[IT] Informatica al vetriolo: Linux, fstab e la voglia di montare un hard disk all’avvio di Ubuntu senza intaccare i file di sistema

Volevo rendere partecipi i più nerd tra voi di questa piccola riflessione sull’usabilità dei sistemi operativi, che trae inspirazione da una discussione che ho avuto un paio di settimane fa con l’amico linuxiano D@nselm.

Piccola premessa: su uno dei miei computer ho un dual-boot Windows XP – Ubuntu 8.04: la distro in questione, forse per ragioni di sicurezza (integrare nativamente il supporto in scrittura su volumi NTFS è utilissimo ma non noob-friendly al 100%), non monta all’avvio la mia partizione Windows, il che è abbastanza noioso per almeno 3 motivi: Google Desktop non ne indicizza i contenuti fin quando non la monto, non ho subito a disposizione i miei dati e.. cazzo, voglio la mia partizione sul desktop!

La breve discussione di cui sopra è nata dal fatto che, non essendoci un’opzione apposita da spuntare, mi è venuto spontaneo porre la seguente domanda “Come faccio a montare automaticamente all’avvio la mia partizione Windows in Ubuntu? Faccio uno script in Bash e lo metto all’avvio di Gnome?“. Prontamente l’amico D@anselm mi ha suggerito di modificare il file “fstab“, aggiungendogli una riga (contenente alcune informazioni che personalmente non conosco) relativa alla partizione da montare. Ignoro il reale vantaggio (a livello pratico, non tecnico-filosofico) di questo approccio rispetto invece ad un semplice script contenente il comando “mount /media/partizione”, visto che il risultato (agli occhi dell’utente) è uguale, ma vedo invece lo svantaggio dell’approccio fstab.

Al contrario dello script, infatti, che è una soluzione “lato utente“, modificare l’fstab è una soluzione “lato sistema“, ovvero significa, volenti o nolenti, andare ad intaccare un file di sistema di un OS che di per sè è instabile e “auto-sputtanabile” nella maggior parte delle sue varianti (openSuse, Mandriva, one-man distros…). Vuoi un po’ per la sua amatorialità di fondo, vuoi un po’ che chi sta dietro a questi progetti non ci guadagna un centesimo per cui vale l’intramontabile (e giustificabilissimo) adagio “se ti funziona ok, altrimenti ti arrangi“, vuoi che Linux è un mosaico di software sviluppato da milioni di sviluppatori diversi e decentrati, fatto stà che andare ad intaccare un file di sistema per fare ciò che può esser fatto senza, mi pare un po’ un grumo di inusabilità o un residuo di filosofia open-source o (maliziosamente) una voglia di sembrare fighi (“Yeah, uso Linux, mica Windows, sono un pro e mi customizzo il mio OS come voglio”).

Ma invece di dirvi per quale di queste tre opzioni protendo, vi racconto una favoletta.

C’era una volta un eldino che voleva montare una piccola immagine DMG da 5 Mb (le immagini DMG sono uguali alle immagini ISO, solo che è possibile anche scriverci, metterci una password, criptarle etc..) all’avvio del suo Mac, da usare come una sorta di penna usb in cui spostare i file che affollavano il desktop, in modo da mantenerlo pulito e minimale.


Cosa ha fatto il nostro Cappuccetto Eldino? Ha scritto questo semplice script:

#!/bin/bash
# eldino’s autoDMGmount v1.0
# useful to mount read/write dmgs or other kind of volumes at startup.
diskpath=”/Users/eldino/Documents/Recipiente.dmg”
hdiutil mount $diskpath -quiet

lo ha salvato nella sua cartella “Scripts”, lo ha inserito nella lista “Elementi Login” del suo account, ed il gioco è fatto. Ad ogni apparire della Scrivania di Mac OS X, verrà montato questo piccolo “hard disk virtuale”. Fine della favoletta.

