[IT] Netlabels for Dummies #4: La scena netlabel come tassello mancante nel processo di separazione tra musica e supporto fisico?

I pochi che hanno avuto occasione di seguire dall’inizio il mio talk a Firenze lo scorso Ottobre, forse ricorderanno che iniziai la mia panoramica sulla scena netlabel con una veloce introduzione dello scenario della fruizione musicale in chiave cronologica, ovvero come avveniva in passato, come avviene attualmente e come, credo, avverrà in futuro.

Putroppo, per questioni di tempo e di priorità di pubblicazione, prima d’ora non ero riuscito a trovare il tempo necessario per trattare per sommi capi l’argomento, che secondo me presenta numerosi e interessanti spunti di riflessione per chi, tra di voi, si sta da poco interessando alla scena netlabel.

Prima di iniziare, premetto che questo post non è esattamente definibile come “esaustivo” e non di avvicina neanche lontanamente all’articolato discorso che tenni oralmente in quel di Firenze. Ma penso che gli input necessari per inquadrare le netlabels in una certa ottica ci siano tutti🙂

Iniziamo. Se come me, siete nati nell’epoca dei vinili e delle cassette, e se i vostri primi ascolti presupponevano il sorbirsi di un continuo fruscio o di un caratteristico “clack” alla fine della riproduzione di uno dei due lati del nastro (col conseguente sbattimento di interrompere ciò che si stava facendo per rigirare la musicassetta), sapete quanto me che fino all’avvento dell’mp3 (come concetto più che come formato audio), la musica era legata al supporto con cui veniva distribuita sul mercato (vinile, musicassetta, cd) o su cui veniva amatorialmente registrata e/o copiata (musicassetta, cd). E quando parlo di passato, cari lettori più giovani, non mi riferisco all’Età del Ferro, ma a poco prima del boom dell’Età dell’ADSL e dell’Età di Youtube, quando cioè si navigava (spendendo molti €€€/ora) a 28.8 o 56 kbit/s e quando il “peer2peer” era dato dalla concatenazione delle stringhe: “Napster” (o “WinMX” poco dopo) + “ore di attesa prima di iniziare il download” + “20-30 minuti circa per scaricare una canzone di 4 MB” + “se salta la corrente o la connessione devo ricominciare il download daccapo”.

Con l’avvento delle connessioni a banda larga e il proliferare della musica “pirata” nei networks di scambio e nei nostri hard disks, si è raggiunta una fase ibrida, ovvero di convivenza tra la musica distribuita su supporto fisico e quella scaricata sottoforma di bits. Sono nati dei nuovi dispositivi appositamente concepiti per ascoltare questi bits e l’iPod della Apple ha definitivamente preso il posto che fino a poco tempo prima apparteneva al Walkman della Sony nell’immaginario collettivo. Personalmente possiedo entrambi e devo dire che preferisco il primo, se non altro pesa di meno e contiene una quantità notevolmente più grande di brani, talmente grande da essere impensabile fino a solo pochi anni fa. Il Walkman, comunque, mantiene il suo fascino retrò🙂 Ma non divaghiamo.

Dopo alcuni anni in cui scaricare mp3 da internet faceva rima con “illegale”, sono comparsi i primi negozi di musica online, come l’iTunes Store ed eMusic (per citare quelli di maggior successo), che introducevano per primi il download legale di musica da Internet, previo pagamento e previo condimento dei files con salse al DRM (Digital Rights Management). Alcuni consumatori hanno accolto benevolmente la novità, daltronde è un qualcosa di molto comodo poter avere a portata di click tutti gli album desiderati, ma nonostante il loro crescente successo di pubblico, rappresentano tuttora una nicchia: non di mercato, ma di pensiero. Tuttora pagare 10€ (il costo di un album sull’iTunes Store) per un qualcosa di “intangibile” è per i più un acquisto impensabile. Si è, volenti o nolenti, ancora legati all’oggetto-cd, pur se magari lo si converte in mp3 10 minuti dopo averlo acquistato. Penso sia un fatto di mentalità principalmente… e di abitudine, ma a prescindere dalla causa, questo inconscio legame col passato ha spinto lo sviluppo del sistema musica-fruizione verso un vicolo cieco, verso un limbo. Ed è proprio per uscire da questa situazione di stallo che, ritengo, possa essere determinante l’apporto della scena netlabel e, in generale, della musica libera.

Entrambe sono delle realtà figlie della Rete, dell’intangibilità per antonomasia. Sia una netlabel release che un album scaricato da Jamendo non hanno, il più delle volte, una forma fisica, un’esistenza al di là di quegli mp3s che vediamo sparpagliati nelle nostre cartelline digitali, o se la hanno, esiste come conseguenza della diffusione della sua forma digitale (pensiamo, ad esempio, a quanti gruppi arrivano a stampare un vinile con 1-2 traccie dopo essersi fatti conoscere distribuendo gratuitamente la propria musica in mp3). Ciò significa che, il familiarizzare a costo zero con la musica libera potrebbe aiutarci a digerire meglio l’intangibilità della musica del prossimo futuro, potrebbe aiutarci nel compiere il salto dal supporto fisico al formato digitale, potrebbe rappresentare, alla fine della fiera, il tassello mancante del titolo di questo post.

Ma cosa ci riserva il futuro? Io ho azzardato un’ipotesi, che vedete sintetizzata nell’immagine in basso. Penso che dopo questo periodo di transizione, quando ormai la musica sarà solo digitale, si avrà o si cercherà di avere la delocalizzazione del nostro archivio musicale: dalle nostre tasche all’etere. La nostra musica, infatti, non sarà più sulla memoria del nostro iPod ma sarà su un enorme disco rigido a casa nostra, a cui noi, Homo Sapiens Always Connected, accederemo a banda larga usando le reti wireless presenti ovunque intorno a noi. In sostanza si parla di streaming, ma con un’accezione più personale e personalizzata.

E’ soltanto una visione, ma forse non tanto irreale: capita solo a me di vedere gente che usa Youtube come il jukebox delle proprie giornate?

[eldino]

4 risposte a [IT] Netlabels for Dummies #4: La scena netlabel come tassello mancante nel processo di separazione tra musica e supporto fisico?

  1. […] musica copyleft da jamendo, il supporto al servizio DAAP [per ulteriori informazioni chiedere a eldino – per approfondimenti qui ] e la meglio integrazione di alcuni servizi web2.0 come Last.fm, mentre […]

  2. […] di farlo, alla massima velocità e senza code, grazie alle netlabels (per approfondire: “La scena netlabel come tassello mancante nel processo di separazione tra musica e supporto fisico?“)! Basta essere pirati per ottenere un po’ di buona musica da […]

  3. klez scrive:

    sarebbe molto bello l’ultimo punto che hai esposto.
    per ora intanto ci stiamo avvicinando al wireless gratuito in giro per le città. speriamo arrivino anche i player che supportano il wireless. sai che bene non doversi più preoccupare di prendere un player da 16 GB piuttosto che uno più economico da 4GB?

  4. eldino scrive:

    @klez
    Beh ormai lo streaming è parte integrante della vita multimediale di molte persone🙂 Siamo rimasti in pochi ad avere la propria collezione di mp3 e di filmati sul proprio pc, ormai la maggiorparte streamma la musica da youtube e i film da megavideo senza scaricare niente sul pc😉 Già i lettori mp3 portatili con il wifi esistono in giro (iPod Touch su tutti), vedremo come finirà😉

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