[IT] Schengen, un bacino di opportunità incomprese

20/03/2013

Al tempo del totale collasso delle economie del Sud Europa, inclusa la nostra, vi è un’opportunità che pochi giovani italiani sembrano vedere. Questa opportunità si chiama Schengen e apre infiniti orizzonti a chi, per ragioni culturali e/o lavorative, non vede un futuro nel proprio Paese di origine. Il Trattato di Schengen è, a mio dire, uno dei più grandi passi in avanti della Storia dell’Occidente, un marcato tentativo di rimettersi al passo con gli Stati Uniti, che in fatto di unioni di nazioni hanno molta più esperienza di noi europei. La divisione disperde la ricchezza, l’unione la genera, ma l’appartenere di fatto a diverse culture ci ha molto frenato e ci frena tuttora. Si pensi ai Balcani ad esempio. Parlano la stessa lingua e hanno una storia analoga, ma hanno deciso di dividersi in molteplici microstati da 1-4 milioni di abitanti che non hanno molto futuro, quando invece, se fossero ancora Yugoslavia, potrebbero rappresentare una realtà decisamente più competitiva. La litigiosità e il totale senso di appartenenza ad un unicum nazionale ed europeo rende ancora lungo il processo di “statiunitizzazione” dell’Europa, ma la scarsità di lavoro in molte aree del Vecchio Continente sta gioco-forza accellerando l’integrazione.

Schengen e lavoro, dicevo. In Italia ci sono milioni di potenziali giovani professionisti che passano il tempo su Facebook ed al bar con la Peroni in mano, disoccupati, affranti, in attesa di una raccomandazione dal politico di turno che non arriverà mai e senza alcuna speranza di uscire dell’tunnel dell’essere neet. Per ignoranza, per carenze linguistiche, ma anche per fattori culturali, non considerano, non capiscono, non vedono la fortuna di essere nati in un paese membro dell’Area Schengen. Schengen ha reso l’Italia una regione del ben più serio stato chiamato “Europa”, non siamo più giovani italiani, ma giovani europei. Ci possiamo muovere liberamente in un’area di più di 5000 km di raggio, possiamo stabilirci per tre mesi in qualsiasi Stato membro senza dover dichiarare nulla, abbiamo pari diritti delle persone che lì vi sono nate e possiamo usufruire dell’assistenza sanitaria di base gratuitamente (tramite tessera sanitaria e assicurazione TEAM). Basta un volo low-cost, Internet per trovare una stanza e la carta d’identità. Solo io, tra i miei coetanei, vedo uno scrigno ricolmo di pepite d’oro in tutto questo?

In Italia si fa la fame, in Germania invece non hanno abbastanza persone da impiegare. In Italia si fa la fame e si preferisce continuare a farla, col vantaggio però di stare attaccati alla gonnella di mammà, ai cinquanta euro che ci passa ogni mese, alle mutande che non dobbiamo lavarci da soli, agli amici disoccupati o male impiegati come noi con cui prendere la birretta al pub il sabato sera disquisendo dei massimi sistemi, alle due-tre ore al giorno che passiamo alla macchinetta del caffè ad enumerare i cazzi presi dalla collega il sabato precedente invece di lavorare, al farci i fottuti cazzi nostri, invece di provare, tentare di avere un futuro migliore altrove, anche se questo costasse sacrifici e rinunce.
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[IT] La frammentarietà di Soundcloud rappresenta un limite per la sua crescita?

22/01/2013

soundcloud_logo

Su Soundcloud ho da sempre avuto un parere contrastante: se da un lato ne ho sempre criticato alcune scelte “tecniche” (e la nuova, pesantissima interfaccia grafica dotata di funzione “endless scrolling” introdotta recentemente non è un miglioramento in tal senso…), dall’altro ne ho sempre apprezzato l’eccellente capacità di porsi come “incubatore” di nuovi sottogeneri e sonorità underground, che proprio su piattaforme sociali come questa nascono e hanno modo di farsi conoscere al pubblico più attento della Rete.

Soundcloud nasce in risposta ad un’esigenza che tutti i producers di musica elettronica hanno sperimentato sulla propria pelle almeno una volta nella vita, ovvero la voglia impellente di far ascoltare immediatamente a qualcuno il proprio, nuovissimo pezzo appena ultimato e caldo-caldo di “Export” da Ableton Live. Se fino a qualche anno fa si chiedeva un parere alle cerchie di amici “virtuali” che ci si era creati negli anni su forum specializzati e canali IRC, spammando il link al proprio pezzo come se non ci fosse un domani, adesso con Soundcloud si fa molta meno fatica. Si carica il proprio pezzo lì, a volte anche incompleto (“draft”, “alpha version” e “beta version” pullulano come funghi), ci si prepara un caffè e si attende che le funzioni social della piattaforma facciano il resto.

Con Soundcloud, essere ascoltati non è più un’impresa, non è più necessario spammare in giro, non è più necessario avere conoscenze in merito a servizi gratuiti di hosting, upload, ftp e quant’altro. Il commento è dietro l’angolo, basta che l’utente segua la semplicissima (rispetto ad altri servizi) procedura di registrazione del sito ed è pronto a scrivere frasi virili  (come l’evergreen: “my rubix cube fell off my desk and solved itself”) in corrispondenza del minuto 1:13 del vostro pezzo dubstep, quando entra in scena il tanto atteso drop” di basso spaccandovi il subwoofer (e prevedibilmente anche gli ammenicoli dei vicini di casa di sesso maschile). Non è neanche più così complicato come prima collaborare con qualche altro producer in giro per il mondo o accaparrarsi la cantante più in voga del momento nell’underground per una parte vocale o ottenere un remix chillwave. Tutti si iscrivono a Soundcloud, tutti si incontrano su Soundcloud, tutto gira intorno a Soundcloud, tutto nasce su Soundcloud.
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[IT] Bandcamp e Soundcloud come guide del panorama musicale underground mondiale?

09/01/2012

L’anno appena passato ha visto la nascita e l’esplosione di alcuni nuovi (sotto)generi musicali, che tanto hanno acceso gli animi dei frequentatori dell’underground musicale come il sottoscritto, e che in termini di musica libera, sono stati recensiti anche su queste pagine. Ma non è tanto di chillwave e witchouse che voglio parlare, quanto piuttosto vorrei soffermarmi sul ruolo che stanno assumendo Bandcamp e Soundcloud nella definizione di questi nuovi fenomeni sonori.

Entrambe le piattaforme, come sapete, fanno dell’aspetto social e della provenienza indie dei musicisti due punti di forza. Così facendo, hanno finito ben presto per attirare a sè ed accentrare tutti quei produttori che, volendo o nolendo, non hanno altro modo per farsi ascoltare, commentare, promuoversi. E tra questi, si annoverano i cosiddetti “artisti ricettori“, cioè coloro i quali, per una sorta di talento innato, riescono a fare un’instantanea del panorama musicale attuale e a rielaborarlo secondo il proprio personale gusto, creando nuove estetiche e nuovi generi. E’ sacrosanto dire, nella musica elettronica in particolare, che “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si remixa“.
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[IT] Risposta all’articolo “Filesharing illegale di fumetti su Internet: cosa ne pensano Andrea Baricordi, Carmine di Giandomenico e Claudio Calla”

28/04/2011

Nell’articolo  “Filesharing illegale di fumetti su Internet: cosa ne pensano Andrea Baricordi, Carmine di Giandomenico e Claudio Calla“, pubblicato qualche settimana fa su Comicsblog.it, l’Autore fa un approfondimento sul tema delle scans usufruendo di tre interviste a tre addetti ai lavori del fumetto nostrano, tra cui Baricordi (ex-Star Comics, ex-GP Publishing, ora in Ronin Manga e Kappa Edizioni), che seguo in molte sue incursioni online ma che personalmente gradisco più come editor che come opinionista.

Come mi aspettavo di primo acchitto leggendo il titolo, queste tre interviste contengono per lo più inesattezze, che è bene fugare per evitare ulteriore disinformazione sull’argomento.

Innanzitutto, bisogna fare delle distinzioni, perchè il mercato delle “scans” disponibili in Italia è abbastanza differenziato, ma lo scenario descritto nell’articolo si fa portavoce di una conoscenza del fenomeno che definire inesatta è un eufemismo.
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[IT] La batteria dei nuovi Macbook Pro inizia a deteriorarsi dopo i primi 1000 cicli di ricarica. Vediamo in soldoni cosa significa ed in quanti anni di uso si traduce

25/03/2011

Quello che vedete in foto è uno screenshot del System Profiler del mio vetusto iBook G4 1.33 Ghz da 12′. La batteria che monto attualmente ha quattro anni e qualche mese, ed il portatile è stato usato parecchio in mobilità e poco sulla scrivania, per cui penso che quanto leggerete qui di seguito siano osservazioni più che realistiche.

