[IT] Gameboy Pocket vs Gameboy Color

25/07/2013

Gameboy_Pocket_vs_Gameboy_Color

Vi avevo raccontato mesi fa di aver acquistato un Gameboy Pocket, ricordate? Ecco, successivamente ho acquistato anche un Gameboy Color, altro tassello mancante nella mia infanzia e nel mio curriculum vitae da retrogamer.

Ho speso un po’ di ore giocando con entrambi, specialmente all’ottimo shooter “Solar Striker” reperibile su eBay a pochi spicci, e devo ammettere che il Pocket è leggermente superiore al Color. In primis, per l’ergonomia: il Pocket è più compatto e squadrato, mentre il vano batterie del Color è più bombato, rendendo meno piacevole impugnarlo. In secundis, il tasto on/off del Pocket è situato dove qualunque appassionato di Gameboys si aspetterebbe di trovarlo, ovvero in alto a sinistra, mentre nel Color è stato spostato sul lato destro, una decisione alquanto fastidiosa.
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[IT] Incrementare la propria produttività personale con la Teoria dei Micro-Intervalli

15/07/2013

Teoria dei Micro-intervalli

Lifehacker è uno dei portali web mondiali di tecnologia più attenti al tema della produttività, con frequenti articoli e discussioni sull’argomento. Questo perchè, chi come me (per passione e/o per lavoro) vive quotidianamente a contatto con la tecnologia e la connettività, sa bene che è davvero semplice vedere la propria produttività calare a zero, con conseguente senso di frustrazione e di inadeguatezza, qualora se ne faccia un uso errato. Mantenere elevata e costante la propria produttività è quindi un tema “caldo” e quanto mai attuale, e seguire alcuni semplici consigli sull’argomento può aiutare ad incrementare esponenzialmente la quantità di tasks che potete compiere in una giornata.

E’ in quest’ottica che ho sviluppato la mia personale teoria sull’argomento, la Teoria dei Micro-Intervalli. La uso già da un po’ e mi trovo ottimamente. Non si applica chiaramente a tutti gli stili di vita, ma è principalmente indirizzata a chi ha un orario di lavoro fisso (es. 08:00 – 17:00 con un’ora di pausa pranzo) e si muove con i mezzi pubblici. Si presuppone che anche voi, come nel mio caso, quando siate al lavoro, lavoriate davvero e pesantemente, e che appena usciti dall’ufficio abbiate solo voglia di mangiare un boccone ed uccidervi sul letto. Se chiaramente lavorate italian-way, ovvero che su otto ore lavorative impiegate sei ore per farvi i cazzi vostri e parlare al telefono con amici/fidanzata, allora ovviamente la produttività non è esattamente il primo dei vostri problemi. Idem per chi ha zero passioni/interessi o i suoi hobby sono esclusivamente attività sportive/all’aria aperta e non culturali.

Fatta questa doverosa premessa, andiamo al sodo. In un giorno feriale qualunque, la mia giornata segue lo schema mostrato in alto. Oltre all’intervallo di tempo che si sta vivendo al momento, bisogna anche considerare il grado di concentrazione che si ha. Ad esempio, se si dà il massimo al lavoro, nel tardo pomeriggio il proprio cervello è praticamente assente e conta solo le ore che mancano alla visione del cuscino. Io, dopo una giornata di lavoro media, onestamente non sono in grado neanche di leggere due righe. In più, al di là di lavoro e hobbies, vi sono altre attività da compiere durante la giornata che vanno considerate, come cucinare, docciarsi, fare la spesa, pulire la casa, pagare le bollette, amici/fidanzata etc.

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[IT] Cos’è il mini-size encoding + Guida all’utilizzo di Cyko

05/07/2013

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Di recente va di moda codificare gli anime da condividere sui circuiti Peer-to-Peer in un modo in cui il file pesi davvero poco e la qualità non risulti troppo compromessa (anni luce avanti comunque rispetto ai compromessi qualitativi possibili anni fa). Il nome tecnico è “mini-size encoding” ed una delle community maggiori dedicate a questo è Minitheatre, dove vengono pubblicate guide, software ed anime codificati con questo sistema.

Uno dei software migliori per farlo (tra l’altro anche multipiattaforma) è Cyko, che non è altro che una GUI per Handbrake, con qualche ottimizzazione ad-hoc nella scelta dei parametri da far modificare all’utente. Non mi soffermo sulle spiegazioni tecniche, le potete leggere sul sito di Cyko.

