[IT] Una lettera aperta alle netlabels italiane: il clientelismo nell’ambito degli eventi netaudio nostrani

Tra le numerose e-mail che ricevo in merito a ciò che scrivo su questo blog, ve ne sono molte scritte da musicisti italiani che si avvicinano soltanto ora alla scena netaudio e che vorrebbero pubblicare i loro lavori gratuitamente, ma solo per netlabels che gli garantiscano di farli suonare in qualche evento.

In principio chiedono consiglio a me, che puntualmente li redirigo su altri lidi on-line in modo che possano farsi un’idea oggettiva su come sia la realtà. Molti di questi musicisti sono giovani e padroneggiano l’uso della Rete, per cui non impiegano molto a dare un’occhiata ai siti di rappresentanza delle netlabels di casa nostra, e impiegano ancora meno a rendersi conto che in Italia, rispetto al resto d’Europa, a livello netaudio gli eventi musicali se li ciucciano i soliti 3-4 nomi e gli altri restano a casa a segarsi con un pornazzo pay-per-jerk su Sky!

Io dico spesso che le netlabels, oltre a promuovere i tuoi pezzi online, agiscono sul territorio come dei veri e propri mecenati Rinascimentali: in parole povere, procurano eventi agli artisti del proprio rooster, ma quando sostengo questa tesi, badate bene, mi riferisco alla scena netaudio globale (vedi netaudio in Spagna, Messico, Romania…) o comunque ad una situazione ideale e idilliaca, in cui si presuppone che tu artista faccia parte di una crew ben radicata nel mondo del clubbing etc..: insomma, voglio essere ottimista quando parlo di quest’argomento.

La realtà però, almeno in Italia, è ben diversa.

Premetto che questa mia lettera aperta non è un attacco nè una critica al netaudio italiano, perché ci sono alcuni ragazzi davvero volenterosi ed onesti dietro alcune netlabels della nostra Penisola, che si fanno il proverbiale “mazzo” per proporre regolarmente contenuti validi (albums, podcasts..) in una veste grafica accattivante e in canali distributivi moderni, ma solo una costatazione oggettiva che è sotto gli occhi di tutti.

Su 130 artisti diversi presenti nei cataloghi delle 25+ netlabels italiane, in quanti suonano live frequentemente? 3-4? 5-6? Ci vogliamo iniziare a chiedere perché e ad impegnarci, chi ne ha la competenza e la voglia o l’interesse, a far sì che questa situazione migliori?

Un ragazzo che segue il mio blog (più relative vicende) e la scena da un po’ mi ha più volte esternato la sua sorpresa in merito alla forte competizione (o voglia di primeggiare/prevaricare) ed al forte arrivismo che inquinano una realtà fondamentalmente no-profit come questa. Gli è venuto naturale dirmi: “Pensa cosa sarebbe successo se co’ ‘ste netlabels fosse stato possibile guadagnarci qualche soldo…“.

Non riesco a dargi torto.

Rispetto le netlabels che per scelta decidono di dedicarsi soltanto all’aspetto della web-promotion della musica (soltanto il mantenimento e l’aggiornamento costante di un progetto on-line di qualità richiede molta dedizione e tempo libero, lo vedo ogni giorno con questo blog) e in parte sono anche le mie preferite (essendo appassionato di musica e downloads ma non di live/djsets, giudico meglio una netlabel che ha un’ottimo sito e pubblica grande musica ma fa zero live, piuttosto che una dal sito in HTML semplice e senza copertine, ma che fa 1000 live), ma non tutte fanno questa scelta ed è a loro che mi rivolgo.

La mia paura, da amante della scena netaudio, è che si usi l’hype di fighettosità dato dal termine “netlabel” (es. “hey zio, ho aperto una netlabel! troppo forte!”) per autopromuovere sè stessi e i propri amici di culo, piuttosto che dar vita ad un progetto un attimino più interessante del proprio orticello.

Qui le cose sono due: o le netlabel sono l’alternativa trendy ed elitaria del MySpace (ed io in questi 5 anni non me ne sono accorto, tsk! che ingenuo!) o forse sono io l’unico (o uno dei pochi?) qui intorno che crede che il netaudio non sia solo “musica a babbo” ma anche e soprattutto cultura e l’unico possibile modo per scardinare gli obsoleti meccanismi del music biz tradizionale.

Probabilmente la prima che ho detto….

