[IT] Intervista a Domenico Biancardi e Felice Filippini di 170bpm Records netlabel (drum & bass, Italia)

Parte proprio oggi una nuova avventura italiana nel mondo del netaudio, e noi (io?) de “il blog di eldino” potevamo non essere come sempre sul pezzo? Proprio oggi, infatti, due nostri connazionali inaugurano una nuova netlabel, 170bpm Records, focalizzata principalmente su sonorità drum&bass, di quella tosta, non di quella fatta da perecottari che abbonda così tanto sulla scena (lo slogan, in questo senso, suona come una dichiarazione di guerra: “Not Your Mother’s Drum & Bass”). Cosa c’è di meglio di una bella intervistona per capirci qualcosina in più su questa neonata etichetta? Beh nel mondo reale di meglio ci sarebbe un bel buffet, ma essendo il netaudio puramente virtuale, ci ingozziamo di caratteri ascii 😀 Buona lettura 🙂

1. Innanzitutto ciao Domenico & Felice e benvenuti su “il blog di eldino”! 🙂 Ci raccontate brevemente qualcosa di voi?

Domenico: Mi sono avvicinato alla musica iniziando come deejay ma capendo quasi da subito che la consolle mi andava un po’ stretta ed ho iniziato a studiare produzione musicale. Ho intrapreso un percorso musicale altalenante con i miei amici più stretti, Sebastian e Joseph Trab, cambiando spesso genere. Alla fine del 2008 negli studi della radio locale Radio Lupo Solitario abbiamo deciso insieme a Felice Filippini di formare i Brainshocker. E’ un prodotto di cui andiamo molto fieri, una saggia fusione di generi di stili e di mentalità.
Felice: Tutto iniziò nella mia infanzia dato che ne io ne mio  mio fratello non avevamo giocattoli da bimbi e mio padre decise di comprarci una chitarra classica da 10.000 Lire ad un mercatino dell’usato, avevo 8 anni. A 12 anni formo la mia prima band (“Dedratz”) con un vicino di casa ed altri amici, credevamo di durare qualche mese e siamo durati 10 anni, 2 album e più di 100 concerti. Poi sono entrato nel 2006 nella radio locale Radio Lupo Solitario e decido insieme a Domenico, Sebastian e Joseph di intraprendere una nuova avventura… i Brainshocker.


2. Come e quando nasce nella vostra mente il progetto 170BPM Records?

Domenico: Il progetto 170BPMREC è nato relativamente da poco. Sinceramente io e Felice abbiamo avuto da sempre il pallino di costituire un’etichetta, le conoscenze non mancano e lavorando in radio riceviamo veramente molti demo e ascoltiamo molta musica proveniente dai generi più disparati. Il nostro interesse per il genere drum&bass ci ha fatto settorializzare e decidere di creare questo progetto contenitore per tutti i nuovi artisti che volessero far conoscere la loro musica in linea con la nostra filosofia. Leggendo guide ed articoli abbiamo deciso di dare un taglio ulteriore al genere e di portare avanti solo il genere drum&bass mischiato e sporcato da rock/punk/metal colmando un vuoto e sperando di riuscire ad anticipare, musicalmente parlando, i tempi e le mode.
Felice: Sicuramente Domenico è stato molto preciso nella risposta, mi limiterò a descrivere il momento. Vado a casa di Domenico e dico: “Dome apriamo la nostra label…e giunto il momento! E nel giro di poche ore avevamo in mente già quello che volevamo.”

3. Come e quando vi siete avvicinati alla scena netaudio? Oltre ad essere due addetti ai lavori, siete anche due ascoltatori di netlabel music e musica libera in generale?

