[IT] Una falla legislativa nella licenza Creative Commons-NoCommercial? Ecco nascere un animato dibattito tra me e LastKnight…

L’amico D@nselm, sapendo del mio fervore militante a favore della Cultura Libera, mi ha recentemente segnalato, tramite la nostra piccola mailing-list privata, un post dal titolo “E da quando Repubblica è un NON COMMERCIAL Site?“, scritto da LastKnight giorno 27 maggio (link al post) in merito ad un cortometraggio di BluBlu dal titolo “Muto“.

Suddetto post, dai toni vivaci, afferma questo (copia&incolla pari pari):

LastKnight:
“Mi piace quando un giornale come Repubblica se ne frega bellamente del Creative Commons e spara pubblicato per intero un filmato il cui embed per commercial use è espressamente vietato dall’autore. Hanno veramente capito tutto della vita…Quale parte di “se siete un sito commerciale non potete mostrare il filmato” non ti è chiara, signor Vittorio Zambardino? E tutti quei bei link a pagamento delle pagine? E i milioni per la sponsorizzazione sul giornale Online? Suggerirei una bella rilettura della licenza.”

Dopo averlo letto, mi sono trovato fin da subito in totale disaccordo e ho lasciato in calce un mio commento (prolisso come sempre), che ha dato via ad un corposo dibattito fra me e LastKnight (autore del post) e che, visto l’argomento-principe di questo blog, vorrei sottoporre allla vostra attenzione, con tanto di considerazioni inedite a fine post.

Io
27 May 08
7:43 pm

Ciao, io mi occupo di Musica in CC, Netlabels, Musica 2.0 e gestisco un blog in merito (eldino.wordpress.com). Non ho un background legale, ma penso che la CC-Non-Commercial non comprenda siti di giornali, ma più che altro ti dica “Non voglio che quest’opera sia messa su un bel DVD e venduta”. L’essenza della CC è diffondere il materiale d’ingegno (la CC nasce come alternativa moderna al copyright), per cui un giornale online o un blog non possono che aiutare l’Autore dell’opera in questo obiettivo, fornendogli a titolo gratuito una più o meno vasta platea. Poi che il sito o blog in questione abbia dei banner, questo non ti assicura che ci guadagni, perchè tu Autore dell’opera o Autore della Licenza non hai i mezzi per stabilire se si tratti di una realtà commerciale (=a scopo di lucro) o meno. I banner potrebbero benissimo bastare a mala pena per ripagare delle spese di gestione del server, per dire. Non credo sia il caso de La Repubblica, ma non potendo tu, autore della CC, accedere ai loro registri contabili, devi riternelo alla stregua di un qualsivoglia altro sito. Il fatto poi che sia un sito gratuito per il pubblico è una ulteriore riprova del mio pensiero: al pubblico non costa niente vedere questo filmato, cosa che invece non avverrebbe se fosse masterizzato su un CD in vendita in edicola, col prezzo ben in evidenza. My 2 cents.

LastKnight
28 May 08
8:31 am

@ Eldino
Sfortunatamente, però, quello che “pensi” tu non ha ancora valore legale. La licenza, invece, sì. 🙂
La definizione di commerciale è ben spiegata nella licenza e comprende qualunque realtà che ricava principale profitto dall’attività online. Quindi anche Repubblica. Anche la via del “tanto lo promuovono ed è un bene” è un po’ una fesseria… Esiste il Fair Use e ne possono tranquillamente pubblicare immagini, il link etc.

Ad integrazione posso proporti un paio di link come quello di Lessing:
http://www.lessig.org/blog/2007/12/commonsmisunderstandingsasca.html

O più precisamente (nel senso che ne tratta in modo più approfondiot) CrabWalk:
http://www.crabwalk.com/archive/2008/03/29/creative_common.php

Spunti interessanti sono anche quelli JMG fa presente nel suo blog un po’ di tempo fa:
http://www.jmg-galleries.com/blog/2008/03/30/creative-commons-only-as-good-as-those-that-use-it/
Cheers.
M.

Io
28 May 08
10:24 am

@ Matteo:
“La definizione di commerciale è ben spiegata nella licenza e comprende qualunque realtà che ricava principale profitto dall’attività online”

Si, il problema è che non puoi stabilirlo con certezza, puoi solo ipotizzarlo. La Repubblica è un giornale cartaceo prima di tutto, quello si paga, ha un prezzo di copertina ben in evidenza il che ti dice che ci guadagna. Ma dal momento che la versione online non ha un prezzo all’utente finale, è gratis (per cui non guadagna sicuramente dagli utenti), restano i banner. Ma anche Jamendo li ha, quindi? E’ commercial use anche quello? Perché Jamendo no e Repubblica sì? Chi stabilisce la distinzione tra siti? Nessuno può, perché non puoi contabilizzare gli introiti dei banner 🙂

E poi, La Repubblica non fa accessi (principale fonte dell’eventuale guadagno) solo con quel video, ma è solo una parte di un tutto. Su 1000 utenti, quanti pensi che si siano connessi a La Repubblica esplicitamente per vedere quel video? Io penso solo qualche utente di questo blog… 😉

E ancora: Youtube ha i banner, quindi che facciamo, togliamo tutti i video CC da youtube, magari messi dagli stessi autori ma taggati come NoCommercial perché non vogliono che uno li stampi su DVD e li rivenda (palese guadagno), ma che, in pieno spirito CC, vogliono diffondere le loro opere a macchia d’olio?

E ancora: se sei convinto di questa tua affermazione (”Anche la via del “tanto lo promuovono ed è un bene” è un po’ una fesseria…”), allora penso che tu non sia abbastanza dentro alla CC, e che non ne abbia compreso a pieno nè lo spirito nè perché è nata, nè tantomeno perché ha tanto successo… tra chi produce contenuti intendo 🙂

Quello che sostieni tu si chiama “copyright”, non “copyleft” ed è una concezione vetusta dell’era pre-informatica. La Repubblica, come un blog con i banner, come Youtube o come qualsiasi altra realtà online, sono prima di tutto informazione, possono fare solo del bene alle opere in CC, che se tutti la pensassero come te o come i post che hai linkato (alcuni spunti sono interessanti), sarebbero relegate ad un buggigattolo oscuro e tetro o sarebbero piratate.

Le opere in CC hanno bisogno di visibilità, non di paletti. Sono nate sul web e sul web devono diffondersi per poi arrivare alle realtà meno informatizzate. Il NoCommercial è ok, ma se è palese e dimostrabile. Sennò è solo una gacciata sui testicoli.

E’ solo il mio pensiero dettato da una quinquennale esperienza nel campo, è vero 🙂 ma anche il tuo o quello della gente che linki lo è. Fin quando non ci sarà un giudice che si pronuncerà in merito, non sapremo chi ha ragione.

Fino ad allora, ci resta solo il buon senso 🙂
Il mio mi dice che se fossi un videomaker e i redattori di La Repubblica pubblicassero il mio filmatino sul loro sito, per me sarebbe una grande soddisfazione.. a te cosa dice?
Saluti.

LastKnight
28 May 08
11:25 am

@ Eldino
Youtube ha i banner, quindi che facciamo, togliamo tutti i video CC da youtube, magari messi dagli stessi autori ma taggati come NoCommercial perché non vogliono che uno li stampi su DVD e li rivenda (palese guadagno), ma che, in pieno spirito CC, vogliono diffondere le loro opere a macchia d’olio?

Quale parte di “pubblico IO su youtube i MIEI contenuti” non ti è chiara?

Io
28 May 08
2:34 pm

La parte che afferma che non è affatto detto che l’autore del video coincida con la persona che lo pubblica su Youtube.

Anzi, facendo una stima per eccesso, direi che al massimo un 30% dei video su Youtube sono prodotti (nel senso di “creati” non nel senso di rippati, tagliati, scaricati da altre fonti etc) dai rispettivi uploaders.

Ma ammettiamo che sia il caso in cui coincida: io pubblico il mio video in CC con l’attributo NoCommercial perché non voglio che qualcuno ne tragga un guadagno DIRETTO (ovvero masterizzandolo su DVD e rivendendolo, affittandolo etc), ma nel momento in cui lo carico su Youtube, se fosse plausibile il tuo pensiero (ovvero che sito con banner = commercial site), per dargli visibilità etc, sono io autore che per primo vengo meno alla licenza che ho scelto per distribuire il mio lavoro, il che è un paradosso.

