical Archives (noise, eclectic)

26/01/2008

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La Clinical Archives [1] è una netlabel che, almeno da quanto scrive sulla propria homepage, si dedica a tutti i sottogeneri più “disturbati” della musica elettronica (noise, drone, field recordings…), ma che in realtà si lascia scappare anche qualche dischello abbastanza eclettico. Ha un catalogo abbastanza nutrito (95+ releases al momento), ma c’è anche da dire che pubblica materiale con notevole frequenza, e a mio dire, senza un effettivo controllo sulla qualità dello stesso. Non sono un patito del genere noise & derivati, quindi mi tratterrò dal recensire determinate releases, perchè sarei (forse) ingiustamente negativo. Mi soffermerò, invece, su alcune particolarità musicali di più ampio interesse.

[ca002] Djet – Petia and Volki
[ca004] Djet – Submariner Story
[ca006] Djet – Dusty Box

Djet è l’autore delle prime sei releases della Clinical Archives (e di molte altre). Dopo averle ascoltate tutte, sono rimasto particolamente perplesso da come tale personaggio salti dal noise più spacca-tweeters ad un eclettismo musicale estremamente variegato. Nelle releases che cito (le altre tre sono quelle di puro noise) si diletta con tutti i generi musicali, passando dall’ottimo reggae cantato di “Above a cloud” (ca002) al jazz di “Slowly” (ca004) al downtempo-funky che caratterizza l’intera release “ca006”. Se è uno della scuola del “samplism”, ovvero del riutilizzo di qualsiasi campione sonoro (“sample”, in inglese) pur di emulare la musica suonata, beh.. il suo sporco lavoro lo fa bene, niente da dire. Altresì, se ha suonato nel senso più classico del termine ognuno di questi generi, beh.. complimenti per la versatilità compositiva 🙂 Voto medio: 3/5.

Link: ca002.zip, ca004.zip, ca006.zip

[ca014] X-in – AL1 EP
“Sembra la colonna sonora di un sacrificio umano!”, mi sono detto appena ho ascoltato alcune traccie di questa controversa release, che alterna banalità ambient/noise a chicche darkwave/trip-hop di rara bellezza. Le voci femminili, in particolare, impreziosiscono molto un prodotto che già di suo affascina per il senso di oscurità che trasmette. Io inizierei l’ascolto direttamente dalla terza traccia, “x260”, costruita interamente intorno ad un loop di batteria che ricorda il sincopato incedere ritmico di “Teardrop” dei Massive Attack. Successivamente, skipperei fino alla quinta e sesta traccia, l’apoteosi dell’album: “x283_2” massimizza i sentori di world music delle litanie vocali e l’aspetto trip-hop delle ritmiche, mentre “x286” sembra uno sguardo su un mondo devastato pochi instanti prima dall’Apocalisse. Degne di nota sono anche l’impalpabilità dell’ottava traccia (“x277”) e la sacralità della decima traccia (“x295”). Voto medio: 4/5, con alti (5/5) e bassi (1/5).

Link: ca014.zip

[ca036] Knyaz Mishkin – Summer Session 31.07.2001
Un LP strano questo, perché appare così, un po’ timido, dopo una sequenza spasmodica di release di puro noise devasta-neuroni. Il lavoro di Mishkin è una raccolta di brevi traccie strumentali di chitarra jazz e basso. E’ quasi sufficiente, se visto nel contesto.
Voto: 3/5 con riserva.

Link: ca036.zip

[ca042] Anderson Hoffmann – One-people projects
Consiglio solo l’industrial pacato, distorto e immutabile nel tempo di “Untitled III”. Voto (della traccia citata): 4/4

Link: ca042.zip

[ca056] Zero Consequences – Zoloft EP
Ed eccoci arrivati alla perla del catalogo della Clinical Archives. Collettivo e cantato italiano, voce femminile molto accativante, suoni trip-hop/rock.. un gran bel lavoro insomma 🙂 Sono davvero contento che ci sia gente, seppur poca, nel nostro Belpaese, che produca e condivida gratuitamente lavori di questa qualità! Le mie traccie preferite sono “Avvolgente”, “Riposognante” e “Disassuefazione”, che da qualche tempo contano un elevato numero di ascolti nella mia “heavy rotation” playlist, ma in generale l’EP è tutto piacevole. Se proprio devo trovargli una pecca, direi che il ritornello “la notte serve soltanto alle analisi” nella titletrack suona abbastanza fastidiosa.. 😛 Ma forse sarò io che dò troppa importanza ai dettagli!
Voto: 5/5.

