[IT] Intervista a SLP di Spettro Records (sperimentale, Bologna)

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Continua il nostro viaggio nelle nuove (e meno nuove) netlabels italiane, alla ricerca di nuova musica gratuita da ascoltare e anche di un po’ di gossip, why not? Oggi parliamo di Spettro Records, già attiva da un paio di anni e con una visione gradevolmente pragmatica della scena netudio attuale😉

1. Innanzitutto ciao SLP e benvenuto su “il blog di eldino”!🙂 Ci racconti brevemente qualcosa di te?

Si, sono musicista, molto scarso, ma lo sono. Ho suonato sin da adolescente nei Salomé Lego Playset, sconosciuto gruppo ambient post-rock di Bologna, e parallelamente ho continuato a fare harsh noise come SLP.

2. Come e quando nasce nella tua mente il progetto Spettro Records?

Nel 2010 nasce Spettro Records, inizialmente eravamo in 3, poi son rimasto praticamente solo io, ma l’idea di fondo era farne un canale di sfogo per l’iper-produttività di un gruppo di amici che suonavano musica insieme. Avevamo veramente un mucchio di uscite pronte, alcune delle quali ancora in attesa di pubblicazione, poi però abbiamo deciso di aprirci al mondo esterno, a chiunque avesse voglia di suonare, e non per forza di ottenere fama, ma semplicemente di farsi ascoltare, in un qualunque modo. Elaborammo un manifesto piuttosto lungo e verboso, il nesso del quale è più o meno: musica per chi ha bisogno di fare musica, perché necessario. Musica per chi se ne frega dell’etichetta ma ha bisogno di farsi ascoltare, nel modo più semplice e diretto possibile, la gratuiticità.

3. Come e quando ti sei avvicinato alla scena netaudio? Oltre ad essere un addetto ai lavori, sei anche un ascoltatore di netlabel music e musica libera in generale?

La conoscenza del noise è andata di pari passo con la scoperta delle realtà free download, e pubblicai le prime cose con Noise Joy e Dadaist Audio. Probabilmente non esistono neanche più: la vita di una netlabel, così come di un’etichetta tradizionale, non è molto duratura. Spero che Spettro possa invece esserlo. Sinceramente ho perso un po di vista il mondo delle netlabel, per poi riscoprirle con la nascita di Spettro.

4. Perchè hai deciso di investirci del tempo e porne i principi alla base del tuo progetto Spettro Records? A quali netlabels ti inspiri e/o quale netlabel stimi particolarmente a livello locale/globale?

Era necessario, innanzitutto per me, perché avevo bisogno di fare qualcosa, dare un senso e raccogliere tutto ciò che stavamo facendo, io e il gruppo di amici coi quali suonavo. Spettro avrebbe fatto da raccoglitore di tutte le nostre produzioni, ma limitarci a noi sarebbe stato stupido, per questo ci siamo aperti a chiunque avesse voglia di esprimersi, in qualsiasi forma, non per forza musicale. Venendo dal noise e pubblicandone tanto è ovvio che la definizione di musica tradizionale venga meno, quindi che sia scrittura, immagine, video, non importa molto, ciò che importa è che sia opera sincera, e necessaria. Di netlabel che stimo ce ne sono tante, come Brusio, Selva Elettrica, Gatti Rossi Che Cadono, Ozky e-sound e altre. Che siano italiane o meno poco importa.

5. Cos’ha di diverso/originale/innovativo Spettro Records rispetto alle altre netlabels secondo te? Quali sono i suoi punti di forza? Spettro Records è un one-man project o hai una cerchia di collaboratori (musicisti, webdesigners..) intorno a te?

Ciò che forse ci contraddistingue e la mancanza di un genere unico. Tante netlabel tendono ad essere dedicate ad un solo genere, chennesò, il noise, il rap, glitch, techno… Spettro no. Incentrarsi sulla musica sperimentale è talmente generico da non significare nulla in fondo, e per questo mi importa più delle persone e delle intenzioni della musica che del suo risultato. Ospitiamo qualsiasi cosa si ponga sinceramente per quello che è, non per ciò che vorrebbe essere. Per quello che tenta almeno di esprimere. Per questo di può trovare dall’ harsh noise wall di Indch Libertine allo shitcore di Kottbusserdamm Terror Corpse, la psicadelia di Umanzuki, il post-rock di Salomé + Mister Drey + Sinapsi, all’hip-hop di Derek Dick Decio. Come ho detto prima eravamo in 3 all’inizio, io, Elia (sax di Salomé e tanti altri gruppi) e Alberto (di El Karmaso, Susanna Laterza, …). Son rimasto io, ma entrambi continuano a collaborare, seppur meno assiduamente. Io mi faccio aiutare da un sacco di gente, anche perché da solo so fare ben poco, a parte contattare musicisti e selezionare.

6. Domanda da 1 milione di $: da addetto ai lavori, pensi che le netlabels possano davvero rappresentare l’evoluzione del music biz tradizionale come lo abbiamo conosciuto finora, o resteranno soltanto delle etichette discografiche “a metà” perchè incapaci di sviluppare un modello di monetizzazione efficace e rispettoso di fans e artisti? Pensi che sia lecito pronosticare un ruolo centrale delle netlabels nella genesi nel fenomeno noto come “Musica 2.0” (un’alternativa moderna, web-based e copyright-free del music biz attuale) o probabilmente resteranno soltanto delle realtà di nicchia all’ombra di negozi di digital-download di musica indie come eMusic o Beatport?