Cosa vuol dire questo? Che NoCommercial non indica siti con banner, perché se lo facesse, darebbe vita ad un’ambiguità legislativa. Il guadagno INDIRETTO non è contemplato, perché altrimenti sarebbe dare del “pirla” al creatore delle licenze CC. In più, lo ripeto, non c’è modo di stabilire se vi sia un guadagno INDIRETTO e se/quanto di questo sia possibile grazie all’uso di quella particolare opera. Sinceramente parlando, davvero Lei pensa che il video citato nel suo post porti guadagni a La Repubblica, sito di proprietà di uno dei gruppi editoriali più importanti d’Italia? O anche, ragionando in larga scala, pensa che davvero il sito larepubblica.it contribuisca al bilancio del Gruppo Editoriale L’Espresso per più di un punto percentuale? Prima di rispondere, pensi che sta paragonando un sito (seppur molto visitato) con realtà come il secondo giornale nazionale per vendite, Radio Deejay e quant’altro.

E poi mi pare ovvio che il guadagno INDIRETTO non sia contemplato, visto che, Lei mi insegna, l’economia e la sussistenza di Internet sono basate sulla pubblicità. Se fosse considerata “uso commerciale”, automaticamente non esisterebbe nessuna opera in CC sul web o sarebbe un tag automaticamente accantonato da tutti, per cui inutile.
Anzi, non sarebbe mai nata la CC, perché è proprio grazie al Web che arriva nelle nostre case. Gli altri media non la proprio considerano.

Il tag Attribution non dà vita ad ambiguità: ti dice “Diffondi quest’opera segnalando il nome dell’autore”. Fine. Se lo fai rispetti la licenza, se non lo fai no. O o 1. True o False. Boolean. Non c’è spazio per ambiguità.

Stessa cosa per “Derivative Works”. Perché invece per “NoCommercial” dovrebbe esserci un’ambiguità così grossa?

E comunque, l’esempio di Youtube, era appunto un esempio. I punti fondamentali della mia critica alla sua visione erano altri…

Io penso che le opere d’ingegno in CC abbiano bisogno di tutt’altro che inutili paletti pseudo-legislativo per affermarsi come alternativa moderna alle vetuste leggi sul Copyright (che di paletti, diciamolo, ne hanno già fin troppi da sole). Perchè “pseudo-legislativi”? Perché se leggete attentamente ciò che c’è scritto (in inglese) nello screenshot che accompagna il post di LastKnight (evidenziato in giallo nell’immagine sottostante), noterete che la parte che recita: “No commercial websites or televisions are allowed to display this film without the author’s permission” non è parte della licenza Creative Commons adottata (tramite i simboli mostrati) dall’Autore, ma è semplicemente un’aggiunta a cura dello stesso.

La licenza CC-NoCommercial dice solo: “Non commerciale. Non puoi usare quest’opera per fini commerciali.“. Fine.

Per cui, mi viene spontaneo chiedermi, che valore legale ha questa postilla dell’Autore? E’ legalmente equiparabile ad una licenza riconosciuta su scala mondiale come tale? E ancora: cosa si intende per “sito commerciale“? Se ognuno aggiunge le postille che vuole alla CC, perchè la CC non lo rappresenta a pieno, che senso ha la CC?

Per me, un sito commerciale è un sito a cui tu accedi pagando tipo una tariffa mensile, un abbonamento, un po’ come fanno alcuni giornali famosissimi. Il fatto che siano presenti dei banner non significa che tu ci debba per forza cliccare. Certo, ci sono anche i banner che funzionano a numero di pagine viste ma che parte percentuale ricoprono nel bilancio totale?

E’ una situazione controversa, lo ammetto. Basterebbe un tag “No Embed In Ads-Supported Websites” (“e’ vietato embeddare quest’opera in un sito supportato da pubblicità“) per porre fine al questa ambiguità?