Personalmente, lo sto adoperando per comprimere dei film selezionati da mettere sul mio Galaxy S3 da guardare in vacanza. Se ce li metto “nudi e crudi” o se li converto in MP4 con l’adorato Freemake Video Converter, prendono troppo spazio, da qui l’interesse per il mini-encoding. La tecnica raggiunge il suo apice sugli anime, perchè lavora sulle ampie campiture dello stesso colore, ma anche sui film tradizionali si ottiene un buon risultato.

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[IT] Nel magico mondo dei “cabin approved backpacks”

28/06/2013

Se viaggiate con compagnie aeree low-cost, saprete dei limiti di dimensione e peso a cui devono sottostare i bagagli a mano, ovvero i trolley, le borse o gli zaini che portate con voi sull’aereomobile. Per quanto riguarda il peso, vi consigliavo tempo fa l’acquisto di una bilancia portatile, che con pochi spicci vi risolve il problema, ma per quanto riguarda le dimensioni come si fa?

L’e-commerce mondiale ha una risposta a (quasi) qualsiasi esigenza! Da qualche tempo, infatti, si parla di cabin-approved” bags e backpacks, ovvero borse e zaini che escono già di fabbrica con le dimensioni perfettamente compatibili con quelle richieste dalle compagnie aeree low-cost. Acquistiamone uno/a e dimentichiamoci per sempre lo stress da gabbiotto! L’azienda più famosa attiva in questa nicchia di mercato è la Cabin Max, che è totalmente devota alla produzione di questa tipologia di prodotti. Su Amazon però non ne parlano un gran bene, costa 30 euro e quello vale. Personalmente non ne ho mai testata una, ma penso che per metterci quattro vestiti ed effetti personali per fare un viaggetto breve ogni tanto vada più che bene, ma nel mio caso, visto che trasporto più che altro roba tecnologica nel mio bagaglio a mano, ho optato per qualcosa di qualitativamente superiore, onde evitare che mi si rompa in viaggio con conseguente sinfonia di bestemmie.

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[IT] Un Samsung Galaxy S3 per domarli tutti!

25/06/2013

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Qualche settimana fa ho acquistato un Samsung Galaxy S3 16 Gb bianco su Amazon.de a 370 € spedito, quando il prezzo di listino è pari a 499 € ed il prezzo più basso al quale si trova in Svezia è pari a 440 €. Ho poi contestualmente acquistato una cover flip-case con funzione stand (SKU 188496) sul mio sito cinese di fiducia, estremamente utile per guardare i video sul letto o in viaggio.

Perchè acquistare un S3 quando è uscito l’S4? Perchè al momento ha un superlativo rapporto qualità/prezzo; perchè il processore quadcore che l’S3 monta sotto il culo ha una potenza impressionante che soddisfa ampiamente qualsiasi esigenza, rendendo davvero superflua l’adozione dell’octacore dell’S4; perchè è sul mercato da quasi un anno ed è comprovata la sua stabilità; perchè è un top di gamma e sarà supportato a lungo (da Samsung e dalla community dei rom makers); perchè la Samsung ha di recente rilasciato la batteria estesa ufficiale per l’S3 (come fece in passato per l’S2), un accessorio che pochissimi smartphones sul mercato possono vantare (nessuno della serie Nexus ad esempio), e di cui nel prossimo futuro provvederò all’acquisto; infine, perchè è facilmente rivendibile.
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[IT] Schengen, un bacino di opportunità incomprese

20/03/2013

Al tempo del totale collasso delle economie del Sud Europa, inclusa la nostra, vi è un’opportunità che pochi giovani italiani sembrano vedere. Questa opportunità si chiama Schengen e apre infiniti orizzonti a chi, per ragioni culturali e/o lavorative, non vede un futuro nel proprio Paese di origine. Il Trattato di Schengen è, a mio dire, uno dei più grandi passi in avanti della Storia dell’Occidente, un marcato tentativo di rimettersi al passo con gli Stati Uniti, che in fatto di unioni di nazioni hanno molta più esperienza di noi europei. La divisione disperde la ricchezza, l’unione la genera, ma l’appartenere di fatto a diverse culture ci ha molto frenato e ci frena tuttora. Si pensi ai Balcani ad esempio. Parlano la stessa lingua e hanno una storia analoga, ma hanno deciso di dividersi in molteplici microstati da 1-4 milioni di abitanti che non hanno molto futuro, quando invece, se fossero ancora Yugoslavia, potrebbero rappresentare una realtà decisamente più competitiva. La litigiosità e il totale senso di appartenenza ad un unicum nazionale ed europeo rende ancora lungo il processo di “statiunitizzazione” dell’Europa, ma la scarsità di lavoro in molte aree del Vecchio Continente sta gioco-forza accellerando l’integrazione.

