[IT] Intervista ai due fondatori della netlabel Nephogram (Italia)

nephogram_logo

Dopo essere stato ammaliato da “Etonom Datagram“, pezzo devastante di Grain:Gnome contenuto nella prima release di Nephogram, una giovane netlabel italiana dedita a suoni sperimentali, sono venuto in contatto con i due fondatori, a cui ho scroccato la solita manciata di domande a cavallo tra il serio ed il faceto.

Ne è uscita fuori una conversazione dal taglio particolarmente colto, erudito, di sicuro differente dalle interviste finora apparse su questo blog. Questa chiacchierata ha due ulteriori particolarità: parla di una netlabel di casa nostra, cosa abbastanza rara su queste pagine (soffro di esterofilia), e viene svolta a tre, invece del consueto faccia a faccia.

Non mi resta che augurarvi buona lettura 🙂

1. Innanzitutto ciao ragazzi e benvenuti su “il blog di eldino”! 🙂 Ci raccontate brevemente qualcosa di voi?

Gram I: Ciao eldino. E Grazie dell’opportunità che ci dai di presentarci sul tuo particolarissimo blog. Ho studiato sound engineering all’UM di Roma e maxMSP con il prof.Maurizio Giri. Sono autodidatta da quando a 5 anni mio padre mi insegnò a suonare l’organo.

Gram II: La musica ha fatto sempre parte della mia vita, anche se non sono stato mai, con mio attuale rammarico, uno strumentista professionista, pur strimpellando diversi strumenti a corde. Detto questo, la musica elettronica è arrivata quasi 10 anni fa, con la scoperta dei tracker e di linguaggi di programmazione come Csound e lo studio in conservatorio. Da qualche anno ormai utilizzo MaxMSP praticamente per tutto, dalla composizione al sound-design al live-set.

2. Come e quando nasce nella vostra mente il progetto Nephogram? Che ruolo ha ognuno di voi nel progetto?

Gram I: Nephogram nasce nel 2007. Avevamo intenzione di aprire una etichetta per pubblicare nostri lavori senza scendere a compromessi con nessuno. Grain:Gnome ci propose di pubblicare Auto: io e Gram II rimanemmo folgorati da quella produzione cosi ricca di atmosfera; già conoscevamo Grain:Gnome personalmente (ci siamo incontrati tutti e tre nell’ambito Dharmasound) e quindi pensammo che non ci poteva essere migliore release per aprire il catalogo. Presentammo Nephogram su Radio Onda Rossa insieme a Grain:Gnome che mixò i suoi brani in radio, successivamente partecipammo ad un evento allo Strike sempre per la promozione di Auto dove duettai con Grain:Gnome in un memorabile liveset. Per il momento non abbiamo ruoli precisi. A breve però abbiamo progettato un restyling totale del sito e l’introduzione di un nuovo componente che gestirà tutta la parte grafica ed ergonomica della piattaforma. Aggiungeremo nuove funzionalità e sezioni, cercando di snellire al massimo i tempi di interazione che l’utente deve avere con i nostri contenuti. Ovviamente abbiamo pronta tanta nuova musica che però pubblicheremo gradualmente.

3. Come e quando vi siete avvicinati alla scena netaudio? Oltre ad essere degli addetti ai lavori, siete anche degli ascoltatori di netlabel music e musica libera in generale?

Gram I: Il 2005 per me fu un anno fenomenale: conobbi GNU/Linux, Creative Commons e netlabels. Grazie a questo universo sconosciuto ho avuto la forza di iniziare un percorso che altrimenti il mondo discografico tradizionale e il paese in cui vivo certamente non mi avrebbero permesso di affrontare. A me piace ascoltare molta musica ed i metodi con cui la reperisco sono molti: provengo dal “vecchio mondo”, quello in cui dovevi comprare riviste di settore per essere guidato all’acquisto in polverosi negozi che non avevano mai quello che cercavi. Spesso ci si affidava all’intuito: una copertina ispirata, dei nomi improbabili e molto spesso si rischiava una sola clamorosa. Per fortuna grazie al P2P tutto questo non esiste più, il web è una grande repository e si può avere accesso a qualsiasi informazione. Quindi capita che trovo album “da comprare” tramite blog, riviste online, myspace o link su link e magari mi aiuto col P2P per sentire se vale la pena. Mi piace moltissimo scovare riviste indipendenti in posti improbabili dove trovare link a cose e musica assurda. La mia preferita è Rugged. L’ho trovata a Berlino in un negozio dell’usato. Ovviamente ascolto anche tanta “musica libera”. Di recente sto apprezzando moltissimo le proposte di brainstormlab. Quello che secondo me manca veramente al mondo copyleft è un informazione seria. Sono pochissimi i siti di riferimento, i pochi che ci sono vengono gestiti saltuariamente e sono confusionari. Non sono facilmente accessibili. Perlopiù sono blog amatoriali. Questo ci mette molto in difficoltà perchè quando esce una nostra nuova release la press room fatica non poco a inviare materiale. Le riviste tradizionali non ti si filano: ne sanno poco o nulla di questo mondo e se lo sanno fanno finta di niente, ancora associano gratuito a “di poca qualità”. Di contro però i siti online specializzati sono di difficile lettura: spesso non si è neanche in grado di trovare una mail per inviare materiale. Purtoppo è questo il più grande problema: la copyleft music non è di scarsa qualità perchè gratuita è semplicemente ignorata perchè l’informazione su di essa è gratuitamente di scarsa qualità. Il mondo copyleft paradossalmente è un mondo molto chiuso. Per questo stimiamo molto il tuo lavoro, eldino! Se avessi tempo vorrei fare anche io una rivista specializzata online su contenuti copyleft.

