[IT] Perché la musica libera dovrebbe preferire l’mp3 ad altri formati audio

Mi è capitato di recente di catalogare l’opera omnia di alcune netlabels (tra cui Smell The Stench [1] e 20kbps Recs [2]) che alternano releases in formato mp3 a releases in altri formati audio, come l’Ogg Vorbis, il WAV, il WMA (Windows Media Audio) etc, scelta che mi ha costretto a dover tediare uno dei miei processori a lunghe ore di “transcoding” (codifica di un formato in un altro), prima di poter fruire in modo perfetto di suddetti brani con i miei amati iTunes e iPod (che si relazionano bene solo con mp3 e aac). Questo fenomeno, sicuramente dovuto alla libertà lasciata ai singoli artisti di scegliere da soli il formato audio (e relativo software) con cui codificare i propri EP e LP demo da inviare alla netlabel, mi ha spinto a scrivere due righe in merito, indirizzate a chi è in procinto di aprire una netlabel o a chi vorrebbe distribuire la propria musica in questo macrouniverso.

Il mondo delle netlabels, come mi è capitato più volte di accennare in questo blog e di ribadire a Firenze [3] o in radio [4], è una realtà di nicchia, frutto dell’impegno no-profit e hobbystico di una stretta cerchia di musicofili (spesso anche musicisti), che nonostante la natura amatoriale del tutto, riesce spesso a proporre un prodotto di altissima qualità, sia per quanto riguarda la musica in senso stretto che per quanto concerne ciò che le gravita attorno (sito web, packaging, eventi etc). Se pensiamo a netlabels come la sempre-citata Thinner [5], ci rendiamo conto che una realtà del genere può offrire ad un artista una vetrina importantissima in un mondo in cui gli accessi a banda larga aumentano esponenzialmente e in cui un siti come Jamendo o come gli mp3 blogs alimentano quotidianamente l’interesse della gente comune verso l’ex-utopia della buona musica legalmente gratuita.
La sempre maggiore facilità di approvviggionarsi di “contenuti” nell’era del Web 2.0 è evidente, e se diamo fiducia al vecchio ma sempre attuale adagio che recita: “La fame vien mangiando“, possiamo ipotizzare con irrisori margini d’errore, che questa “fame”, questo bisogno di contenuti sarà destinato a decuplicare nei prossimi anni.

Tra questi contenuti, e mi riferisco a quelli user-generated (generati dagli utenti), un ruolo di primissimo piano è ricoperto dalla musica e dalla sua forma digitale più nota e conosciuta, a cui si è indissolubimente legata sin dai dei tempi di Napster: l’mp3. Se noi inquadriamo le netlabels in questo ambito e vogliamo inserirle con successo in questo processo, togliendo loro di dosso un po’ di quella polvere data da anni di militanza negli angoli più sconosciuti della Rete, o in altre parole, se vogliamo farne conoscere la qualità al grande pubblico, dobbiamo inevitabilmente facilitarne il rapporto con l’utente medio.
Questo proposito può realizzarsi seguento una miriade di sentieri diversi e paralleli, ma nessuno di questi può avere inizio da un punto che non sia la standardizzazione del formato audio con cui viene codificato il prodotto-principe delle netlabels, ovvero la musica [6].

Per l’artista, distribuire una release in mp3 piuttosto che in Ogg Vorbis o in Wma o in altri formati rappresenta l’unico modo sicuro al 100% (e non al 98% o 96%) che chiunque inciampi in quei brani sia capace di ascoltarli ed eventualmente di apprezzarli e consigliarli agli amici, e ciò gli garantisce che l’esperienza del pubblico con il suo prodotto non sia frustante (perché legata al reperimento dei codec appositi, ad una relativa perdita di tempo, alla probabile rinuncia del proprio player audio preferito per l’ascolto sul pc, al dover smanettare per poter riprodurre quella musica sul proprio lettore mp3 portatile etc) ma fluida e semplice, essendo l’mp3 supportato da: TUTTI i player audio software, TUTTI i sistemi operativi principali senza l’uso di codec aggiuntivi [7], TUTTI i lettori mp3 portatili, TUTTI gli impianti audio da auto o da casa, TUTTI i cellulari di fascia medio-alta etc.