Altri post sull’argomento che potrebbero interessarvi:
– “Netlabels for Dummies #1: Che cos’è una netlabel?
– “Netlabels for Dummies #2: Quante netlabels esistono?
– “Netlabels for Dummies #3: Cos’è una release?
– “Netlabels for Dummies #4: La scena netlabel come tassello mancante nel processo di separazione tra musica e supporto fisico?
– “Netlabels for Dummies #5: Come recuperare le releases scomparse dai cataloghi delle rispettive netlabels
– “Netlabel for Dummies #6: DownThemAll ti scarica tutte le releases con un click!
– “Netlabel for Dummies #7: un approfondimento su Internet Archive
– “Come aprire una netlabel – parte1/3
– “La chiusura della netlabel tedesca 1bit Wonder e qualche ulteriore appunto della serie “Come aprire una netlabel
– “Netlabels & Denaro: Quattro approcci differenti (Niegazowana, A Quiet Bump, 12rec, LegoEgo)
– “Le comunità musicali online e le netlabels donation-based come modello di business
– “Perché la musica libera dovrebbe preferire l’mp3 ad altri formati audio?
– “Come taggare i brani: un vademecum essenziale per gestori di netlabels
– “Come gestire efficientemente interi cataloghi di netlabels usando Tagscanner e iTunes – Parte 1/2
– “Musetta: dalle netlabels ai negozi di musica!
– “850 Netlabels per meee, posson bastareee…
– “Don’t collect money on the work of others… ovvero: come imparare ad amare i contenuti no-cost in 15 minuti!
– “You will have to pay something more valuable than money, you will have to pay attention!
– “La prolificità musicale nella scena netlabel: un fenomeno che ne intacca la qualità?
– “Netaudio Diagrams: Novembre 2008 / Quale sono i generi musicali più comuni nei cataloghi delle netlabels?
– “La scena 8-Bit e le netlabels
– “Netlabels & Visuals: Miga Label

5 risposte a [IT] Una lettera aperta alle netlabels italiane: il clientelismo nell’ambito degli eventi netaudio nostrani

  1. knob alchemist scrive:

    Non posso che essere d’accordo. Io noto un’autoreferenzialità incredibile nel mondo delle netlabel italiane. Come hai detto te sono sempre quelle 3-4 che se la cantano e se la suonano invece che porre le basi per la realizzazione un vero network, vedi il progetto Nettare, che te ne pare?

  2. fabio scrive:

    Ciao, credo che Nettare (parlo a suo nome), possa essere un tentativo comune ed aperto per realizzare qualcosa di importante per le netlabel e per chi le ascolta. La tua critica ci sta, ma considera un fatto che io sto vievendo a Torino: oggi come oggi organizzare eventi è un impresa tremenda… quando si riesce a farli bene si coinvolgono artisti che si reputano validi e che sanno condividere l’esperienza (ahinoi) non semplice di organizzare un evento. ad ogni modo c’è tanta strada e ben vengano post di questo genere !

    Grazie.

    Fabio

  3. eldino scrive:

    @knob
    Non posso esprimere un giudizio con cognizione di causa in quanto non sono coinvolto in suddetto progetto😉

    @fabio, knob
    Vero, organizzare un evento culturale no-profit o cheap-ticket (da 2 a 5 euro per l’ingresso) è penso dovunque in Italia un chiodo nel culo, e spesso ci si va a rimettere, lo vedo perfettamente con i Linux Days. Ma nel netaudio italiano non vedo proprio quello che invece nei Linux Days c’è da anni: la completa e sincera disponibilità verso chi porta contenuti.

    Esempio: nei Linux Days (e recentemente nei “barcamp”) in cui mi sono trovato invischiato chiunque chieda di parlare può tranquillamente farlo ed esporre il suo argomento, in libertà e completa democrazia. Questo approccio, a mio dire, rappresenta il modo migliore di rappresentare una scena ampia e frammentata come quella del software libero, piuttosto che far parlare i soliti noti ogni anno (sai che palle tra l’altro…). Ed essendoci per me, come più volte ho ribadito, una forte similitudine tra la scena netaudio e la scena open-source, è facile comprendere il perchè di questo post… Tutto qua😉

  4. fabio scrive:

    considera che le netlabel in fondo si confrontano anche con le dinamiche di essere un’etichetta discografica, cioè avere una certa linea editoriale per cercare di puntare alla qualità delle produzioni, altrimenti nel “mare” musicale di internet ci si perde🙂 il bello è che è facile e poco costoso diventare discografici oggi… e sperimentare / evolvere queste dinamiche.

  5. […] solo ora il tempo di pubblicare una risposta al mio post “Una lettera aperta alle netlabels italiane: il clientelismo nell’ambito degli eventi netaudio nost…“  scritta da Cristian, deus ex machina della giovane netlabel italiana […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: