[IT] Qualche ulteriore riflessione (in italiano) in merito al post “Constraints to overcome towards the “total” Netlabel” e alla mia risposta (in inglese) ad esso

This contains some bonus comments by me about Thinnerism’s “Constraints to overcome towards the “total” Netlabel” article that are not contained into the english reply (read it here). I wrote these bonus comments in italian-only, because my english is not good enough to write ‘em properly in english. Sorry dudes.

eldino_-_thinner-beatport_strips

Non so se tutti voi masticate l’inglese e non so se abbiate letto la mia risposta al vetriolo al post “Constraints to overcome towards the “total” Netlabel” (“Limiti da superare per diventare la netlabel definitiva“) apparso sul blog Thinnerism recentemente. Se non lo avete letto, trovate un modo di farlo (usate il dislessico Google Traslate, affittate un traduttore, imparate l’inglese con quei corsi farlocchi del tipo: “Impara l’inglese in 24 ore“…) e successivamente ritornate a questo post, perché ho altre robe da dire in merito.
Nel post si parla del futuro della Thinner, una delle migliori (la migliore?) netlabel attiva sulla scena netaudio globale, sia per visione che per qualità della musica che per organizzazione del sito web. Ho sempre manifestato una profonda stima per il loro lavoro e ho diffuso e pubblicizzato le loro releases in ogni occasione possibile, e continuerò a farlo, ma il loro post riguardo il loro futuro come realtà commerciale non mi è piaciuto molto.

Nel post sono contenuti molti spunti interessanti e maturi (uno su tutti: il paragrafo sugli eventi che vi invito a leggere), con cui mi trovo totalmente in sintonia: ciò con cui invece non sono daccordo è la decisione di rendere Thinner un ibrido netlabel/downloads-a-pagamento. Ma non tanto perché, vista la bontà del loro lavoro e viste le richieste avide degli artisti del loro rooster, hanno deciso di fare del grano vendendo musica su Beatport e fratelli, ma perché non hanno considerato il ruolo degli appassionati di netaudio nel making-of di suddetta decisione.

Thinner è ciò che è grazie agli appassionati come me, come voi, che passano il loro tempo a girovagare per la Rete alla ricerca di buona musica gratuita e legale da scaricare ed ascoltare; siamo noi che l’abbiamo resa grande, che ne abbiamo tessuto le lodi nei nostri blogs o dal vivo ai vari eventi netaudio o nella nostra cerchia di conoscenti desiderosi di ascoltare della buona techdub, che ne abbiamo recensito le migliori releases, che ne abbiamo condiviso la filosofia.

Ed ora che cosa fanno? Ci escludono totalmente dalla loro decisione, dichiarano una roba del tipo: “non c’è futuro per le netlabels, bisogna cambiare per non morire” e decidono di “vendersi” come delle puttane di bassa lega sugli store di musica elettronica online, stores frequentati per lo più da djs o aspiranti tali, che non SANNO UN EMERITO CAZZO nè di musica nè tantomeno di cultura netaudio, ma che giocano a fare i selector usando le Top 10 del sito: minimo sbattimento, massimo vantaggio.

Una volta il dj era una figura mitologica, che proponeva musica in base alla sua esperienza e che sceglieva una sola traccia dopo l’ascolto di tonnellate di vinili e la proponeva al suo pubblico. Ora invece non c’è più bisogno di sbattersi, non c’è bisogno di “cultura della ricerca e dell’ascolto“: bastano due Pioneer CDJ, un mixerino 2 canali preso al discount, un account Paypal per i pagamenti e 4 click su Beatport per fare un bel djset. Bah.

Thinner ha deciso che per sopravvivere ha bisogno dell’apporto (economico) di questi dj inutili, che non sanno un cazzo di netaudio o che lo conoscono ma non glien’è mai fottuta una sega visto che c’era da sbattersi non poco per trovare la pappa buona, e ha deciso di cambiare modalità di distribuzione per favorirli, ignorando totalmente noi netaudio fans che l’abbiamo resa grande.

Come dire: mi faccio il curriculum nell’underground e poi vado a lavorare nel mainstream, perché in sostanza di questo si tratta.

Tra le varie motivazioni che ho letto nel post, vi è quella degli artisti (fanno l’esempio di krill.minima, Marko Fuestenberg etc) che fattisi un nome in ambito netaudio, vorrebbero iniziare a fare del grano, per cui le scelte sono due: o tu Thinner mi dai il grano per le mie releases o tanti saluti e mi trovo un’etichetta discografica “reale”! La Thinner quindi si è trovata ad un bivio: gli faccio fare il grano e me li tengo, o li saluto e continuo sulla mia strada?

Io avrei scelto la seconda, ma loro hanno scelto la prima.

Nuovi artisti underground talentuosi ne escono ogni mese a bizzeffe e molti di loro pagherebbero per apparire tra le pagine di una netlabel prestigiosa come Thinner (che non è esattamente “l’ennesima netlabel”) con un loro album, per cui gli “artisti avidi” potrebbero tranquillamente essere rimpiazzati, ma forse questa è solo una scusa o una forma di stanchezza.

Meglio i downloads a pagamento che la chiusura per carenza di interesse, daltronde.

Ciò che mi consola è che continueranno con le free releases, anche se immagino che saranno gli scarti delle releases commerciali. Mah, sono talmente amareggiato che per la prima volta sono contento che mi manchi ancora molta musica netaudio da scaricare e ascoltare prima di averla tutta sui miei hard disk.

Morta una netlabel, se ne fanno cento. A volte.

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2 risposte a [IT] Qualche ulteriore riflessione (in italiano) in merito al post “Constraints to overcome towards the “total” Netlabel” e alla mia risposta (in inglese) ad esso

  1. […] di oggi è stato pubblicato un interessantissimo e positivo articolo dedicato soprattutto a chi afferma che il modello Creative Commons (ed in senso lato il modello netlabel) è morto, e che il […]

  2. […] La netlabel Autoplate, gestita dagli stessi admin di Thinner e dedita alla pubblicazione di musica ambient ed elettro-acustica, chiude ufficialmente in bocchettoni dopo 50 releases ed un rilancio annunciato da mesi, atteso ma mai avvenuto. Era prevedibile ed inevitabile. […]

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