Per il gestore della netlabels, oltre alle sicurezze sopracitate, distribuendo tutte le releases in formato mp3 (e non solo alcune o nessuna) si crea una piattaforma musicale coerente e organica, pronta a competere testa-a-testa (sia dal punto di vista della professionalità che dal punto di vista della penetrazione nei computer della gente meno alfabetizzata informaticamente) con le realtà commerciali che generano introiti con la vendita in massa di “prodotti musicali digitali” [8], come iTunes Store o Amazon.

L’mp3 è quindi la strada migliore da seguire per massimizzare le possibilità di successo di una netlabel, in senso chiaramente non economico ma culturale. A livello filosofico-concettuale, sarebbe preferibile usare l’Ogg Vorbis per distribuire musica libera, in quanto, al contrario dell’mp3 [9], è un formato aperto e libero da royalties e brevetti, e quindi più affine alle licenze Creative Commons che hanno reso possibile la diffusione su larga scala della musica libera. L’Ogg Vorbis l’ho usato parecchio in passato, cioè quando mi occupavo di audio professionale e composizione di musica elettronica, per distribuire sul Web alcune mie produzioni, perché ti permette di ottenere, a parità di bitrate (128kbps, 192kbps etc) files di qualità audio molto migliore e di dimensioni abbastanza minori rispetto all’mp3. Per fare un esempio al volo, un brano di 4 minuti, codificato a 128kbps, in mp3 occupa 4 mb, mentre in Ogg Vorbis occupa 3.7 mb circa. Putroppo però, nonostante esista da parecchi anni e nonostante i suddetti pregi, fa ancora fatica a decollare e a diventare uno standard da implementare agli occhi di produttori hardware e software, indi per cui chi lo sceglie solitamente lo fa perché sa cosa sta facendo e quindi detiene le conoscenze informatiche necessarie per ovviare ai suoi limiti (non tecnici eh!). Stesso identico discorso vale per il confronto tra WAV e FLAC nel campo dei formati lossless (senza perdita di qualità rispetto al cd-audio) [10].

La soluzione ideale, che accontenta cioè sia la massa che i nerds filosofici (o fanboys della cultura open source, quelli che cioè sacrificano la praticità e l’usabilità di un qualcosa di informatico a favore di una convinzione spesso modaiola, entusiastica e/o passeggera), è quella adottata da netlabels come la superlativa Ideology [11] o da Jamendo, che lasciano gli utenti liberi di scegliere il proprio formato; nei due casi citati, la scelta è tra mp3 o ogg vorbis, ma in altre realtà è possibile trovare anche il formato FLAC, per chi vuole la massima qualità audio possibile, a discapito però del tempo necessario per il download (un brano di 4 minuti codificato in formato FLAC occupa circa 27 mb!).

Per concludere, al momento l’mp3, non solo è il modo migliore (perché standard, semplice etc) per far conoscere a tutti la musica libera e la musica di netlabel, ma è anche il modo che permette risultati più “professionali” (mi riferisco all’estrema facilità e varietà di metodi software per rinominare/taggare in batch gli mp3, e per embeddare al loro interno testi e copertine): se lo ritenete opportuno, affiancatelo ad altri formati, ma fate sì che l’mp3 sia una presenza fissa e non un’eventualità.