Lo screenshot ci comunica che in quattro anni e mezzo di utilizzo assiduo in mobilità, i cicli di ricarica sono stati 336. Essendo una batteria al litio di “vecchia” concezione, il deterioramento tipico di questi prodotti è iniziato fin da subito, riducendo la sua capacità massima dai 4400 mAh originari ai 1449 attuali, con una perdita di 2951 mAh, traducibile in 5 ore di autonomia (inizialmente il mio iBook reggeva tranquillamente le 5 ore e mezza di uso intenso, adesso muore dopo neanche 40 minuti di uso light e con wireless spento).

Teoricamente, come riportato anche da MacRumors anni fa, la batteria dell’iBook dovrebbe mantenere l’80% della carica originaria fino a 300 cicli, ma in realtà non è proprio così, le 5 ore di utlizzo diventano utopia molto cicli prima.
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[IT] eldinopensiero: perchè il Commodore Vic-20 era molto più avanzato delle console odierne

28/05/2010

Se avete letto questo post e quest’altro post, saprete che in queste settimane sto smanettando con il mio nuovo giocattolino, un Commodore Vic-20 nuovo di pacca, oltre a divorare tonnellate di scansioni di riviste dell’epoca (Commodore Computer Club, PaperSoft, Radio Elettronica & Computer…). Una delle riflessioni che ho fatto quasi instantaneamente, una volta acquisito un quadro generale ampio e chiaro sull’argomento, è la marcata involuzione che il concetto di console ha registrato dagli anni ’80 ad oggi.

Sappiamo tutti che il Commodore Vic-20 nasceva come home computer economico ed espandibile, ma guardando l’abnorme quantità di giochi disponibili (in relazione al software di altro tipo) e considerando l’uso che ne faceva l’uomo della strada, in realtà veniva percepita ed adoperata come una console. Gli acquirenti acquistavano giochi su cartuccia e floppy in negozio, su cassetta in edicola, se li ricopiavano dai listati pubblicati sulle riviste, ma soprattutto se li creavano da sè.

Il Commodore Vic-20, quindi, trasportava il videogiocatore in una dimensione attiva e non passiva, in cui egli stesso era sia fruitore che creatore. Il videogamer dell’epoca, infatti, era incentivato a crearsi i propri giochi in Basic e a scambiarli con gli amici, e non era limitato a giocare passivamente ai giochi commerciali. L’ambiente di programmazione Basic era lì, a sua completa disposizione, bastava accendere la console, ed il materiale didattico per imparare abbondava come il polline a primavera.
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[IT] eldinopensiero: netlabels & field recordings

10/03/2010

Probabilmente c’è una perdita nel bagno di casa mia e l’idraulico sta smantellando tutto. Potrei registrare tutti i rumori che fa con la sua mazzetta e il suo martello pneumatico, e farci un disco di field recordings dal titolo “I Rumori del Mio Bagno” da pubblicare su qualcuna delle tante netlabel merdose che ci stanno in giro. Non sarei (purtroppo) il primo a farlo.

(* Post ad alto contenuto sarcastico. *)


[IT] Mi piacerebbe che “il blog di eldino”…

13/02/2010

…fosse un piccolo luogo frequentato da persone dal cervello fertile e affamato di stimoli, da persone assolutamente non soddisfatte dalla musica composta per la massa, da persone convinte che vi sia almeno un utilizzo valido di una cosa omesso sul manuale d’uso, da persone che vogliono riempire ogni settimana il proprio iPod di fresca musica sconosciuta ma meravigliosa, da persone creative, da persone che non disdegnano affatto l’ascolto di una band che non appare nella rotazione infernale di MTV o RTL 102.5, da persone disposte ad affezionarsi ad un blog e non veder l’ora che esca un nuovo post, da persone interessate alla scena/rivoluzione netlabel, da persone che leggono invece di accendere la tv, da persone che ancora sanno emozionarsi per un buon ritornello, da persone che rielaborano in continuazione quello che le circonda, da persone che non miniaturizzano gli usi di Internet a Facebook e Flashgames, da persone che hanno degli interessi che li rendono vivi, da persone che vorrebbero giornate di 48 ore per poter dedicare maggior tempo ad espandere i propri emisferi celebrali, da persone etichettabili come “nerd”, da persone che non campano per i risultati delle partite di calcio…. insomma da persone probabilmente rare da trovare, ma che spero che prima o poi capitino su queste pagine e non le abbandonino più 🙂

Benvenuti a bordo ragazzi 😉 Mi auguro di saper sollazzare a dovere le vostre cuffiette 😉


[IT] eldinopensiero: la strategia più economica per fare i backup

13/12/2009

Premessa: in questo articolo, con il termine “backup” si intende il backup “archivistico” dei dati, non quello dei dati su cui si lavora ogni giorno, ed ci si riferisce ad un ambito home. Esempio: scarichi un film, lo vedi, ne fai un backup nel caso in cui fra qualche anno volessi rivederlo e lo cancelli dall’hard disk del tuo computer.

Ci sono vari tipi di supporti su cui effettuare il backup dei nostri dati: hard disk, cd/dvd, nastri, storage online etc. Io, non avendo molta disponibilità economica, negli ultimi anni ho sempre adoperato i dvd+r, per due motivi principali:
– sono i più economici per rapporto euro/gigabyte;
– sono molto affidabili e durevoli nel tempo, se di qualità e se saputi tenere.

In particolare, li ho sempre preferiti agli hard disk perchè:
– se backuppi 500 gb di roba su un hard disk e quest’ultimo si rompe, perdi 500 gb di roba tutta ad una volta, mentre se backuppi 500 gb di roba su 125 dvd, al massimo negli anni ti si potranno danneggiare 2-3 dvd, per cui perderai soltanto 8-12 gb di roba;
– dopo averli masterizzati, li conservi in un luogo apposito e non li tocchi fin quando non ti serve qualche file specifico;
– gli hard disk perdono valore molto velocemente: se acquisti un 500 Gb adesso ad un prezzo X, fra due mesi costerà 20 euro in meno, e con lo stesso prezzo X potrai comprarne uno da 750 Gb – il che è frustrante (invece le campane di dvd hanno lo stesso prezzo da anni);
– personalmente, se avessi degli hard disk addizionali per fare dei backup sicuramente mi verrebbe voglia di cancellare tutto e riutilizzarli, appunto perchè li vedo come supporti “temporanei” e non definitivi come invece sono i dvd (li scrivi una volta ed amen).

Di contro, gli hard disk hanno dei vantaggi non indifferenti:
– sono più semplici da adoperare (con un click sposti 1 terabyte di roba da un disco ad un altro, mentre per masterizzare la stessa quantità di dati su 225 dvd ci vogliono 3-4 giorni a ritmo serrato);
– sono più semplici da consultare (i dvd sono molteplici e li inserisci uno alla volta, mentre l’hard disk è uno solo e basta collegarlo  – immaginate di dover consultare 1 terabyte di roba backuppati su 225 dvd 😀);
– sono più semplici da condividere (un conto è prestare un hard disk ad un amico, un’altro è prestargli un cesto pieno di dvd 😀).

Fatta questa doverosa premessa, andiamo al succo del discorso. Ormai gli hard disk esterni da 1 terabyte cominciano ad apparire sui volantini dei centri commerciali al prezzo di 79 euro. A questo prezzo, il rapporto euro/gb è il seguente:

79 € / 1000 Gb = 0,079 euro per ogni gigabyte

Per una campana di dvd+r Verbatim 16x da 100 ci vogliono 29 € (fonte: Nierle), il che significa:

29 € / 470 Gb = 0,061 euro per ogni gigabyte
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[IT] Manga Scans… queste sconosciute!

19/11/2009

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Ho letto recentemente questo articolo su Cartoon Leap dal titolo “Scanlations are the new headache for Japanese Manga Publishers!” (Le scansioni sono il nuovo mal di testa degli editori di manga giapponesi) e mi ha fatto molto riflettere. Solitamente negli articoli di questo blog parlo di altro, ma concedetemi un’eccezione.

Io sono un avido lettore di fumetti fin da quando ero piccolo e posseggo una collezione personale non indifferente di migliaia di volumi (alcune delle mie librerie si vedono nella foto in apertura). Come nella musica, anche nei fumetti spazio molto: dai Bonelli ai comics, dai manhwa ai manga, ma questi ultimi rappresentano sicuramente la fetta più grande della torta. Ultimamente spendo soltanto qualche decina di euro al mese per comprare le poche serie che mi piacciono, ma per anni sono stato meno esigente e spendevo molto di più.

Oltre a comprare manga cartacei però, leggo anche molte manga scans (o scanlations) in inglese, perchè purtroppo molte belle serie non escono in Italia o alcune sono state interrotte (come la superlativa serie “Il Violinista di Hamelin”, interrotta al volume 9/37 a causa del fallimento della Comic Art, editore che la pubblicava in Italia, che solo recentemenre, grazie all’encomiabile lavoro della crew Scythe-Gp sono riuscito a leggere per intero), per cui mi tocca arrangiarmi come posso. Ho trasformato il mio Asus eeePC 701 in un comodossimo (e low-cost) manga/e-book reader (come spiego in questo dettagliatissimo tutorial) appositamente per poter leggere agevolmente le manga scans che mi interessano sul letto o quando sono in giro.
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[IT] eldinopensiero: ciò che trovo sugli scaffali dei negozi di dischi è solo noia.

10/09/2009

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Noto sempre più spesso che ascolto sempre meno musica commerciale (nel senso di “in vendita nei negozi”), perchè non trovo niente di valido, ma solo noia, ripetizione, aderenza agli stilemi del genere di riferimento. La musica dotata di cartellino del prezzo non riesce più ad emozionarmi, è sempre la solita zuppa, sono rari gli artisti-rivelazione, gli artisti che hanno qualcosa di originale da dire, qualcosa di “creativo”, gli artisti che ascoltarli è un colpo al cuore, gli artisti capaci di darti un’emozione.

Come ho più volte affermato, personalmente dò la colpa di tutto ciò alla democratizzazione delle tecnologie per produrre musica. Ormai anche il mio macellaio fa musica. Fin quando l’ascolta solo lui, a me sta bene, ma quando arriva sul mercato, non mi sta bene più.

L’appiattimento culturale è evidente sotto gli occhi dei più attenti e di chi divora tutta la musica, senza confinarsi ad un solo genere. Ormai avrò ridotto l’ascolto di musica”commerciale” ad un 10% dei miei ascolti totali, perchè davvero non trovo più nessuno che meriti il suo posto sullo scaffale, che meriti il contratto che ha siglato con la sua etichetta.
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[IT] “Il mio nuovissimo portatile con Windows Vista va molto più lento del mio computer con Windows XP di 4 anni fa! Come risolvo?”. Una riflessione amara su un monopolio di mercato e di abitudini, e su di un fenomeno di involuzione tecnologica che (forse) esiste solo in Informatica.

19/02/2009

esempio_di_offerta_notebook

Premessa
Essendo un noto nerd, mi trovo molto spesso a fare assistenze e consulenze informatiche (ovviamente gratuite ._.) ad un numero spaventosamente alto di persone del mio paese ed, in senso lato, del mio giro di conoscenze. Per carattere e visto che la mia preparazione a 360 gradi me lo permette, piuttosto che imporre la mia visione, tendo sempre a dare all’interessato una panoramica abbastanza ampia delle soluzioni possibili per il suo problema, e faccio in modo che sia lui a scegliere la soluzione più idonea alle sue necessità, ma quello che sto narrarvi è uno dei pochi casi in cui più di fare spalluccie non posso fare, e se continuate a leggere vi spiego perchè.

Perchè oramai la gente compra soltanto notebook con Windows Vista?
Se vivete nella contemporaneità e la vostra abitazione è servita dalle aziende che curano il  volantinaggio relativo alle offerte bi-settimanali delle più grandi catene d’informatica del nostro Paese (Mediaworld, Euronics, Expert, Sinergy, Saturn..), avrete notato, anche distrattamente, che i prezzi dei notebook sono calati in maniera impressionante negli ultimi anni. Questo ha portato molta gente, dati economici e statistici alla mano, a preferire l’acquisto di un portatile piuttosto che del cosiddetto “fisso”, assemblato dal negozietto sottocasa o di marca che sia.

L’economia di massa, la diffusione capillare dei centri commerciali e dei discount, la fruttuosa e martellante applicazione della tecnica del sottocosto, la svalutazione perenne e immediata delle componenti hardware, i margini risicati dei costruttori…. tanti sono i fattori dietro a questo fenomeno, ma è ormai roba di tutti i giorni sentir dire ai comuni consumatori frasi del tipo:

Madre: “Ero indecisa se acquistare un notebook o un desktop per mia figlia – sai, per lo studio! – ma poi ho deciso di comprarle un notebook, perchè con 400 € ti danno anche il monitor ed in più, se ti va o se ti serve, puoi anche portartelo in giro!”
Amica della madre: “Ma dai, magari ci faccio anche io un pensierino per mio figlio allora! Per 400 €…”

La prima, semplice frase pronunciata dalla proverbiale “signora Maria” riassume il perchè del successo di questi notebook economici (fascia 300 € – 500 €), che ormai quasi qualsiasi famiglia possiede, e che montano tutti: uno schermo lcd da 15.4′, una scheda wireless, 2-4 Gb di RAM e Windows Vista Home Basic (o Premium). Le altre componenti variano in base al costruttore, anche se di poco, e col tempo.
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