[IT] Musica 2.0: quale album in commercio vale veramente 20 €?

Leggo spesso interviste a vari discografici o ad artisti mainstream che ad ogni intervista approfittano per fare del sano qualunquismo d’opinione e ti sparano le solite frasi: “la musica va acquistata“, “si tratta solo di 20 euro, spendeteli per un cd“, “se acquistate il cd, aiutate l’artista” etc.

Solo 20€? Quando leggo queste cose, ancora, dopo anni che mi interesso dell’argomento, non riesco a non innervosirmi. Innanzitutto, ve lo siete mai chiesti quanti cd tra quelli presenti nei negozi valgono davvero quella cifra (che è comunque consistente se pensiamo che molti buoni libri costano meno o che con quella cifra ci ceni tranquillamente in trattoria o in pizzeria)? Io me lo sono chiesto, da qui l’idea di buttar giù questo post.

Personalmente, penso che i cd meritevoli di ben 20€ siano ben pochi. Mi vengono in mente gli album dei Pink Floyd, quelli sì che li meritano!, perché ogni traccia è un capolavoro (come è giusto che sia) e non ti stanchi di riascoltarle dopo 3 volte, il che rende l’acquisto anche un buon investimento. A livello di uscite recenti, in ambito di musica elettronica, penso li valga l’ultimo album di Roberto Manos, bello dall’inizio alla fine, originale, creativo, evocativo…insomma, finalmente qualcosa di “fresco” e non la solita zuppa cucinata da incompetenti.

Il 97% degli album in commercio è pattume venduto a peso d’oro. Non è una questione di gusti, ma è una questione di inevitabile blandificazione del prodotto. In un mondo dove pochi consumatori si incazzano nel vedere esposti album con 2 traccie “carine” e 10 inascoltabili, è chiaro che l’assurdo diventi ben presto normalità.

L’avvento delle tecnologie informatiche applicate alla musica (sequencers, loops, strumenti virtuali, hard disk recording..) è la principale causa di questo. Ormai chiunque fa musica, anche gli inetti, e chiunque è in grado di fare un album intero in un pomeriggio. Se a queste facilities tecniche aggiungiamo che l’attuale (obsoleto) modello discografico verte sul concetto di “singolo”, il quadro è completo. All’artista basta produrre 3-4 canzoni “vendibili”, che saranno i “singoli” e tralasciare il resto, perché tanto non è importante e l’album si vende comunque.

Un modello discografico sano, invece, non dovrebbe permettere l’introduzione di “riempitivi” ma tutte le traccie di un album dovrebbero avere le potenzialità per diventare un singolo. Un album dovrebbe essere un lavoro organico e completo, e visto che le paghiamo a peso d’oro, TUTTE le traccie dovrebbero essere meritevoli dei nostri soldi. Invece, è un evento raro. Mah. Chiedere 20€ per 2-3 traccie decenti (spesso neanche eccellenti!) mi sembra un po’ come pagare 10€ per un bicchiere di coca cola.

In conclusione, cari discografici e opinionisti vari: 20 € è un prezzo di per sè caro per un album, per cui mettetevi una mano sulla coscienza prima di ritenerlo “giusto” (fair) per il prodotto che offrite a noi consumatori di musica, perché attualmente la maggior parte degli album in commercio vale molto meno.

E la pirateria non centra nel discorso, perché molti album, come sono solito dire, non valgono neanche la banda necessaria per scaricarli dal Mulo.

Migliorate il prodotto e gli appassionati saranno ben fieri di pagare 20 €, come fanno per i libri o per altri prodotti di intrattenimento.

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2 Responses to [IT] Musica 2.0: quale album in commercio vale veramente 20 €?

  1. Luxo ha detto:

    Si, Pink Floyd! Condivido, tuttavia la teoria dei “riempitivi” è pur sempre molto soggettiva, dato che bisogna vedere chi (e come) stabisce i parametri per definire un brano “riempitivo”.
    Se la gente è attirata da certi tipi di brani che posso sembrare “poco virtuosi” è sempre una questione di gusti, quindi affari loro o, se vogliamo, unicuique suum…
    Come dici tu, scaricare sperando in qualcosa di decente è da anni un miraggio, molto meglio usare aggregatori o Jamendo dove almeno ci si può basare sui voti, commenti, classificazioni varie, ormai quando voglio provare qualcosa di nuovo non mi delude mai.
    Ciao

  2. eldino ha detto:

    @Luxo
    Beh sì, l’effetto “social network” applicato alla musica è uno dei fondamenti del modello di pensiero noto come “Musica 2.0” (il 2.0 deriva da “Web 2.0”), che ho trattato più volte su questo blog delineandolo, nel suo complesso, come una sana e moderna alternativa al music biz attuale.

    Nel caso di Jamendo (ed in senso lato di tutti i siti da cui di scarica musica con la possibilità di commentarla), come giustamente la tua esperienza personale evidenzia, la community è un forte valore aggiunto al mero download dell’album.

    La community partecipa attivamente al successo (o all’insuccesso) dell’album, lo consiglia, lo vota, lo condivide, lo copia, lo linka, lo recensisce, lo aggiunge ai preferiti.. tutte pratiche che fino a qualche anno fa erano esclusive della navigazione in internet, ma che pian piano stanno entrando a farte parte di altre nostre passioni, ed in questo caso specifico: della fruizione della musica. Quel “tag “social” che vediamo un po’ dovunque ormai non è nient’altro che questo 😉

    La community decide la qualità e quindi la sorte dell’album, in modo democratico e libero, e ciò può far solo del bene alla musica, a quella vera, a quella definibile “arte” perchè causa di scosse emotive nell’ascoltatore. E forse sarà proprio la community ad arginare il consueto fenomeno dei “riempitivi” che attanaglia la musica recente, o almeno me lo auguro. Ciau 😉

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