Di certo c’è che La Repubblica non viola la Creative Commons, semmai va contro al volere dell’Autore espresso nella postilla in appendice alla licenza da lui scelta. Ed è altrettanto certo che, se l’Autore (che è anche l’uploader del filmato su Youtube), intende sito commerciale = sito supportato da banner, allora lui è il primo a violare la sua postilla (su Youtube ci sono i banner). Per cui o non è così o l’Autore ha le idee un po’ confuse e dovrebbe affidarsi in toto alle Creative Commons, senza note personali a piè di pagina. Anche perché uno dei meccanismi informatici alla base di Youtube è proprio l’embending, per cui non puoi pretendere di caricare il tuo filmato sui loro server gratuitamente e non essere daccordo con la loro politica.

Ditemi la vostra.
O qui o sul blog di LastKnight o sui muri sottoforma di graffiti (postando le foto su Flickr) etc.

Nota-1. Il video è fantastico, ci sarà voluto un mese per completarlo. Avevo già visto la parte che inizia al minuto 4:00 un po’ di mesi fa, impressionante. Per chi conosce/apprezza la tecnica dello stop motion è un must. Link del filmato sul sito dell’Autore: http://www.blublu.org/sito/video/muto.htm

Nota-2. Mi sono documentato (come sempre, onde evitare di scrivere castronerie). Questo stesso filmato ha originato altre discussioni simili (in inglese) che trovate ai seguenti links:
http://www.prototypen.com/blog/falk/archive/002217.html#comments
http://www.boingboing.net/2008/05/15/sweet-stopmotion-vid.html#comments

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2 Responses to [IT] Una falla legislativa nella licenza Creative Commons-NoCommercial? Ecco nascere un animato dibattito tra me e LastKnight…

  1. […] Anche quando sono impegnato riesco a fare `danni`…. […]

  2. hillel81 ha detto:

    Ciao Eldino, post molto interessante, ringrazio l’amico D@nselm per avermelo indirettamente segnalato.

    Premetto che anche io in materia di diritto sono poco ferrato, ma sono in linea di massima d’accordo con il punto di vista che hai espresso.
    Se le CC fossero nate per comportarsi esattamente come tutte le altre licenze, avrebbero avuto vita brevissima.

    Tuttavia il legalese non è un linguaggio formale in cui le cose sono vere o false: ogni legge/licenza è piena di sfumature (o bug se volete) soggette a varie interpretazioni, che gli hacker del foro, comunemente detti avvocati, tentano di sfruttare a loro vantaggio.
    Sebbene quindi le politiche delle CC siano nobili, i meccanismi con cui sono state implementate sono gli stessi di tutte le altre licenze, e devono combattere nello stesso lurido campo da battaglia.

    Questi ultimi due paragrafi, oltre a farmi autocompiacere (e da voi compatire) del bellissimo parallelo che mi è riuscito tra programmazione e avvocatura, sono serviti semplicemente a dare uno straccio di base al fatto che ritengo che anche l’interpretazione di LastKnight sia plausibile: se Repubblica intasca anche un solo centesimo grazie alla pubblicazione di quel video, tecnicamente potrebbe essere punibile. Resto tuttavia convinto che denunciare Repubblica per aver fatto pubblicità a una propria opera, sia paragonabile al tentativo di darsi da soli una pedata sul deretano.

    Quello che più mi spiazza però, è il modo in cui l’autore dell’opera ha rilasciato la stessa: si sa, ogni autore è libero di apporre tutti i lucchetti che vuole alle sue creazioni, ma non si può dire di rilasciare un’opera sotto una specifica licenza e allo stesso tempo aggiungere altre condizioni restrittive, perché in quel caso non si è più sotto licenza CC; piuttosto si potrebbe creare una nuova licenza, derivata dalla CC di base (che fungerebbe da una sorta di super-classe), assegnandogli il nome Licenza Tal Dei Tali. A questo punto sarebbe interessante sapere se la licenza CC stessa permetta opere derivate o meno (mi auguro di sì), altrimenti l’autore stesso si potrebbe beccare una bella denuncia per violazione del diritto d’autore, e si giungerebbe ad un paradosso talmente entusiasmante che in confronto Achille e la tartaruga sembrerebbero una squallida trasmissione della De Filippi.
    E con questa splendida citazione (che come minimo ho cannato in pieno), vi saluto: saluti.

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