Link: ca056.zip

Altre due annotazioni:
– l’elenco degli artisti della netlabel è molto comodo, perché riporta la nazionalità degli stessi: se notate, sono presenti svariati italiani 🙂
– il nome “Clinical Archives” è quanto mai azzeccato, visto che l’80% della “musica” del suo catalogo sembra provenire da strani macchinari ospedalieri 🙂

Links:
[1] Clinical Archives: http://www.clinicalarchives.spyw.com/

[eldino]


[IT] Puzzle/Psychomania (Radio Incontro) vs eldino: in diretta domani!

21/01/2008

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Domani 22 Gennaio 2008, verso le 22.30, interverrò come ogni mese nella trasmissione “P2P” (Puzzle/Psychomania) di Radio Incontro [1], una nota radio locale toscana. Questa volta, per problemi tecnici, l’intervento sarà molto più breve del solito, per cui, non sarà possibile una puntata monografica su una particolare netlabel, ma terrò soltanto una breve chiacchierata a tutto tondo sulle scena netlabel.

Se siete di Pisa e dintorni, la frequenza su cui sintonizzare il vostro apparato radiofonico è 107.75 FM. Se invece siete più “global” e meno “local”, o semplicemente gradite di più il digitale che l’analogico, potete ascoltare la trasmissione in streaming con il vostro riproduttore musicale preferito.

Cito testualmente dal sito della radio:

“Puoi utlizzare un qualsiasi lettore multimediale, per esempio VLC, Real Player, Winamp, etc. inserendo nel menu “Apri File -> URL”, il seguente indirizzo “http://www.incontro.it/livestream/incontro.asx“.”

Personalmente uso VLC per Mac e funziona senza problemi 🙂

Se volete scaricare gli mp3 delle puntate precedenti (2 finora), e leggere le scalette delle traccie e degli argomenti, potete far riferimento al seguente link [2]. Se avete fretta, potete scaricare suddetti mp3 anche dal menù alla vostra destra (“Risorse Multimediali”).

Le altre puntate della trasmissione dove io interverrò si terranno:

Giovedì 21 Febbraio
Martedì 18 Marzo
Giovedì 17 Aprile
Martedì 20 Maggio
Giovedì 19 Giugno
Giovedì 24 Luglio

In caso di cambiamenti e/o modifiche, pubblicherò un post in merito 🙂
Ricordo, infine, che l’intera trasmissione verrà resa disponibile dallo zelante Mauro in formato mp3 per il download sul suo sito [3], solitamente il giorno successivo alla diretta, quindi non avete proprio scuse per non ascoltarmi 🙂

Buona radio 🙂

Links:
[1] Radio incontro: http://www.incontro.it/
[2] Puntate precedent7i: https://eldino.wordpress.com/?s=Puzzle%2F
[3] Sito di Mauro/Puzzle: http://www.sussurlo.org

(** Aggiornamento 23/01/2008: la puntata, come avrete potuto constatare se vi siete sintonizzati, non si è tenuta. Penso che la recupereremo a febbraio in una data imprecisata; nel caso, posterò un promemoria 🙂 **)

(** Aggiornamento 6/02/2008: la puntata è stata recuperata ieri sera ma io, per impegni lavorativi, non sono potuto essere presente. Ad ogni modo, Mauro e Fabio se la sono cavata egregiamente anche senza la mia fastidiosa presenza telefonica, per cui se volete ascoltare una selezione abbastanza variegata di musica di netlabels/Jamendo e due chiacchiere in merito, potete scaricare come al solito il podcast da questo url. **)

[eldino]


[EN] Netlabels Who Care: some additions to a recent Thinnerism post

14/01/2008

thinnerism-logo.png

Thinnerism [1], for the few people who don’t know it yet, is a blog (in english) about netlabels scene, written, as you can easily understand by the name, by the crew behind Thinner netlabel. The blog features highy professional contents and layout, and it’s mainly addressed to who has a bit of experience with netaudio by his own.
One of its recent posts is titled “Introducing the series “Netlabels Who Care”” [2] and it’s a real must-read article, because it sums up things very well.
Since it reflects exactly what I think and what I say since years, I decided to report its conciseness here, quoting the most important parts and eventually adding some comments to them.

If a first-timer stumbles upon the mighty realm of archive.org’s netlabel collection and manages to listen to 4 or 5 random netlabel releases then there is a fair chance that frustration might develop into general prejudices against netlabels, such as netlabels …
– lack quality control in terms of releases.
– lack of professionalism and concept in sound/visual quality.
– generally feature talent not good enough for a recording contract.

