[IT] Intervista a Carlo di SubTerra Netlabel (indie rock, Italia)

Sono entrato in contatto con Carlo di SubTerra subito dopo aver ascoltato (e recensito) il superlativo EP di Silvia Leoni, e da lì alla voglia di scambiare quattro chiacchiere il passo è stato breve. Questo editoriale di inizio luglio, oltre che un’intervista, è anche l’occasione di conoscere un po’ meglio alcuni aspetti dell’underground del copyleft italiano e come una piccolissima netlabel italiana si dia davvero molto da fare nel campo degli eventi live, caratteristica davvero rara😉 Una buona lettura insomma, sia per i semplici ascoltatori che per gli addetti ai lavori🙂

1. Innanzitutto ciao Carlo e benvenuto su “il blog di eldino”!🙂 Ci racconti brevemente qualcosa di te?

Sono un musicista attivo ne La Guerra delle Formiche, il mio progetto “personale”, e in diversi altri progetti ancora esistenti e non (Tedesko & The Monomagical Band, Zero Gravity Toilet, Winter Beach Disco). Oltre a questo, sono uno studente di letterature antiche (si spera presto professore). Ho 27 anni e vivo tra Roma e Vetralla, un piccolo paese della provincia viterbese. Suono diversi strumenti, ma quello principale è la chitarra. Ho creato SubTerra, una netlabel in cui riverso sotto licenza Creative Commons le mie produzioni e quelle di collaboratori/amici, stampando anche un piccolo numero di copie in formato fisico.

2. Come e quando nasce nella tua mente il progetto SubTerra?

SubTerra nasce nel 2006 come fanzine cartacea dedicata alla “scena” musicale “indipendente” della Tuscia, ma ben presto si trasferisce sul web e si evolve naturalmente in contenitore di autoprudozioni senza confini territoriali. Un tale spazio, una netlabel ed una webzine insieme, nasceva dall’esigenza di raccogliere i dischi dei miei progetti sotto una stessa etichetta, per evitare l’eccessiva dispersione del web, e dal bisogno di creare movimento e dibatitto con altri artisti o semplicemente persone con sensibilità affine.

3. Come e quando ti sei avvicinato alla scena netaudio? Oltre ad essere un addetto ai lavori, sei anche un ascoltatore di netlabel music e musica libera in generale?

All’inizio fu grazie alla ricerca di un’alternativa ai canali di distribuzione tradizionali e alla SIAE, dopo aver valutato che per me erano sostanzialmente inutili se non dannosi. Fruisco musica open in maniera abbastanza random. In realtà sono pochi gli artisti che realmente mi appassionano nell’oceano della musica libera e ci sono arrivato non attraverso un buzz generalista, come quello che in genere cercano di creare i gruppi in internet (penso ai facebook addicted – una volta c’era [o c’è ancora?] Myspace – che passano le giornate ad aggiungere contatti indistinti), ma mediante incroci ed incontri determinati da sensibilità affine. Da lì ne è nata anche amicizia, oltre che stima artistica.

4. Perché hai deciso di investirci del tempo e porne i principi alla base del tuo progetto SubTerra? A quali netlabels ti inspiri e/o quale netlabel stimi particolarmente a livello locale/globale?

Ci investo del tempo semplicemente perché per me suonare e comunicare è la cosa più naturale del mondo. Il principio del copyleft è una scelta etica e filosofica ben precisa: non solo perché conviene (su questo tema ci sono sono pagine e pagine su internet e non mi ci dilungherò), ma perché l’autoproduzione e l’autodistribuzione – possibili grazie alle tecnologie digitali e al copyleft – permettono di mantenere intatto lo stimolo spirituale necessario alla creazione, liberandolo da inquinanti scorie esterne come la necessità di trasformare forzatamente in merce la propria produzione. Nell’industria culturale dei nostri tempi questa necessità è divenuta pressante ed umiliante come non mai. Non mi sono ispirato a nessuna netlabel in particolare: conoscevo e seguivo Anomolo e qualche altra realtà interessante come Discarica Records (che neanche si trova più in internet), netlabels che ho stimato molto. Adesso posso citare come realtà molto valide SubCava Sonora di Napoli, il FPML (Fronte Popolare Musica Libera) di Roma e Imago Sound di Messina, con cui SubTerra si trova anche a collaborare. Per quello che ne so siamo tra le poche realtà in Italia che trattano musica indie-rock in senso lato secondo il copyleft, ma di singoli gruppi ce ne sono a centinaia. Molto importanti sono anche le webradio che si fondano sul concetto di musica libera: voglio citare Radio Pazza, Radio Ballarò, Quanta Radio, Nartraradio, Open Radio It, Fusoradio. Esiste anche un coordinamento delle webradio libere su Facebook.

