[IT] Io & il mio Asus eeePC 701 4G Nero (netbook) / Episodio 9: la guida completa per usare le schede SD/SDHC come “cartucce” ed avere a disposizione infinite distribuzioni Linux sul nostro netbook

28/07/2009

Obiettivo della guida
Mantenere Windows XP SP3 (o altro sistema operativo principale) sull’SSD interno dell’Asus eeePC (o altro netbook), ed installare le varie versioni di Linux che si vuole testare/usare su schede SD/SDHC da cui fare il boot usando il card reader integrato (o un card reader USB). Le distribuzioni Linux sarà possibile usarle in modalità “live” (= Unetbootin) dalle schedine oppure installarle “fisicamente” sulle schedine, con tanto di Grub, swap e Home. Il vantaggio di usare schede SD/SDHC invece di pennette USB (o hard disk esterni) sussiste nel fatto che non sporgerà niente dal vostro eeePC durante l’uso e che potranno essere utilizzate a mo’ di “cartucce” intercambiabili, stile console.

Introduzione
Come sapete, ogni modello di Asus eeePC uscito è dotato di un comodo lettore di schede SD/SDHC integrato, da cui si può fare il boot tenendo premuto ESC all’apertura del portatilino (quando appare la schermata Asus, per intenderci) e scegliere “Card Reader” dal menù che appare.

Il lettore integrato di memory card per la maggior parte degli utenti rappresenta un modo economico, semplice e veloce per aumentare la capacità di storage del portatile, specialmente dei modelli dotati di SSD (Solid State Disk). Infatti, basta acquistare una simpatica scheda SD o SDHC (possibilmente Classe 6, le più veloci) e ficcarci i propri dati dentro, ne esistono tagli fino a 32 Gb, e costano davvero poco.

Io stesso ho acquistato una SDHC Classe 6 Trascend da 8 Gb con 19,90 € all’Ipercoop per espandere il piccolo SSD da 4Gb del mio Asus eeePC 701.

Schede SD/SDHC come “cartucce”?
Al di là della memorizzazione spicciola dei dati ingombranti però, le schede Secure Digital possono essere usate per installarci sopra e testare sistemi operativi Linux-based (Ubuntu, Puppy Linux, gOS..), senza intaccare il sistema operativo installato sull’hard disk del portatile, e senza occupare le porte USB (come avverrebbe facendo la stessa cosa con una penna usb). Un po’ come se le schede SD/SDHC fossero l’analogo delle “cartucce” delle vecchie console Nintendo.

Per pochi euro si possono portare a casa delle carinissime schede SD/SDHC da 2 o 4 Gb che per un sistema operativo Linux sono anche troppo, oppure si possono riciclare schede SD/SDHC che già possedete, ma che non utilizzate più perchè di tagli troppo piccoli (128Mb, 256Mb, 512Mb) e ormai troppo poco capienti anche per essere usati con una fotocamera, me che sono ancora valide per alcune distro essenziali (tipo Puppy Linux, Geexbox, Damn Small Linux..).
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[IT] Come La Fonera (con dd-wrt) ti invade un dormitorio femminile :) ovvero: come usare La Fonera per condividere una connessione ethernet via wireless

22/12/2008

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La mia fidanzata e le sue coinquiline abitano in un appartamento della Casa dello Studente. Come molte strutture universitarie decenti, vi è la connessione internet gratuita fornita dall’Ente per il Diritto allo Studio di turno, ma vi sono poche prese Ethernet per usufruirne (nel suo caso solo 2 situate in cucina) e nessuna speranza di ottenere un accesso wireless prima dell’ottenimento della laurea. Per cui, in casi come questo, un po’ di conoscenze informatiche e un po’ di sana arte di arrangiarsi, fanno la differenza 🙂

Essendo sette ragazze in casa, capirete bene che era abbastanza scomodo per loro usufruire del servizio, perché:
– massimo 2 persone potevano connettersi allo stesso tempo;
– dovevano ogni volta portare il proprio notebook in cucina, collegare la presa ethernet e l’alimentatore della corrente.

Una pena in fatto di usabilità, insomma. Tant’è che alcune delle coinquiline in questione preferivano andare a navigare dall’appartamento affianco, da cui era raggiungibile una connessione wireless aperta, piuttosto che fare questa trafila.
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[IT] Netlabels & FLAC: tanta musica gratuita in formato lossless!