Links/Approfondimenti:
[1] Smell The Stench: http://www.smellthestench.net/
[2] 20kbps Recs: http://20kbps.sofapause.ch/
[3] Il mio workshop a Firenze: https://eldino.wordpress.com/?s=Firenze
[4] I miei interventi in radio: https://eldino.wordpress.com/?s=Puzzle
[5] Thinner: http://www.thinner.cc
[6] Alcune netlabels sono presenti anche nel campo dei videoclip, della fotografia e delle animazioni in Flash, ma rappresentano una nicchia nella nicchia.
[7] Ehm.. tra i sistemi operativi principali, ci sarebbe anche Linux, ma lo omettiamo temporaneamente da questa definizione perché nelle sue distribuzioni più “amatoriali” (come concetto, non come numero di utenti: si veda Ubuntu), dipende da repository vari, alchemici meccanismi e download addizionali anche per riprodurre un dvd o un semplice mp3, formato non supportato out-of-the-box. Ma comunque sia, l’utente Linux è per forza di cose o un nerd o un assiduo frequentatore di forums sull’argomento (eh eh eh) o ha una copia di Windows XP sullo stesso pc, il che lo rende comunque capace di ascoltare gli mp3.
[8] Con il termine “prodotto musicale digitale” non mi riferisco solo al brano in formato mp3, ma anche alla copertina digitale, al booklet in pdf, ai testi etc che spesso, quando paghi per scaricarlo, lo accompagnano.
[9] Per ogni mp3 che codificate e distribuite in Rete, per Legge dovreste pagare (teoricamente) un tot di centesimi all’Instituto che detiene i vari diritti sugli algoritmi psico-acustici alla sua base. In pratica, invece, non si fa, ma pare che nessuno si lamenti visto il suo planetario successo (e relativi milioni di dollari che suddetto instituto riceve dai produttori software/hardware per l’uso delle sue tecnologie).
[10] Per la differenza tra formati “lossy” (mp3, ogg, wma etc) e “lossless” (flac, wav, monkey audio etc) vi rimando qui (in inglese): http://www.bobulous.org.uk/misc/audioFormats.html
[11] Ideology: http://www.ideology.de

[eldino]

7 risposte a [IT] Perché la musica libera dovrebbe preferire l’mp3 ad altri formati audio

  1. diggita.it scrive:

    Perché la musica libera dovrebbe preferire l’mp3 ad altri formati audio (Ogg, FLAC, etc)

    Un’analisi molto accurata del mondo della musica libera (= gratuita e legale) sotto l’ottica della scelta dei formati audio e della facilità di ascolto da parte dell’utente di livello medio-basso. E’ un articolo talmente di nicchia che se raggiung…

  2. Stefano scrive:

    Parafrasando:”Un’analisi molto DI PARTE del mondo della musica libera (= gratuita e legale) sotto l’ottica della scelta dei formati audio e della facilità di ascolto da parte dell’utente di livello medio-basso.”

    Avrà presto mie notizie🙂

  3. […] Ho già scritto un articolo in merito, per cui non mi dilungo oltre e vi invito a leggerlo, cliccando qui. Dopo aver codificato i vostri brani o averli già ricevuti nel formato scelto (piccola parentesi: […]

  4. Federico scrive:

    Certamente il formato MP3 è attualmente il più comodo da utilizzare, e questo non si discute affatto, ci mancherebbe. Si sottolinea altresì che esistono diversi lettori portatili e non che supportano formati quali OGG o altri senza tante menate, migliorando la qualità di ascolto e lasciandosi addietro vari diritti d’autore. Anche per utilizzare un Ubuntu non bisogna essere di certo un nerd, un paio di click e si hanni i vari codec. Basta avere un minimo di pazienza. L’esempio per assurdo: e se fosse nato prima ogg? Ora staremmo a fare lo stesso discorso in suo favore… Mettiamoci un minimo d’impegno.

    Complimenti per il lavoro effettuato. Girerò tutti i link indicati apettandone di nuovi😀
    A presto
    Federico

  5. eldino scrive:

    @federico:
    Vero, indubbiamente esistono dei lettori mp3 portatili che supportano l’ogg, ma spesso sono o prodotti di nicchia o difficili da acquistare in Italia (penso ai carinissimi Cowon Audio) o che se non avessero tale funzione, non acquisteresti, preferendo un economico Creative Zen da discount. Puoi anche installare un ogg player su molti smartphones o palmari in commercio, oppure puoi persino cambiare il firmware del tuo lettore mp3 (iPod etc) con Rockbox, firmware opensource che amplia le funzionalità del tuo dispositivo e che supporta anche l’ogg, ma il concetto resta sempre lo stesso: sei tu utente che ti devi dare da fare e perdere parecchie ore del tuo tempo per cercare sul web / aggiornare / smanettare etc per riprodurre gli ogg sul tuo lettore, e non tutti sanno o hanno voglia di farlo per ascoltare della musica codificata in formati “strani”.