True, that is the first impression of a newbie who stumbles upon the huge quantity of netaudio stuff available. He feels lost and I justify him, because, as I said before answering to a post by Mike Gregoire [3], netaudio scene is not centralized and frustration-proof as, for example, Jamendo. Netlabels and netaudio scene news sites (Phlow, blogs etc) are not contained in a single, big platform, but they are fragmented in the net, and so a newbie needs a lot of time to find all the best resources, download all the music from different sites, be updated about new releases etc. If you, new netaudio fan, are not pretty motivated and a bit nerdy, you will be soon tired of netaudio scene, and you will move soon to Jamendo for satisfying your free music needs.

I quote now a part of my answer to Mike Gregoire’s post [4]:

[..] we have to build a platform to promote the good netlabel music and the good netlabels, and we have to take out from the business the crappy ones. That’s the only way to stimulate them to increase their releases quality and consecutively increase the quality of the whole netaudio world. More quality releases float around and less are the probabilities to lose a neo-adept ‘cause he/she stumbed upon a crappy release. We need a platform capable to aggregate all the best of the great netaudio-discovery tools around (Phlow, Free Album Galore, Jamendo etc) and push it into a clean designed website (a là Digg). We need a platform with strong social features, like community boards where people actively partecipate to (not like the silent boards actually available). We need a platform with “top-50 releases”, “top-10 netlabels”, “top netalbel of the year” etc charts, and places on these charts must be really hard to conquest! People must be able to vote them, to rate them, to fuck off them. In an ideal world, netaudio may be an alternative to commercial music, not a free and legal copy of it; this means that netaudio music must be all good, because there are not commercial reasons behind it (releases with 2 decent songs and 8 craps may be not allowed!). [..]

I think there is anything to add to what I wrote before 🙂
Let’s go back to Thinnerism post:

While these prejudices may indeed apply to many netlabels, there quite a few netlabels out there who care. They care about quality in various aspects and offer a decent experience.

True, there are really few good netlabels out there, but they share excellent music, ways better than the best commercial music. These small group of netlabels must be promoted and they need to be highlighted, because “they care”. This is partially the objective behind my series “Le mie releases preferite in pillole” [5], that is italian only for the moment: in every post I basically review the best releases (for me) of a single netlabel. Not all the netlabels I review are excellent, but I think that talking about them too helps italian netlabel fans to have a clear idea of netaudio scene, in every shape/color. If you don’t know crappy stuff, you can’t appreciate so much the excellent stuff, don’t you? 🙂

Usually it is possible to determine the quality control for any netlabel by checking out for the following general features:
– a consistent talent roster, ideally developed on their own
– high bitrates, proper filenames and id3 tags
– individual, coherent artwork
– carefully selected releases, ideally in continuous release cycles
– good sound quality, provided by audio mastering

These are mostly the features I look for when I catalog and listen to a new netlabellography, together with:
– well done website, with a clean layout and a clear “Releases” section;
– few or any Flash animations and intros: they suck CPU uselessly;
– mp3 files [6];
– eventually lyrics listed in the release page;
– fast servers to download files from;

and eventually:
– RSS feed to be updated about new releases.

That’s all. I’m happy that there are other people on netaudio scene who have my same opinion 🙂 Fuck craps. Long life to good releases!

Links:
[1] Thinnerism: http://thinnerism.cc/
[2] http://thinnerism.cc/2007/10/26/introducing-the-series-netlabels-who-care/
[3] http://blocsonic.com/blog/an_infrastructure_for_take-over
[4] My answer to Mike Gregoire’s post.
[5] “Le mie releases preferite in pillole” (Italian only).
[6] Why mp3 files (Italian only).


[IT] Perché la musica libera dovrebbe preferire l’mp3 ad altri formati audio

14/01/2008

Mi è capitato di recente di catalogare l’opera omnia di alcune netlabels (tra cui Smell The Stench [1] e 20kbps Recs [2]) che alternano releases in formato mp3 a releases in altri formati audio, come l’Ogg Vorbis, il WAV, il WMA (Windows Media Audio) etc, scelta che mi ha costretto a dover tediare uno dei miei processori a lunghe ore di “transcoding” (codifica di un formato in un altro), prima di poter fruire in modo perfetto di suddetti brani con i miei amati iTunes e iPod (che si relazionano bene solo con mp3 e aac). Questo fenomeno, sicuramente dovuto alla libertà lasciata ai singoli artisti di scegliere da soli il formato audio (e relativo software) con cui codificare i propri EP e LP demo da inviare alla netlabel, mi ha spinto a scrivere due righe in merito, indirizzate a chi è in procinto di aprire una netlabel o a chi vorrebbe distribuire la propria musica in questo macrouniverso.