Schengen e lavoro, dicevo. In Italia ci sono milioni di potenziali giovani professionisti che passano il tempo su Facebook ed al bar con la Peroni in mano, disoccupati, affranti, in attesa di una raccomandazione dal politico di turno che non arriverà mai e senza alcuna speranza di uscire dell’tunnel dell’essere neet. Per ignoranza, per carenze linguistiche, ma anche per fattori culturali, non considerano, non capiscono, non vedono la fortuna di essere nati in un paese membro dell’Area Schengen. Schengen ha reso l’Italia una regione del ben più serio stato chiamato “Europa”, non siamo più giovani italiani, ma giovani europei. Ci possiamo muovere liberamente in un’area di più di 5000 km di raggio, possiamo stabilirci per tre mesi in qualsiasi Stato membro senza dover dichiarare nulla, abbiamo pari diritti delle persone che lì vi sono nate e possiamo usufruire dell’assistenza sanitaria di base gratuitamente (tramite tessera sanitaria e assicurazione TEAM). Basta un volo low-cost, Internet per trovare una stanza e la carta d’identità. Solo io, tra i miei coetanei, vedo uno scrigno ricolmo di pepite d’oro in tutto questo?

In Italia si fa la fame, in Germania invece non hanno abbastanza persone da impiegare. In Italia si fa la fame e si preferisce continuare a farla, col vantaggio però di stare attaccati alla gonnella di mammà, ai cinquanta euro che ci passa ogni mese, alle mutande che non dobbiamo lavarci da soli, agli amici disoccupati o male impiegati come noi con cui prendere la birretta al pub il sabato sera disquisendo dei massimi sistemi, alle due-tre ore al giorno che passiamo alla macchinetta del caffè ad enumerare i cazzi presi dalla collega il sabato precedente invece di lavorare, al farci i fottuti cazzi nostri, invece di provare, tentare di avere un futuro migliore altrove, anche se questo costasse sacrifici e rinunce.
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[IT] Bilance portatili, strumenti indispensabili per il viaggatore low-cost! (Recensione SKU 35716)

04/02/2013

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Se anche voi siete soliti viaggiare con compagnie aeree low-cost (Ryan Air, Norwegian..), avrete avuto sicuramente a che fare con i limiti di peso che impongono sui bagagli, in genere 10 kg per quello a mano (incluso nel biglietto) e 20 kg per quello da stiva (da pagare a parte). Se avete abbastanza esperienza con gli aeroporti italiani ed europei, saprete bene che in alcuni di questi non pesano mai il bagaglio a mano, al massimo ne misurano il volume col gabbiotto, ma in tutti quanti pesano quello da stivare. In embrambi i casi, qualora viaggiaste con un bagaglio dal peso superiore ai limiti, sarete costretti seduta-stante a pagare un sovrapprezzo abbastanza salato, il che vanificherebbe tutto l’ambaradan di sacrifici che avete fatto per accaparrarvi un biglietto low-cost (acquisto fatto tre mesi prima, scelta di un aeroporto secondario e di orario di viaggio non ottimali, ore sprecate in bus-navetta…). I limiti sui bagagli penso siano giustissimi, daltronde loro guadagnano su quello. Ti offrono un servizio ad un prezzo più onesto delle compagnie di linee, ma ciò comporta qualche rinuncia per il viaggiatore, che però diventa meno fastidiosa se si adopera l’intelligenza.

Uno dei trick più funzionali è quello di presentarsi all’aeroporto con il bagaglio già accuratamente pesato a casa propria. Il viaggiatore low-cost intelligente non paga mai sovrapprezzi nè dà luogo a sceneggiate pietose in aeroporto come la migrazione delle mutande dal bagaglio da stiva a quello a mano per equilibrare il peso. Il viaggiatore low-cost intelligente passa inerme e col portafoglio intatto attraverso drop-in e check-in, lasciando le scene pietose di cui sopra ai viaggiatori low-cost improvvisati o agli italioti, che in aeroporto strillano e sostengono che non sia giusto avere un limite di peso, che loro hanno pagato il biglietto, che faranno ricorso, che tu non sai chi sono io, blah blah blah. I limiti di peso stanno scritti chiaramente sui siti internet delle compagnie, se non li hai letti è colpa tua e quindi paghi. La giustizia non ammette ignoranza.

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