Gram II: Personalmente sono molto legato ad alcune netlabel come eDogm, Insubordinations o TestTube, che propongono musica di altissimo livello. Comunque mi succede spesso ancora di acquistare Cd o Dvd, di musica non solo recente ma anche del secolo scorso, dalla classica al jazz alla bossa nova. Penso che in questo caso un eccesso di coerenza politica che porti ad evitare musica per un discorso politico sia nocivo per le orecchie e per il bagaglio culturale. Penso a cosa sarebbe il mio background musicale se avessi evitato di ascoltare Tom Jobim, Iannis Xenakis o gli artisti di Tzadik per un discorso puramente politico.

4. Perchè avete deciso di investirci del tempo e porne i principi alla base del vostro progetto Nephogram? A quali netlabels vi inspirate e/o quale netlabel stimate particolarmente a livello locale/globale?

Gram I: Per noi nephogram è un etichetta a tutti gli effetti. Abbiamo scelto il copyleft perchè pensiamo che la condivisione digitale sia il modello di distribuzione migliore. Veloce, virale, senza limiti territoriali. Non ha senso paragonarlo al supporto analogico perchè, come spiega Luca Neri ne “La baia dei pirati” (Cooper, 09) ci troviamo di fronte al conflitto tra regime di abbondanza e di scarsità. Nel regime di abbondanza – il web – il valore intrinseco del prodotto è pari a zero perchè può essere reperibile illimitatamente e può essere condiviso contemporaneamente da molteplici individui mentre non è ovviamente così per un vinile o un compact disc.

Gram II: Personalmente trovo interessante la possibilità di produrre e far fruire contenuti artistici, multimediali e musicali a costo zero. Questo non vuol dire che non ci sia anche l’idea di un discorso remunerativo, ma non vorrei provenisse dalla fruizione diretta, ovvero dall’acquisto dell’opera.

5. Cos’ha di diverso/originale/innovativo Nephogram rispetto alle altre netlabels secondo voi? Quali sono i suoi punti di forza?

Gram I: Siamo una semplice netlabel, tutto qui. Una tra le tante. Produciamo musica elettronica. Crediamo però che l’artista dovrebbe vivere della sua arte. Si pone il problema di come. Se è vero che nel regime di abbondanza non ha senso vendere musica come può l’artista trarre guadagno dal proprio lavoro? Noi pensiamo che il merchandise sia un buon compromesso. Vendere gadget bizzarri ed album in edizione limitata è un ottima soluzione. Ci stiamo lavorando.

6. Domanda da 1 milione di $: da addetti ai lavori, pensate che le netlabels possano davvero rappresentare l’evoluzione del music biz tradizionale come lo abbiamo conosciuto finora, o resteranno soltanto delle etichette discografiche “a metà” perchè incapaci di sviluppare un modello di monetizzazione efficace e rispettoso di fans e artisti? Pensate che sia lecito pronosticare un ruolo centrale delle netlabels nella genesi nel fenomeno noto come “Musica 2.0” (un’alternativa moderna, web-based e copyright-free del music biz attuale) o probabilmente resteranno soltanto delle realtà di nicchia all’ombra di negozi di digital-download di musica indie come eMusic o Beatport?