Domenico: A dire il vero arriviamo dalla cultura opposta, avendo dei contratti ancora attivi con alcune case discografiche di un certo calibro. Ma dopo alcune analisi e cantonate ci siamo avvicinati sempre più alla musica Creative Commons, sopratutto da quando abbiamo scoperto la scena più underground e con essa intendo sia la musica punk che la musica drum&bass. Le copertine patinate dei giornali non fanno per noi è meglio avere un pubblico settoriale che capisce, o cerca di capire, quello che fai che essere forgiato e plagiato dal markettaro della situazione.
Felice: Dopo anni di collaborazioni con radio ed etichette abbiamo capito che il futuro è la netaudio.Personalmente la vedo un po’ come la DIY della scena punk anni ’80, dove si istituivano delle vere e proprie “associazioni” di band dello stesso genere e si diffondevano tutte assieme. Il sogno, da buon punk, è istituire un entità simile alla famosa Testa Vuote Ossa Rotte che fece un po’ da madre per il punk italiano…la differenza? E che il nostro è un altro genere ma lo spirito è quello…anzi come diceva una delle mie band preferite….lo spirito continua!

4. Perchè avete deciso di investirci del tempo e porne i principi alla base del vostro progetto 170BPMREC? A quali netlabels vi inspirate e/o quale netlabel stimate particolarmente a livello locale/globale?

Domenico: Come anticipavo nella domanda precedente, era un desiderio che avevo da tempo ma che sembrava davvero inaccessibile per chi voleva fare le cose in modo “legale”. Per questo motivo informandoci e leggendo varie guide abbiamo deciso che la via migliore era quella di aprire una netlabel. Associo il significato della parola al significato di musica libera. Le netlabel che abbracciano questa filosofia sono quelle alle quali mi interesso. Dopo aver letto qualche intervista e sentito qualche release una netlabel molto interessante nel panorama italiano è Sostanze Records, mi piace la loro idea di “gruppo” o team che lavora in sinergia per un’obiettivo comune, credo che questa sia la forza e la chiave del successo di una netlabel. Parliamoci chiaro, una netlabel fatta per te stesso non porta da nessuna parte, va a finire che dopo un’anno di pubblicazioni non hai gli stimoli giusti oppure ti scontri con realtà e pensieri differenti che ti fanno cambiare il tuo punto vista iniziale. In un team di lavoro questo “incontro-sconto” è naturale e permette il germogliare di nuove idee e di nuovi spunti.
Felice: Perché la musica è la nostra passione sia nel suonarla, nell’annunciarla e mixarla alla radio od in una serata e l’unica cosa che ci mancava era promuoverla così abbiamo deciso di intraprendere anche questa strada impiegandoci del tempo prezioso ma speso bene. Eviterei di ispirarmi a qualche altra netlabel, ogni entità deve avere una sua idea una sua forma i doppioni non piacciono a nessuno e questa teoria và applicata su tutte l’entità musicali anche le band non solo le netlabel.

5. Cos’ha di diverso/originale/innovativo 170BPMREC rispetto alle altre netlabels secondo voi? Quali sono i suoi punti di forza? 170BPMREC è un two-men project o avete una cerchia di collaboratori (musicisti, webdesigners..) intorno a voi?

Domenico: Questo è uno degli obiettivi che vogliamo porci in questi primi mesi di attività. Abbiamo sondato il terreno e visto che c’è molto interesse nell’ambiente drum&bass e troviamo sempre più artisti interessanti. Il lavoro è lineare e si riesce a gestire anche in una o due persone al massimo. Ma abbiamo già qualcuno che ci da una mano con la promozione o che ci aiuta con i comunicati. Vorremmo stringere delle collaborazioni più stabili ed organizzare un vero e proprio staff. Magari tra un anno la nostra risposta sarà differente.
Felice: Per adesso io e Dome ci stiamo accollando le varie mansioni, anche se in molti vogliono collaborare a questo progetto. Il nostro punto di forza è voler divulgare un verbo drum & bass diverso dal normale e chi non ha limiti di pensiero nel comporre questa musica è ben accetto da noi.Noi siamo la netlabel curiosa per gente curiosa.


