[IT] La scarsa lungimiranza delle netlabel italiane

Io dico: ma come cazzo si fa? Come cazzo si fa ad essere così scarsamente lungimiranti? E’ così che volete fare i mecenati della Musica 2.0? E’ così che volete ampliare la vostra cerchia di ascoltatori? Ignorando i talenti e continuando a pubblicare i gorgoglii dei cesso di casa vostra a cutoff variabile registrati in formato mp3, spacciandoli per “musica elettronica sperimentale” (– uhuh come adoriamo riempirci la bocca di termini altisonanti –)?

Antefatto: tre mesi fa inaugurai una nuova rubrica su questo blog, “AAA Musicista Cerca Netlabel“, che aveva l’obiettivo di aiutare degli artisti di talento a trovare la netlabel giusta su cui pubblicare i loro lavori, dandogli un po’ di visibilità e facendo sì che siano proprio le stesse netlabels ad emergere dalla confusione demotivante della scena netaudio e a proporsi all’artista.

Solo ora mi rendo conto di quanto fossi ottimista.

Nella prima puntata di “AAA Musicista Cerca Netlabel” vi avevo sottoposto Lux Departure, un ragazzo da un talento musicale immane dedito a sonorità trip-hop e dubstep, che avevo convinto a rendere disponibili per il download gratuito un paio dei suoi pezzi, giusto per solleticare il palato dei gestori di netlabels che bazzicano su queste pagine. L’EP d’assaggio a cui mi riferisco lo potete tuttora ascoltare in streaming e scaricare da qua.

Bene.. ci credete che Lux non ha ricevuto una singola proposta in tutto questo tempo? Come cazzo è possibile?

Se è così che vogliamo far evolvere la scena netaudio italiana, siamo sulla cattiva strada ragazzi.

9 risposte a [IT] La scarsa lungimiranza delle netlabel italiane

  1. seralf scrive:

    vabbè ma non credo ci sia un problema di evoluzione: le netlabel sono essenzialmente di due tipi: 1) etichette amatoriali, quindi sottoposte per definizione ad ogni sorta di autreferenzialità: vedi (come facevi su) ad esempio chi fa cose aleatoriamente spacciandole per sperimentazione o musica astratta (un po’ come tirare su un muro una secchiata di colore e sentirsi pollock) 2) etichette gestite da gente con alto profilo/capacità musicale (non uso il termine professionale perchè non solo è abusato ma a mio avviso ha poco senso in ambito artistico), e in questo caso direi che è pure insindacabile il taglio artistico dato.
    E poi c’è il gusto: magari semplicemente le tracce non piacciono, o non piacciono abbastanza per adottarle, non ci vedo niente di male: ad esempio anche io non riesco a capacitarmi di come oggi la musica sia inconcludente e non esista più (se non ben nascosto) l’art-rock, ma mica possiamo girare puntando pistole alle tempie di chi produce dischi, né tantomeno, a maggior ragione, di chi gestisce netlabel.
    Al massimo mettetene su una e girateci il link😉

  2. eldino scrive:

    @seralf
    molto calzante l’esempio di pollock🙂

    Ad ogni modo, permettimi di contraddirti.. personalmente è proprio nel mecenatismo che scorgo l’evoluzione, nella capacità di vedere i talenti e di uscire dall’orticello di amatorialità che molte (il 90%?) coltivano, dall’autoreferenzialità estrema, dall’immaturità creativa che spinge a pubblicare 10 releases di botto per poi rendersi conto, dopo qualche mese, di aver pubblicato solo merda e chiudere tutto: ascoltarla più volte e pensarci bene prima no?

    Le netlabel, in senso professionale, dovrebbero avere come primario interesse la soddisfazione del proprio pubblico, che può essere raggiunto soltanto con una politica matura ed oggettiva nella scelta di cosa pubblicare, un po’ come fanno Thinner, Aerotone, Aaaah Records e altre netlabels top di gamma.

    E’ indubbio che, come affermi tu, ci sia una forte componente di gusto personale, questo è evidente, ma essendo l’artista citato molto simile ad altri ottimi lavori che si vedono nella scena netaudio o su Jamendo, non capisco, non mi capacito di cotanto silenzio.