5. Cos’ha di diverso/originale/innovativo SubTerra rispetto alle altre netlabels secondo te? Quali sono i suoi punti di forza? SubTerra è un one-man project o hai una cerchia di collaboratori (musicisti, webdesigners..) intorno a te?

Non saprei… mi sembra abbastanza certo comunque che sono pochi quelli che associano il concetto di indie (inteso in senso originario) a quello di copyleft. Il mondo dell’ “indie” in questo momento in Italia ne è ancora ben lontano, seppure si moltiplicano le iniziative di uscite in free download. Di diverso c’è sicuramente il fatto che non è un’etichetta in senso tradizionale: gli artisti ne costituiscono la struttura stessa, non c’è niente che li vincola e non ci sono nemmeno soldi di mezzo (se non in cifre irrisorie). In questo senso sì, è un one man project che gira intorno a me in tutto, ma di volta in volta ci sono nuovi collaboratori. Per esempio Francesco di Hyaena Reading, un validissimo gruppo che ha rilasciato il suo primo EP in SubTerra, ha condiviso con me la promozione stampa del loro EP “In Movimento”. Abbiamo lavorato insieme al reperimento dei contatti e agli invii del materiale, nonché all’organizzazione di un sacco di eventi. In questo senso, di volta in volta sono state collaboratrici anche tutte le realtà che ho citato sopra. Il punto di forza è che SubTerra esiste contro qualsiasi basilare logica imprenditoriale e di marketing, pur non essendo per niente un semplice hobby. Non abbiamo scadenze o pressioni, si va avanti anche a costo zero, ci muoviamo solo in base ad una spinta spontanea, senza imporci mai niente al di fuori delle possibilità della nostra vita e delle nostre passioni. In un mondo in cui tutti sono intenti a gridare per farsi notare non è poco, e alla fine rimane quello che si è fatto, non il rumore subitaneo che si spegne presto.

6. Domanda da 1 milione di $: da addetto ai lavori, pensi che le netlabels possano davvero rappresentare l’evoluzione del music biz tradizionale come lo abbiamo conosciuto finora, o resteranno soltanto delle etichette discografiche “a metà” perché incapaci di sviluppare un modello di monetizzazione efficace e rispettoso di fans e artisti? Pensi che sia lecito pronosticare un ruolo centrale delle netlabels nella genesi nel fenomeno noto come “Musica 2.0” (un’alternativa moderna, web-based e copyright-free del music biz attuale) o probabilmente resteranno soltanto delle realtˆ di nicchia all’ombra di negozi di digital-download di musica indie come eMusic o Beatport?

Essendo molto poco portato a questioni di business e mercato non saprei darti bene una risposta🙂 Per quello che ne so, la monetizzazione attraverso il  copyleft attualmente è difficile, ma i tentativi di trasformarlo in un nuovo strumento di mercato non mancano di certo. Penso che si insisterà sempre di più su questo punto e il copyright tradizionale si adeguerà. Quando anche gli ultimi dinosauri che ancora oggi si scervellano per capire come trasformare internet in un mercato avranno capito che non possono accentrarlo (vedi anche le ultime questioni sull’AGCOM) probabilmente il capitale si sposterà sempre di più verso l’open. Come possa avvenire un tale ossimoro non lo so davvero: voglio sperare solo che l’ago della bilancia possa riequilibrarsi verso la cultura. Siamo tutti nauseati e stanchi dai livelli abnormi di mercificazione che si sono raggiunti.

7. Com’è il rapporto con gli artisti che pubblicano i loro lavori per te? Solitamente sei tu che contatti loro o loro che contattano te? Produci artisti senza discriminazioni geografiche o hai intrapreso un discorso più orientato alla promozione della musica indie della tua zona?