6. Domanda da 1 milione di $: da addetti ai lavori, pensate che le netlabels possano davvero rappresentare l’evoluzione del music biz tradizionale come lo abbiamo conosciuto finora, o resteranno soltanto delle etichette discografiche “a metà” perchè incapaci di sviluppare un modello di monetizzazione efficace e rispettoso di fans e artisti? Pensate che sia lecito pronosticare un ruolo centrale delle netlabels nella genesi nel fenomeno noto come “Musica 2.0” (un’alternativa moderna, web-based e copyright-free del music biz attuale) o probabilmente resteranno soltanto delle realtà di nicchia all’ombra di negozi di digital-download di musica indie come eMusic o Beatport?


Domenico: Il 50% di 170BPMREC proviene dal mondo punk ed ha sempre fatto musica senza guardare al soldo. La nostra mentalità è proprio questa. Quando paghi qualcosa o qualcuno acquisti un servizio o un prodotto. E’ vero che la musica è un prodotto ma vendere un mp3 che è un formato lossy non mi sembra il massimo della vita. Molti musicisti non hanno capito che il guadagno di oggi è tutto quello che sta intorno all’artista. Che senso ha pubblicare anche solo 500 copie di un CD che poi comunque la gente non ha nemmeno voglia di prenderlo ma lo preferisce ascoltare in streaming? I fan creano l’immagine dell’artista e l’etichetta dovrebbe sfruttare questa stretta relazione se vuole monetizzare. Il mercato è cambiato, la mentalità no. Questo ovviamente porta e porterà al collasso di tutto il sistema se non si trovano vie alternative per sopravvivere. I negozi digitali sono lo specchietto per le allodole. L’unica cosa positiva è quella di creare informazione (o disinformazione) sulle novità musicali. Sarò un po’ drastico perchè scottato dalle passate esperienze ma il futuro è questo, ma non per le netlabel in generale ma perchè abbracciano completamente la filosofia che il mondo di internet conosce bene, quella del tutto gratuito e subito.
Felice: In una situazione moderna tutte le etichette sono “a metà”. La maggior parte di esse comprese quelle più affermate stampano cd ma li vendono direttamente alla band lasciandole sole senza distribuzione, ufficio stampa e booking.La maggior parte delle etichette con l’avvento di Internet, con tutti i suoi benefici e non, hanno proposto nuovi sistemi di divulgazione della musica ma con lo stesso contratto e ve lo spiego in poche parole: tu firmi un contratto per caricare il tuo album su una marea di distributori per un prezzo misero (si parla di cinquanta euro solitamente) e sei abbandonato a te stesso a meno che tu non voglia sborsare tanti soldi per avere un ufficio stampa ed una booking che ti dia una vera mano.Quindi la netlabel è il futuro e la cosa che mi rende contento è che ci saranno pari opportunità per tutti a meno che internet non cambi un giorno…speriamo di no…

7. Com’è il rapporto con gli artisti che pubblicano i loro lavori per voi? Solitamente siete voi che contattate loro o loro che contattano voi? Producete artisti senza discriminazioni geografiche o avete intrapreso un discorso più orientato alla promozione della musica indie della vostra zona?

Domenico: L’idea è quella di avere gli artisti il più vicino a me geograficamente in modo da poter proporre serate ed iniziative della netlabel che possano coinvolgerli attivamente. Devo dire che il materiale che ho recuperato in Italia è 0,01% del materiale recuperato all’estero. Per questo motivo non adotto nessuna discriminazione geografica e cerco una promiscuità a livello di cultura, può essere anche una sorta di scambio culturare: alla fine con Internet è molto semplice che ciò avvenga.
Felice: Sinceramente Dome si sta occupando molto di piu di me della parte artistica anche se dovevo farla io inizialmente ma ho avuto qualche problemino personale (contatti artisti, proposte e via dicendo). Non vi è una regola, noi cerchiamo e siamo cercati poi si valuta e si decide ed ovviamente senza limiti di distanza anche se il mio sogno era quello di unire tanti artisti del bel paese.