    Perciò, se già fai un ragionamento di questo tipo, vuol dire che hai delle conoscenze informatiche che ti rendono qualche step più avanti rispetto al target di riferimento a cui, tra le righe o meno, è indirizzato questo post. La musica libera e le netlabels sono due realtà che non devono attecchire nei cuori e nelle menti di chi ha una conoscenza informatica medio-alta, perché codeste persone sono capacissime di vedersela da sole, ma deve arrivare sugli hard disk di quelle persone che acquistano un portatile da 400 euro al supermercato, con Windows in bella “Vista” sopra (ma che non funziona per un cazzo) e che trovandosi a scaricare degli album liberi devono immediatamente essere capaci di ascoltarli, senza barriere di nessun tipo, out-of-the-box. Se si trovano un ogg, non supportato nativamente da windows, potrrebbero sminchiarsi al volo, e non è ciò che noi, promotori della musica libera, vogliamo.

    La scelta dell’mp3 non è una scelta “di parte”, ma è una scelta consapevole e ragionata, che presuppone la conoscenza del mondo che ci circonda e di come vanno le cose nell’universo dei principianti. Se in futuro, tutti i lettori che trovi al mediaworld e tutti i cellulari che trovi in giro, supporteranno l’ogg, ok, aggiungerò una nota appositamente scritta a questo post per renderlo al passo con i tempi. E’ una scelta puramente utilitaristica quella dell’mp3, se vogliamo, perché è esclusivamente tesa a diffondere la musica libera anche nei cessi dell’Autogrill, sdoganandola da quest’aria di elitarismo che non deve esserle + proprio.

    E, a riprova di come la penso, se fosse vero l’esempio x assurdo che proponi, l’articolo lo avrei intitolato “Perché la musica libera dovrebbe preferire l’ogg ad altri formati audio”🙂

    Saluti e grazie per l’intervento🙂 Fa sempre bene creare un riscontro e un dialogo costruttivo con gli altri, per quanto sia solo “virtuale” in questi casi🙂

  6. […] type of audio format will you distribute in? Eldino’s Perché la musica libera dovrebbe preferire l’mp3 ad altri formati audio covers this, but once again it is in Italian. This question is one that will take much more study […]

  7. desperationmixtape scrive:

    Vi pongo una domanda o meglio una mia riflessione (probabilmente off topic) L’MP3 per me ‘is good enough if you are in a hurry’. Potremmo smettere di ascoltare le cose in MP3 se non strettamente necessario o altri formati compressi. Sapete che l’MP3 è nato pensando che l’utente dovesse ascoltare musica mentre faceva altro?

    Non voglio certo portare avanti una crociata contro i formati di compressione che per quanto elaborati eliminano una buona fetta di prospettiva del panorama sonoro e del lavoro che c’è dietro ad una produzione. Forse siamo l’ultima generazione ad avere ascoltato un po’ tutti i formati, i miei nipoti o cmq i ragazzi di 9-10 anni penso che ormai ascoltino il 95% di audio in formato compresso (compreso il satellite che è un MPEG pure quello).

    L’MP3 per me equivale all’intento di portarci a pensare che la musica sia un accessorio ad altre attività. Si probabilmente quanto scritto suona molto estremista ma mi sono reso conto di questo leggendo qualcosa a riguardo ai cambiamenti degli ultimi anni (in tema di apprendimento, ascolto e comunicazione). Purtroppo è qualcosa che investe tutti i campi (lettura, studio o ascolto in generale).

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