Il mondo delle netlabels, come mi è capitato più volte di accennare in questo blog e di ribadire a Firenze [3] o in radio [4], è una realtà di nicchia, frutto dell’impegno no-profit e hobbystico di una stretta cerchia di musicofili (spesso anche musicisti), che nonostante la natura amatoriale del tutto, riesce spesso a proporre un prodotto di altissima qualità, sia per quanto riguarda la musica in senso stretto che per quanto concerne ciò che le gravita attorno (sito web, packaging, eventi etc). Se pensiamo a netlabels come la sempre-citata Thinner [5], ci rendiamo conto che una realtà del genere può offrire ad un artista una vetrina importantissima in un mondo in cui gli accessi a banda larga aumentano esponenzialmente e in cui un siti come Jamendo o come gli mp3 blogs alimentano quotidianamente l’interesse della gente comune verso l’ex-utopia della buona musica legalmente gratuita.
La sempre maggiore facilità di approvviggionarsi di “contenuti” nell’era del Web 2.0 è evidente, e se diamo fiducia al vecchio ma sempre attuale adagio che recita: “La fame vien mangiando“, possiamo ipotizzare con irrisori margini d’errore, che questa “fame”, questo bisogno di contenuti sarà destinato a decuplicare nei prossimi anni.

Tra questi contenuti, e mi riferisco a quelli user-generated (generati dagli utenti), un ruolo di primissimo piano è ricoperto dalla musica e dalla sua forma digitale più nota e conosciuta, a cui si è indissolubimente legata sin dai dei tempi di Napster: l’mp3. Se noi inquadriamo le netlabels in questo ambito e vogliamo inserirle con successo in questo processo, togliendo loro di dosso un po’ di quella polvere data da anni di militanza negli angoli più sconosciuti della Rete, o in altre parole, se vogliamo farne conoscere la qualità al grande pubblico, dobbiamo inevitabilmente facilitarne il rapporto con l’utente medio.
Questo proposito può realizzarsi seguento una miriade di sentieri diversi e paralleli, ma nessuno di questi può avere inizio da un punto che non sia la standardizzazione del formato audio con cui viene codificato il prodotto-principe delle netlabels, ovvero la musica [6].

Per l’artista, distribuire una release in mp3 piuttosto che in Ogg Vorbis o in Wma o in altri formati rappresenta l’unico modo sicuro al 100% (e non al 98% o 96%) che chiunque inciampi in quei brani sia capace di ascoltarli ed eventualmente di apprezzarli e consigliarli agli amici, e ciò gli garantisce che l’esperienza del pubblico con il suo prodotto non sia frustante (perché legata al reperimento dei codec appositi, ad una relativa perdita di tempo, alla probabile rinuncia del proprio player audio preferito per l’ascolto sul pc, al dover smanettare per poter riprodurre quella musica sul proprio lettore mp3 portatile etc) ma fluida e semplice, essendo l’mp3 supportato da: TUTTI i player audio software, TUTTI i sistemi operativi principali senza l’uso di codec aggiuntivi [7], TUTTI i lettori mp3 portatili, TUTTI gli impianti audio da auto o da casa, TUTTI i cellulari di fascia medio-alta etc.

Per il gestore della netlabels, oltre alle sicurezze sopracitate, distribuendo tutte le releases in formato mp3 (e non solo alcune o nessuna) si crea una piattaforma musicale coerente e organica, pronta a competere testa-a-testa (sia dal punto di vista della professionalità che dal punto di vista della penetrazione nei computer della gente meno alfabetizzata informaticamente) con le realtà commerciali che generano introiti con la vendita in massa di “prodotti musicali digitali” [8], come iTunes Store o Amazon.