    Considerando che poi l’artista è persino italiano (caso rarissimo!), tutta la faccenda mi fa ancor di più girare le palle a mulinello🙂

  3. klez scrive:

    Ti dico la verità: io avrei anche voluto contattarlo, ma poi ho pensato: “sè, figurati se vuole unirsi alla theft e non ha ricevuto offerte migliori!”.

    a questo punto me lo accaparro io🙂

  4. trapanzano scrive:

    ciao a tutti, mi sento preso in causa perché a volte non ascolto artisti solo per il genere musicale dichiarato e non penso possa andare bene per la mia NetLabel.
    L’artista in questione è veramente bravo, ma forse fin troppo rispetto a ciò che possiamo dare io e i miei collaboratori. Secondo voi come si riesce a trovare gente per la propia NetLabel? Eldino è l’unico forse che propone un servizio del genere? Secondo voi è una buona idea cercarli su MySpace? Grazie

  5. eldino scrive:

    @trapanzano
    Se vuoi approfondire l’argomento “reclutamento nuovi artisti per la propria netlabel” ti rimando ad uno dei tanti post tecnici presenti su questo blog (che ti invito a leggere a ritroso, perchè davvero c’è tanta papppa!)🙂

    Link: https://eldino.wordpress.com/2009/03/28/it-come-aprire-una-netlabel-dove-cercare-nuovi-artisti-da-produrre-e-promuovere/

  6. seralf scrive:

    si ma guarda non è che siamo poi così distanti nell’idea che debba esserci una selezione, anzi. Il problema è capire chi la fa, la selezione: quello che noto tra gli italiani è una tendenza a fare cose sempre rivolgendosi ad una linea di ascolto autoreferenziale. C’è gente che fa musica generativa che si compiace dell’approvazione di chi ascolta l’algoritmo e non l’estetica e l’emozione del pezzo, c’è gente che fa fusion che se non sbrodola ventidue scale al minuto non è contenta, altri che fanno opera di alto profilo negli arrangiamenti (magari orchestrali) senza preoccuparsi però di produrre il suono, con il risultato di sentire vivaldi suonato al grillo parlante.
    La mia personalissima sensazione è che queste divisioni servano ad alimentare la gratificazione di chi aderisce a questa o quella netlabel, rinunciando a mettersi in gioco.
    Cosa c’entra questo con l’esempio che proponevi? semplicemente che credo non ci sia una vera “scena” che gira su quei suoni in italia al momento, quindi salvo controesempi è più probabile che trovino seguito altrove, e d’altronde nn è poi così male, visto che internet è anche questo. Quando parlo di gusto non voglio ridurla solo a quello personale: nei casi più virtuosi magari c’è la pretesa di seguire una qualche linea artistica che non è sempre conciliabile con tutti i lavori, può aver senso anche rinunciare a cose interessanti ma distanti dalle corde di chi crede di portare avanti una netlabel.

    Riguardo al servizio: in realtà sono anni che a fasi alterne ci ha provato diversa gente, spesso proprio alcune netlabel che avevano aperto aree di network (ricordo che ci provammo anche in dharmasound a fare qualcosa del genere, e che io stessi mi feci promotore dell’idea di aprire persino un’area del forum dove dibattere sul lavoro in corso d’opera, per cercare di alzare gli standard di qualità di certe proposte che arrivavano in maniera costruttiva ed utile a tutti – inutile sottolineare che su questa proposta in particolare non mi si è filato praticamente nessuno🙂

    La tua iniziativa forse facendo leva su una mini-recensione o intervista di presentazione potrebbe funzionare. Però suggerirei l’aggiunta di qualche approfondimento tecnico, che può incuriosire e mostrare meglio i contenuti, e ti invito a non scoraggiarti che le code lunghe di internet producono un tale overload di informazione che spesso le cose vanno ribadite più volte o si perdono.

    (scusate la lunghezza della risposta, sono logorroico)

  7. eldino scrive:

    “mi feci promotore dell’idea di aprire persino un’area del forum dove dibattere sul lavoro in corso d’opera, per cercare di alzare gli standard di qualità di certe proposte che arrivavano in maniera costruttiva ed utile a tutti – inutile sottolineare che su questa proposta in particolare non mi si è filato praticamente nessuno”

    Questa invece era un’ottima idea🙂 Giudicare in maniera social i demo da pubblicare sarebbe stato geniale e democratico!

    Ad ogni modo, la rubrica AAA Netlabel Cercasi indubbiamente continuerà man mano che ragazzi🙂 E certamente non darà visibilità a musica intesa come “bellezza dell’algoritmo utilizzato”, ne abbiamo già troppa😉

  8. seralf scrive:

    no ma più che la democraticità mi piaceva l’idea del laboratorio, dove avere spunti costruttivi da altri, magari con formazioni ed eseperienze maggiori: così che un “non mi piace” potesse diventare un “non mi paice perchè…”

    PS: a me piacciono un sacco gli algoritmi ovviamente (sennò sentendo le robe che faccio mi prendete per pazzo) era solo uno dei vari esempi estremi, è che resto convinto che l’astrattismo sia sempre la forma più difficile e che le vie di fuga non servono a renderlo più fruibile alla gente

  9. Franz scrive:

    Veramente io ho proposto a Lux di pubblicare con noi, ma mi ha risposto dopo mesi e poi non abbiamo fatto nulla. Ho visto però il nuovo sito, penso che loro stiano facendo qualcosa sul fronte label, mi pare…
    In ogni caso è davvero bravo!

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