Inizialmente avevo deciso di rendermi disponibile a valutare materiale e di ascoltare tutto, dando una risposta per quanto possibile. Ma quando il giro ha cominciato a crescere mi sono arrivate talmente tante segnalazioni che molte mail si sono perse per strada e sono rimaste senza risposta. Dopo un po’ di tempo ho scritto a tutti quelli che erano rimasti indietro spiegando che la struttura e la concezione stessa di SubTerra non mi permettevano di dedicare tempo all’ascolto di materiale. Ho scritto quindi di non inviare più dischi sotto forma di “curriculunm aziendale” e in fondo è meglio così: questo tipo di approccio presuppone un rapporto verticale, dall’alto verso il basso, mentre SubTerra è esattamente il contrario, una struttura orizzontale. Non so se riesco a spiegarmi: SubTerra non è un’azienda che con il suo capitale (dall’alto) decide di investire sull’artista-prodotto, che per questo cerca di vendersi al meglio (dal basso). SubTerra è un luogo di incontro tra musicisiti e creativi in cui si collabora tutti sullo stesso livello: gli artisti sono l’etichetta e l’etichetta è fatta dagli artisti. In primo piano ci sono i rapporti umani e, la cosa che reputo più bella, chiunque potrebbe mettere in piedi qualcosa di simile. A costo zero. I criteri stessi di scelta sono quindi etremamente soggettivi ed arbitrari. Lascio che le cose nascano da sole, spontaneamente. Se sento che c’è attenzione reciproca e intesa naturali non c’è quasi nemmeno bisogno di chiedere, da entrambe le parti. Costringermi ad ascoltare tutto quello che arriva o mettermi sul piano del giudice selezionatore sarebbe invece una forzatura. Preferisco ricevere e-mail ricche di contenuti e spunti di conversazione piuttosto che curriculum aziendali. Purtroppo è davvero raro trovare qualcuno che riesca ad entrare in quest’ottica. E’ una cosa molto triste. Ma forse in fondo è già  un parametro selettivo molto forte🙂 E’ ovvio che le persone che ho modo di incontrare de visu sono quelle con cui collaboro di più. Ma virtualmente non ci sono paletti geografici.

8. Hai un atteggiamento “promiscuo” verso il materiale da pubblicare per la tua label o effettui un serio e cosciente filtraggio? Se filtri, in base a quali parametri scegli la musica da pubblicare e quella da scartare?

La risposta precedente vale in parte anche per questa domanda. Il filtraggio qualitativo c’è e come, ma rientra in quella categorie di gusto e sensibilità soggettivi. Il rapporto orizzontale evita quel tipo di approccio umiliante per cui un’artista o non riceve risposta o ne riceve una fredda, altrettanto aziendale. Io credo che sia ora di liberarci di queste catene, ne abbiamo già troppe nella nostra vita quotidiana. Se per un motivo o per l’altro non riusciamo a colloborare, quello che auspico è che ognuno fondi la sua SubTerra e non si trovi più a chiedere elemosine a nessuno.  

9. Ti occupi anche di promuovere live ed eventi per i tuoi artisti? Se no, perché?

Assolutamente sì. L’organizzazione di eventi è parte fondamentale delle attività di SubTerra e, manco a dirlo, anche questi sono autoprodotti e autogestiti “dal basso”. Cito tre format in cui si muove ora SubTerra:

Creative Copyleft Nait: una kermesse dedicata alla cultura Copyleft che si svolge di tanto in tano a Roma. Tra i collaboratori c’ il FPML, Imago Sound di Messina e SubCava Sonora di Napoli. Info

Allimprovviso: progetto di eventi e concerti in luoghi insoliti della città di Viterbo, completamente autofinanziati e fuori da qualsiasi logica “ufficiale”. E’ la nostra base locale e SubTerra è solo una parte delle tante splendide persone che compongono Allimprovviso. In un anno abbiamo organizzato  circa quaranta eventi senza spendere nemmeno un soldo e da noi sono passati anche, tra i tanti, Dente, Diego Mancino, Alexis Gideon e Live Footage, questi ultimi due rispettivamente da Portland e New York. In mezzo, tutti i gruppi che girano intorno a SubTerra. Il 1 Luglio avremo Fabio Orsi tra noi. Info

Oscena (in senso etimologico: “fuori di scena”): il progetto messo in campo con Imago Sound e Francesco di Hyaena Reading: contattare a livello nazionale le basi locali sullo stile di Allimprovviso per organizzare una sorta di “couch surfing tour”, magari con reciproca ospitalità. Attualmente da Febbraio sono partiti tre tour di gruppi subterranei che hanno fatto alcune tappe al sud: Hyaena Reading, Tedesko & The Monomagical Band e Lapingra. Un copyleft tour🙂 Info 

10. Hai qualche gustoso aneddoto relativo alla tua esperienza nel campo del netaudio da raccontare a tutti noi?🙂

Potrei raccontare di quando abbiamo presentato la compilation digitale “Il Paese è Iperreale”, realizzata semplicemente assemblando pezzi di gruppi copyleft da tutta Italia, al MEI di Faenza 2009, proprio mentre nella sala accanto a noi Manuel Agnelli presentava “Il Paese è Reale”. Non abbiamo avuto poi chissà quale visibilità, ma ritrovarmi comunque lì nel programma mi ha fatto ridere visto che c’è gente che si fa in quattro per avere anche un solo piccolo spazio al MEI, mentre SubTerra c’era arrivata senza nemmeno cercarlo (in fondo il MEI sembra una fiera di salami), facendo semplicemente una cosa banalissima e alla portata di tutti. Ma sicuramente fanno più ridere i gruppi hair metal svedesi in stile ’80 che mi mandano materiale in cerca di una label🙂

Grazie Carlo per la la disponibilità e buon lavoro🙂

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