[IT] Le comunità musicali online e le netlabels donation-based come modello di business

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Audiofoolz è una delle innumerevoli comunità online di musicisti che utilizzano la Rete come luogo di incontro, scambio e distribuzione delle proprie produzioni. Queste comunità esistono fin dagli albori della tracker music: a volte si sono evolute dando vita a delle netlabels, altre volte sono rimaste fedeli alla loro forma originaria.
Fatto sta che tuttora rappresentano una realtà online musicale molto “intima” e solitamente restia ad accettare degli “esterni”, se non dopo anni di frequentazione. A livello musicale, però, spesso nascondono delle chicche che dovrebbero venire alla luce e raggiungere i nostri hard disk senza complicate procedure di registrazione, di login, di pubblicazione di x posts sul forum prima di poter accedere alla sezione download etc.

Fatto sta che Audiofoolz è l’ennesima “music community” a rinunciare alla sua identità online (basata principalmente su un forum), per tentare la strada delle netlabels. Di per sè tale decisione non rappresenta certo una news eclatante, ma lo è invece il post di Pilchard in merito, o quanto meno leggendolo ho trovato due o tre spunti molto interessanti che ritenevo sensato riportare su queste pagine.

Scrive Pilchard (ideatore di Audiofoolz):

Times change and peoples needs change at the same time. It seems not many people really want or need sites like Audiofoolz any more. [..] In order to do this I propose a new business model, as follows: [..] Audiofoolz will become a Netlabel whose aim is to deliver high quality music content from new and upcoming artists, without DRM, at a fair price to the end user and with all monies coming direct from the customer to the artist. [..] Once accepted, artists will be able to submit albums and EPs [..] All releases will be fully scrutinised to ensure high quality before public release. [..] Once released, all releases will be downloadable for free but with a donate option. The customer shall pay whatever he/she feels to be right for the release. 100% of donations from the release page will go to the artist. The site will cover its own costs by ad serving technologies and an option to donate at the site landing page.

(Traduzione: “I tempi sono cambiati e la gente ha bisogno di cambiamenti. Sembra che ormai non molte persone abbiano più bisogno di siti come Audiofoolz. [..] Quindi, propongo un nuovo modello di business, come il seguente: [..] Audiofoolz diventerà una Netlabel con l’obiettivo di distribuire musica di alta qualità ad opera di artisti emergenti, senza Digital Right Management, ad un prezzo equo per l’utente finale; tutti i ricavi andranno agli Autori delle opere. [..] Una volta accettati, gli artisti saranno in grado di inviare gli albums e gli EPs [..] Tutte le releases saranno analizzate in dettaglio per assicurare  la massima qualità al pubblico [..] Una volta pubblicate, tutte le releases saranno scaricabili gratis, ma sarà possibile donare dei soldi. Il consumatore pagherà la cifra che ritiene opportuno. Il 100% delle donazioni andrà agli artisti. Il sito coprirà le sue spese tramite la pubblicità e tramite le donazioni ad esso indirizzate.“)

Come dire, il modello delle donazioni di stampo open-source fa proseliti anche nella nostra nicchia musicale. Sono abbastanza perplesso sulla possibilità che questa scelta possa funzionare con costanza tale da permettere al progetto di sopravvivere nel tempo, visto che l’internauta attuale è abbastanza pigro e raramente è disposto a pagare per avere qualcosa che, grazie alla Rete, in modi leciti o meno leciti, è possibile ottenere gratis. Nel mondo delle netlabels, inoltre, c’è tanto di quel materiale di qualità che è già difficile per un progetto commerciale pensare di poter fare di meglio, figurarsi per un ulteriore realtà gratuita ma donation-based. Spingere l’internauta ad aprire un account Paypal, metterci dentro 20-30 euro e donarli ai 3-4 artisti che gli sono maggiormente piaciuti significherebbe che questi ultimi abbiano prodotto qualcosa di qualitativamente molto superiore a ciò che da anni offre la scena netlabel, il che mi sembra obiettivamente difficile visto lo straripante talento di alcuni artisti. In più, la pigrizia indotta dalla cultura del peer-2-peer è talmente radicata in noi da portare a padadossi come quello successo mesi fa ai Radiohead: nonostante, infatti, fosse possibile scaricare il loro album “In Rainbow” dal loro sito anche donando 0 sterline, la gente ha preferito scaricarlo più comodamente tramite un simpatico torrent apparso su The Pirate Bay, semplicemente perché la procedura era più semplice (non c’era bisogno di fare un account, attendere l’email di conferma etc).

A mio modesto parere, questo vuol dire che ormai si devono cominciare a cercare i guadagni “intorno al contenuto” e non “grazie al contenuto”, musicale o culturale che esso sia. Proporre un contenuto musicale  di qualità gratuitamente, non significa fare beneficenza, ma significa creare una base d’utenza che è già in confidenza con il tuo prodotto e quindi è molto ben predisposta verso dei servizi/contenuti accessori che lo riguardino, come concerti, bonus tracks e quant’altro. Ed è proprio in questa direzione che si deve cercare il guadagno, pensare di fare soldi vendendo la musica è come pensare di vendere il ghiaccio tritato in strada quando ormai chiunque di noi ha il congelatore in casa.

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Il modello donation-based deve essere proposto, alcuni temerari ne faranno uso, ma non puo’ essere un modello di business, perché non è concepito per le masse. E’ e resterà soltanto uno dei tanti elementi cliccabili di una pagina web.

Se volete approfondire, vi segnalo un post che scrissi in passato sull’argomento: “Netlabels & Denaro: Quattro approcci differenti“.

Fonti:
Pilchard’s blog: http://blog.pilchard.org/2008/03/audiofoolz-netlabel-business-model.html

[eldino]

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