16/12/2008

FLAC è uno dei cosiddetti “formati audio lossless“, ovvero un modo di comprimere un file audio che non presuppone perdita di qualità e dettagli. Maggiori info qui. Ma voi direte: anche il formato WAVE, che è riproducibile in qualsiasi computer senza installare nulla e nella quasi-totalità dei lettori mp3, è lossless, per cui perché dovremmo scegliere il FLAC? Perché il FLAC, a parità di qualità audio (la massima raggiungibile) e di durata, fornisce files che pesano il 50% in meno rispetto ai WAVE.

Es. un album di 60 minuti in WAVE occupa 600 Mb, in FLAC circa 320Mb.

Inoltre, il formato FLAC ha un rudimentale supporto per i tags, cosa che il WAVE non ha.

Personalmente non sento l’esigenza di scaricare ed ascoltare la musica in questo formato, perché:
1. dal punto di vista del rapporto banda/durata-del-download/spazio-su-disco, l’mp3 mi permette di scaricare/archiviare 6-7 albums in 320mb (come dire: stesso piatto, molta più pappa);
2. oltre i 160kbits, non sento più gli artefatti della compressione audio, per cui gli mp3 da 192+ kbits vanno benissimo per l’ascolto che faccio io (prima di iniziare a saturare la vostra connessione DSL in preda a spasmi di entusiasmo e sboronismo da audionerds, datevi una botta in testa per placarvi e fate anche voi un analisi di questo tipo);
3. non posseggo nè strumentazioni nè velleità da audiofilo, per cui un formato audio lossless sarebbe pressochè inutile nella mia quotidianità;
4. nè l’iPodiTunes supportano il FLAC, per cui dovrei mantenere una copia in mp3 dei file FLAC (come fanno molti) per l’ascolto portatile degli stessi = ulteriore spreco di spazio su disco.

In merito al quarto punto, inoltre, vorrei aggiungere che alcuni (leggi: gente come quella che posta sul forum di Hydrogenaudio), tramite firmware alternativi per lettori mp3 come Rockbox, aggiungono il supporto al formato FLAC ai propri dispositivi portatili (Rockbox ne supporta parecchi), ma per come la vedo io, non ha senso una cosa del genere, perché:
-significa che su un dispositivo da 4 Gb potrai copiare 14-15 album completi, contro i molti di più che potresti metterci se usassi l’mp3;
-che senso ha portarsi appresso della musica in formato FLAC, se poi la ascolti con dei banali auricolari (che assolutamente non restituiscono tutta la gamma delle frequenze e non rendono giustizia ai dettagli che ti fornisce il formato audio in questione)?

Misteri della fede.

Ma al di là delle mie opinioni personali, molte netlabels hanno iniziato a distribuire releases complete in formato FLAC: vuoi perché la banda la pagano Internet Archive e Scene.org, vuoi perché effettivamente vi è una nicchia nella nicchia di utenti che chiedono a viva voce files in questo formato, ma fatto stà che la scena netaudio si sta muovendo lungo un sentiero lossless.

Per cui, nell’ipotesi che anche in Italia (e tra i miei lettori abituali) vi siano persone che sentono questa esigenza, ho redatto una breve lista di netlabels che pubblicano le loro releases anche in formato FLAC (oltre che mp3, ogg etc), lista assolutamente non esaustiva, ma che rappresenta un buon punto di partenza se avete spazio su disco in abbondanza 😀

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[IT] Informatica al vetriolo: qui si racconta di come dei fanatici messeri della congrega di Linux-Qaeda risposero al villano che non ne condivideva l’ideologia…

12/08/2008

Alcuni giorni fa ho dedicato un capitolo della serie di post provocatori “Informatica al vetriolo” allo spicchio più fanatico e talebano della userbase italiana di utenti Linux. Molte persone hanno commentato, un numero anomalo per gli standard di questo blog, che notoriamente tratta argomenti un po’ di nicchia (almeno in Italia, dove la cultura open si limita al software.. sigh!) rispetto, che so, ad un blog su Ubuntu o sulle gioie del Fantacalcio. Uno degli aspetti che mi ha fatto più riflettere di questo, come dire, “esperimento mediatico”, è stata la ricorrente accusa mossami dai commentatori di non conoscere Linux, di non averlo mai provato e via discorrendo.