Gram I: Non ho problemi a pagare contenuti. Ho tutti i software della NI e della Ableton originali. Per piattaforma Apple. Ho molti vinili e molti cd, ho anche svariati file acquistati su Beatport. Quello che però differenzia un file audio da un software è che in quest’ultimo io non pago il software in sè ma l’assistenza: le aziende ormai vendono programmi come funzionanti mentre invece sono pieni di problemi e devono essere continuamente corretti con patch e release. Prodotti ottimi si ma gestiti in modo discutibile tanto che si ha quasi l’impressione che l’utente sia un beta-tester. Si investe pochissimo in marketing… Allo stesso modo vengono vendute opere musicali con naturalezza mentre si cerca di mascherare l’evidente spostamento di interesse verso il P2P. Cosa si sta acquistando quando si compra musica digitale, se è vero che con internet l’artista non ha più bisogno di intermediari e il costo produttivo è sensibilmente inferiore…? E’ sbagliato equiparare un bit all’atomo, sono due cose completamente diverse. Le netlabel sono secondo me una transizione a un qualcosa di più complesso, dove l’artista sarà più responsabile e produttivo.

7. Com’è il rapporto con gli artisti che pubblicano i loro lavori per voi? Solitamente siete voi che contattate loro o loro che contattano voi? Producete artisti senza discriminazioni geografiche o avete intrapreso un discorso più orientato alla promozione della musica indie della vostra zona?

Gram I: Nephogram l’abbiamo creata per noi, era quasi referenziale. Con il tempo però abbiamo sentito la necessità di pubblicare opere che ci piacessero e fossero in sintonia con l’atmosfera che avevamo creato.

Gram II: dipende, possono verificarsi entrambe le situazioni. Spesso, essendo all’inizio, siamo noi a contattare gli artisti e chiedergli se hanno voglia di pubblicare un loro lavoro con noi, ma ci arrivano spesso anche molte richieste, che però non sempre esaudiamo perché magari la proposta musicale non ci sembra adeguata o semplicemente non rispecchia i nostri gusti anche se ben fatta.

8. Avete un atteggiamento “promiscuo” verso il materiale da pubblicare per la vostra label o effettuate un serio e cosciente filtraggio? Se filtrate, in base a quali parametri scegliete la musica da pubblicare e quella da scartare?

Gram II: La mia idea è quella di pubblicare lavori appartenenti a diversi ambiti anche perché dal punto di vista musicale sono piuttosto onnivoro e mi capita di affezionarmi a dischi jazz come di musica contemporanea o pop e questo si riflette anche su quello che ascolto in giro e penso mi piacerebbe pubblicare.

Gram I: Io di contro preferisco una coerenza maggiore nel catalogo, anche se so cosa Gram II intende per pop…Comunque deve essere un prodotto di qualità. Vogliamo che Nephogram non sia una cosetta amatoriale ma che dimostri impegno e professionalità. Continuità. In generale le netlabel non è che abbiano una grande reputazione di qualità.

9. La vostra netlabel pubblica specificatamente musica elettro-acustica: avete intenzione di continuare con l’approccio mono-genere (qualitativamente molto sensato e azzeccato) o pensate di aprirvi ad altri generi in futuro? La vostra decisione è dettata esclusivamente da gusti personali o c’è dell’altro?

Gram II: La risposta è simile a quella della domanda precedente. Io sono molto propenso a pubblicare lavori al di la del genere, non vedrei nessun problema nella pubblicazione di un progetto, non so, chitarra acustica e voce.

Gram I: Non è propriamente monotematico perché è elettronico in generale ma sicuramente si mantiene una certa coerenza con gli elementi fondamentali. Anche io non avrei problemi a pubblicare chitarra e voce, a patto che la chitarra sia talmente tanto granulare che non si capisca neanche cos’è.

9. Vi occupate anche di promuovere live ed eventi per i vostri artisti? Se no, perchè?

Gram I: Non siamo un agenzia…

Gram II: …anche se in futuro potrebbe succedere qualcosa del genere!

Gram:I: Abbiamo in mente di migliorare questo aspetto. In autunno cambieranno molti cicli organizzativi di Nephogram.

10. Avete qualche gustoso aneddoto relativo alla vostra esperienza nel campo del netaudio da raccontare a tutti noi? 🙂

Gram II: Gram I è un rompipalle

Gram I: Sono famoso per esserlo! ma la cosa migliore è vedere Gram II che borbotta mentre facendo il sound check non gli funziona la patch.

Grazie per il vostro tempo ragazzi 🙂

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One Response to [IT] Intervista ai due fondatori della netlabel Nephogram (Italia)

  1. Onirica ha detto:

    Bella netlabel davvero!….ho gia scaricato tutto il catalogo…complimenti davvero..

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