Morale: quando Cappuccetto Eldino si stancherà, gli basterà rimuovere lo script da suddetta lista e via. Nessun file di sistema intaccato, nessuno scazzo nel dover imparare come funziona l’fstab, nessun lupo cattivo.

Ora, cerchiamo di capirci prima che qualcuno fraintenda e sprechi bit lasciando un commento insensato: non è una questione di capacità tecniche o di pigrizia, mi ci vogliono 3 minuti e mezzo per capire come funziona l’fstab e dove ricavare le informazioni che dovrei inserire, basta consultare Sua Sapienza Google. E’ proprio l’approccio che non mi va giù, perchè lo ritengo errato dal punto di vista dell’utente comune e dell’usabilità del software.

Non puoi chiedere all’utente comune di modificare file di sistema per svolgere compiti semplici come questo e poi lamentarti che Linux non fa breccia nel mercato consumer.

Dal mio punto vista, Linux diventerà una reale alternativa a Windows (dove, ricordo, per avviare un’applicazione all’avvio, basta trascinarne il link nella cartellina “Esecuzione automatica”) o Mac OS X, quando smetterà di esistere questo inutile ed elitario tecnicismo.

Certo, magari Gnome, dovendo far partire uno script oltre ai suoi processi, impiegherà 2 secondi in più per fare il boot completo, ma… chi se ne fotte? Per raggiungere il nostro scopo non abbiamo intaccato nessun file di sistema, nè tantomeno avremo bisogno di intaccarlo qualora cambiassimo idea, per cui quei 2 secondi mi sembrano un compromesso più che accettabile, che ne dite?

9 risposte a [IT] Informatica al vetriolo: Linux, fstab e la voglia di montare un hard disk all’avvio di Ubuntu senza intaccare i file di sistema

  1. deviantdark scrive:

    sudo apt-get install ntfs-config

    Nelle note del pacchetto c’è scritto: Enable/disable write support for any NTFS devices

    Troppo difficile?
    Mah.. produci uno script su MacOS e non sai modificare fstab? Magari non rivolgerti a quel tuo “amico” che ti propina quelle soluzioni, dato che con un’installazione da terminale o due clic su synaptic avresti risolto in 2 minuti.
    Poi quanti utenti MacOS sanno produrre uno script? E non venirmi a dire che per il mancato automount delle partizioni NTFS Ubuntu non fa breccia sul mercato…

    Con il pacchetto ntfs-config, si crea automaticamente un launcher sotto Applicazioni > Strumenti di sistema, che ti permette DA GUI di spuntare o meno l’opzione di lettura/scrittura sulle partizioni NTFS.
    Poi basta solo un clic per montarle.

    Mah..

  2. daviez scrive:

    mai sentito parlare di ntfs-3g o ntfs-config ?
    con un clik ,montano le partizioni ntfs a ogni avvio

    sudo apt-get install ntfs-3g
    sudo apt-get install ntfs-config

  3. telperion scrive:

    ntfs-config esiste solo su ubuntu.

    Concettualmente lo script non è sbagliato.
    In fstab il disoc sarebbe visibile anche ad ultri eventuali utenti e dovresti ulteriormente lavorare sui permessi, con lo script la privacy è massima (si fà per dire) e paciocchi file solo nella home, che se non sei un drago non è una cosa cattiva.

  4. eldino scrive:

    @daviez/deviantdark
    Non conoscevo i software da voi segnalati, grazie della segnalazione🙂
    Già si tratta di una soluzione un po’ meno invasiva della modifica del fstab, peccato solo che non sia disponibile out-of-the-box, come invece è la bash..😉

    @telperion
    Infatti sì, ecco perché lo script mi sembra una soluzione elegante e carina, o almeno su Mac Os X la uso da mesi senza problemi e senza aver dovuto installare apps aggiuntive🙂 Non avendo internet tutti i giorni, Synaptic non lo ho sempre a portata di mano😉