Come dire: Non condividi parte dell’ideologia che muove gli amanti di Linux e software libero? Non vuoi aderire alla nostra setta? Ok, allora non lo hai mai provato.

Uhauhauhauhauhauhuahua ma cos’è? Siamo all’asilo nido? Specchioriflessoilpalloneèmioetunoncigiochipiù? Questa è una delle più ottuse considerazioni/equazioni che mi sia capitato di sentire/leggere negli ultimi tempi, almeno in campo informatico – eppure di blog e siti, italiani ed inglesi, ne leggo quotidianamente eh! (155 feed RSS nel mio Google Reader, in crescita)! – ma conferma a pieno il senso del mio post precedente.

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[IT] Informatica al vetriolo: perché nessuno si lamenta che il firmware del frigorifero è “proprietario”? (ovvero: l’ipocrisia dei linuxiani medi)

08/08/2008

Sento/leggo spesso gente che usa Linux perché crede nel software aperto che rende liberi e belli, gente che sacrifica l’efficienza del proprio workflow quotidiano in nome di un’ideologia, gente che spende più ore per installare/far funzionare un software rispetto a quelle che utilizza per essere produttivo con quel software… linuxiani per ideologia piuttosto che per intelligenza e raziocinio insomma.

Il linuxiano medio, quello convinto e attivista come un pilota di Al Qaeda, quello appena sopravvissutto ad un bel lavaggio di cervello ad opera del guru fancazzista Stallman (di cui ho acquistato anni fa “Software Libero Pensiero Libero”), può essere riassunto nel seguente dialoghetto:

Utente Windows:Perché usi Linux e non Windows?
Utente Linux:Perché il codice sorgente di Linux è aperto e usandolo mi sento libero.
Utente Windows: Cosa significa che il il codice sorgente è aperto?
Utente Linux:Significa che su Linux puoi modificarti i programmi secondo le tue esigenze, puoi scriverti da solo i drivers etc, cose che su Windows non puoi fare perché è un sistema operativo proprietario.
Utente Windows:Hai mai messo mano al codice di un software open-source?
Utente Linux: No.
Utente Windows: Hai mai scritto un driver?
Utente Linux: No.
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[IT] Informatica al vetriolo: Linux, fstab e la voglia di montare un hard disk all’avvio di Ubuntu senza intaccare i file di sistema

28/07/2008

Volevo rendere partecipi i più nerd tra voi di questa piccola riflessione sull’usabilità dei sistemi operativi, che trae inspirazione da una discussione che ho avuto un paio di settimane fa con l’amico linuxiano D@nselm.

Piccola premessa: su uno dei miei computer ho un dual-boot Windows XP – Ubuntu 8.04: la distro in questione, forse per ragioni di sicurezza (integrare nativamente il supporto in scrittura su volumi NTFS è utilissimo ma non noob-friendly al 100%), non monta all’avvio la mia partizione Windows, il che è abbastanza noioso per almeno 3 motivi: Google Desktop non ne indicizza i contenuti fin quando non la monto, non ho subito a disposizione i miei dati e.. cazzo, voglio la mia partizione sul desktop!

La breve discussione di cui sopra è nata dal fatto che, non essendoci un’opzione apposita da spuntare, mi è venuto spontaneo porre la seguente domanda “Come faccio a montare automaticamente all’avvio la mia partizione Windows in Ubuntu? Faccio uno script in Bash e lo metto all’avvio di Gnome?“. Prontamente l’amico D@anselm mi ha suggerito di modificare il file “fstab“, aggiungendogli una riga (contenente alcune informazioni che personalmente non conosco) relativa alla partizione da montare. Ignoro il reale vantaggio (a livello pratico, non tecnico-filosofico) di questo approccio rispetto invece ad un semplice script contenente il comando “mount /media/partizione”, visto che il risultato (agli occhi dell’utente) è uguale, ma vedo invece lo svantaggio dell’approccio fstab.

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[IT] Big Buck Bunny: un cortometraggio d’animazione in salsa Open Source :)

02/07/2008

Un paio di settimane fa è uscito questo carinissimo cortometraggio di 10 minuti intitolato “Big Buck Bunny“, che oltre ad essere liberamente scaricabile dal sito del progetto in svariati formati video, ha la particolarità di essere stato creato esclusivamente usando software libero, come Blender, Gimp, Python e Inkscape.
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