L’mp3 è quindi la strada migliore da seguire per massimizzare le possibilità di successo di una netlabel, in senso chiaramente non economico ma culturale. A livello filosofico-concettuale, sarebbe preferibile usare l’Ogg Vorbis per distribuire musica libera, in quanto, al contrario dell’mp3 [9], è un formato aperto e libero da royalties e brevetti, e quindi più affine alle licenze Creative Commons che hanno reso possibile la diffusione su larga scala della musica libera. L’Ogg Vorbis l’ho usato parecchio in passato, cioè quando mi occupavo di audio professionale e composizione di musica elettronica, per distribuire sul Web alcune mie produzioni, perché ti permette di ottenere, a parità di bitrate (128kbps, 192kbps etc) files di qualità audio molto migliore e di dimensioni abbastanza minori rispetto all’mp3. Per fare un esempio al volo, un brano di 4 minuti, codificato a 128kbps, in mp3 occupa 4 mb, mentre in Ogg Vorbis occupa 3.7 mb circa. Putroppo però, nonostante esista da parecchi anni e nonostante i suddetti pregi, fa ancora fatica a decollare e a diventare uno standard da implementare agli occhi di produttori hardware e software, indi per cui chi lo sceglie solitamente lo fa perché sa cosa sta facendo e quindi detiene le conoscenze informatiche necessarie per ovviare ai suoi limiti (non tecnici eh!). Stesso identico discorso vale per il confronto tra WAV e FLAC nel campo dei formati lossless (senza perdita di qualità rispetto al cd-audio) [10].

La soluzione ideale, che accontenta cioè sia la massa che i nerds filosofici (o fanboys della cultura open source, quelli che cioè sacrificano la praticità e l’usabilità di un qualcosa di informatico a favore di una convinzione spesso modaiola, entusiastica e/o passeggera), è quella adottata da netlabels come la superlativa Ideology [11] o da Jamendo, che lasciano gli utenti liberi di scegliere il proprio formato; nei due casi citati, la scelta è tra mp3 o ogg vorbis, ma in altre realtà è possibile trovare anche il formato FLAC, per chi vuole la massima qualità audio possibile, a discapito però del tempo necessario per il download (un brano di 4 minuti codificato in formato FLAC occupa circa 27 mb!).

Per concludere, al momento l’mp3, non solo è il modo migliore (perché standard, semplice etc) per far conoscere a tutti la musica libera e la musica di netlabel, ma è anche il modo che permette risultati più “professionali” (mi riferisco all’estrema facilità e varietà di metodi software per rinominare/taggare in batch gli mp3, e per embeddare al loro interno testi e copertine): se lo ritenete opportuno, affiancatelo ad altri formati, ma fate sì che l’mp3 sia una presenza fissa e non un’eventualità.

Links/Approfondimenti:
[1] Smell The Stench: http://www.smellthestench.net/
[2] 20kbps Recs: http://20kbps.sofapause.ch/
[3] Il mio workshop a Firenze: https://eldino.wordpress.com/?s=Firenze
[4] I miei interventi in radio: https://eldino.wordpress.com/?s=Puzzle
[5] Thinner: http://www.thinner.cc
[6] Alcune netlabels sono presenti anche nel campo dei videoclip, della fotografia e delle animazioni in Flash, ma rappresentano una nicchia nella nicchia.
[7] Ehm.. tra i sistemi operativi principali, ci sarebbe anche Linux, ma lo omettiamo temporaneamente da questa definizione perché nelle sue distribuzioni più “amatoriali” (come concetto, non come numero di utenti: si veda Ubuntu), dipende da repository vari, alchemici meccanismi e download addizionali anche per riprodurre un dvd o un semplice mp3, formato non supportato out-of-the-box. Ma comunque sia, l’utente Linux è per forza di cose o un nerd o un assiduo frequentatore di forums sull’argomento (eh eh eh) o ha una copia di Windows XP sullo stesso pc, il che lo rende comunque capace di ascoltare gli mp3.
[8] Con il termine “prodotto musicale digitale” non mi riferisco solo al brano in formato mp3, ma anche alla copertina digitale, al booklet in pdf, ai testi etc che spesso, quando paghi per scaricarlo, lo accompagnano.
[9] Per ogni mp3 che codificate e distribuite in Rete, per Legge dovreste pagare (teoricamente) un tot di centesimi all’Instituto che detiene i vari diritti sugli algoritmi psico-acustici alla sua base. In pratica, invece, non si fa, ma pare che nessuno si lamenti visto il suo planetario successo (e relativi milioni di dollari che suddetto instituto riceve dai produttori software/hardware per l’uso delle sue tecnologie).
[10] Per la differenza tra formati “lossy” (mp3, ogg, wma etc) e “lossless” (flac, wav, monkey audio etc) vi rimando qui (in inglese): http://www.bobulous.org.uk/misc/audioFormats.html
[11] Ideology: http://www.ideology.de

[eldino]