Sinceramente penso che rimarranno realtà di nicchia, dedicate a pochi impossibili generi, e per soli veri appassionati. Con la nascita di Bandcamp o altre piattaforme ormai il concetto di netlabel ha perso una grossa funzione, cioè promuovere gruppi che le altre etichette non volevano promuovere, ma non solo per questioni di qualità, perché in rete nelle netlabel c’è musica anche migliore di quella delle etichette convenzionali, perché esenti da logiche di mercato di stile e di immagine. Rimane però che i gruppi preferiscono metter la propria musica su Bandcamp, avendone il controllo totale, ma gettandosi, a mio parere, ancora più profondamente nell’oceanica immensità di internet, e diventando ancora più invisibili. La netlabel ha degli utenti, fa selezione, ha un’offerta ben precisa. Bandcamp e altre piattaforme offrono anche la possibilità di vendere la propria musica digitalmente, cosa che non ho mai capito. A parte che di vendite digitali mi sembra che se ne faccian ben poche se non sei Kanye West o i Daft Punk, non capisco perché comprare musica digitalmente, senza un oggetto. Sinceramente, piuttosto la scarico illegalmente. Da come la vedo, avendo suonato per anni, ed essendo un frequentatore di concerti, la musica si vende ai concerti, e basta.

7. Com’è il rapporto con gli artisti che pubblicano i loro lavori per te? Solitamente sei tu che contatti loro o loro che contattano te? Produci artisti senza discriminazioni geografiche o hai intrapreso un discorso più orientato alla promozione della musica indie della tua zona?

Posso contattare io come esser contattato dagli artisti. Ascolto tanta roba, tutta più o meno musica oscura, e mandare una mail agli artisti non mi costa nulla, se qualcosa mi piace veramente. Pubblico materiale da tutto il mondo, promuovere musica italiana non mi interessa, c’è una sorta di nuovo nazionalismo musicale che non capisco. Su Spettro c’è materiale dall’Italia al Giappone, Finlandia, Stati Uniti, Turchia, ovunque, e ciò che desidero è appunto promuovere musica senza alcuna limitazione né geografica, né di genere. Mi spiace non poter offrire tanto agli artisti che pubblico. Spesso mi si chiede appoggio per suonare in giro, ci provo, ma non sono un’agenzia di booking, non ho contatti per locali, ci provo veramente, ma è dura, specialmente in Italia, e per il genere di musica che pubblichiamo, di certo non la più popolare, né simpatica.

8. Hai un atteggiamento “promiscuo” verso il materiale da pubblicare per la tua label o effettui un serio e cosciente filtraggio? Se filtri, in base a quali parametri scegli la musica da pubblicare e quella da scartare?

E’ difficile. Ad esser sincero, è ovviamente il mio gusto a dettare le mie scelte, ma anche il mio gusto è troppo vario ed aleatorio per poter pensare a criteri eccetera. “Sperimentale” è troppo generico. Mi interessano le intenzioni, i tentativi, le persone, più che il risultato finito. Mi piace conoscere la storia di un disco, cosa c’è dietro e perché è stato fatto.

9. Ti occupi anche di promuovere live ed eventi per i tuoi artisti? Se no, perchè?

A volte, ma come ho già detto, è durissima, ai locali interessa ovviamente riempire e vender da bere, agli organizzatori la visibilità, in generale chi si occupa di musica è spesso uno stronzo egocentrico e non ho grande interesse a stringer contatti di questo tipo.

10. Hai qualche gustoso aneddoto relativo alla tua esperienza nel campo del netaudio da raccontare a tutti noi?🙂

Purtroppo no, come ho detto prima mi dispiace di non poter dare più visibilità ai gruppi che ospito, che la meriterebbero veramente. E’ un mondo a parte, che difficilmente riesce a convivere con quello più tradizionale. Chi pubblica release “fisiche” spesso non vuole il free download. Ma che differenza fa un cdr rispetto al download. Quanti blog alla fine faranno girare la tua musica, senza chiederti il permesso? E perché non cercare di raggiungere il maggior numero di persone, offrendo la propria opera gratuitamente, magari poi vivendo su concerti e altre cose? Anche noi a volte pubblichiamo qualche cosa di fisico, aiuta nei concerti, a volte è necessario per il progetto, a volte sono gli artisti stessi che lo chiedono. Ma il destino è di andare comunque in free download. Alla fine le copie stampate o le scambio con altre etichette, o le mando a riviste, che non accettano altro.Ho però il piacere a volte di incontrare gli artisti che pubblico, o di stringere amicizie, scambiare materiale, organizzare cose assieme. Togliendo il denaro dai rapporti tutto può esser più semplice, sincero, e diretto. Non ci sono secondi fini, ma solo la volontà comune di esprimersi il più liberamente possibile.

Ringrazio SLP per la simpatica chiacchierata🙂

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