[IT] Armi di distribuzione di massa = programmi P2P (cit.)

Porto alla vostra attenzione un interessante articolo apparso pochi giorni fa sul portale italiano Hardware Updgrade, dal titolo “Distribuzione non autorizzata: una sentenza si oppone alla RIAA, ma non per l’articolo in sè (che parla dell’ennesima batosta presa dalla RIAA, l’Associazione dei Discografici Americani, a causa della propria ostinazione nel non vedere che il mercato musicale è cambiato da anni e che la gente si è rotta gli zebedei di sottostare a politiche di marketing monopolistiche e arroganti), bensì per la discussione che ne è scaturita in calce sottoforma di commenti degli utenti, che per una volta tanto non “trollano” ma offrono spunti di riflessione interessanti.

La causa, ancora in corso, di cui parla l’articolo, vede contrapposti due coniugi alla RIAA, che li accusa di aver distribuito materiale protetto da copyright (come musica o video) tramite la “cartella condivisa” del loro programma P2P di fiducia.

Molto argutamente, l’utente HostFat paragona l’accusa mossa dalla RIAA alla seguente situazione, che a mio dire, aiuta non poco a visualizzare meglio il contenzioso:

Invece si direi, è come se compressi una torta, ma con l’obbligo di mangiarla solo tu. Intanto però la appoggi ad esempio sulla finestra.Tutti potranno prenderla, fintanto che però nessuno la prende tu sei nel giusto.

a cui fa eco xcdegasp, il cui intervento merita di essere citato in toto:

l’esempio delle torta è ottimo, perchè il commesso che te l’ha venduta sotto marchio P&P appartenente al “Industrie Pasticcerie Internazionali Associate” ti ha messo l’obbligo che la puoi consumare solamente tu acquirente, non la puoi regalare e non puoi ricavarne la ricetta d’origine ma men che meno modificarla senza il consenso del produttore e del pasticeccere che l’ha guarnita. arrivi a casa e coem detto, l’appoggi sul davanzale.. manca una fetta e scatta la denuncia eseguita da terzi contro questo acquirente sul presupposto che non sia stato lui a consumare effettivamente la fetta mancante ma un qualsiasi passante perchè la torta non era adeguamente protetta. Il giudice in tribunale da ragione all’acquirente inquanto non è dimostrabile che la fetta mancante dalla torta acquistata sia stata prelevata da terzi si sa’ solo che la torta era sul davanzale. C’è da aggiungere che “Industrie Pasticcerie Internazionali Associate” sono riuscite a ottenere una tassazione su, zucchero, farina, uova, lievito, panna, latte, burro/olio/margarina, colla di pesce, coloranti, vanillina, rhum, con dicitura “equo compenso”.. visto che tali ingredienti consentirebbero di riprodurre la torta legalmente acquistata si impone un risarcimento per i mancanti introiti.

E sempre in merito all’esempio della torta, interviene Therinai:

a prescindere dalle leggi in vigore e dalle loro interpretazioni, a prescindere da i nostri personali pareri sulla questione p2p/copyright: se compri qualcosa per uso personale per quale motivo devi condividerla??? L’esempio della torta è proprio lampante: compri una torta che per legge puoi mangiare solo tu e dove la metti? Sul davanzale? E ma allora sei mezzo scemo per la tua metà migliore

…a cui faccio eco io. Quello che dici non è inerente: a) perchè una torta è un prodotto commestibile (se ti “cibi” di un cd, esso resta intatto; se ti cibi di una torta no); b) se quel qualcosa che compri, ti piace, solitamente, se non sei eccessivamente egoista ed egocentrico, sei portato a consigliarlo agli amici ed eventualmente a prestarglielo, quindi a condividerlo: pensa a libri e fumetti. Ma mentre nel loro caso c’è il rischio molto probabile che non ti vengano più restituiti (bestemmie..) o che ti tornino indietro sciupati (aaargh!), nel caso di files, ovvero oggetti intangibili, suddetto rischio non esiste. Quindi, semmai, se l’oggetto acquistato può essere scambiato sottoforma digitale (= rippata in mp3), sei incentivato ancora di più a condividerlo, perché: a) non rischi che ti torni indietro sciupato; b) il destinatario del prestito potrà tenerlo per sempre.

L’utente dragotic retoricamente pone le seguenti domande:

Ma riuscite a realizzare che son tutte imprese con gente che lavora??Vi sembra giusto che chi produce scooter ha diritto a guadagnare e chi produce un album musicale no, perchè fa parte della cultura ???

…sulle quali vorrei soffermarmi con altre due righe. Senza entrare nel dettaglio, perché tanto sono discussioni trite e ritrite, le soluzioni per guadagnare sulla musica senza lucrare ci sono. Una su tutte: edizioni economiche dei dischi dopo un anno dall’uscita, come si fa per i libri. Attualmente, i dischi di 5-8 anni fa costano ancora a prezzo pieno nei negozi; se la Fiat continuasse a mantenere in listino una Punto del 2001 allo stesso prezzo che aveva nell’anno di uscita sul mercato, cosa starebbe facendo oltre a suicidarsi economicamente? Starebbe lucrando, e sarebbe la Fiat stessa, prima dei consumatori, a rendersene conto e a rimediare per non perdere clienti. Perchè le case discografiche non fanno la stessa cosa? Perché vogliono ostinarsi a considerare il loro mercato al di fuori delle leggi di mercato (e del buon, sano senso degli affari)?

Il commento successivo è dell’utente Denun, che risponde a dragotic:

Se io compro un pezzo di pane avro il diritto di sbriciolarlo tutto e portarlo in giro come pan grattato? allora se io compro un cd avro il sacrosanto diritto di sentirmelo con i mezzi piu’ adeguati? …o visto che ho comprato 300 dischi in vinile e non esiste piu’ il mangiadischi portabile dovro’ ricomperarli di nuovo per sentirmeli con l’mp3 portatile? I DIRITTI SON GIA STATI PAGATI!!!

La moltiplicazione degli strumenti atti a farci ascoltare la musica quotidianamente è un dato di fatto, chiunque di noi la ascolta su almeno due dispositivi diversi, uno casalingo (computer, hi-fi..) e uno portatile (lettore mp3, autoradio, cellulare..), ma la vetustità del Sistema Discografico ancora fa fatica a comprenderlo e ad adattarsi tramite la creazione-adozione di licenze e/o soluzioni informatiche più moderne. Un’idea intelligente sarebbe, ad esempio, quella di allegare ad ogni cd una memoria flash da 128Mb (che costa pochi centesimi al produttore) con sopra la copia digitale in mp3 dello stesso, in modo che il consumatore abbia l’autorizzazione (legale e formale) di ascoltare l’album con la maggior parte dei dispositivi in circolazione.

Musica 2.0, quando arrivi?

[eldino]

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