8. Avete un atteggiamento “promiscuo” verso il materiale da pubblicare per la vostra label o effettuate un serio e cosciente filtraggio? Se filtrate, in base a quali parametri scegliete la musica da pubblicare e quella da scartare?

Domenico: Diciamo che in questo momento sto usando un filtro a grana finissima. La scelta dei brani credo che sia un’attività affascinante. Quando arrivo a lavoro (nei giorni meno carichi ovviamente) attacco le cuffie e parto all’arrembaggio del web. Inizio solitamente da Soundcloud e cerco tutto quello che possa corrispondere ai criteri del catalogo 170BPMREC. I criteri di scelta sono semplici: per prima cosa deve corrispondere il genere ossia deve avere una struttura da drum&bass e presentare elementi provienienti direttamente dal rock, dal punk o dal metal. A questo punto analizzo bene la qualità della traccia che di fondo deve avere una voce intonanta e non troppi problemi di equailizzazione. Contatto l’artista e propongo la pubblicazione ed un’eventuale re-mastering nel nostro studio. I demo li prendo sempre con le pinze, non per la qualità (certi demo mi fanno credere di essere ancora un “pivello” della produzione musicale), ma per i criteri. E’ difficile che il pubblico delle demo send&forward abbia capito i principi che stanno alla base della netlabel, certe mail sembrano una disperata richiesta di aiuto o di stampa. Ma pur troppo un’etichetta, e tanto più una netlabel, deve in qualche modo proteggersi dalla valanga di materiale che con il tempo verrà proposto.
Felice: Deve rientrare nella nostra linea di pensiero che è quella che Dome ha già citato nella risposta.. e sapete una cosa??? a volte è difficile scegliere!

9. Vi occupate anche di promuovere live ed eventi per i vostri artisti? Se no, perchè?

Domenico: L’idea è proprio questa, credo che sia una moneta che possa ripagare il lavoro di una netlabel. Sono ormai da 10 anni che organizzo e suono attivamente in vari eventi della scena locale. A dire il vero sono un po’ stufo della commercializzazione del mercato e cerco sempre più di settorializzare gli eventi e le serate, quale occasione migliore se non quella di legarla ad un’etichetta seppur virtuale che fa della settorializzazione una ragione di esistere. Con i Brainshocker portiamo avanti serate live ma a breve mi impegno a promuovere eventi con le band dell’etichetta e proporre djset con musica estratta direttamente dal catalogo.
Felice: Il sogno è quello di istituire veri e propri festival, serate della netlabel in giro per l’italia e magari chissà per il mondo addirittura. Work in progress!

10. Avete qualche gustoso aneddoto relativo alla vostra esperienza nel campo del netaudio da raccontare a tutti noi? 🙂

Domenico: Rispondo a nome di entrambi. Purtroppo siamo davvero da poco all’interno del mondo delle netlabel molto vasto contorto e pieno di insidie. Per ora quindi niente aneddoti 🙂

Molto interessante, specialmente le due risposte alla sesta domanda! In bocca al lupo per la vostra iniziativa e grazie per il vostro tempo ragazzi 😉

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3 Responses to [IT] Intervista a Domenico Biancardi e Felice Filippini di 170bpm Records netlabel (drum & bass, Italia)

  1. Alien ha detto:

    Interessante intervista perchè questi meccanismi del mondo musicale mi hanno sempre interessato .
    Son sempre più convinto che le netlabel diventeranno indispensabili per far sopravvivere della musica veramente ” sentita ” .

  2. […] 394: A review of Just Not Normal’s Various Artist opus, no-r-mal II, via Free Albums Galore 395:  Interview with the curators of 170bpm Records via il blog di eldino 396: Reviews of several new […]

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