  5. Mèrk scrive:

    Ciao, ti hanno già risposto in merito alla soluzione del problema, io ti dico solo che il concetto dell'”amatorialità” è oltremodo ridicolo…
    Dietro a Linux non ci sono solo i ragazzini nelle cantine che programmano tutta la notte perchè non hanno amici, ma aziende di ALTISSIMO livello con tantissimi soldi….fatti una ricerca va!
    Ok, ti dicono che il software è open, “as is”, se funziona bene e se non funziona arrangiati…
    Qual’è il comune utente che va da Microsoft a lamentarsi delle varie schermate blu?? Cosa pensi che ti risponderebbe MS??? Magari con una frase del tipo “provvederemo…” e poi aspetti 1 anno per la patch….
    Va bene essere fanboy, però con l’ignoranza a volte si esagera…
    Saluti, Marco.

  6. guiodic scrive:

    @merk: anche Mac Os e Windows sono venduti “as is it”, senza alcuna garanzia.

  7. eldino scrive:

    @Merk
    E’ vero che vi sono alcune grandi aziende dietro i migliori prodotti open sul mercato (Sun dietro Open Office, Canonical dietro Ubuntu, IBM dietro Eclipse..), ma è altrettanto vero che questi sono i migliori software open sulla piazza e gli unici capaci di rivaleggiare con le controparti closed, anzi spesso sono per giunta migliori, appunto perché vi sono investimenti di soldi e logiche di mercato dietro (es. Sun basa il suo pacchetto office commerciale StarOffice sul lavoro della comunità Open Office, Canonical viene foraggiata da Dell e guadagna sul lavoro volontario degli sviluppatori di Ubuntu etc).

    Ma al di là di questi casi, che si contano sulle dita di una mano, l’80% del software e delle distro linux sono one-man project o progetti curati da poche persone, gratuitamente e su base volontaria, per cui, per definizione “amatoriali”. Pensa alle 2000000 distribuzioni che nascono e muoiono ogni mese, che magari hanno 2-3 pacchetti diversi rispetto ad Ubuntu, pensa a che spreco di risorse che rappresentano proprio per il loro essere “amatoriali”.

  8. Mèrk scrive:

    Certo, esistono molte one-man distro ed è questa una delle caratteristiche dell’open..ma non LA caratteristica…
    Io direi che oltre alla Slack, di distro “famose” mantenute da poche persone si contino sulle dita di una mano…non il contrario come dici tu…

    E’ chiaro che la maggior parte degli utenti Linux utilizzi distro tipo Ubuntu, Debian, Slack, Suse, Mandriva, Fedora ecc… Qualcuno (più esperto) usa Gentoo o Arch sapendo a cosa va incontro, ma comunque c’è sotto una “comunità” organizzata ed in qualche modo finanziata.

    Per questo ti dico che definire Linux e l’Open Source “amatoriale” basandoti sulle mille distro amatoriali senza contare che la MAGGIOR PARTE di noi utilizza distribuzioni più o meno sponsorizzate/sviluppate da grandi aziende, mi pare abbastanza impreciso.

    Fossi in te correggerei il tiro nei prossimi post, anche se capisco che innescare certi “flame” possa portare acqua al tuo mulino😛

    Ciao, Merk

  9. eldino scrive:

    @merk:
    Non le userà nessuno, ma sono sempre risorse umane che si perdono invece di concentrarsi su 5-6 distro e migliorarne il livello. Questa frammentarietà è frutto dell’amatorialità e della disorganizzazione di fondo del mondo Linux. Ma daltronde, se non mi pagano, faccio un po’ come mi pare, o no?😉

    Il mio modo di scrivere non porta nessuna acqua al mio mulino, non ci sono banner in questo blog, per cui o 50 visite o 40000 non mi cambiano niente e non ci guadagno niente, semmai ci perdo. Semplicemente, pur essendo nell’open source anche io, la penso diversamente da voi🙂 nessun flame🙂 se cerchi “haters” sul blog, troverai molti posts che ti chiariscono la mia visione su flame et similia😉 ciao

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