[IT] La musica elettronica al tempo della randomizzazione software: uno dei motivi della stagnazione di un macro-genere musicale? – Parte 2/2

…Parte 1/2…

La sperimentazione è bene che ci sia, badate bene! Non sono uno di quei metallari tradizionalisti con cui penso che tutti voi abbiate disquisito qualche volta nella vostra vita, quelle persone (per lo più maschietti) che ascoltano solo heavy metal e a cui qualsiasi altro genere musicale, specialmente se “fatto al computer“, fa schifo perché non contiene riff teutonici di chitarre o assoli stroboscopici di batteria, e quindi “non può considerarsi musica” (la conosco davvero ‘sta gente, non è frutto della mia fervida fantasia!).

La sperimentazione in musica deve esserci, perchè solo così si progredisce e si scoprono nuovi sentieri inesplorati. Ma in un genere dove la maggior parte degli artisti aderenti definiscono il proprio lavoro “sperimentale”, capite bene che non si tratta più di sperimentazione genuina, ma di standardizzazione, di omologazione ad uno status social-musicale “figo”, che suscita nel popolino un forte “effetto wow“.

Dialogo esemplificativo del concetto appena espresso:
A : “Ciao Desdemono, mi hanno detto che suoni. Che musica fai?
D : “Faccio musica sperimentale.”
A : “Wow, che figo!

Sperimentare significa intraprendere una strada innanzitutto “personale” e stocasticamente creativa, ma guardandomi attorno, vedo solo cumuli di canzoni che rispondono all’equazione “sperimentazione = disarmonia, rumore, assenza di controllo, casualità“… e potrei aggiungerne altri, ma mi fermo perché ritengo che abbiate capito. Forse.

La musica elettronica sperimentale segue i suoi canoni estetici meglio della musica house. La musica elettronica sperimentale, fateci caso, suona tutta uguale (al massimo, varia l’aggressività dei suoni – es. harsh noise vs power noise vs white noise) e si fa portavoce della stessa estetica sonora. La musica elettronica sperimentale, nell’ambiente dei musicisti, è spesso vista come sinonimo di incompentenza.

Dialogo esemplificativo del concetto appena espresso:
A : “Hey Stanyslaus, sai che Desdemono fa musica sperimentale?
S : “Sì. Si vede che non sa fare musica e allora si è dato al rumore.”

Tempo fa, in alcuni ambienti di discussione online, si diceva la stessa cosa dell’IDM ma personalmente in quel caso non sono totalmente daccordo, perché alcuni (pochi) artisti IDM hanno la testa sulle spalle e il loro lavoro è frutto di una decomposizione ragionata e intelligente della struttura-canzone, eseguita con gli stessi strumenti che furono ideati per fare l’esatto contrario (es. sequencers). Certo di IDM davvero intelligente e originale ce n’è poca ma almeno qualcosa c’è..

Se, infine, pensate a cosa ha prodotto la sperimentazione in ambito rock negli anni 70-90, capirete che la strada intrapresa dalla “musica standardmentale” non è quella giusta.

Io penso, ma sicuro mi sbaglio, che il musicista elettronico moderno debba puntare sulle proprie competenze per far musica, non sulla casualità data dalla pressione di un pulsante “random” (ormai presente un po’ dovunque). Solo facendo nascere una nuova generazione di musicisti competenti, che sappiano spremere a pieno il proprio sequencer, i propri plugins e il proprio hardware (anche autocostruito, perché no? – es. tecnica del circuit bending), e che abbiano un gusto deciso verso la melodia e la timbrica dei suoni, si possa fuoriuscire da questa stagnazione creativa in cui versa la musica elettronica attuale da un po’ di anni a questa parte. Solo così, inoltre, si può sperare nella rinascita di una sperimentazione musicale sana e coinvolgente.

Penso, e qui concludo questa prolissa analisi che forse molti non condivideranno (ma che comunque sono invitati a motivare il loro dissenso nei commenti in modo da creare un dibattito), che il modello compositivo della stratificazione e della ripetizione di piccoli pattern sonori (o loop) sia ancora validissimo: basta solo investirci un’energia maggiore rispetto a quella necessaria a pigiare a caso dei pulsanti colorati…

3 risposte a [IT] La musica elettronica al tempo della randomizzazione software: uno dei motivi della stagnazione di un macro-genere musicale? – Parte 2/2

  1. Andrea scrive:

    Bel post e analisi (secondo me) azzeccata. Nel tuo campo difficilmente prendi degli abbagli (tranne che su Caparezza😀 ). Per il resto si vede che sotto sotto sei ancora un po’ niubbo.
    Ci si vede presto.😉

  2. knob alchemist scrive:

    Beh si la tua analisi centrato un problema abbastanza presente nell’ambito della musica elettronica.
    Di queste cose ho espresso spesso le mie perplessità, ne approfitto, sperando di non spammare troppo, per segnalare 2 topic su xelenio dove abbiamo discusso queste problematiche:

    http://www.xelenio.com/public/audioboard/viewtopic.php?t=9147

    http://www.xelenio.com/public/audioboard/viewtopic.php?t=4625

    grazie!
    Ciao!

  3. eldino scrive:

    @andrea
    lol caparezza😉 anche i suoi testi sono migliori degli artisti elettronici sperimentali con cui me la prendo in questo post😉

    @knob:
    spamma spamma😉 questo tipo di spam è conoscenza alla fine, non viagra a prezzi scontatissimi😉 ho letto i due threads che segnali, il secondo è un po’ più interessante, peccato che spesso i partecipanti vadano fortemente off topic, per cui, alla fine della fiera, il succo è poco😦 cmq mi fa piacere che ci sia altra gente nell’ambito audio-casalingo sensibile al problema da me esposto. a volte mi sembra di notare robe troppo evidenti per non essere notate da altri…😉

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